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Scheda informativa

Incendi in bosco

Rivolto a
Cittadini
Enti pubblici
Imprese e liberi professionisti

In Piemonte gli incendi boschivi sono da sempre un grave problema e costituiscono, ancora oggi, una delle principali cause di degrado delle foreste.
La Regione, cui la legge quadro nazionale sugli incendi boschivi n. 353/2000 assegna la maggior parte dei compiti in materia di lotta agli incendi boschivi, è impegnata direttamente nella prevenzione e nella salvaguardia del patrimonio forestale dagli incendi e fonda la sua azione di contrasto sulla programmazione con il Piano regionale per la previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi e la definizione di ruoli e competenze e la qualificazione del Volontariato di cui si occupa il Settore Protezione Civile e Sistema Anti Incendi Boschivi (A.I.B.); spettano invece al Settore Foreste la prevenzione antincendio e la ricostituzione dei boschi danneggiati.

Normativa regionale di attuazione della legge nazionale è la l.r. n. 15 del 04/10/2018.

 Le conseguenze del passaggio di un incendio a livello paesaggistico, produttivo, ecologico e di protezione del territorio (copertura del terreno, assorbimento dell'acqua, difesa da erosione, etc.) saranno evidenti soprattutto in quelle aree dove l'incendio è stato intenso e severo per diversi giorni.

Fattori predisponenti (naturali) e cause (antropiche)

Le condizioni meteorologiche influiscono in modo determinante nel creare condizioni favorevoli al propagarsi degli incendi e ad amplificarne gli effetti; in particolare, le siccità prolungate accompagnate da alte temperature: eventi estremi collegati ai cambiamenti climatici, realtà di cui dobbiamo ormai prendere atto.

La superficie forestale, in Piemonte come in altre regioni, è in aumento da oltre 50 anni, in particolare nelle aree di montagna e collina dove risulta quasi raddoppiata a seguito dell’invasione dei terreni agricoli abbandonati. La continuità della copertura forestale e l’abbondanza della necromassa dovuta all’assenza della gestione attiva sono altri elementi che favoriscono la propagazione e l’intensità degli incendi.

Questi sono i fattori predisponenti. La causa scatenante degli incendi è però l’uomo e in particolare - al di là dei casi di dolo - l'uso del fuoco come pratica colturale per l'eliminazione dei residui vegetali.

Cosa si può fare

È necessario un forte cambio di mentalità nella gestione del territorio, in particolar modo nella prevenzione.

Pratiche obsolete, come l’utilizzo del fuoco per lo smaltimento dei residui vegetali, già sottoposte a limiti ai sensi della legge regionale in materia di incendi boschivi e del Regolamento forestale, sono state ulteriormente contenute in seguito agli incendi dell'autunno 2017.
Parallelamente alla revisione delle norme, è fondamentale informare per incentivare nuovi comportamenti, indispensabili a far fronte ai mutamenti ambientali in atto.
La prevenzione si attua anche tramite interventi selvicolturali che riducano l’infiammabilità del bosco e ne migliorino la composizione, la stabilità e la resilienza (la capacità di resistere alle avversità e ai cambiamenti climatici); indirettamente anche tramite azioni e strategie che diano valore al bosco e alle sue funzioni, sia produttive (legno, funghi, tartufi) che ambientali: un bosco valorizzato e gestito in modo continuativo più difficilmente brucia.

Contemporaneamente alla prevenzione è necessario il ripristino dei boschi danneggiati, con azioni di messa in sicurezza (es. tecniche selvicolturali post-incendio e di ingegneria naturalistica) delle aree a maggior rischio di erosione, e piantumazione e semina con specie autoctone idonee dove i tempi di ricostituzione naturale non sono compatibili con il ripristino dei servizi ecosistemici del bosco (es. protezione da valanghe).

Dopo il passaggio dell'incendio, per operare al meglio e senza spreco di risorse, è necessario:

  1. delimitare le aree effettivamente percorse e analizzarle dal punto di vista dell’uso del suolo (aree forestali, pastorali, arbusteti, etc.), del regime di proprietà (comunale o privata) e della funzione prevalente (es. produzione, protezione, etc. );
  2. valutare il danno arrecato alla vegetazione forestale (severità), che dipende da molti fattori (intensità e durata del fuoco, specie forestale, etc.). Nelle aree ad alta severità gli effetti degli incendi sono evidenti sin da ora, in quelle a minore severità bisognerà invece attendere la primavera 2018 per la verifica dei ricacci nei boschi di latifoglie e della mortalità nei boschi di conifere;
  3. definire criteri e priorità per le azioni di ripristino e prevenzione selvicolturale in base a una serie di criteri quali la severità del danno, l’eco-servizio fornito dal bosco (es. protezione diretta da caduta massi e lave torrentizie), l’accessibilità, la probabilità di ripercorrenza da incendio negli anni a venire e l’opportunità del ripristino;
  4. attivare gli strumenti, tecnici e finanziari, per l’esecuzione degli interventi.
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