COVID-19 e animali da compagnia: risposte alle domande più frequenti

Rivolto a
Cittadini

No, al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l’infezione o possano diffonderla.
Non esiste pertanto al momento alcun motivo per abbandonare il proprio animale o affidarlo ad un canile. Si ricorda che le sanzioni per l’abbandono di un animale domestico rientrano nel codice penale.
Si raccomanda sempre di lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche dopo il contatto con gli animali, questo non tanto per il coronavirus ma per buone pratiche igieniche che devono sempre essere adottate.

A causa della presenza di alcune malattie degli animali contagiose in Cina, solo pochi animali vivi e prodotti animali non trasformati sono autorizzati per l'importazione nell'Unione europea dalla Cina.
Non vi è alcuna prova che uno qualsiasi degli animali, o dei prodotti di origine animale, autorizzati all'entrata nell'Unione europea rappresenti un rischio per la salute dei cittadini dell'UE a causa della presenza di SARS-CoV-2 in Cina.

Gli spostamenti per andare dal medico veterinario non sono vietati, ma la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani (FNOVI) ha invitato a “limitare l'attività professionale alle situazioni di emergenza e improcrastinabilità, rinviando vaccinazioni, visite di routine, diagnostica e chirurgia non urgenti”.
Il Ministero dell’Interno ha ribadito che uscire di casa per portare gli animali domestici dal veterinario rientra nei casi di necessità, e quindi è uno spostamento consentito, da dichiarare nel modulo di autocertificazione in caso di controllo da parte delle Forze dell’ordine.
Si consiglia in ogni caso di telefonare prima di recarsi in ambulatorio, in modo da consentire al veterinario di stabilire se si tratta di una priorità o meno.

Le regioni Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte limitano, fra le altre attività all'aperto, la passeggiata con il cane, che deve essere contenuta alle sole esigenze fisiologiche dell'animale nelle immediate vicinanze della residenza o domicilio e comunque a distanza non superiore a 200 metri (v. ordinanze emanate tra il 19 ed il 22 marzo 2020).
In alcune città sono anche stati chiusi gli accessi alle aree cani per il rischio di assembramenti. I conduttori degli animali devono esibire, in caso di controllo, i documenti comprovanti l'indirizzo di residenza o domicilio. Con la sola eccezione della Lombardia, la cui ordinanza resta in vigore fino al 15 aprile, la passeggiata con il cane viene limitata nelle altre regioni fino al 3 aprile 2020.
Tali misure di contenimento della passeggiata con il cane non trovano attualmente corrispondenza nelle misure di carattere nazionale. Il Ministero della Salute (v. ordinanza del 20 marzo) ha vietato l'accesso a parchi e giardini, ma senza indicazioni specifiche per l'uscita con l'animale domestico. Invariata, l'infografica della Polizia di Stato che ammette l'uscita per la gestione quotidiana dell'animale domestico. Resta inteso che il distanziamento di almeno un metro da altre persone vale per ogni forma di contatto sociale.

I Medici Veterinari raccomandano l'uscita di una sola persona, adulta, assicurando il cane al guinzaglio e provvedendo alla raccolta delle deiezioni. La pulizia dell'animale al rientro in casa non richiede particolari accorgimenti superiori a quelli normalmente adottati, non essendo scientificamente avvalorato il rischio di contaminazione del piano stradale.

Sì, il Ministero della Salute ha chiarito che “Sono consentite le attività di accudimento e gestione degli animali presenti nei canili, gattili e l’accudimento e la cura delle colonie feline in stato di libertà garantite dalla legge 281/91”.
L'attività di ricezione/conferimento nei casi di abbandoni e sequestri può continuare. Ovviamente nel rispetto di misure sanitarie adeguate. I volontari che operano in queste strutture devono munirsi dell’autocertificazione per indicare che si muovono sul territorio per accudire gli animali. L’importante è che, come in altri casi, non si creino assembramenti di persone.

Sebbene non vi siano ancora prove che gli animali domestici svolgano un ruolo epidemiologico significativo, il proprietario malato (o sospettato di essere malato) dovrebbe evitare il contatto ravvicinato con il proprio animale domestico e chiedere a un altro membro della loro famiglia di prendersi cura di lui. Se non esistono alternative, dovrebbe seguire le buone pratiche igieniche e indossare una mascherina, se possibile.

A cura di CEIRSA - ASL TO5

Per approfondimenti visita il sito www.ceirsa.org e il blog www.sicurezzanelpiatto.com

Per ulteriori informazioni sulla COVID-19 consulta i siti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.