FAQ L.R. 19/2021 - Misure per il contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo patologico

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Interpretando l'art. 3 della L.R. n. 19/2021, per "sale scommesse" si intendono quegli esercizi pubblici di raccolta delle scommesse, ai sensi dell'art. 88 del T.U.L.P.S., nei quali l'attività di gioco è esercitata in via esclusiva o prevalente rispetto ad altre eventuali attività commerciali svolte nel medesimo esercizio. Sul punto, infatti, è opinione condivisa di questi Uffici e della Questura di Torino che nulla sia variato rispetto alla nozione di sale scommesse già contenuta nell'art. 2, comma 1, lett. c) della previgente L.R. n. 9/2016.

Ciò lo si desume, inoltre, dalla scelta del legislatore di utilizzare il termine "sala", che evoca locali adibiti prevalentemente o esclusivamente all'attività del gioco. Infatti, anche le "sale da gioco" (lett. c) sono definiti locali o spazi attrezzati nei quali si svolgono, in via esclusiva o prevalente, i giochi leciti di cui all'art. 110, co. 6, del T.U.L.P.S.

Ne consegue che un bar con corner scommesse non può essere considerato una sala scommesse, bensì un "punto per il gioco", ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett. e) della L.R. n. 19/2021.

Interpretando l'art. 3 della L.R. n. 19/2021, per "sale scommesse" si intendono quegli esercizi pubblici di raccolta delle scommesse, ai sensi dell'art. 88 del T.U.L.P.S., nei quali l'attività di gioco è esercitata in via esclusiva o prevalente rispetto ad altre eventuali attività commerciali svolte nel medesimo esercizio: su questo punto nulla è variato rispetto alla nozione di sale scommesse già contenuta nell'art. 2, comma 1, lett. c) della previgente L.R. n. 9/2016.

Per contro, la nozione di "sale scommesse" presenterebbe dei punti di sovrapposizione con quella di "punti per il gioco" tali da svuotare di contenuto questi ultimi, che diventerebbero una categoria residuale difficilmente riscontrabile nella realtà.
 
Le tabaccherie, non svolgendo attività di raccolta delle scommesse in via prevalente o esclusiva, non rientrano nella nozione di "sale scommesse", ma sono considerati "punti per il gioco" (art. 3 comma 1 lett. e) definiti come quei locali nei quali si svolgono attività per il gioco lecito - diversi dalle sale da gioco e dalle sale scommesse - all'interno degli esercizi pubblici e commerciali, dei circoli privati e in tutti i luoghi aperti al pubblico.
 

A seguito dell'abrogazione della legge regionale n. 9 del 2 maggio 2016 "Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo patologico" è da ritenersi disapplicata anche la D.G.R. n. 43-8654 del 29-3-2019 e s.m.i., con la quale erano stati istituiti i corsi di formazione per gli esercenti dell'attività da gioco mediante gli apparecchi, di cui all'art. 110, commi 6 del r.d. n. 773/1931.

Si rimane in attesa dell'approvazione con deliberazione della Giunta regionale dei nuovi corsi di formazione, secondo quanto stabilito dalla nuova legge regionale n. 19 del 15 luglio 2021.

Pertanto, si invita a non attivare nuove edizioni di corsi formativi, sia in presenza che a distanza, fino a che non sia stato approvato il provvedimento di cui sopra, così come previsto dalla normative vigente

 

 

Il corso sarà obbligatorio per tutti gli esercenti e lavoratori dipendenti che gestiscono apparecchi di cui all'art. 110 comma 6 del r.d. n. 773/1931.

L'art. 16, l.r. 19/2021 consente nuove aperture di esercizio relativamente alle attività di cui all'art. 3, co. 1 lettere c), d) ed e) e l'installazione di apparecchi per il gioco di cui all'art. 110, co. 6, R.D. 773/1931.

Nell'ambito delle nuove aperture sembra siano incluse anche quelle dei bar, in quanto assimilabili ai punti per il gioco, di cui alla lettera e).

Naturalmente tutte le nuove aperture saranno soggette ai limiti di distanza fissati a seconda della popolazione dei Comuni dai luoghi sensibili indicati nella norma.

L'art. 16, co. 2 della legge individua gli istituti scolastici d'istruzione secondaria come luoghi sensibili e non menziona, a differenza della precedente legge sul gioco d'azzardo (l.r. 9/16), i centri di formazione professionale.

Se il Centro risultasse essere accreditato dalla Regione per il rilascio della qualifica di istruzione e formazione professionale valido per l'assolvimento dell'istruzione obbligatoria e di diploma, si tratterebbe in sostanza tratta di ente che eroga un'istruzione secondaria. e pertanto assimilabile agli istituti scolastici, ai fini della l.r. 19/2021.

Il d.lgs. 226/2005 qualifica come "Istituzioni formative" i Centri di formazione che rilasciano titoli del sistema di istruzione italiano (qualifiche triennali e diplomi professionali).

Tale interpretazione risulta coerente anche con la ratio della L.R. 19/2021, che è quella di tutelare le fasce più deboli della popolazione, cioè i minori e i giovani dalla facile disponibilità di macchine da gioco, vicine agli istituti e centri di erogazione del  servizio di istruzione.

L'art. 16, co. 2, lett.c), l.r. 19/2021 considera luoghi sensibili "gli istituti di credito, sportelli ATM e servizi di trasferimento denaro".

Peraltro, tale articolo estende i luoghi sensibili relativi ai servizi di raccolta, concessione di credito, trasferimento e prelievo di denaro, rispetto all'elenco contemplato nell' art. 5, co. 1, lett. g) l.r. 9/2016, nel quale non erano contemplati i servizi di trasferimento denaro.

Occorre chiarire preliminarmente, al fine di fornire una corretta risposta alla richiesta, se il titolare della sala da gioco, sala scommesse ha presentato, ai sensi dell'art. 26, l.r. 19/21, istanza per la reinstallazione degli apparecchi per il gioco, che avrebbero dovuto essere dismessi in attuazione della l.r. 9/2016, in quanto i locali non osservavano le distanze dai luoghi sensibili.

Infatti, l'art. 26, l.r. 19/2021 consente la reinstallazione degli apparecchi per il gioco di cui all'art. 110, co. 6, rd 773/1931, dismessi in attuazione della l.r. 9/2016, previa istanza al Comune/Questura (da presentare entro il 31.12.2021) in relazione alla tipologica di giochi, in deroga ai limiti di distanziamento dai luoghi sensibili.

In mancanza di istanza di reinstallazione degli apparecchi per il gioco dismessi, l'esercizio dell'attività sarà considerato "Nuova apertura di esercizio", ai sensi dell'art. 16, l.r. 19/21, anche qualora dovesse qualificarsi la fattispecie come "trasferimento dell'attività in altro locale", in quanto il comma 4 dell'articolo, la equipara a nuova apertura. Pertanto, essendo l'apparecchio bancomat collocato ad una distanza inferiore a quella prevista dal comma 2 dell'art. 16, l'esercizio dell'attività è interdetto, al fine di non incorrere nell'applicazione delle sanzioni di cui all'art. 23, l.r. 19/21.

Chiaramente, l'esercizio dell'attività potrà continuare nel caso in cui si provvedesse a disinstallare lo sportello bancomat.

Dal dato letterale della L. R. 19/2021, non si evincono limiti all'attivazione di slot machine.

L'art. 18, legge cit. fissa dei limiti di installazione con riferimento alla superficie calpestabile esclusivamente nell'ambito di quegli esercizi aventi attività principale o secondaria diversa dalla gestione e commercializzazione di giochi, comunque denominati, che prevedono vincite in denaro, quindi, per gli esercizi che svolgono un'attività mista, non per quei locali nei quali si svolgono in via esclusiva o prevalente i giochi leciti di cui all'art. 110, co. 6, RD 773/1931, quali sono le sale da gioco (art. 3, co. 1 lett. c), l.r. 19/2021).

La risposta è contenuta nella FAQ art. 26 - Interpretazione, la quale specifica:  

Infine, la disposizione contenuta nel comma 4 dell'art. 26 trova applicazione esclusivamente nei confronti delle nuove aperture e delle fattispecie ad esse assimilabili previste dall'art. 16, co. 4; infatti, solo ad esse è applicabile l'art. 16, co. 2, che stabilisce l'osservanza delle distanze dai luoghi sensibili per l'esercizio dell'attività da gioco".  Si rammenta che l'art. 26, co. 4 recita: "Le disposizioni di cui all'articolo 16 comma 2 (rectius distanza dai luoghi sensibili), non si applicano per fatti sopravvenuti alla presentazione delle istanze rivolte ai soggetti competenti di cui ai commi 1 e 2.

La ratio della norma è chiara: i fatti sopravvenuti rilevano solo per le istanze di "Nuove aperture di esercizio" non per le istanze di reinstallazione di cui all'art. 26, l.r.19/2021, le quali rappresentano già una deroga alle disposizioni contenute nella precedente e attuale legge regionale di contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo patologico.

L'elencazione dei luoghi sensibili contenuta nell'art. 16, co. 2, L.R. 19/2021 è molto ampia rispetto ai punti di accesso al prelievo di denaro: la lett. c) individua "gli istituti di credito, gli sportelli ATM e servizi di trasferimento denaro, il punto d) individua "altre attività creditizie".
 

Qualunque punto di accesso al denaro è considerato luogo sensibile: chi volesse aprile una sala scommesse o esercitare una qualunque attività di cui all'art. 3, dovrà rispettare i limiti di distanza fissati dall'art. 16, co. 2, legge regionale.

L'esercizio dell'attività di sala scommesse di cui all'art. 3, co. 1, lett. d), L.R. 19/2021 rientra nell'art. 16, co. 2, della legge citata che recita:

E' interdetto l'esercizio delle attività di cui all'art. 3, co. 1, lettere c), d) ed e), nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito di cui all'art. 110, co. 6, R.D. 773/1931, in locali che si trovano a una distanza, inferiore a trecento metri (...)

Pertanto le nuove aperture di esercizio per le sale da gioco, sale scommesse, punti per il gioco, nonché le installazioni di apparecchi per il gioco lecito di cui all'art. 110, co. 6, R.D. 773/1931, sono soggette ai limiti di distanziamento stabiliti dall'art. 16, L.R. 19/2021.

Le attività richiamate al comma 6 dell'art. 16, l.r. 19/2021 sono da ricondurre sostanzialmente a quelle specificate al comma 1 del medesimo articolo, ovvero sale da gioco, sale scommesse e punto per il gioco.
Dal tenore letterale dell'art. 16, commi 1 e 2 non risultano dubbi che anche le sale scommesse prive di apparecchi per il gioco di cui all'art. 110, co. 6, RD 773/1931 debbano osservare le distanze dai luoghi sensibili; infatti, i due commi rispetto all'osservanza dai luoghi sensibili richiamano anche le sale scommesse, rinviando all'art. 3, co. 1, lett. d).

Per quanto concerne l’interpretazione dell’art. 18 comma 1 lett. a) della L.R. n. 19/2021, si precisa quanto segue.

Dal combinato disposto dell’art. 18 comma 1 lett. a) e dell’art. 26 commi 1 e 2 della predetta legge regionale si evince, innanzitutto, che l’obbligo di rispettare i requisiti dimensionali previsti dalla legge si applicano tanto alle nuove aperture di esercizio, quanto alle reinstallazioni.

In base all’art. 18 comma 1 lett. a) della L.R. n. 19/2021 il requisito dimensionale è riferito all’intera superficie nella quale si svolge l'attività dell’esercizio, e non alla sola area destinata alla gestione e commercializzazione di giochi:

Per le nuove aperture di esercizio dall’entrata in vigore della presente legge: a) non è consentita l’installazione e la presenza di apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, comma 6, del regio decreto 773/1931, negli esercizi di dimensione inferiore ai 25 metri quadri di superficie calpestabile aventi attività principale o secondaria diversa dalla gestione e commercializzazione di giochi, comunque denominati, che prevedono vincite in denaro; [...]

Si precisa che per superificie calpestabile s'intendono

i metri quadri complessivi dell’esercizio, considerando che determinati locali non vanno considerati nel calcolo, ovvero magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi, fisicamente e permanentemente separati dall’area del punto di vendita

Riguardo gli esercizi richiamati dall'art. 18, l.r. 19/2021, per i quali sono previsti limiti di installazione di apparecchi specifici, essi si individuano coordinando tale norma con l'art. 3, co. 1, lett. e) che definisce "i punti per il gioco":
 
tutti gli esercizi commerciali "aventi attività principale o secondaria diversa dalla gestione e commercializzazione di giochi, comunque denominati, che prevedono vincite in denaro".

La l.r. n. 9/2016 è stata abrogata in data 15/07/2021, per effetto dell'entrata in vigore della nuova l.r.. n. 19/2021, recante norme sul "Contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo patologico (GAP), pertanto, non sarà più possibile fare riferimento ad essa nel disciplinare gli orari di funzionamento degli apparecchi per il gioco. L'art. 19 della legge regionale attualmente in vigore, che disciplina le limitazioni orarie all'esercizio del gioco stabilisce:

1.Per rendere omogenee e coerenti sul territorio regionale le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, i titolari delle sale da gioco, delle sale scommesse e dei punti per il gioco così come definiti all'articolo 3, comma 1, lettere c), d) ed e) sono tenuti, nell'arco dell'orario di apertura previsto, a rispettare tassativamente le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco.

2.Gli orari di interruzione sono così definiti:a)per gli esercizi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere c) e d) per otto ore giornaliere complessive e consecutive, dalle ore 02.00 alle ore 10.00;b)per gli esercizi di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e) per dieci ore giornaliere complessive, di cui otto ore consecutive nella fascia notturna dalle ore 24.00 alle ore 8.00 e due ore nella fascia diurna di uscita dalle scuole, dalle ore 13.00 alle ore 15.00.

3.Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche per le attività di cui ai commi 1, 2 e 4 dell'articolo 16.

4.Nelle fasce orarie di cui al comma 2 tutti i comuni piemontesi non possono consentire in alcun modo l'utilizzo delle apparecchiature di cui all'articolo 110, comma 6, del regio decreto 773/1931.

5.Resta la facoltà esclusiva dei titolari della concessione di adottare ulteriori limitazioni orarie in aggiunta a quelle stabilite dal presente articolo

Da un'interpretazione letterale dell' attuale legge regionale, sembrerebbe che le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco siano da rispettarsi su tutto il territorio piemontese e che i Comuni rispetto agli apparecchi per il gioco di cui all'art. 110, co. 6, r.d. 773/1931 non possano consentire in tali fasce orarie l'utilizzo delle apparecchiature e che ulteriori limitazioni di orario potranno essere adottate solo dai titolari della concessione. Gli orari di interruzione quotidiana del gioco sono stati fissati nella fascia notturna e nella fascia diurna di uscita dalle scuole per i punti per il gioco, a tutela delle fasce più deboli.

In capo al Comune residuerebbero poteri di disciplina dell'orario di apertura degli esercizi nei quali sono collocati apparecchi per il gioco, nei limiti di cui agli artt. 50 e 54 del TUEL. In particolare, l'art. 50, comma, 7 del TUEL consentirebbe al Comune, in via generale, di disciplinare gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nel rispetto dei limiti previsti dall'art. 19, l.r. 19/2021, che fissa fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, a seconda della tipologia degli esercizi, di cui all'art. 3, l.r. 19/2021.

Il sindaco, inoltre, potrà emettere il potere di ordinanza di cui all'art. 50, co. 5, del TUEL, in presenza dei presupposti di emergenza sanitaria o di igiene pubblica o ai sensi dell'art. 54, co. 4, 4 bis, TUEL, in caso di gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana; tuttavia, in tali casi, avendo il provvedimento carattere eccezionale e indifferibile, dovrà essere adeguatamente motivato e il relativo potere potrà essere esercitato in presenza delle situazioni tipizzate dalla norma attributiva dello stesso.

Per quanto riguarda la fattispecie della collocazione di un apparecchio per il gioco, in una nuova apertura di esercizio, in spregio alle distanze minime dai luoghi sensibili, si evidenzia che il  quantum sanzionatorio - tanto della sanzione principale quanto di quella accessoria - dev'essere determinato dall'ufficio comunale competente sulla base delle fonti di organizzazione adottate dal Comune medesimo. Sul punto si precisa che, secondo l'orientamento giurisprudenziale attualmente maggioritario, la competenza ad irrogare le sanzioni amministrative compete al dirigente e non al Sindaco, in forza di quanto previsto dall'art. 107 del d.lgs. n. 267/2000. Ciò è stato chiarito, ad esempio,da Cass. civ., sez. II, sent., 08/04/2009, n. 8560, secondo cui 

A norma dell'art. 107 del d.lgs. n. 267 del 2000, la competenza ad irrogare sanzioni amministrative, provvedimenti amministrativi consistenti in atti autoritativi posti in essere dalla P.A. nell'espletamento di una potestà amministrativa ed aventi rilevanza esterna, è stata devoluta ai dirigenti degli enti locali rimanendo spettanti agli organi di governo solo i poteri di indirizzo e controllo politico-amministrativo, mentre spettano ai dirigenti i compiti non compresi espressamente dalla legge o dallo statuto fra le funzioni degli organi di governo o fra quelle del segretario comunale o del direttore generale". In ogni caso, il soggetto competente ad irrogare la sanzione amministrativa potrà fare riferimento al principio generale contenuto nell'art. 11, l. 689/1981, il quale stabilisce che "Nella determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge tra un limite minimo ed un limite massimo e nell'applicazione delle sanzioni accessorie facoltative, si ha riguardo alla gravità della violazione, all'opera svolta dall'agente per l'eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, nonchè alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche". Tale norma è fissata allo scopo di perimetrare i criteri decisionali dell'autorità amministrativa decidente e di raccordarli al principio di proporzionalità. Si è ritenuto che l'attività determinativa del quantum della sanzione irrogata a seguito dell'accertamento di un comportamento illecito costituisce esplicazione di una lata discrezionalità, con la conseguenza che l'operazione valutativa posta in essere non può essere oggetto di sindacato in sede di legittimità, qualora risulti congruamente motivata e scevra di vizi logici (ved. ad es. Cons. di Stato, Sez. VI, 19 aprile 2011, n. 2422).  

Al Sindaco, residuerebbe unicamente il potere - ricorrendone i presupposti di legge - di adottare i provvedimenti contingibili e urgenti di cui agli artt. 50,co. 5 e 54 comma 4 del d.lgs. 267/2000, i quali non hanno tuttavia una funzione sanzionatoria.

In merito, poi, alla possibilità di procedere al sequestro amministrativo cautelare di cui all'art. 13 della L. 689/1981, si segnala che ciò costituisce una mera facoltà - e non già un obbligo - per l'agente accertatore, come si desume dal tenore letterale della norma in questione. In materia di sequestro e di confisca amministrativa, l'art. 2  della l.r.. n. 72/1989 (a cui l'art. 23, co. 7, l.r. 19/2021 rinvia), rinvia a sua volta all'art. 1 della l.r. n. 45/1985, il quale stabilisce

Gli organi addetti al controllo sull'osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro, procedono al sequestro cautelare delle cose confiscabili quando vi è fondato motivo di temere che le cose stesse si alterino o si disperdano

Con riferimento all'oscuramento delle vetrine previsto dall'art. 16 comma 3 l.r. 19/2021 si rileva che, in mancanza di una norma che la preveda, si tratta di un divieto la cui violazione non è sanzionabile. 

In merito, infine, al divieto per i minori di anni diciotto di partecipare ai giochi con vincita in denaro la sanzione applicabile, in virtù del rinvio operato dall'art. 7 della l.r. 19/2021 all'art. 7, co. 8 del DL 158/2012, il quale a sua volta rinvia all'art. 24, comma 21, del D.L. 98/2011, convertito nella legge 111/2011, è quella prevista da tale ultima norma, come da lei individuata.

Tale norma stabilisce:

Il titolare dell'esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco che consente la partecipazione ai giochi pubblici a minori di anni diciotto è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinque mila a euro venti mila. Indipendentemente dalla sanzione amministrativa pecuniaria e anche nel caso di pagamento in misura ridotta della stessa, la violazione prevista dal presente comma è punita con la chiusura dell'esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco da dieci fino a trenta giorni [...]

Va tuttavia precisato che la sanzione è riferibile unicamente all'ipotesi in cui il titolare dell'esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco consenta ad un minorenne di partecipare a giochi pubblici con vincita in denaro. Ne consegue che, in caso di utilizzo da parte di un minore degli apparecchi e dei congegni per il gioco di cui all'art. 110, comma 7, lett. c bis) del r.d. 773/1931 (cioè di apparecchi e congegni per il gioco lecito per i quali non è prevista una vincita in denaro) non è ad oggi applicabile alcuna sanzione. Ciò lo si desume dalla lettura sistematica dei commi 20 e 21 dell'art. 24 del D.L. n. 98/2011: il primo dei commi citati sancisce il divieto di consentire la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro ai minori di anni diciotto e quello successivo individua la sanzione applicabile in caso di violazione dello stesso.

La ratio della L.R. 19/2021 è quella di tutelare le fasce più deboli e maggiormente vulnerabili della popolazione (soprattutto minori e giovani) dal rischio di dipendenza dal gioco d'azzardo patologico e ciò si determina nel caso di gioco con vincita in denaro, come risulta dalla definizione contenuta nell'art. 3, co. 1, lett. b), LR. 19/2021.

L’art. 26, legge cit., contiene una norma finale che, in deroga alle disposizioni contenute sia nella precedente legge regionale di contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo (l.r. 9/2016), sia nell’attuale legge regionale (l.r. 19/21), consente ad alcune tipologie di titolari di esercizi pubblici e commerciali che avevano dovuto dismettere gli apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, co. 6, R.D. 773/1931, in attuazione della l.r. 9/2016, di reinstallarli, purché presentino istanza entro il 31.12.2021. In tal caso, non essendo gli esercizi equiparati a nuove installazioni, non dovranno rispettare i limiti di distanza dai luoghi sensibili di cui all’art. 16, l.r. 19/21.

In particolare, il comma 1 dell’art. 26, consente ai titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse (così come definiti dall’art. 3, co. 1, lett. c) e d),  l.r. 19/21), presso cui alla data del 19.5.2016 erano collocati apparecchi per i giochi leciti dismessi, ai sensi della l.r. 9/2016, di presentare istanza di reinstallazione al Comune/Questore competente, a seconda della diversa tipologia di apparecchi per il gioco,  purché venga mantenuto un numero di apparecchi non superiore a quello già esistente alla data del 19 maggio 2016. Trascorsi 30 giorni dalla presentazione dell’istanza, il privato potrà reinstallare gli apparecchi per il gioco, se nel termine non interviene un provvedimento esplicito di diniego del soggetto competente.

Il comma 2 dell’art. 26, consente anch’esso la reinstallazione degli apparecchi per il gioco, ma solo ai titolari di autorizzazione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e monopoli, che presentino istanza al Comune/Questore competente, in relazione alla tipologia di gioco, fermo restando che il numero di apparecchi per il gioco reinstallabili non potrà essere superiore a quello individuato dall’art. 18 della legge regionale.

I titolari dell' autorizzazione di cui all’art. 26, co. 2 della legge citata, secondo un’interpretazione condivisa con l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, sono coloro che esercitano la vendita dei generi di monopolio, di cui all'art. 16, legge 22 dicembre 1957, n.1293 "Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio". Conseguentemente, i bar (privi di licenza tabacchi o patentino) parrebbero non essere legittimati a presentare istanza per la reinstallazione degli apparecchi per i giochi dismessi, ma potranno presentare istanza di nuova apertura di esercizio, ai sensi dell’art. 16, l.cit..

Per quanto concerne, la superficie calpestabile, limite cui rinvia l’art. 26, co. 2, l.r. 19/2021, si intende quella indicata nel modulo RIES, oggetto di presentazione all’Agenzia delle Dogane e monopoli da parte del privato. Si precisa, altresì, che per superficie calpestabile s'intende, secondo la nota riportata nel modulo Ries, 

... i metri quadri complessivi dell’esercizio, considerando che determinati locali non vanno considerati nel calcolo, ovvero magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi, fisicamente e permanentemente separati dall’area del punto di vendita

Rispetto al comma 3 dell’art. 26, si osserva che per quanto riguarda le sanzioni applicabili, il rinvio all’art. 23, co. 1, non opera nei confronti dei soggetti autorizzati alla reinstallazione degli apparecchi da gioco rispetto alle disposizioni contenute nell’art. 16, co. 2, l.r. 19/2021.

Infine, la disposizione contenuta nel comma 4 dell’art. 26 trova applicazione esclusivamente nei confronti delle nuove aperture e delle fattispecie ad esse assimilabili previste dall’art. 16, co. 4; infatti, solo ad esse è applicabile l’art. 16, co. 2, che stabilisce l’osservanza delle distanze dai luoghi sensibili per l’esercizio dell'attività da gioco.

Si osserva che  l'iscrizione nell'elenco Ries di cui all'art 1, co.82, l. 220/2010 e s.m.i..non può essere considerata "autorizzazione rilasciata dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli..." ai sensi dell'art. 26, co. 2, l.r. 19/2021.
 
Secondo un'interpretazione condivisa con l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, nell'art. 26, co. 2 l.r. 19/2021, rientrano le autorizzazioni di cui all'art. 16, legge 22 dicembre 1957, n.1293 "Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio", che sono considerate vere e proprie concessioni dall'art. 19 della legge 1293/1957.
 
Pertanto, seguendo tale interpretazione, rimarrebbero esclusi i bar privi di licenza di tabacchi o patentino.