Hantavirus - FAQ

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Gli Hantavirus sono un gruppo di virus che le persone di solito catturano attraverso particelle di roditori infetti. Può causare gravi malattie e i sintomi dipendono dal tipo di Hantavirus coinvolto. Il virus delle Ande, che è coinvolto in questo focolaio, è un Hantavirus trovato principalmente in Sud America che può portare a una grave infezione polmonare chiamata sindrome polmonare di Hantavirus, che può peggiorare rapidamente e diventare pericolosa per la vita.

L'Hantavirus si diffonde principalmente attraverso l'inalazione di particelle contaminate dall'urina, dalle feci o dalla saliva dei roditori infetti. Solo un ceppo, quello delle Ande, coinvolto in questa epidemia, può diffondersi tra le persone. Tuttavia, lo fa solo in situazioni di contatto molto specifiche e ravvicinate. L'hantavirus può essere molto pericoloso per la persona che si ammala, ma non presenta lo stesso rischio di epidemia generale della SARS o del COVID ‑19.

Andes hantavirus, che è coinvolto in questo focolaio, si trova principalmente in Sud America ed è l'unico hantavirus che è noto per diffondersi tra le persone. Tuttavia, tale trasmissione è considerata rara e in genere richiede un contatto stretto o prolungato con una persona infetta.

A differenza del COVID-19, l'hantavirus delle Ande non si diffonde facilmente tra le persone. La trasmissione da uomo a uomo è rara e richiede un contatto ravvicinato prolungato, spesso in ambienti chiusi. Inoltre, il serbatoio naturale di roditori per il virus non è presente in Europa, rendendo improbabile una diffusione sostenuta nella comunità

Il recente sequenziamento genetico del virus suggerisce con ragionevole certezza che i campioni di passeggeri testati confermati sono collegati alla stessa fonte primaria di infezione. Le informazioni genomiche mostrano anche che il virus coinvolto nell'epidemia è simile ai virus andini già noti per circolare in Sud America e non è una nuova variante. Attualmente non ci sono prove che questa variante si diffonda più facilmente o causi malattie più gravi rispetto ad altri virus andini.

Per gli ultimi dati, consultare la pagina dell'ECDC relativa a questo focolaio.

L'ipotesi attuale è che almeno un passeggero sia stato esposto al virus delle Ande mentre trascorreva del tempo in Argentina o Cile, dove il virus delle Ande è endemico, prima di salire a bordo della nave, e potrebbe successivamente aver trasmesso il virus ad altri passeggeri a bordo. 

L'identificazione di ulteriori casi dopo che i passeggeri hanno lasciato la nave non è inaspettata, dato il lungo periodo di incubazione dell'hantavirus delle Ande e la possibilità che alcune infezioni si siano verificate a bordo. Ciò che è importante è che ogni persona che sviluppa sintomi sia immediatamente isolata e fornita di assistenza medica se necessario, e che le misure di prevenzione e controllo delle infezioni, il tracciamento dei contatti, i test e le procedure di follow-up siano in atto e continuino ad essere applicate per ridurre la probabilità di un'ulteriore trasmissione.

L'ECDC, l'OMS e i paesi coinvolti hanno collaborato all'elaborazione di orientamenti scientifici per la gestione dei passeggeri di ritorno dalla nave. Tali raccomandazioni sono state adattate e attuate a livello nazionale in funzione della situazione e delle esigenze di sanità pubblica di ciascun paese.

I passeggeri con sintomi richiedevano isolamento medico, test e cure mediche. Ai passeggeri senza sintomi è stato chiesto in alcuni paesi di continuare la quarantena e il monitoraggio dei sintomi per completare sei settimane. Se i sintomi si sviluppano, seguiranno test e ulteriori valutazioni mediche.

In Italia sono arrivati 4 passeggeri che hanno volato su un aereo dove una signora ha successivamente manifestato i sintomi ed è deceduta; le 4 persone, che non hanno manifestato sintomi, su mandato del Ministero della Salute, sono state prese in carico dai sistemi sanitari delle Regioni Veneto, Toscana, Campania e Calabria e sono al momento in isolamento e sotto controllo sanitario.

Le attuali evidenze molto limitate non supportano un ruolo significativo per gli individui asintomatici nella trasmissione di hantavirus, supportando il monitoraggio attivo dei sintomi degli individui esposti asintomatici. L'infettività è più alta il primo giorno di insorgenza dei sintomi, il che indica che la trasmissione poco prima dell'insorgenza dei sintomi non può essere esclusa.

Non esiste un vaccino per l'hantavirus e il trattamento si concentra sull'alleviare i sintomi e le cure di supporto. 

Il rischio in Europa è molto basso. I recenti sviluppi non incidono sulla valutazione dell’ECDC e il rischio per la popolazione generale nell’UE/SEE rimane molto basso. 

Il virus delle Ande non si diffonde facilmente tra le persone e i tipi di contatto necessari per la trasmissione sono rari al di fuori di impostazioni personali molto vicine. Inoltre, i roditori che normalmente trasportano questo virus non vivono in Europa; quindi, non è prevista una diffusione continua attraverso gli animali.

In Piemonte, sulla base delle indicazioni del Ministero della Salute, sono state allertate le autorità sanitarie di ASL e Ospedali e sono stati attivati 2 laboratori di riferimento per l’effettuazione, qualora i sanitari evidenzino situazioni di potenziale rischio di infezione in pazienti, di analisi per la ricerca di Hantavirus.  Sono state inoltre fornite istruzioni per la gestione di eventuali soggetti che risultare a rischio anche potenziale sia per la sicurezza degli altri pazienti che per la sicurezza degli operatori sanitari.

Quando si verificano epidemie di malattie, come nel caso dell’epidemia di hantavirus su una nave da crociera, è comprensibile che le persone possano sentirsi preoccupate o spaventate. Durante un’epidemia, infatti, permangono spesso molte incertezze e la situazione può evolvere rapidamente. È quindi naturale cercare risposte ai propri dubbi e interrogativi, talvolta elaborando interpretazioni o teorie sulle cause dell’evento.

Parallelamente alla diffusione di un’epidemia, si osserva frequentemente anche una rapida circolazione di disinformazione. La propensione a credere a informazioni non corrette può dipendere da diversi fattori, tra cui il livello di fiducia riposto nella fonte, la coerenza con convinzioni personali pregresse e il contesto informativo in cui si è inseriti. Anche gli algoritmi delle piattaforme digitali e dei social media influenzano significativamente i contenuti ai quali le persone vengono esposte, sia corretti sia fuorvianti.

Per questo motivo, quando si cercano informazioni relative alle epidemie, è importante fare riferimento esclusivamente a fonti ufficiali e verificate, come le autorità sanitarie nazionali oppure organizzazioni internazionali quali European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).