Quali saranno le opportunità della Politica Agricola Comune che si svilupperà dopo il 2027?
Mentre è in piena attuazione il CSR 2023-2027, occorre iniziare a lavorare sul nuovo periodo di programmazione 2028-2034, per il quale la Commissione Europea ha presentato un pacchetto di proposte, che dovranno ancora essere oggetto di negoziato, ma che iniziano a delineare gli scenari futuri.
L’evento “Futura Pac. La Pac post-2027 alla prova dei fatti”, organizzato da Rete PAC, CREA, Regioni Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta, che si è tenuto a Torino, presso il Palazzo della Regione il 19 marzo, ha rappresentato un momento importante di incontro e riflessione sugli scenari strategici della nuova PAC. E’ stato il primo appuntamento di una serie che si svolgerà in altri quadranti geografici dell’Italia nei prossimi mesi.
La giornata si è aperta con gli interventi del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, degli assessori Paolo Bongioanni (Regione Piemonte), Alessandro Beduschi (Regione Lombardia), Alessandro Piana (Regione Liguria) e Speranza Girod (Regione autonoma Valle d’Aosta) e del direttore di Agea Fabio Vitale.
Dopo un inquadramento sul contesto territoriale a cura del CREA, il capo unità della Direzione generale Agricoltura e Sviluppo rurale della Commissione europea Filip Busz e i suoi collaboratori Roberto De Giorgi e Andrea Tivoli hanno illustrato la struttura generale della programmazione comunitaria 2028-2034, che sarà finanziata con il “Fondo unico” e attuata, per ogni Stato membro, attraverso i “Piani di partenariato nazionali e regionali", nei quali rientrerà anche la PAC; è inoltre stato illustrato il quadro di riferimento per le raccomandazioni PAC all’Italia, attualmente in preparazione presso la DG AGRI.
La dotazione finanziaria prevista è di 294 miliardi di euro, cui si aggiungeranno 45 miliardi a partire dal 2028 e 48 miliardi dedicati all’obiettivo rurale. Il budget della futura PAC per l’Italia ammonterà dunque a circa 41 miliardi, suddivisi in 31 miliardi per il sostegno al reddito degli agricoltori, 5 miliardi per lo sviluppo rurale e 4,7 miliardi ancora da allocare. Una delle novità della nuova programmazione sarà la possibilità di non destinare in modo rigido tutte le risorse fin dall’inizio ad interventi predefiniti, ma di poter declinare successivamente alcune risorse in base alle necessità e all’evoluzione del contesto.
Le Autorità di Gestione delle Regioni coinvolte hanno affrontato tematiche specifiche: il direttore Paolo Balocco e la vicedirettrice Anna Valsania per la Regione Piemonte hanno trattato il tema dei giovani in agricoltura, evidenziando l’importanza del ricambio generazionale, ma anche la necessità di un approccio integrato coerente che fornisca ai giovani che si insediano servizi e condizioni di lavoro e di vita che possano rendere il loro impatto realmente stabile e fecondo sui territori.
La Regione Lombardia ha trattato il tema della competitività e sostenibilità, la Regione Liguria quello dell’agricoltura come presidio del territorio, e la Valle d’Aosta l’agricoltura e l’allevamento di montagna.
Nel pomeriggio si sono tenute le tavole rotonde a cui hanno partecipato rappresentanti di Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Coopagri, Confcooperative, Anci, Uncem, Lipu, Legambiente, Aral, Assopiemonte Leader, Institut agricole, Ires Piemonte, Cersaa, Ersaf, Ismea e Crea.
Dalla giornata sono emerse alcuni focus strategici:
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l’importanza di definire un quadro di riferimento condiviso per rafforzare la qualità e l’impatto della programmazione in ambito rurale, migliorando la coerenza tra priorità, strumenti attuativi e risultati attesi;
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il consolidamento degli strumenti di stabilizzazione del reddito per aumentare la resilienza delle imprese;
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un approccio basato sulla valorizzazione delle risorse naturali, il capitale sociale e le vocazioni produttive locali, promuovendo strategie coerenti con le specificità territoriali;
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una maggiore sinergia tra interventi verdi e interventi di competitività e di sviluppo e il collegamento con obiettivi climatici, economici e sociali;
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la ripartizione delle competenze tra livelli istituzionali diversi e un miglior coordinamento, per evitare sovrapposizioni, disallineamenti e inefficienze, semplificando quanto più possibile gli oneri burocratici.
Affinché la futura PAC possa raggiungere i suoi obiettivi, sarà centrale la partecipazione e la collaborazione tra tutti gli attori dei territori, tra cui enti pubblici, agricoltori, operatori di altri settori e consumatori.
