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Le foreste regionali piemontesi

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La proprietà forestale della Regione Piemonte è costituita dalla foresta Alta Val Sessera nelle province di Biella e Vercelli, dalle foreste La Benedicta, Monte Leco, Piancastagna e Cerreto in provincia di Alessandria, dalla Valgrande in provincia di Verbania e dalla foresta Alta Val Chisone in provincia di Torino, per un totale di oltre 16.000 ettari, equamente distribuiti tra boschi e pascoli.

 

Foreste regionali archivio di biodiversità

Le foreste regionali oltre che svolgere le funzioni di produzione, di protezione idrogeologica ed ambientale tradizionalmente attribuite al bosco, sono un luogo privilegiato per la didattica, la ricreazione, l’escursionismo e la ricerca. Localizzate in aree geografiche diverse che vanno dalle Alpi agli Appennini, esse comprendono svariati ambienti naturali che racchiudono una grande varietà di organismi vegetali e animali e costituiscono un importante serbatoio di biodiversità.

 

La gestione forestale sostenibile

Le foreste regionali sono una ricchezza collettiva da tutelare, controllandone attentamente la salute e lo sviluppo attraverso i principi della selvicoltura naturalistica così definita perché opera assecondando, senza forzature, i processi evolutivi naturali. Essa favorisce, con interventi puntuali di taglio, il processo di perpetuazione del bosco nei tempi e nei luoghi in cui esso si manifesta spontaneamente.

 

La foresta regionale Alta Val Sessera

Il territorio dell’Alta Val Sessera, di cui l’Amministrazione regionale è proprietaria per circa 7200 ettari, appare circondato da una catena continua di monti che racchiudono il bacino idrografico del torrente Sessera, affluente di destra del fiume Sesia.

L’accesso all’Alta Valle avviene attraverso valichi, chiamati localmente “bocchette”, che si trovano a quote comprese tra i 1200 ed i 1500 m sul livello del mare.

Il bacino, per la sua caratteristica configurazione, per la mancanza in passato di strade carreggiabili di accesso e per la asprezza dei luoghi, non ha consentito il sorgere di centri abitati permanenti e ha mantenuto caratteristiche di spiccata naturalità, seppure fortemente influenzate dall’azione dell’uomo, difficilmente riscontrabili in altri settori delle Alpi biellesi.

L’elevata piovosità e la frequente copertura del cielo rendono il bacino del Sessera particolarmente favorevole allo sviluppo delle formazioni boschive di latifoglie mesofile ed in particolare del faggio che risulta diffuso in tutto il piano montano.

Particolare importanza naturalistica e forestale riveste un preziosissimo lembo residuo di abetina spontanea di abete bianco in località Alpe Cusogna, situata sulle pendici del monte Asnas.

A parte gli isolati esemplari di abete bianco che si ritrovano sparsamente distribuiti in questa località, il vero e proprio bosco si estende per 35 ettari circa sul versante in destra idrografica del torrente Dolca, con esposizione nord, ad una altitudine che va dai 1350 m ai 1650 m sul livello del mare.

Si tratta di una foresta relitta, in cui si alternano zone a maggior densità ad altre con ampie chiarìe. Accompagnano l’abete bianco rari abeti rossi e tra le latifoglie si rinvengono abbondantemente il sorbo degli uccellatori ed il salicone, mentre il faggio è presente nella fascia inferiore del bosco. Il sottobosco è costituito in primo luogo da rododendro e per il resto da ontano verde e caprifoglio nero.

L’importanza del bosco è data in particolare dalla presenza di maestosi abeti pluricentenari.

Queste piante si presentano con portamento a candelabro, alcune addirittura a candelabro multiplo, con fusti di grosso diametro da cui all’altezza di pochi metri dal suolo si dipartono grosse e tortuose ramificazioni, principali artefici del singolare aspetto di questa cenosi forestale. Alcuni degli esemplari più vecchi sono morti in piedi, altri, caduti al suolo, producono un’atmosfera irreale e quasi fiabesca.

A partire dagli anni ‘80 del secolo scorso, la Regione ha intrapreso una politica di recupero e di valorizzazione delle aree boscate mediante interventi selvicolturali individuati e definiti nell’ambito di specifici Piani Forestali.

La foresta regionale Val Grande

Il patrimonio demaniale regionale della Val Grande in Provincia di Verbania è di 3.230 ettari che si sommano agli ulteriori 3.400 di proprietà dello Stato (tra cui la Riserva Naturale Integrale del Pedum) a formare, assieme ad altre proprietà pubbliche e private, il Parco Nazionale della Val Grande.

La superficie di proprietà della Regione è suddivisa in due grandi nuclei: il primo comprendente la testata della Val Pogallo per 2.234 ettari ed il secondo di circa 996 ettari si estende nella Val Grande propriamente detta.

Circa la metà del territorio di proprietà regionale è occupata da boschi, in prevalenza cedui.

Le altre superfici sono costituite da prati o pascoli di vario tipo ed incolti più o meno produttivi.

Più in particolare le tipologie forestali presenti sono caratterizzate, per i boschi di alto fusto, dal Faggio a volte frammisto all’Abete bianco e, per quanto concerne i boschi cedui, ancora dal Faggio frammisto al Frassino ed all’Acero di monte e alla Rovere ed al Tiglio alle quote inferiori; significativa è inoltre la presenza del Castagno.

Oggi, la ricchezza e la varietà della vegetazione, ricostituitesi dopo lo sfruttamento protrattosi fino al secondo dopoguerra, rappresentano una delle attrattive maggiori del Parco Nazionale della Val Grande; a questo eccezionale patrimonio naturale contribuiscono anche le condizioni climatiche e l’influsso termico del vicino Lago Maggiore.

Le foreste regionali Alessandrine

In provincia di Alessandria la Proprietà Forestale Regionale comprende quattro complessi boscati: le Foreste Regionali “La Benedicta” e “Monte L’Eco” nell’Alto Ovadese e le Foreste Regionali “Cerreto” e “Piancastagna” nell’Acquese.

 

Le Foreste “La Benedicta” e “Monte Leco”

I due complessi sono situati nell’Alto Ovadese e più in specifico, il primo nella zona dell’altopiano delle Capanne di Marcarolo da cui dipartono i torrenti Gorzente e Piota, il secondo nell’Alta Valle del torrente Lemme alla sua sinistra orografica.

La presenza di sentieri e piste forestali unita ai Laghi del Gorzente e alle piscine naturali che il torrente forma nel suo corso fanno di queste foreste una meta privilegiata per il turismo escursionista.

La proprietà regionale si estende su 3.210 ettari dei quali circa 2.000 boscati.

La vegetazione forestale è costituita prevalentemente da latifoglie con predominanza della rovere e del castagno, il faggio è poi ampiamente diffuso insieme ai rimboschimenti di conifere ove prevalgono il pino nero e l’abete rosso.

Si tratta di boschi a struttura irregolare, in prevalenza cedui di rovere misti a castagno o a faggio non più utilizzati da oltre 30-40 anni.

Accanto a questi si ritrovano lembi di fustaie a prevalenza di faggio e i rimboschimenti di conifere, questi ultimi principalmente di età superiore ai 50 anni.

Lo sviluppo delle tecnologie del ferro e la creazione di nuove iniziative protoindustriali a partire dal XVI secolo assorbirono notevoli quantità di carbone di legna. La vicina Genova assorbiva legname atto alla costruzione di naviglio. Sulla scorta dei documenti storici c’è infatti da presumere che oltre ai boschi cedui vi fossero foreste d’alto fusto con piante di dimensioni adatte alla cantieristica navale.

L’ipersfruttamento del bosco e l’attacco del castagno da parte del mal dell’inchiostro e del cancro corticale portarono il soprassuolo ad una fase di degrado che si è interrotta a metà del secolo scorso consentendo un graduale e lento recupero in termini di fertilità dei suoli e di provvigione.

A partire dagli anni ‘80 del secolo scorso iniziarono i primi interventi selvicolturali da parte della Regione, finalizzati al miglioramento della struttura e della composizione delle foreste di proprietà


 

Le Foreste Regionali “Cerreto” e “Piancastagna”

I due complessi demaniali si trovano nell’Acquese, fra i bacini dei torrenti Orba e Erro su una superficie complessiva di 650 ettari.

Si tratta di più nuclei disposti a quote variabili dai 350 ai 750 metri caratterizzati da popolamenti naturali di latifoglie ove predominano la rovere e il castagno, ben rappresentati sono inoltre il sorbo montano, il ciavardello e il pino silvestre. Accanto a questi si ritrovano rimboschimenti di conifere costituiti principalmente dal pino silvestre, pino nero e pino marittimo.

Dalla fine degli anni ‘50 del secolo scorso i lavori selvicolturali intrapresi dall’Azienda di Stato prima e successivamente dalla Regione sono stati indirizzati alla costituzione o al recupero di boschi di protezione tramite rimboschimenti sui pascoli fortemente degradati; nei boschi di rovere e castagno si è invece impostato un graduale intervento di avviamento all’alto fusto a finalità protettiva e estetico-ricreativa.

Negli ultimi anni anche nell’ambito dei rimboschimenti di conifere si sono intraprese azioni di rinaturalizzazione agevolando l’ingresso di specie autoctone in particolare latifoglie.

Accanto agli interventi selvicolturali sono state realizzate piste forestali ed è stata attuata una costante manutenzione della viabilità forestale e antincendio.

La foresta regionale Alta Val Chisone

Il territorio di proprietà regionale nel comune di Pragelato (TO) ha un’estensione pari a 780 ettari di cui circa 160 ettari di lariceto, in parte pascolato, e la superficie rimanente di praterie, pascoli e rocce. La parte più a nord è compresa nel Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand.

Negli anni scorsi sono stati effettuati interventi di diradamento, in particolare nella parte di lariceto derivante dai rimboschimenti realizzati nella seconda metà del secolo scorso.

 

Contatti

Riferimento
Settore lavori forestali e vivai
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PEC
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