Tipologia di contenuto
Scheda informativa

Cimice asiatica (Halyomorpha halys)

Rivolto a
Cittadini
Enti pubblici
Imprese e liberi professionisti

Cimice asiatica: Lotta biologica, Difesa, Indicazioni per i cittadini

Si è concluso per il 2025 il monitoraggio dell’impatto dei parassitoidi oofagi sulle uova della cimice asiatica, previsto dal piano nazionale di lotta biologica a cui la Regione Piemonte partecipa. In Piemonte sono stati monitorati 27 siti tra i 100 che sono stati oggetto di rilascio del parassitoide negli anni precedenti (mappa). La raccolta delle uova di cimice in campo, l’allevamento e l’identificazione dei parassitoidi emersi e la valutazione del loro impatto, sono stati realizzati dall’Unità di Entomologia del DISAFA dell’Università di Torino. I monitoraggi riprenderanno nell’estate 2026.

Si è concluso per il 2025 il monitoraggio regionale delle popolazioni di Halyomorpha halys tramite 44 trappole innescate a feromoni attrattivi. Il monitoraggio è stato coordinato dalla Fondazione Agrion e realizzato dai tecnici delle Organizzazioni professionali agricole del Piemonte e delle Organizzazioni dei Produttori. Il monitoraggio riprenderà presumibilmente nella primavera 2026.

Introduzione

La cimice asiatica Halyomorpha halys (Hemiptera: Pentatomidae) è un organismo esotico originario dell’Asia orientale, dannoso per l’agricoltura, non inserito fra gli organismi da quarantena per l’Unione Europea. La sua presenza è stata rilevata in Europa per la prima volta nel 2004 e in Italia nel 2012, in Emilia Romagna. In Piemonte la prima segnalazione risale al 2013 in un impianto di nettarine, contemporanea all’osservazione dei primi danni su fruttiferi. Mentre le specie di cimici indigene compiono soltanto una generazione all’anno, la cimice asiatica nei nostri climi compie almeno due generazioni in un anno, quindi la sua popolazione cresce esponenzialmente in una stagione nelle regioni nel nord causando ingenti danni all’agricoltura. È una specie polifaga che si nutre a spese di centinaia di specie vegetali, coltivate e spontanee, causando alterazioni ai tessuti di cui si nutre pungendo con l’apparato boccale pungente-succhiante foglie, fusti e soprattutto frutti. Non solo gli adulti (foto), ma anche gli stadi giovanili si nutrono a spese dei tessuti vegetali (foto). Le femmine depongono le uova in gruppi (ovature) di circa 28 elementi, dalle quali emergono i primi stadi giovanili (foto) che si nutrono delle sostanze lasciate dalla femmina in corrispondenza delle uova, contenenti batteri simbionti importanti per la loro nutrizione. I successivi stadi giovanili si nutrono poi a spese delle piante come gli adulti. La cimice è inoltre fastidiosa per la cittadinanza per il suo comportamento gregario durante lo svernamento, quando cerca riparo all’interno delle abitazioni raggruppandosi in grandi numeri.

Cosa è stato fatto all’inizio

Per far fronte all’emergenza è stato istituito nel 2018 con il coordinamento della Regione Piemonte l’Osservatorio Cimice Asiatica , che ha coinvolto tra i partecipanti anche il Settore Fitosanitario e servizi tecnico-scientifici della Regione Piemonte, oltre alla Fondazione Agrion, l’Unità di entomologia del DISAFA dell’Università di Torino, i tecnici di Coldiretti Piemonte, per trovare soluzioni a breve e lungo termine con il supporto economico della divisione Hazelnut Company del gruppo Ferrero e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, oltre a quello della Regione Piemonte. Nel breve termine è stata allestita una rete di monitoraggio regionale  realizzato dai tecnici delle Organizzazioni Professionali Agricole del Piemonte e delle Organizzazioni dei Produttori, per seguire in tempo reale l’andamento delle popolazioni sul territorio, allertare prontamente le zone più a rischio per eseguire monitoraggi mirati sulle colture e fornire le allerte per l’esecuzione di interventi solo al momento opportuno. Il monitoraggio è tuttora funzionante, coordinato dalla Fondazione Agrion e realizzato dalle Organizzazioni Professionali Agricole del Piemonte e le Organizzazioni dei Produttori. Nel lungo termine, data la difficoltà di gestione di questa avversità, è emersa principalmente l’esigenza di ricercare agenti di controllo biologico.

I limitatori naturali indigeni (predatori e parassitoidi) hanno mostrato di dare un contributo, ma non sufficiente, pertanto l’attenzione di tutta l’Europa si è rivolta ai limitatori naturali presenti nell’areale di origine. In particolare, ricerche condotte in Cina dal CABI (Centre for Agriculture and Biosciences International) hanno segnalato il parassitoide oofago Trissolcus japonicus Ashmead (Hymenoptera: Scelionidae) come il principale limitatore naturale di Halyomorpha halys in Cina e come possibile candidato ad essere importato come agente di controllo biologico specifico in Europa.

Dal 12 febbraio 2020 l’Osservatorio Cimice Asiatica è stato sostituito dal Tavolo tecnico per l’emergenza fitosanitaria cimice asiatica, istituito dalla Regione Piemonte - direzione Agricoltura e Cibo, a cui hanno partecipato la Fondazione Agrion, il DISAFA Entomologia dell’Università di Torino, le Organizzazioni Professionali Agricole del Piemonte e le Organizzazioni dei Produttori.

Il parassitoide Trissolcus japonicus

Il parassitoide Trissolcus japonicus è noto anche come “vespa samurai”, ma è a dispetto di questo nome un insetto minuscolo, lungo 1,2-1,5 mm (foto), originario della stessa area della cimice asiatica, dove è considerato il suo più efficiente antagonista naturale. È un insetto assolutamente innocuo per l’uomo e per gli animali, api comprese. Gli adulti si nutrono di sostanze zuccherine, e non pungono; le femmine usano l’ovopositore soltanto per deporre le proprie uova in quelle della cimice asiatica (foto). L’insetto è infatti un parassitoide oofago, ovvero si sviluppa e cresce all’interno delle uova dell’ospite. Da ciascun uovo di cimice asiatica colpito non nascerà quindi più una cimice, ma un nuovo adulto di Trissolcus japonicus, pronto a cercare altre uova di cimice asiatica da parassitizzare (foto). Questo insetto è in grado di svilupparsi da uovo ad adulto in due settimane, e quindi di compiere numerose generazioni in un anno a spese delle uova della cimice asiatica.

Cosa stiamo facendo – il programma di lotta biologica alla cimice asiatica

In Italia dal 2003 era stata interrotta la possibilità di importare limitatori naturali alloctoni (non presenti in Europa); pertanto è stato necessario completare il quadro normativo nazionale propedeutico all’utilizzo di organismi alloctoni come agenti di controllo biologico. L’istituto nazionale di riferimento per la protezione delle piante, il CREA-DC, ha ampliato lo Studio del Rischio per l’introduzione di Trissolcus japonicus in Europa, realizzato dal CABI (Centre for Agriculture and Biosciences International) con la collaborazione dell’Unità di Entomologia del DISAFA dell’Università di Torino, per sottoporlo all’approvazione del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) per l’introduzione in Italia.

Nel frattempo, a partire dal 2018 sono state rinvenute in Piemonte e Lombardia popolazioni di Trissolcus japonicus arrivate fortuitamente, probabilmente attraverso gli stessi canali attraverso cui era arrivata la cimice asiatica, e il parassitoide è stato rinvenuto anche negli anni seguenti e anche in altre regioni del nord. Questo ha permesso di accelerare le valutazioni della sua efficacia e specificità anche in pieno campo e la moltiplicazione e il rilascio di Trissolcus japonicus sono stati autorizzati in Italia dal MASE per la prima volta nel 2020 ed è stato concordato il piano nazionale di lotta biologica.

La Regione Piemonte ha aderito da subito al Programma nazionale di lotta biologica classica (o propagativa) che ha previsto la moltiplicazione e il rilascio di Trissolcus japonicus in 643 siti in tutto il nord Italia, di cui 100 in Piemonte (mappa). I rilasci, autorizzati ogni anno dal Ministero dell’Ambiente, hanno avuto lo scopo di accelerare l’insediamento e la diffusione di Trissolcus japonicus che, seppur già presente spontaneamente in alcune località del Piemonte, deve raggiungere livelli di popolazione elevati per contenere efficacemente la cimice asiatica e pertanto è stato allevato e rilasciato. Obiettivo finale è ottenere una progressiva riduzione delle infestazioni di Halyomorpha halys e salvaguardare così le produzioni agrarie nel rispetto della salute umana. Il progetto, partito con una durata inizialmente triennale (2020-2022) e poi prorogato di un ulteriore anno nel 2023, con un programma definito dal “Tavolo Tecnico Cimice asiatica”, su incarico del Comitato Fitosanitario Nazionale, ha coinvolto diverse regioni dell’Italia settentrionale, le quali hanno eseguito le azioni previste dal progetto impiegando modalità comuni.

Ogni anno, nel triennio dal 2020 al 2022, sono stati rilasciati in Piemonte 200 femmine e 20 maschi di Trissolcus japonicus per sito, in 100 siti. Nel 2023 sono stati effettuati rilasci in 40 siti tra i 100 con la presenza di popolazioni di cimice più elevata, rilevata tramite il monitoraggio regionale . Il parassitoide è stato allevato e moltiplicato per la Regione Piemonte dall’Unità di Entomologia del DISAFA dell’Università di Torino. I rilasci del parassitoide sul territorio regionale sono stati eseguiti dalla Fondazione Agrion. Dal 2024, insieme alle Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Province autonome di Bolzano e di Trento, alla luce dei risultati raggiunti e dei principi della lotta biologica classica, che prevedono che il limitatore naturale dopo essersi insediato stabilmente prosegua autonomamente la sua diffusione sul territorio e la crescita naturale delle sue popolazioni, si è ritenuto di poter sospendere le attività di rilascio. Sono state mantenute invece, come previsto dal programma nazionale, le attività di monitoraggio per verificare l’impatto di Trissolcus japonicus sulle uova di Halyomorpha halys. Il monitoraggio annuale della presenza e dell’impatto del parassitoide sulle uova della cimice asiatica è eseguito per la Regione Piemonte dall’Unità di Entomologia del DISAFA dell’Università di Torino.

Risultati del programma di lotta biologica

Ogni anno la presenza e l’impatto di Trissolcus japonicus vengono monitorati tramite la raccolta di uova della cimice asiatica in una parte dei siti in cui Trissolcus japonicus è stato rilasciato. Oltre all’impatto di Trissolcus japonicus viene valutato anche l’impatto di altre specie di parassitoidi oofagi (ad esempio Trissolcus mitsukurii, parassitoide esotico delle uova di cimice asiatica arrivato fortuitamente in Italia, e Anastatus bifasciatus, parassitoide indigeno generalista di uova di molte specie di cimici ma anche di lepidotteri). La specificità di Trissolcus japonicus viene verificata raccogliendo anche le uova di specie di cimici indigene. La raccolta delle uova di cimici in campo, l’allevamento e l’identificazione dei parassitoidi emersi e la valutazione del loro impatto, sono stati realizzati per la Regione Piemonte dall’Unità di Entomologia del DISAFA dell’Università degli Studi di Torino.

Già dopo il primo anno di rilasci le popolazioni di Trissolcus japonicus hanno mostrato di riuscire ad insediarsi con successo, superando lo svernamento: il parassitoide è infatti emerso dalle uova di cimice asiatica raccolte nel 2021 prima dei rilasci dell’anno. Al termine del secondo anno di rilasci inoltre l’impatto di Trissolcus japonicus era già raddoppiato, passando dal 5 al 10% delle uova colpite. L’impatto maggiore è stato rilevato nel 2023, quarto anno di rilasci (Tabella). Il contributo dato in totale da altre specie di parassitoidi (principalmente Trissolcus mitsukurii e Anastatus bifasciatus) è sempre stato inferiore al 10% e inferiore rispetto a quello di Trissolcus japonicus, che si è confermato il migliore agente di controllo biologico. Trissolcus japonicus ha inoltre confermato di essere altamente specifico, attaccando quasi esclusivamente le uova della cimice asiatica e solo molto raramente uova di altre cimici indigene.

Al momento, dopo l’interruzione dei rilasci inoculativi, Trissolcus japonicus sta continuando a diffondersi autonomamente, ma sarà necessario ancora qualche anno prima del raggiungimento dell’equilibrio definitivo che consenta di diminuire gli interventi insetticidi contro la cimice asiatica su tutto il territorio regionale. Le popolazioni di cimice asiatica sono comunque diminuite già a partire dal 2020, primo anno di rilasci, come rilevato dalle trappole del monitoraggio regionale  e negli ultimi anni il danno è stato causato principalmente dagli individui della seconda generazione estiva, presenti a partire dalla seconda metà di agosto, mentre nei mesi precedenti le catture in trappola e la presenza sulle colture sono sempre state in diminuzione. Anche nel 2024 e 2025, anni durante i quali i non sono più stati effettuati rilasci inoculativi di T. japonicus, le popolazioni di cimice asiatica non sono aumentate ma sono rimaste piuttosto costanti a partire dal 2023 (grafici).

Difesa

La difesa può essere di tipo preventivo, attraverso l’impiego di barriere fisiche (reti antinsetto).

L’impiego di trattamenti insetticidi è indicato solo dopo aver accertato la presenza dell’insetto sulla coltura, in quanto i principi attivi svolgono unicamente un’azione diretta sull’insetto. La presenza sulla coltura può essere accertata tramite ispezione visiva o tramite scuotimento delle piante (frappage, da eseguire all’alba, quando gli insetti sono meno attivi, per evitare che gli adulti volino via). È possibile intervenire inizialmente solo sui filari di bordo, tenendo conto della zona d’ingresso dell’insetto. I trattamenti vanno effettuati nelle ore più fresche, preferibilmente le prime ore del mattino, quando gli insetti sono meno attivi e meno pronti a volare via (come per il frappage). È importante ricordare che trattamenti insetticidi ripetuti hanno un impatto negativo sugli insetti utili e favoriscono lo sviluppo di altri fitofagi come ragnetto rosso, psilla, cocciniglie, ecc.

Anche i cittadini possono contribuire ad abbattere le popolazioni eliminando meccanicamente gli individui svernanti nelle proprie abitazioni.

Indicazioni per i cittadini

La cimice asiatica supera l’inverno come adulto, come molte altre specie di cimici. Già a partire dall’autunno, gli adulti si aggregano in gruppi numerosissimi per cercare insieme un riparo dove resteranno inattivi per tutto l’inverno in una condizione di scarsa attività e movimento. Molto spesso le cimici scelgono come riparo l’interno delle abitazioni, dove creano fastidio con la loro presenza, soprattutto per il loro odore. È importante ricordare che non sono pericolose, in quanto non pungono né l’uomo né gli animali.

È possibile impedire l’ingresso delle cimici all’interno delle abitazioni tramite l’utilizzo di zanzariere ben sigillate. In ogni caso, per eliminarle sia dall’interno che dall’esterno delle abitazioni, perché spesso ricoprono i muri esterni delle case, è sconsigliato l’impiego di insetticidi. È consigliabile invece raccogliere le cimici manualmente o con aspiratori, e collocarle in barattoli o secchi contenenti acqua saponata, in quanto l’aggiunta di sapone ne impedisce il galleggiamento.

In ogni caso, buona parte delle cimici che si aggrega durante l’inverno morirà prima della primavera, ma eliminarle per quanto possibile contribuirà ad aiutare l’agricoltura a difendersi da questo insetto nocivo per le piante coltivate.

 

Contatti

Riferimento
Emanuela Giacometto
Indirizzo
via Livorno, 60 Torino
Telefono
0114323715
Email
emanuela.giacometto@regione.piemonte.it
Riferimento
Silvia Moraglio
Indirizzo
via Livorno, 60 Torino
Telefono
0114325372
Email
silviateresa.moraglio@regione.piemonte.it