Salone del Libro: rescisso il contratto con Altaforte

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Nella serata dell'8 maggio il presidente della Regione e la sindaca di Torino hanno chiesto alla associazione “Torino, la città del libro”, al Circolo dei Lettori e al Comitato di indirizzo del Salone del Libro di rescindere il contratto con la casa editrice Altaforte. Alle 23.30 sulla pagina Facebook della rassegna è stato comunicato che "il Salone rende esecutiva questa richiesta".

La motivazione deriva dal fatto che la situazione che si è venuta a creare rende impossibile lo svolgimento della prevista lezione agli studenti di Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, e che gli espositori hanno espresso forti criticità e preoccupazioni sulla presenza e il posizionamento dello stand di Altaforte. Nella lettera agli organizzatori presidente e sindaca hanno scritto che è necessario tutelare il Salone del Libro, la sua immagine, la sua impronta democratica e il sereno svolgimento di una manifestazione seguita da molte decine di migliaia di persone..

Il presidente ha poi precisato che il Salone del Libro deve mandare messaggi coerenti con la sua storia e che tutto è maturato in seguito alla decisione di Halina Birenbaum, testimone dell'Olocausto invitata a tenere una lezione agli studenti, di non entrare al Lingotto. Non avendo potuto trovare una mediazione è stata presa l'unica decisione in linea con la tradizione e i valori di Torino e del Piemonte.Tra le ragioni di Birenbaum e quelle di Altaforte sono state fatte prevalere le prime, ricordando che Torino è insignita della medaglia d'Oro al valor militare per la Resistenza contro il nazifascismo. Una scelta politica, di cui ha rivendicato la responsabilità. 

Esposto alla Procura

In mattinata il presidente e la sindaca avevano inviato alla Procura della Repubblica un esposto per chiedere di valutare la sussistenza dei presupposti per il reato di apologia di fascismo alla luce delle dichiarazioni rilasciate da Francesco Polacchi, della casa editrice Altaforte.

Nelle sue parole le due istituzioni hanno intravisto una possibile violazione delle leggi dello Stato e hanno considerato l’attività estranea allo spirito del Salone del Libro. Precisato che anche la forma più radicale dell'intolleranza va contrastata con le armi della democrazia e dello stato di diritto, nell'esposto di invitano i magistrati anche a valutare l'eventuale violazione della legge Mancino (n.305/1993), che all’articolo 4 prevede che venga punito chi "pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche".

 

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