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Dal 10 giugno al 10 settembre la temperatura alla stazione Arpa sul Monviso, a oltre 3.300 metri di quota, non è mai scesa a zero gradi. Un dato che restituisce l’eccezionalità del caldo nell’estate 2026 anche in alta quota e aiuta a comprendere i processi che possono contribuire all’instabilità delle pareti rocciose.
È partito da queste evidenze il primo Tavolo Monviso, riunito oggi al grattacielo della Regione Piemonte per condividere le conoscenze sui recenti crolli, individuare misure di prevenzione e valutare nuove modalità di accesso e frequentazione del massiccio.
Alla riunione, presieduta dall’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo, hanno partecipato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo, il sindaco di Crissolo Fabrizio Re, il direttore della Direzione Ambiente, Energia e Territorio della Regione Piemonte Angelo Robotto, il direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero con il contributo di IRES Piemonte, DIATI del Politecnico di Torino, Legambiente e del suo settore Alpi, Carabinieri forestali, guide alpine, Soccorso Alpino e Speleologico, CNR-GEO, Ente di gestione delle Aree protette del Monviso, CAI Piemonte e AGRAP.
«Le montagne sono un patrimonio e una risorsa preziosa del nostro Piemonte e devono essere tutelate – dichiara il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio –. Da un lato c’è il tema del cambiamento climatico, che va affrontato con serietà e rigore, senza ideologia, attraverso un confronto scientifico sul suo impatto sulle nostre montagne. Dall’altro c’è il tema della fruibilità: le montagne stanno aumentando in modo significativo il proprio potenziale attrattivo, come dimostrano i dati sulla crescita del turismo, e questo ci impone una riflessione su come garantire una frequentazione sempre più ampia, ma al tempo stesso sostenibile e ordinata. Le Dolomiti affrontano questo tema da anni, anche attraverso forme di regolamentazione rigorose che ne hanno preservato l’immagine. Dobbiamo avviare anche sulle Alpi piemontesi una riflessione seria e condivisa, capace di coniugare tutela, sicurezza e accessibilità».
«Da vent’anni Arpa studia il permafrost sulle Alpi e oggi abbiamo conoscenze e strumenti che devono essere messi a sistema – sottolinea l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo –. Il Monviso è il punto di partenza di un impegno che riguarda tutte le Alpi piemontesi. Vogliamo dare ai territori strumenti concreti per affrontare questi cambiamenti, ridurre l’esposizione ai rischi e mantenere la montagna accessibile, trasformando la ricerca in decisioni e le decisioni in azioni».
«Ringrazio la Regione per questa convocazione e l’assessore Gallo per il coinvolgimento della Provincia – afferma il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo –. Il nostro Settore Tutela del territorio è a disposizione per tutte le iniziative che verranno intraprese. La Provincia si farà inoltre parte attiva per garantire una corretta informazione ai cittadini e fungere da filo diretto con i Comuni».
«Proseguono i lavori dell’Osservatorio sui cambiamenti climatici, con un approccio che guarda all’intero arco alpino piemontese e, allo stesso tempo, approfondisce le specificità dei singoli territori per rafforzarne la resilienza – spiega Angelo Robotto, direttore della Direzione Ambiente, Energia e Territorio della Regione Piemonte –. Abbiamo individuato cinque azioni prioritarie: conoscere, osservando i cambiamenti, condividendo i dati e interpretando i fenomeni; prevenire, attraverso maggiore conoscenza e coordinamento; adattare territori e attività alle condizioni future; informare, per favorire una frequentazione della montagna più consapevole e responsabile; formare chi opera in montagna, a partire dalle nuove generazioni, affinché disponga di conoscenze aggiornate e strumenti adeguati per leggere e comunicare i cambiamenti. Sono già in programma successivi incontri tecnici per tradurre queste direttrici in azioni concrete».
«Il crollo sul Monviso conferma la necessità di osservare con continuità ciò che sta accadendo in alta quota – conclude Secondo Barbero, direttore generale di Arpa Piemonte –. L’aumento delle temperature e il degrado del permafrost possono contribuire a rendere più instabili le pareti rocciose, ma ogni fenomeno deve essere analizzato nella sua specificità, sulla base dei dati e delle evidenze scientifiche. Arpa Piemonte metterà a disposizione le proprie competenze per approfondire le dinamiche degli eventi e costruire, insieme alla Regione e agli enti del territorio, un sistema di monitoraggio sempre più strutturato delle Alpi piemontesi».
Dal Monviso a un confronto stabile sulle Alpi piemontesi
Con il coordinamento della Direzione Ambiente, Energia e Territorio della Regione Piemonte, guidata dal direttore Angelo Robotto, il Tavolo Monviso potrà evolvere in un Tavolo permanente per la resilienza delle Alpi piemontesi, nella cornice dell’Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici: una sede stabile di ascolto e confronto sulle fragilità e sulle criticità che interesseranno i territori alpini nei prossimi anni. Il percorso proseguirà il 22 settembre con il Tavolo Monte Rosa. Le due aree presentano condizioni differenti: sul Monviso il confronto riguarda soprattutto sentieri, rifugi, escursionismo e alpinismo; sul Monte Rosa coinvolge anche ghiacciai, abitati, impianti e infrastrutture. L’obiettivo è costruire una regia regionale comune, con risposte operative coerenti con le caratteristiche di ciascun territorio.
Una fruizione più consapevole
La crescente frequentazione del Monviso richiede di ripensare anche le modalità di accesso e di presenza per conciliare sicurezza, tutela dell’ambiente e accessibilità. Le guide alpine hanno segnalato la presenza di circa 200 persone sulla vetta soltanto nell’ultimo fine settimana; il Giro del Viso, secondo i dati del Parco del Monviso, conta circa 40 mila utenti, mentre sono stimati in 200 mila i passaggi nell’area intorno alla montagna. Numeri che rendono necessario ampliare e valorizzare la rete sentieristica, distribuendo maggiormente i flussi e riducendo la concentrazione nel cono alto del Monviso.
Il tema riguarda anche la preparazione di chi affronta la montagna. Il Soccorso alpino ha effettuato oltre cento interventi negli ultimi tre anni e quasi la metà ha riguardato persone che avevano smarrito il percorso. Dal Tavolo è emersa quindi la necessità di rafforzare informazione, segnaletica e accompagnamento, insieme alla valutazione di modalità di accesso più organizzate nei punti maggiormente frequentati. L’obiettivo non è limitare la montagna, ma renderne la fruizione più consapevole, sicura e compatibile con la fragilità dell’ambiente alpino.
Le azioni e i prossimi passaggi
Per il Monviso il lavoro riguarderà ulteriori rilievi e approfondimenti sui crolli, anche mediante drone, la valutazione dei sentieri più esposti e di possibili accessi alternativi ai rifugi. Tra le ipotesi figura un tracciato alternativo verso il Quintino Sella, del quale verificare le condizioni, insieme al miglioramento della segnaletica e a eventuali limitazioni temporanee dove necessarie.
Dopo questo primo confronto istituzionale si aprirà una fase di lavoro tecnico con Arpa, università e centri di ricerca, attraverso incontri dedicati nell’ambito dell’Osservatorio sui cambiamenti climatici. L’obiettivo è arrivare all’inizio della primavera 2027 a una prima restituzione condivisa delle conoscenze, degli scenari futuri e delle azioni possibili sulle quali proseguire il confronto con i territori.
Il caso Monviso
I crolli sul Monviso non sono un fenomeno nuovo: sono documentati eventi precedenti, tra cui quello di particolare entità del 2019 e quelli del 2023. I due recenti distacchi, del 1° settembre sul versante nord-est e della notte tra il 13 e il 14 settembre dai Torrioni Sari sul versante sud, confermano la necessità di considerare l’intero massiccio e valutare l’esposizione dei singoli itinerari. Le dimensioni del secondo evento, probabilmente superiori a quelle del primo, richiedono ulteriori rilievi. Arpa indica lo stress termico come probabile fattore dei recenti distacchi e la degradazione del permafrost come possibile concausa, in un ammasso roccioso già fortemente fratturato. Non si possono escludere nuovi fenomeni.
Alpi fragili: vent’anni di studi e monitoraggio
I rilievi montuosi occupano circa il 49 per cento del Piemonte. Il Sistema Informativo Fenomeni Franosi raccoglie circa 38 mila fenomeni e viene aggiornato attraverso rilievi sul terreno, immagini aeree, dati storici e monitoraggi strumentali. Arpa opera inoltre con una rete integrata che comprende meteorologia, idrologia, criosfera, fenomeni franosi e osservazioni satellitari, fornendo una base conoscitiva essenziale per il sistema di allerta regionale e per le strategie di adattamento.
Gli studi di Arpa sul permafrost sono iniziati nel 2006. La rete regionale comprende cinque stazioni permanenti, dotate di sensori installati in profondità nella roccia, alle quali si aggiungono 122 sensori per la misurazione delle temperature superficiali del suolo e della roccia. Il permafrost è il terreno o la roccia che rimane congelato per almeno due anni consecutivi: la sua degradazione può ridurre la resistenza degli ammassi rocciosi e favorire fenomeni di instabilità. Tra i siti osservati figura il Buco di Viso, lo storico traforo a circa 2.880 metri di quota ai piedi del Monviso, dove dal 2017 Arpa monitora in modo continuativo la temperatura dell’aria e della roccia. Il quadro si completa con il controllo dei ghiacciai: nel 2025 Arpa ha osservato 110 dei 161 corpi glaciali piemontesi e aggiornato le delimitazioni cartografiche di 150 ghiacciai, corrispondenti al 93 per cento della superficie glacializzata regionale.