L’impegno della Regione per i servizi 0-6 anni

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Istruzione
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Il presidente della Regione, Alberto Cirio, e l’assessore all’Istruzione, Elena Chiorino, hanno presenziato in piazza Castello a Torino al presidio che ha coinvolto gli asili nido e le scuole dell'infanzia private e parificate aderenti al Comitato Educhiamo, oltre a genitori e all'Associazione AIEF-Infanzia e Famiglia e all'associazione di categoria nell'ambito della mobilitazione nazionale dei servizi educativi da zero a 6 anni per chiedere al Governo attenzione su questo tema.

L’emergenza Covid-19, infatti, ha letteralmente messo in ginocchio i servizi per l’infanzia, in particolare quelli 0-6, a cui è vietato, ad oggi, riaprire. Un disagio che in primo luogo si abbatte sui lavoratori, circa 15.000 che operano nelle 700 strutture piemontesi, ma anche sulle famiglie che, con il ritorno al lavoro, si ritrovano a dover conciliare la propria attività con la gestione dei figli. Una situazione giudicata inaccettabile e non più sostenibile.

L’appello è stato accolto dal presidente Cirio, che ha detto che la Regione vuole dare un aiuto per a far sentire la loro voce al Governo e per l’erogazione in tempi rapidi della cassa in deroga a tutti gli aventi diritto.

L’assessore Chiorino, prima in piazza e poi ad una delegazione di esponenti delle associazioni presenti, ha assicurato che chiederà di estendere la cassa integrazione in deroga almeno fino al 31 dicembre 2020 ed ha sostenuto che “il Governo ha dimenticato i bambini e, in generale, il mondo dell’infanzia. Nono solo: è stato negato ai nostri figli il diritto alla socialità e agli educatori la possibilità di lavorare, che rappresenta la negazione di un diritto costituzionale che viene vergognosamente calpestato”. Ecco allora che l’esecutivo nazionale, secondo Chiorino “deve con la massima urgenza programmare le riaperture: non pretendiamo ancora date certe, ma almeno una fascia indicativa di due settimane, in modo da dare punti di riferimento precisi agli educatori e alle famiglie. Si rendano conto che stiamo parlando di bambini, che esistono e godono di precisi diritti e che non possono essere trattati come pacchi postali. Serve, al contrario, organizzazione, bisogna mettere in sicurezza mettere in sicurezza le strutture, stabilire protocolli certi e valorizzare gli educatori, che andranno incrementati e ulteriormente formati. Tutte le spese per gli interventi necessari devono essere garantite e coperte dal Governo, e non certamente scaricate sulle famiglie e sulle scuole”.

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