L’applicazione in Piemonte del reddito di cittadinanza

Tema
Lavoro
Autore
Redazione
Creato il
17 Maggio 2019

La modalità di applicazione del reddito di cittadinanza scelte dalla Giunta regionale del Piemonte si baserà su un approccio multidisciplinare che, sul modello del reddito di inclusione, consenta di integrare politiche occupazionali e socio-assistenziali, indirizzando i nuclei famigliari e i loro componenti ai servizi di cui hanno più bisogno.

Secondo questa impostazione, condivisa con Anci Piemonte e con la Consulta dei soggetti gestori dei servizi socio-assistenziali, gli aspetti riguardanti il lavoro saranno gestiti dai Centri per l'impiego, quelli per l'inclusione sociale dai Comuni e dai loro consorzi.

Tra il 6 marzo e il 30 aprile scorsi il sussidio è stato richiesto da oltre 56.000 nuclei famigliari, dati che collocano il Piemonte al settimo posto in Italia per numero di domande dopo Campania, Sicilia, Lazio, Lombardia, Puglia e Calabria. I potenziali beneficiari sono stimati in 116.000 nuclei famigliari e 250.000 individui. Di questi, il 24,8% (circa 62.000 persone) avrebbe le caratteristiche per essere presi in carico dai servizi per il lavoro, il 50,3% (quasi 126.000 persone) dovrebbe essere indirizzati ai servizi sociali, il 24,9% (oltre 62.000 persone) sarebbe esente da ogni obbligo perché titolare della pensione di cittadinanza, con carichi famigliari di cura, occupato a basso reddito o frequentante corsi di formazione.

Questa elevata platea di potenziali beneficiari, che comunque potrebbe non corrispondere a quella degli effettivi richiedenti, ha portato la Regione a scegliere di valorizzare l’esperienza di gestione delle precedenti misure di contrasto alla povertà (Sia e Rei), facendo ricorso a equipe multidisciplinari composte da operatori del Centri per l’impiego e da assistenti sociali, in grado di valutare le caratteristiche di ogni persona e invitarla a presentarsi al Centro per l’impiego per la sottoscrizione del “Patto per il lavoro”, se le esigenze sono di carattere unicamente lavorativo, oppure ai servizi sociali per l’adesione al “Patto per l’inclusione sociale” se i bisogni sono più complessi.

Foto Ansa

 

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