Inchiesta ex Embraco: la Regione chiede un confronto immediato al Mise

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Il presidente Cirio e l'assessore Chiorino davanti ai cancelli dell'ex Embraco
Il presidente Cirio e l'assessore Chiorino davanti ai cancelli dell'ex Embraco

Dura presa di posizione del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dell'assessore al Lavoro Elena Chiorino sugli sviluppi dell'inchiesta sull’ex Embraco di Riva di Chieri condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Torino.

"Le notizie, se accertate, riguardano fatti gravissimi e se qualcuno ha giocato intenzionalmente e consapevolmente sulla pelle di centinaia di famiglie dovrà risponderne fino in fondo. Siamo stati sempre al fianco dei lavoratori e continueremo ad esserlo - hanno dichiarato Cirio e Chiorino - ma da anni domandiamo chiarezza su questa vicenda. Nel rispetto dell'indagine in corso, chiediamo al Ministero per lo Sviluppo economico un confronto immediato".

Secondo quanto emerge dall’inchiesta, il denaro che doveva servire per rimettere in gioco l'ex Embraco sarebbe finito ad alimentare conti correnti personali e, in qualche caso, l’acquisto di auto di lusso, disperdendosi in operazioni che non avevano nulla a che vedere con la continuità aziendale e con la salvaguardia dei livelli occupazionali. Cinque gli indagati: l'ad della Ventures Srl - la società che ha firmato l'accordo con Embraco per la cessione del ramo d'azienda nel 2018 - Gaetano Di Bari e i due figli Luigi e Alessandra, oltre al socio israeliano Ronen Goldstain e al consulente Carlo Noseda. Per la Ventures srl il 17 giugno il pm Gianoglio, che sta procedendo per reati di bancarotta per distrazione, ha anche depositato al Tribunale una istanza di fallimento. I tre milioni che secondo gli investigatori sarebbero stati spostati nei conti privati erano una parte di quei 12.668.000 euro che Ventures, subentrando a Whirpool, ricevette da Embraco dopo l'accordo dell'11 luglio 2018, erogati tramite bonifici tra il luglio 2018 e il 2 dicembre 2019. Eppure, come annota la Guardia di finanza, lo stabilimento di Riva di Chieri mai ha iniziato attività produttiva, il progetto industriale è rimasto sulla carta, non vi è stato il minimo investimento di capitale. A scapito della produzione e degli oltre 400 lavoratori coinvolti nel piano di reindustrializzazione mediato anche dal Mise.

 

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