Decreto Sicurezza: il Piemonte farà ricorso alla Corte Costituzionale

Tema
Politiche sociali
Autore
Gianni Gennaro
Creato il
10 Gennaio 2019

Intervistato il 7 gennaio da Sky, il presidente Sergio Chiamparino ha confermato che la Regione Piemonte presenterà ricorso davanti alla Corte Costituzionale sulla parte del decreto Sicurezza che tocca competenze regionali: “Ci rivolgeremo alla Corte: proprio stamattina ho avuto conferma dalla nostra Avvocatura - che su questo si sta anche confrontando con i colleghi della Regione Toscana - che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta: il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali, di nostra competenza, che la Regione ha finora erogato ai migranti interessati. Noi continueremo a fornire le cure necessarie, in base al principio universale che quando una persona sta male deve essere curata, ma sono evidenti le gravi conseguenze che il decreto avrà sul territorio piemontese, creando di colpo una massa di 'invisibili' di cui in qualche modo la Regione e i Comuni dovranno comunque occuparsi, nel campo della sanità e delle politiche sociali, con evidenti e paradossali ripercussioni negative proprio sul terreno della sicurezza e della convivenza civile. Non si tratta di disobbedienza,
piuttosto di obbedire al principio fondamentale secondo cui una persona che sta male deve essere curata".

Nei giorni scorsi Chiamparino, dopo aver ricordato che "le forti critiche che emergono in tutto il Paese sono le stesse che avevo avanzato in un recente incontro con i sindaci e i responsabili Sprar del Piemonte", aveva annunciato che "non possiamo stare a guardare come se non stesse accadendo nulla. Stiamo dunque valutando se esistono i fondamenti giuridici per un ricorso della Regione, direttamente o come tramite dei Comuni, alla Corte Costituzionale. Se ci sono le condizioni giuridiche, non perderemo tempo"

L'assessora ai Diritti. Monica Cerutti, aveva aggiunto che il 18 dicembre scorso il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno contrario al decreto e che questa norma è “in totale contrasto con la nostra legge regionale n.5/2016 contro tutte le discriminazioni, che applica invece i principi costituzionali”.

L’8 gennaio Cerutti ha anticipato che sarà Ugo Mattei, docente di Diritto internazionale, ad occuparsi a titolo gratuito del ricorso insieme all’Avvocatura della Regione e che si punterà a seguire l’esempio di Apple, Facebook, Google e altri colossi della Silicon Valley che presentarono ricorso contro il decreto attuativo anti-immigrazione e il blocco dei visti voluto dal presidente degli Stati Uniti verso le persone provenienti da Iran, Siria, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e Libia. “La nostra Avvocatura sta anche lavorando con le Avvocature delle altre Regioni - ha poi precisato Cerutti - perché ci sia coordinamento nella presentazione dei ricorsi. Stiamo infatti pensando di aggiungere un nuovo profilo di incostituzionalità, che va sommarsi a quelli che riguardano le competenze regionali in materia di sanità e politiche sociali”.

Su questo tema l'assessora ha anche sostenuto che “era ora che partisse una protesta diffusa contro un decreto che, come sa bene anche chi l'ha proposto, non prevede nulla che incentivi la sicurezza" ed ha ricordato che “la Regione ha subito lanciato l'allarme per la situazione di irregolarità in cui si sarebbero venuti a trovare in Piemonte almeno 5000 migranti e ha istituito un tavolo di crisi con l'Anci regionale, che si è riunito l'ultima volta il 21 dicembre. Immagino che i sindaci di Novara e Domodossola, che invece difendono la bontà della nuova normativa, non siano a conoscenza delle criticità che hanno denunciato molte altre amministrazioni, indipendentemente dal colore politico, come Torino e Asti”.

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