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Nel cuore di Torino c’è un perimetro di un chilometro quadrato dove, tra l'Ottocento e l'inizio del Novecento, la solidarietà ha cambiato la storia e il modo stesso di concepire il sostegno agli ultimi.
Tra le vie di Valdocco e la zona di Porta Palazzo, un gruppo di donne e uomini ha creato risposte concrete ai problemi del proprio tempo, lasciando un’eredità ideale e materiale, intatta fino ai giorni nostri. Oggi quell'area avvia un percorso strutturato verso il riconoscimento come Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
Giovedì 8 ottobre, negli spazi dell'Arcivescovado, la Regione Piemonte, l'Arcidiocesi di Torino, la Città di Torino, la Città Metropolitana, la Fondazione Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT hanno firmato il protocollo d’intesa che fa partire ufficialmente la candidatura UNESCO. Un’alleanza tra mondo ecclesiastico, istituzioni pubbliche e fondazioni del territorio per valorizzare una pagina identitaria fondamentale per la storia piemontese.
Il progetto punta a riscoprire, studiare e condividere la memoria delle grandi figure dell'impegno sociale: Don Bosco, Giuseppe Benedetto Cottolengo, Giuseppe Cafasso, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano e i marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo. Luoghi simbolo come la Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Santuario della Consolata, il Distretto Sociale Barolo, il Collegio Artigianelli e la Basilica di Maria Ausiliatrice testimoniano un’intuizione che all'epoca cambiò la vita di migliaia di persone: offrire non un semplice aiuto d'emergenza, ma percorsi di formazione, lavoro e dignità personale per uscire definitivamente dalla marginalità.
Ancora prima della nascita dei moderni sistemi di assistenza pubblica, da questa porzione di città è partito un modello di welfare basato sulla centralità della persona, capace di espandersi ben oltre i confini locali. L'Arcivescovo Roberto Repole, il presidente della Regione Alberto Cirio con l'assessore Marina Chiarelli, il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e i vertici delle Fondazioni bancarie Alberto Anfossi e Anna Maria Poggi hanno rimarcato come questa storia continui a essere viva nelle attività quotidiane di accoglienza e cura.
I prossimi mesi saranno dedicati alla stesura del dossier approfondito sul patrimonio storico, spirituale e sociale dell'area, tappa necessaria per avviare il confronto diretto con il Ministero della Cultura e portare questa straordinaria esperienza torinese all'attenzione del panorama internazionale.