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Il seminario “Futura Pac. La Pac post-2027 alla prova dei fatti”, organizzato dalle Regioni Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta con il supporto di Crea e Rete Rurale Pac, ha riunito oltre 300 tra amministratori pubblici, esperti di settore, dirigenti e funzionari della Commissione europea, associazioni di categoria e istituti di ricerca. Si è trattato del primo di quattro incontri itineranti sul tema.
A presiedere i lavori l’assessore all’Agricoltura del Piemonte Paolo Bongioanni. Tra i presenti gli assessori all’Agricoltura della Regione Lombardia Alessandro Beduschi, della Regione Liguria Alessandro Piana e della Regione autonoma Valle d’Aosta Speranza Girod, il Capo Unità della direzione generale della Commissione Europea Filip Busz e i direttori delle Autorità di Gestione delle Regioni Basilicata e Veneto. In collegamento video il Ministro dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste Francesco Lollobrigida e il direttore di Agea Fabio Vitale.
«Nella marcia di avvicinamento e messa a punto della nuova Pac - ha dichiarato Bongioanni - il Piemonte è disponibile a guidare il coordinamento delle Regioni del Nord-Ovest con Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta nell’interlocuzione con il Masaf e quindi con l’Europa. Di fronte alla prospettiva della Commissione, ufficializzata il 16 luglio 2025, di affidare la nuova Pac a un fondo unico che per il settennio 2028-34 assorbirà tutti i diversi fondi Ue come Feaga, Feasr e altri fondi di coesione, si fa concreto il rischio che il ruolo delle Regioni venga decisamente ridimensionato nella programmazione e si limiti solo più a funzioni di mera attuazione di quanto deciso altrove. Per questo dobbiamo rafforzare la nostra capacità di fare governance a più livelli, per difendere il ruolo dei territori contro il rischio di un nuovo accentramento e dell'aumento di una burocrazia europea poco sensibile alle esigenze dei nostri agricoltori. Ringrazio il ministro Lollobrigida perché prontamente si è impegnato a reintegrare con fondi nazionali le risorse che erano state depauperate dall’Unione Europea, per le azioni che insieme al governo Meloni è riuscito a far recepire dall'Ue anche come incremento di fondi garantendo l'integrità delle risorse destinate all'Italia e perché ha confermato l’impegno a sostenere gli agricoltori italiani e piemontesi in questo percorso».
Sono numerose le incognite che la nuova Pac in itinere presenta al mondo agricolo italiano e piemontese. Nelle linee delineate dall’Ue, potrà contare su una dotazione prevista di 294 miliardi di euro, nettamente inferiore a quella di 387 miliardi della Pac 2023-27. Sebbene sia già stata annunciata la dotazione a livello complessivo Ue di altri 45 miliardi dal 2028 sotto forma di fondi per la revisione intermedia e ulteriori 48 miliardi per l’obiettivo rurale, la nuova Pac sarà integrata nei cosiddetti Piani di Partenariato, che unificheranno in un fondo unico tutti i fondi europei precedenti, con una governance inevitabilmente complessa con il coinvolgimento di più Ministeri e il rischio di un coordinamento macchinoso. La stima del budget della futura Pac per l’Italia è di una dotazione di circa 41 miliardi, destinati per 31 miliardi al sostegno del reddito degli agricoltori (attuale Feaga, “Primo Pilastro Pac”), 5 miliardi per lo sviluppo rurale (Programmi Leader, Akis, Cooperazione) e 4,7 da allocare.
Un punto nodale che la nuova Pac dovrà affrontare in modo efficace è il ricambio generazionale e l’accesso dei giovani all’impresa agricola.
Sono intervenuti al convegno anche i rappresentanti di Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Coopagri, Confcooperative, Anci, Uncem, Lipu, Legambiente, Aral, Assopiemonte Leader, Institut agricole, Ires Piemonte, Cersaa, Ersaf, Ismea, Crea.