Tuber Next Gen ha pianificato il futuro del patrimonio tartufigeno

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Ambiente e Territorio
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Tartufi bianchi (credits Giorgio Perottino - Getty Images)

Il viaggio di Tuber Next Gen 2025, voluto dalla Regione per discutere di pianificazione e valorizzazione del patrimonio tartufigeno piemontese, si è concluso a Torino nel giorno della Giornata nazionale degli alberi

Dopo le tappe di Alba, Asti e Alessandria, il Grattacielo Piemonte ha accolto l’ultimo appuntamento di un’iniziativa che ha raccolto l’interesse di amministratori, tecnici, professionisti, associazioni di cercatori e realtà territoriali. Un coinvolgimento che ha confermato quanto la tutela del tartufo sia percepita come un tema strategico non solo dal mondo agricolo e forestale, ma anche da chi si occupa di pianificazione, gestione del paesaggio e sviluppo urbano.

Al centro del confronto le nuove Carte di Attitudine dei Suoli alle Produzioni Tartufigene e le Carte di Potenzialità Territoriale elaborate per la Regione da IPLA, strumenti conoscitivi aggiornati che tengono insieme qualità dei suoli, uso del territorio, presenza di foreste, filari e aree agricole, offrendo un quadro indispensabile per orientare le scelte di gestione e protezione del patrimonio tartufigeno.

«In ogni provincia - ha riassunto l’assessore regionale alla Tartuficoltura Marco Gallo - abbiamo riscontrato un interesse profondo per il patrimonio tartufigeno, che è prima di tutto un patrimonio di suoli, boschi, biodiversità e paesaggio. Con Tuber Next Gen abbiamo messo a sistema questi elementi, facendo dialogare strumenti tecnici e conoscenza locale. La crescita delle superfici vocate individuate e la qualità dei contributi dei partecipanti dimostrano che il Piemonte ha la capacità di guardare lontano, unendo pianificazione e cura del territorio».

«La pianificazione territoriale e quella forestale devono lavorare insieme, perché la qualità del paesaggio e la gestione sostenibile dei nostri boschi e degli alberi in ambiente rurale sono le basi della produzione tartufigena», avevano sostenuto il presidente Cirio e l'assessore Gallo presentando in viaggio, precisando che «investire nella pianificazione significa costruire oggi per le prossime generazioni un territorio più resiliente, capace di coniugare identità, sviluppo e sostenibilità».

Le nuove indennità tartufigene

Parallelamente al percorso di pianificazione, la Regione Piemonte ha aggiornato il sistema delle indennità per la conservazione del patrimonio tartufigeno

La revisione adegua i contributi al valore ecologico delle piante tartufigene: fino a 20 euro per le querce, 18 euro per le altre specie idonee e 12,50 euro per il nocciolo. Le nuove disposizioni ampliano inoltre la finestra temporale dei Comuni per le istruttorie delle domande e chiariscono i criteri per individuare i raccoglitori esperti indicati dalle associazioni che affiancheranno le Commissioni comunali, garantendo un’applicazione più uniforme e attenta alle esigenze dei territori.

Il nuovo bando è aperto fino al 27 gennaio 2026 con una dotazione finanziaria di 380.000 euro.

Per l'assessore Gallo «queste nuove indennità rafforzano un approccio che non parla solo di prodotto, ma di ambiente, paesaggio e cura del territorio. La tutela del tartufo passa dalla tutela degli alberi e degli ecosistemi che lo rendono possibile  È un investimento sul futuro delle nostre comunità e sulla qualità del Piemonte».

I quattro incontri

Il ciclo Tuber Next Gen ha registrato una partecipazione costante: vi hanno preso parte circa 200 persone, tra amministratori, tecnici forestali, agronomi, trifolau, rappresentanti delle associazioni agricole e di categoria. 

È emersa una forte richiesta di informazioni e di una maggiore conoscenza di strumenti di consultazione immediati, come il Geoportale regionale, che già pubblica tutte le carte aggiornate. Prezioso il contributo dei professionisti della pianificazione urbanistica e paesaggistica, che ha offerto una prospettiva di lavoro comune sulle dinamiche di tutela del paesaggio rurale. 

Tra i temi da sviluppare nel prossimo futuro, un dialogo sempre più strutturato con il sistema camerale, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento delle filiere forestali e le possibilità di realizzare compensazioni ecologiche scegliendo boschi e aree  vocate del territorio piemontese.

Per ogni incontro si sono svolti interventi tecnici, a cura di Regione e Ipla, e una tavola rotonda tra amministratori, associazioni dei tartufai, associazioni agricole e professionisti (agronomi, forestali e architetti) per condividere le azioni di gestione territoriale di salvaguardia e di valorizzazione dei suoli vocati.

Inoltre, sono presentate le nuove Carte di attitudine dei suoli alle produzioni tartufigene e Carte di potenzialità territoriale, rese possibili grazie al lavoro di Ipla. La prima ha portato a risultati sorprendenti: oltre 333mila ettari sono oggi considerati in Piemonte aree ad alta o media attitudine alla produzione del tartufo bianco, con un incremento del 39% rispetto alle precedenti stime. I Comuni vocati sono 441, di cui 32 di nuova classificazione, distribuiti soprattutto nelle province di Cuneo, Asti, Alessandria e Torino, oltre a 15 Comuni delle valli Stura, Vermenagna e Tanaro per i quali non sono ancora disponibili gli aggiornamenti pedologici. La seconda mette in relazione le caratteristiche dei suoli con l’uso del territorio e il tipo di soprassuolo, individuando le aree più favorevoli alla crescita delle tre specie più preziose, ovvero il tartufo bianco pregiato, il tartufo nero pregiato e lo scorzone estivo. Querceti, filari, siepi e formazioni arboree lineari sono indicati come gli ecosistemi più favorevoli.

La ricerca scientifica, così come l’esperienza dei trifolao, sottolineano come la progressiva urbanizzazione, la perdita dei sistemi agricoli tradizionali e la riduzione della gestione forestale hanno ridotto negli anni l’areale produttivo naturale del tartufo. Tuttavia, dove i suoli sono rimasti intatti, una corretta gestione può aumentarne la produttività e la qualità: la gestione attiva delle foreste, la conservazione e crescita dei filari e delle siepi, e la cura dei corileti possono incrementare la biodiversità e la potenzialità tartufigena. Al contrario, colture agricole intensive, se non gestite correttamente, possono ridurla alterando il delicato equilibrio idrogeologico e paesaggistico.

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