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CORONAVIRUS: approfondimenti e analisi sugli aspetti agroalimentari

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In questa pagina vengono raccolti approfondimenti e analisi sugli aspetti della pandemia di Coronavirus in relazione al settore agricolo e agroalimentare.

L’impatto della pandemia Covid-19 sul settore agricolo e le prime misure dell'UE

Analisi a cura di Stefano Cavaletto (IRES Piemonte) - 27/03/2020

La crisi economica causata dalla rapida diffusione del virus denominato Covid-19, potrebbe avere ripercussioni di lunga durata sul sistema economico globale colpendo duramente anche il settore agricolo della nostra regione.

Nelle decisioni del governo nazionale, in particolare nei decreti dell’11 marzo e del 21 marzo 2020, l’agroalimentare è stato individuato tra i settori necessari e strategici per l’economia nazionale e perciò non soggetto alle chiusure previste dalle misure adottate per il contenimento dell’epidemia.

L'agricoltura non si ferma ma soffre

L’agricoltura, quindi, non si ferma ma è chiamata ad affrontare una crisi inaspettata che si manifesta sotto varie forme. In primis sono state colpite le esportazioni, che a partire dalla repentina diffusione del virus in Italia, primo tra i paesi dell’area occidentale, hanno subito un innalzamento delle barriere alle frontiere per i nostri prodotti. In seguito è toccato al settore turistico e della ristorazione, per i quali il contraccolpo è stato fortissimo poiché vi è stata una chiusura generale delle attività causando per molte aziende un’interruzione immediata delle forniture (peraltro già ampiamente ridotte nelle settimane precedenti) e privandone altre di una preziosa fonte di reddito.

Il turismo, in particolare, risulta il settore più colpito. Si tratta di uno dei comparti chiave dell’economia regionale ed un canale di vendita dei prodotti agricoli di grande importanza, oltre che fonte di reddito per le aziende agrituristiche. La chiusura di queste strutture sta causando, oltre che un danno economico, anche un aumento della disoccupazione (sono 1305 le aziende agrituristiche in Piemonte). Infine, stanno emergendo le enormi problematiche interne alle strutture produttive, dalla necessità di attrezzare le aziende per il rispetto dei protocolli di sicurezza sanitaria, con aumento considerevole dei costi di gestione, alle difficoltà nel reperire le materie prime, fino alla scarsità di manodopera disponibile a causa delle limitazioni imposte alla circolazione delle persone.

Da un punto di vista strettamente economico, probabilmente si potrà avere una stima corretta delle perdite soltanto a fine anno, in quanto il periodo di chiusura forzata potrebbe prolungarsi ulteriormente e soprattutto non si ha ancora una chiara conoscenza della diffusione del virus nelle altre aree del pianeta, in particolare nel continente americano. Al momento i principali analisti stanno osservando gli sviluppi sull’economia cinese, che sembra stia finalmente uscendo dalla fase acuta dell’emergenza sanitaria. I dati provenienti dal subcontinente asiatico sono quantomai allarmanti, nel primo bimestre dell’anno le esportazioni in Cina sono scese del 17,2% e le previsioni stimano un prolungamento del periodo negativo a causa del protrarsi della pandemia nei principali paesi importatori. Anche la produzione industriale ed il commercio al dettaglio hanno avuto contrazioni rispettivamente del 13,5% e del 20% circa a fronte di un aumento della disoccupazione del 6%. Infine, le previsioni sul PIL indicano un possibile calo, il primo dal 1989.

Le prime risposte dall’Unione Europea

Sul fronte europeo, per rispondere a questa emergenza, le principali istituzioni stanno cercando in questi giorni di mettere in campo misure straordinarie che possano aiutare il settore ad affrontare il momento critico limitando l’impatto negativo della pandemia. Le prime decisioni assunte dalla Unione Europea hanno riguardato la proroga delle scadenze previste in queste settimane, su tutte quelle relative ai pagamenti diretti della PAC, in modo da non sovraccaricare gli agricoltori attualmente impegnati a far fronte ad una situazione di imprevista emergenza. Relativamente alla campagna 2019, invece, sono stati decisi aumenti dal 50 al 70% per gli anticipi che saranno erogati nelle prossime settimane.

Il primo atto concreto è, invece, arrivato il 19 marzo con una comunicazione straordinaria della Commissione Europea nella quale è stato varato un regime straordinario di aiuti di Stato valido fino al 31 dicembre prossimo. In sostanza si tratta di un provvedimento che permette ai singoli Stati di agire a livello nazionale concedendo aiuti alle imprese fino a 800 mila euro per l'agroindustria, 100 mila euro per l'agricoltura e 120 mila euro per la pesca e l'acquacoltura. Il governo italiano, nel decreto “Cura Italia” ha invece destinato 100 milioni di euro a sostegno delle imprese agricole che hanno dovuto sospendere le attività in aggiunta a 100 milioni dedicati all’accesso al credito.

Il 25 marzo si è riunito, per l’occasione in videoconferenza, il Consiglio Europeo per l’Agricoltura con la partecipazione dei ministri dei diversi Stati Membri. In questa occasione gli stati membri hanno potuto mostrare alla Commissione le problematiche che si trovano ad affrontare trovando un sostanziale accordo per la definizione di un piano straordinario per l’agricoltura. Purtroppo le tempistiche comunitarie rischiano, come spesso accade, di non essere adeguate all’evoluzione molto rapida della situazione, visto che anche nell’incontro di ieri non si è registrata alcuna decisione ufficiale ma soltanto un accordo informale.

Parte dell’incontro è stato dedicato, su iniziativa soprattutto di Italia, Francia e Spagna alle difficoltà di reperimento della manodopera, in un momento decisivo della stagione agricola, a causa dei blocchi alle frontiere. La manodopera stagionale, infatti, è largamente rappresentata da lavoratori che arrivano da paesi extraeuropei e che soggiornano nel nostro territorio per i soli mesi in cui svolgono l’attività (tabella 1). La mancanza di tale manodopera potrebbe mettere in crisi numerosi settori vegetali oltre che minacciare il regolare afflusso di scorte per l’approvvigionamento alimentare.

Covid-19 e pipistrelli

I pipistrelli sono stati indicati come origine del virus SARS-CoV-2, causa della pandemia Covid-19 che sta colpendo tutto il mondo, causando moltissime vittime. Al riguardo, sulla base dei contenuti riportati da ISPRA sul proprio sito web, si ritiene necessario chiarire la relazione tra la presenza di chirotteri e il rischio di trasmissione di questo virus.

Nessun coronavirus potenzialmente dannoso per l’uomo è stato isolato in Italia o in Europa e la prossimità di pipistrelli all’uomo, come ad esempio quella che si realizza in presenza di colonie di questi mammiferi in aree abitate, non pone rischi di trasmissione di SARS-CoV-2.

Si ricorda inoltre che i pipistrelli italiani svolgono un importantissimo servizio ecosistemico sopprimendo insetti effettivamente o potenzialmente nocivi alla salute umana, ai coltivi e ai boschi. Pertanto, la presenza di pipistrelli anche in prossimità di aree abitate costituisce un elemento positivo e non deve causare preoccupazione. I pipistrelli italiani e i loro rifugi sono strettamente tutelati dalla legge del nostro Paese e dalle norme comunitarie, che ne vietano, tra l’altro, l’uccisione, l’alterazione o la distruzione dei siti in cui essi sostano, si riproducono o svernano.

Per maggiori dettagli si veda l'informativa a cura di ISPRA.

Covid-19 e sicurezza alimentare

Il virus può sopravvivere sul cibo? Posso contrarre l’infezione COVID-19 toccando o mangiando cibo contaminato? È sicuro bere l’acqua del rubinetto? Per quanto tempo il virus rimane sulle superfici contaminate?
Per informare correttamente sono state pubblicate sul sito della Direzione Sanità della Regione le domande e le risposte più frequenti in materia di COVID19 e sicurezza alimentare.

Approfondimenti su quali precauzioni adottare con il cibo e sui virus delle piante sono presenti sul sito del Festival del giornalismo alimentare, a cura di Massimiliano Borgia.

Comunicare l'agroalimentare in tempo di crisi

La comunicazione che viene effettuata in questo periodo di emergenza potrebbe non portare benefici immediati, ma continuare a far circolare il proprio nome attraverso iniziative benefiche, messaggi di sostegno o con attività volte a impegnare i cittadini che devono #restareacasa può essere un modo utile a fidelizzare i consumatori. Ecco alcuni esempi, a cura di Stefano Bosco (Festival del giornalismo alimentare).