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Scheda informativa

Acqua

Rivolto a
Cittadini
Enti pubblici
Imprese e liberi professionisti
Terzo settore

L’acqua è un diritto e un patrimonio comune appartenente all’umanità e a tutte le specie viventi, bene pubblico essenziale per l’ambiente e per il progresso economico e sociale, da proteggere, condividere e utilizzare in quanto tale. La Regione Piemonte persegue la protezione e la valorizzazione del sistema idrico piemontese nell’ambito del bacino di rilievo nazionale del fiume Po e nell’ottica dello sviluppo sostenibile della comunità.

Acque superficiali

Disposizione su Direttiva Deflussi ecologici - D.M.V. (giugno 2018):

La Giunta Regionale in data 14 giugno 2018 ha emanato la D.G.R. n. 28-7049, inerente “Disposizioni relative alla Direttiva per la determinazione dei deflussi ecologici a sostegno del mantenimento/raggiungimento degli obiettivi ambientali fissati dal Piano di Gestione del distretto idrografico e successivi riesami e aggiornamenti”.
Tale Direttiva è stata approvata con Deliberazione n. 4 del 14 dicembre 2017 del Comitato della Conferenza Istituzionale permanente dell’Autorità di bacino del fiume Po, istituita presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Linee guida in merito alla omogeneizzazione delle modalità di esecuzione dei controlli sugli scarichi industriali e derivanti dai sistemi di collettamento e depurazione delle acque reflue urbane:

La Giunta regionale, con D.G.R. n. 39-1625 del 23 giugno 2015 pubblicata sul B.U.R. n. 29 del 23 luglio 2015, ha approvato delle specifiche Linee guida in materia di scarichi in acque superficiali, frutto della proficua collaborazione tra la Regione Piemonte le Province piemontesi e l’ARPA Piemonte.

 

Elenco dei potenziali siti di riferimento:

La Regione Piemonte ha ottemperato ai disposti della norma di recepimento nazionale della direttiva 2000/60/CE identificando, ai sensi dell’allegato 3 alla parte terza del d.lgs 152/2006, come modificato dal DM 56 del 14 aprile 2009, 11 potenziali siti di riferimento fluviali, su un totale di 439 corpi idrici significativi soggetti ad obiettivi di qualità. L’elenco dei potenziali siti di riferimento è stato notificato al Ministero dell'Ambiente, che ha in corso il processo di validazione per la conferma definitiva delle proposte regionali realtive all’intero territorio nazionale. (gennaio 2014)

 

Studio sull’analisi dell'apporto di DDT dal fiume Toce al lago Maggiore. (giugno 2010):

Al fine di verificare la presenza di D.D.T. e composti correlati nel fiume Toce e l’apporto al lago Maggiore considerando la frazione disciolta nell’acqua, il materiale trasportato e i sedimenti in condizioni idrologiche diverse compresi gli eventi di piena e tenendo conto anche delle attività legate alla bonifica del sito di Pieve Vergonte, la Direzione Ambiente ha attivato, nel corso del 2008, il progetto “Valutazione dell’apporto di D.D.T. dal Fiume Toce al Lago Maggiore”.
Per la realizzazione del progetto in questione, di durata biennale, la Direzione Ambiente, in considerazione dell’elevata complessità scientifica dei fenomeni da indagare, si è avvalsa della collaborazione scientifico - istituzionale del Politecnico di Torino e dell’ARPA Piemonte.
La pubblicazione, a conclusione del progetto in argomento, raccoglie le relazioni scientifiche, rispettivamente del Politecnico di Torino e dell’ARPA Piemonte, quali prodotti finali delle specifiche Convenzioni di ricerca. In ciascuna relazione viene riportata la descrizione delle attività effettuate e i risultati ottenuti da ciascun Ente, quale contributo al risultato complessivo del progetto, frutto della proficua collaborazione istituzionale fra i diversi soggetti partecipanti.
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Studio sulla conoscenza della riserva nevosa anche attraverso l'attivazione di siti sperimentali di misura e messa a punto di indicatori dello stato quantitativo delle risorse idriche. (luglio 2010):

Per fronteggiare i sempre più frequenti fenomeni di crisi idrica nel periodo estivo, con gravi ripercussioni sul sistema delle utilizzazioni e sull’ambiente idrico è stato avviato, nel corso del 2007, un progetto finalizzato alla conoscenza della risorsa nevosa, anche attraverso la realizzazione di siti sperimentali di misura e alla messa a punto di indicatori dello stato quantitativo delle risorse idriche.
Per la realizzazione del progetto in questione, di durata triennale, la Direzione Ambiente, in considerazione dell’elevata complessità scientifica dei fenomeni da indagare, si è avvalsa della collaborazione scientifico - istituzionale del Politecnico di Torino e dell’ARPA Piemonte.
A conclusione delle attività del Gruppo di lavoro è stato, quindi, predisposto un apposito rapporto tecnico finale il quale riporta la descrizione delle attività effettuate e il risultato complessivo del progetto, frutto della proficua collaborazione istituzionale fra i diversi soggetti partecipanti.
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Bilancio delle disponibilità idriche naturali e valutazione dell’incidenza dei prelievi nel bacino del fiume Sesia (giugno 2009):

Breve descrizione

Rapporto

Allegato 1

Allegato 2

 

FORUM ACQUA-ENERGIA - Idroelettrico: verso l’equilibrio con la tutela delle acque (aprile 2009)

Acque sotterranee

Aree di ricarica degli acquiferi profondi:

Aree di ricarica - disposizioni per l'agricoltura (11/04/2018) - Aree di ricarica degli acquiferi profondi - Disciplina regionale ai sensi dell'articolo 24, comma 6 delle Norme di piano del Piano di Tutela delle Acque approvato con D.C.R. n. 117-10731 del 13 marzo 2017.

Tenuto conto delle sostanze riscontrate dal monitoraggio ambientale regionale effettuato da Arpa-Piemonte, le disposizioni da attuare con D.G.R. n. 12-6441 del 2 febbraio 2018 nelle aree di ricarica degli acquiferi profondi, relativamente alle attività agricole, sono riconducibili all'implementazione della normativa sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Saranno pubblicati gli estremi degli atti, appena disponibili.
Fino alla prossima annata agraria è ancora ammesso l'uso dei formulati a base di Bentazone, al fine di consentire l'esaurimento delle scorte presenti in magazzino.
A partire dalla prossima annata agraria è previsto il divieto d'uso dei formulati a base di Bentazone.
E’ in corso di aggiornamento l’anagrafe agricola relativamente a tale vincolo.
Inoltre, si invita a prestare particolare attenzione nell'uso dei formulati contenenti:
- le sostanze Terbutilazina e S-Metolachlor;
- le frasi di Precauzione SpE1 e SpE2, previste in alcuni formulati con il fine di ridurre il rischio di contaminazione della acque sotterranee.
Al fine di ridurre il rischio di dover adottare ulteriori prescrizioni vincolanti, si raccomanda il rispetto scrupoloso di tutte le indicazioni contenute nelle etichette di tutti i formulati commerciali.

Il D.D. n. 268 del 21/7/2016 - Attuazione del comma 4 dell’articolo 24 delle Norme del Piano di Tutela della Acque. Approvazione della metodologia utilizzata e della delimitazione a scala 1:250.000.
Allegato 1 – Relazione Illustrativa.
Allegato 2 – Carta delle aree di ricarica degli acquiferi profondi (formato A0).
I dati geografici in formato shapefile sono resi disponibili tramite il Geo Portale Piemonte accedendo al folder "Catalogo" e valorizzando il campo "COSA?" con il titolo “AREE DI RICARICA DELL'ACQUIFERO PROFONDO - SCALA 1:250000"

 

Geologia e idrostratigrafia profonda della Pianura Padana occidentale, A.Irace, P. Clemente, M. Natalicchio, L. Ossella, S. Trenkwalder, D.A. De Luca, P. Mosca, F. Piana, R. Polino & D. Violanti, Firenze, La Nuova Lito, 2009. :

Breve descrizione
Testo dell'opera

 

Studio sull’andamento della falda idrica a superficie libera nel territorio di pianura Piemontese:

Al fine di ricostruire l’andamento della falda idrica a superficie libera nel territorio di pianura Piemontese e individuare le principali vie di deflusso idrico sotterraneo, è stato condotto a seguito di una convenzione stipulata con il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, uno studio della piezometria della falda superficiale. A tale scopo è stata condotta una campagna piezometrica su numerosi punti d’acqua che ha permesso l’elaborazione della “Carta delle isopiezometriche della falda idrica a superficie libera relativa al territorio di pianura della Regione Piemonte alla scala 1:250.000” e della “Carta della soggiacenza della falda idrica a superficie libera relativa al territorio di pianura della Regione Piemonte alla scala 1:250.000”.
Le risultanze di tale studio sono comprese nella pubblicazione “Idrogeologia della pianura piemontese”, Regione Piemonte 2005 disponibile presso la Direzione Ambiente.
Cartografia
Shapefiles
Apri la relazione

 

Aggiornamento della cartografia della base dell’acquifero superficiale - Documentazione scaricabile:

I dati geografici in formato shapefile sono resi disponibili tramite il Geoportale Piemonte http://www.geoportale.piemonte.it/cms/ con il titolo “Base acquifero superficiale 1:50.000”

Acque destinate al consumo umano

Presentazione dei risultati del progetto: "Tecniche di analisi del segnale applicate alla delimitazione delle aree di salvaguardia" svolto in collaborazione con il Politecnico di Torino:

 

Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano:

Circolare del Presidente della Giunta regionale 8 giugno 2015, n. 4/AMB - Articolo 24 delle Norme del Piano di Tutela delle Acque (PTA) approvato con DCR n. 117-10731 del 13 marzo 2007 in merito alle Zone di protezione delle acque destinate al consumo umano.

 

Riferimenti normativi:

  • Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61

  • Art. 94 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152

  • Regolamento regionale 15/R del 11 dicembre 2006

  • Regolamento regionale 4 agosto 2009, n. 14/R

Inquinamento diffuso

Misure in aree a vocazione risicola:

Protocollo d'intesa

Il 14 giugno 2016 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa (approvato con DGR n. 35-3392 del 30 maggio 2016) volto ad attuare in modo coordinato le azioni per un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari nell’area a vocazione risicola.

Tale Protocollo d’intesa impegna gli Enti sottoscrittori a contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambientali del Piano di Gestione del distretto idrografico del fiume Po, nell’area risicola, attraverso l’implementazione del Piano d‘Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari - coerentemente con le misure del Programma di Sviluppo Rurale - con la normativa ambientale sulle acque.

I sottoscrittori: gli Assessorati Ambiente e Agricoltura della Regione Piemonte, l’Autorità di Bacino del Fiume Po, Arpa Piemonte, l’Ente Nazionale Risi, il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, l’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali del Piemonte, la Federazione Coltivatori Diretti del Piemonte, la Confederazione Italiana Agricoltori del Piemonte, la Confagricoltura del Piemonte, Agrofarma –Federchimica.
 

 

Utilizzazione agronomica effluenti zootecnici e acque reflue: disciplina generale e programma d’azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola - Regolamento regionale 10/R 2007:

Il Regolamento regionale 29 ottobre 2007, n. 10/R, emanato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale in data 29 ottobre 2007 e pubblicato sul B.U.R. n. 44 del 31 ottobre 2007 - Atti della Regione – è entrato in vigore il 1° gennaio 2008.
Lo stesso è stato modificato e integrato dai seguenti atti:
Regolamento regionale 19 maggio 2008, n. 8/R (B.U.R. 22 maggio 2008, n. 21)
Regolamento regionale 22 dicembre 2008, n. 19/R (B.U.R. 24 dicembre 2008, n. 52)
Regolamento regionale 23 febbraio 2009, n. 2/R (B.U.R. 26 febbraio 2009, suppl. al n. 8)
Regolamento regionale 28 luglio 2009, n. 9/R (B.U.R. 30 luglio 2009, n. 30)
Regolamento regionale 17 dicembre 2010, n. 20/R (Supplemento n. 2 del 20 dicembre 2010 al B.U.R. 16/12/2010, n. 50)
Regolamento regionale 20 settembre 2011, n. 7/R (B.U.R. 22/09/2011, n. 38)
Regolamento regionale 29 febbraio 2016, n. 2/R (B.U.R. 03/03/2016, n. 9)
Tale regolamento disciplina:

  • l’utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici, delle acque reflue provenienti dalle aziende agricole e da piccole aziende agroalimentari e del digestato nelle zone non designate come vulnerabili da nitrati,
  • il programma d’azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola,

e abroga quindi gli articoli 3 e 4 e l’allegato B del regolamento regionale 9/R del 2002.
29/2/2016 - La Giunta ha approvato con D.G.R. n. 19-2971 alcune modifiche al Regolamento regionale 10/R/2007, in recepimento del nuovo quadro normativo nazionale. Tali modifiche entreranno in vigore solo dopo l'entrata in vigore del D.M. 7/4/2006 modificato; ne sarà data notizia anche sul B.U.R. .
29/2/2016 - La Commissione Europea ha concesso al Piemonte il rinnovo della deroga alla direttiva nitrati per il quadriennio 2016-2019. Tutte le informazioni operative sono reperibili al seguente indirizzo: Informazioni sull’applicazione del Regolamento regionale 10/R/2007

 

Aree vulnerabili da prodotti fitosanitari:

Il Piemonte, prima regione in Italia, ha approvato la "Prima individuazione delle aree vulnerabili da prodotti fitosanitari", con Deliberazione del Consiglio Regionale 17 giugno 2003, n. 287-20269 pubblicata sul B.U.R. n. 31 del 31 luglio 2003.
Tale provvedimento, attuativo dell'art. 20 del d.lgs. 152/99, ha lo scopo di proteggere le risorse idriche e altri comparti ambientali dall'inquinamento derivante dall'uso di prodotti fitosanitari.
Relazione
D.M. 9 marzo 2007 di recepimento della proposta di interventi

Campagna 2017

 

D.lgs. 150/2012: Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi:

Il decreto legislativo n. 150 del 30 agosto 2012, recepisce la direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro comune per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi, nell’ambito del sesto programma comunitario di azione per l’ambiente.
Il d.lgs. 150/2012 persegue la riduzione dei rischi e degli impatti sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità, attraverso l’introduzione di misure finalizzate a promuove un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, utilizzati sia in ambito agricolo sia in ambito extragricolo.

 

Il riutilizzo dei Reflui da cantina:

Con D.G.R. n. 33-12520 del 9 novembre 2009 sono state approvate le “Norme tecniche per l’utilizzazione di indirizzo agronomico delle acque reflue di cantina finalizzata alla veicolazione di prodotti fitosanitari”.
Le acque reflue provenienti dalle operazioni di trasformazione dell’uva in vino, effettuate dalle aziende agricole che esercitano anche attività di trasformazione e valorizzazione della produzione viticola, possono essere reimpiegate a fini agronomici, tramite l’applicazione al terreno oppure essere utilizzate per veicolare i prodotti fitosanitari.
L’utilizzazione agronomica di tutte le acque reflue, comprese quelle di cantina, è disciplinata in tutte le fasi - dalla produzione fino all’applicazione al terreno - dal Regolamento regionale 29 ottobre 2007, n. 10/R e s.m.i., in attuazione al D.M. 7 aprile 2006 che, al comma 4 dell’art. 11, prevede forme di utilizzazione delle acque reflue di indirizzo agronomico diverse da quelle considerate abitualmente, quali la veicolazione di prodotti fitosanitari.
Il regolamento 10/R/2007 ha fatto propria questa opportunità demandandone la disciplina ad apposite norme tecniche, contenute nell’allegato 1 alla  D.G.R n. 33-12520 del 9 novembre 2009. L’aspetto innovativo riguarda l’uso delle acque reflue di cantina, in sostituzione dell’acqua, quale mezzo disperdente del formulato commerciale fitoiatrico per la preparazione della miscela destinata ai trattamenti fitosanitari.
Le Norme tecniche definiscono le modalità di utilizzo di tali acque reflue e contemplano una serie di raccomandazioni finalizzate a consentirne il reimpiego in agricoltura per la veicolazione dei prodotti fitosanitari.
Poiché tali acque reflue potrebbero contenere tracce di prodotti utilizzati per il lavaggio di attrezzature e impianti utilizzati nel processo di vinificazione, le Norme tecniche sono state approvate limitatamente per la veicolazione dei prodotti fitosanitari destinati ai trattamenti diserbanti, e a tutti gli altri trattamenti fitoiatrici fino alla fase fenologica della fioritura.

 

Utilizzazione agronomica acque di vegetazione e sanse umide dei frantoi oleari – Regolamento regionale 7/R 2010:

Il Regolamento regionale 1° marzo 2010, n. 7/R, emanato con Decreto del Presidente della Giunta Regionale in data 1° marzo 2010 e pubblicato sul B.U.R. n. 9 del 4 marzo 2010, disciplina l’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide che derivano dalle operazioni di frangitura delle olive in tutte le fasi, dalla produzione fino all’applicazione al terreno.
Il regolamento 7/R/2010 è stato predisposto in attuazione della legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61 (Disposizioni per la prima attuazione del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque), del Piano di tutela delle acque, e sulla base delle disposizioni di cui alla legge 11 novembre 1996, n. 574 (Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari) e al decreto ministeriale 6 luglio 2005 (Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e degli scarichi dei frantoi oleari, di cui all’articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152).

Obblighi amministrativi e modulistica
Ogni frantoio ed ogni azienda agricola esistente che produce e/o intende utilizzare a fini agronomici le acque di vegetazione e le sanse deve comunicare annualmente alla Provincia competente, almeno 30 giorni prima dello spandimento, la propria situazione aziendale relativamente alla produzione stimata di sanse e di acque di vegetazione, allo stoccaggio e ai terreni destinati all’uso agronomico.
Il regolamento 7/R/2010 e s.m.i. prevede che l’utilizzazione agronomica sia subordinata ad una comunicazione preventiva, da inviare alla Provincia territorialmente competente, compilata su supporto cartaceo sulla base dello schema di comunicazione approvato con d.d. n. 601 del 6 settembre 2012 (schema comunicazione frantoi).
In particolare, le aziende con capacità effettiva di lavorazione superiore a 2 tonnellate di olive nelle otto ore devono presentare una comunicazione contenente i dati indicati nell’Allegato A e la relazione tecnica di cui all’Allegato B del suddetto regolamento. Il punto 2.1 della parte A dell’allegato B prevede espressamente che la valutazione dell’idoneità del sito oggetto di spandimento sia condotta sulla base della carta dell’attitudine dei suoli allo spandimento dei reflui oleari, reperibile al seguente indirizzo:
 

 

Designazione zone vulnerabili da nitrati di origine agricola - Regolamento regionale 9/R 2002, PTA 2007 e Regolamento regionale 12/R 2007:

La designazione delle zone vulnerabili da nitrati comprende i territori individuati:

  • dal Regolamento regionale 9/R del 2002 e s.m.i., che designa le zone vulnerate da nitrati;
  • dal Piano di Tutela delle Acque (art. 21, comma 5 delle Norme di Piano), che prevede la designazione come ZVN dei territori ricadenti nelle Fasce A e B delimitate nelle tavole grafiche del Piano stralcio per l’assetto idrogeologico adottato dall’Autorità di Bacino del Po;
  • dal Regolamento regionale 12/R del 2007 e s.m.i., che designa le zone potenzialmente vulnerabili da nitrati.

Dati geografici (formato shape file - coordinate UTM-WGS84) Documento zip

Maggiori dettagli sono reperibili al Servizio cartografico Zone Vulnerabili ai Nitrati.

 

Acque meteoriche di dilavamento e delle acque di lavaggio di aree esterne – Regolamento regionale 1/R/2006 come modificato dal Regolamento regionale 2 agosto 2006, n. 7/R:

Il regolamento regionale 1/R del 20 febbraio 2006, entrato in vigore il 24 febbraio 2006 e successivamente modificato con il regolamento regionale 2 agosto 2006, n. 7/R e con il regolamento regionale 4 dicembre 2006, n. 13/R, disciplina le acque meteoriche di dilavamento e le acque di lavaggio di aree esterne, in attuazione della legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61.
La parte più rilevante e di immediata applicazione del regolamento (il Capo II) si occupa in particolare delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne, identificando in primo luogo le fattispecie che per la loro potenzialità inquinante meritano apposita disciplina.
Definiti i possibili recapiti delle predette acque, la relativa disciplina si basa sull’adozione ed il mantenimento in buono stato di manutenzione dei sistemi di gestione, raccolta e trattamento direttamente proposti dal titolare dell’insediamento in un apposito Piano di prevenzione e di gestione, redatto sulla base delle peculiarità locali e delle caratteristiche delle superfici interessate dal dilavamento meteorico o dalle operazioni di lavaggio ed approvato, con le prescrizione del caso, dalla competente autorità di controllo.
In ultimo il regolamento disciplina i termini di adeguamento degli insediamenti esistenti, tenendo in debito conto le scadenze collegate all’attuazione del d.lgs. 59/2005 per gli impianti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale, nonché i criteri per la definizione da parte delle Autorità d'ambito della tariffa per l’eventuale immissione in rete fognaria.
Documento con le precisazioni del caso

    Piano di Azione Locale (PAL)

    Seminario sulla desertificazione 17 giugno 2010: Territorio: conoscere per gestire e tutelare Progetto pilota per contrastare fenomeni di siccita e desertificazione nel territorio della Regione Piemonte:

    Progetto Pilota per contrastare fenomeni di siccità e desertificazione nel territorio della Regione Piemonte.
    Sulla base del Progetto CLIMAGRI in Piemonte, il 19% del territorio, pari a 4.852 su 25.399 kmq, è a rischio desertificazione. Nel Dicembre 2007, è stato pertanto sottoscritto, tra il Ministero dell’Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per la Difesa del Suolo e la Regione Piemonte - Direzione Ambiente, uno specifico Accordo di Collaborazione con l’obiettivo di sviluppare un “Progetto pilota per contrastare fenomeni di siccità e desertificazione nel territorio della Regione Piemonte”.
    I principali obiettivi del progetto pilota sono stati i seguenti:

    • La mappatura  e la delimitazione delle Aree a rischio di desertificazione nel territorio della Regione Piemonte (1:250.000);
    • L’individuazione delle misure e delle azioni di mitigazione e di lotta alla desertificazione;
    • La realizzazione di interventi di prevenzione e mitigazione a carattere sperimentale e/o dimostrativo.
    • L’attività di informazione e di sensibilizzazione nei confronti delle problematiche legate alla siccità ed alla desertificazione.

    Lo sviluppo metodologico e scientifico ed i risultati delle attività progettuali, svolte in collaborazione con l’Università di Torino Dipartimenti di Economia e di Ingegneria Agraria, Forestale e Ambientale e con l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente di Torino,  sono ampiamente descritti nella Relazione “Progetto Pilota per contrastare fenomeni di siccità e desertificazione nel territorio della Regione Piemonte” (anni 2010 - 2011).

    Approfondimenti

    Scarichi

    Scarichi di acque reflue domestiche soggetti alla riapertura dei termini di cui alla l.r. 6/2003 – Seconda proroga dei termini:

    L’articolo 44 della legge regionale 21 aprile 2006, n. 14 (Legge finanziaria per l’anno 2006), prorogava i termini di cui all’articolo 2, commi 1 e 3 della legge regionale 7 aprile 2003, n. 6 in materia di autorizzazione agli scarichi delle acque reflue domestiche non recapitanti in pubblica fognatura.
    Il termine per la presentazione delle domande da parte di coloro che non avessero ancora richiesto la suddetta autorizzazione era prorogato al 30 giugno 2007, con decorrenza dal 1° luglio 2005.
    Con deliberazione della Giunta Regionale n. 13-9588 del 9 giugno 2003 venivano approvati la modulistica e i criteri e gli indirizzi per lo svolgimento dei procedimenti amministrativi per gli scarichi soggetti alla suddetta riapertura dei termini.

    Servizio Idrico Integrato
    Valutazione delle risorse idriche utilizzabili per obiettivi multipli attraverso la realizzazione di alcuni grandi invasi artificiali in Piemonte

    Disposizioni in materia di progettazione e autorizzazione provvisoria degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane:

    Il regolamento regionale n. 17/R del 16 dicembre 2008, entrato in vigore in data 1 marzo 2009, disciplina la progettazione e l'autorizzazione provvisoria degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane ai sensi della legge regionale n. 61 del 29 dicembre 2000 attuativa, tra l'altro dell'art.47 del decreto legislativo 152/99 poi trasposto nell'art.126 del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 (Norme in materia ambientale), che demanda alla Regione la disciplina delle modalità di approvazione dei progetti degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane nonché delle modalità di autorizzazione provvisoria necessaria all'avvio degli impianti anche nel caso di realizzazione per lotti funzionali.

    A sua volta l'art. 31 delle norme del Piano regionale di tutela delle acque, approvato con la Deliberazione del Consiglio regionale n. 117 – 10731 del 13 maggio 2007, tra le misure per la tutela qualitativa prevede, al fine di garantire la corretta funzionalità degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane, che siano disciplinate le modalità:
    a) di approvazione dei relativi progetti;
    b) di autorizzazione provvisoria allo scarico durante l'avviamento dei nuovi impianti ovvero in caso di realizzazione per lotti funzionali;
    c) di esercizio provvisorio a seguito di intervento straordinario su impianti esistenti, di gestione nelle fasi di manutenzione programmata e durante i periodi di interruzione del servizio di depurazione.
    Con il suddetto regolamento è stato pertanto introdotto un insieme di regole per ricondurre in un unico contesto la progettazione degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane e la relativa approvazione nonché il relativo regime autorizzativo, quest'ultimo solo in relazione ai determinati periodi nei quali, per motivazioni oggettive o di forza maggiore, non risulta possibile il rispetto dei limiti di emissione prescritti dal vigente ordinamento.
    Il regolamento stabilisce, infatti, che la valutazione tecnico amministrativa dei progetti degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane, di competenza dell'Autorità d'ambito è propedeutica all'approvazione del progetto ed alla relativa dichiarazione di pubblica utilità.
    A tal fine viene previsto che gli elaborati progettuali, individuati dalla normativa in tema di contratti pubblici, siano integrati da appositi disciplinari atti a definire le caratteristiche di qualità e le modalità dello scarico durante le fasi di avviamento di un nuovo impianto o durante gli interventi sugli impianti esistenti relativi a parti nevralgiche dei medesimi e che quindi ne compromettono temporaneamente l'efficienza; per tutti gli impianti di depurazione viene inoltre introdotto l'obbligo di dotarsi di un disciplinare di gestione speciale ovvero dedicato a regolare i periodi di manutenzione programmata in cui non è possibile il mantenimento dei limiti di emissione autorizzati; infine sono state disciplinate le modalità di ripristino funzionale dell'impianto in esito a interruzioni dovute a forza maggiore.
    Il monitoraggio complessivo del funzionamento degli impianti di depurazione viene attribuito all'ARPA nel contesto della propria attività ordinaria di vigilanza e controllo nonché all'Autorità d'ambito ai fini della valutazione del sistema di premialità o penalità connesso alla funzionalità della gestione del servizio idrico integrato.

    Riferimenti normativi:

    • Regolamento regionale n. 17/R del 16 dicembre 2008
    • Legge regionale n. 61 del 29 dicembre 2000
    • Articolo 31 delle Norme del Piano regionale di Tutela delle acque approvato con D.C.R. del 13 marzo 2007, n. 117 - 10731

     

    Piano regionale di Tutela delle Acque: Misure di Area per il conseguimento dell'obiettivo dell'abbattimento del carico in ingresso a tutti gli impianti di depurazione delle acque reflue urbane del territorio regionale - (D.G.R. n. 7 - 10588 del 19/01/2009):

    Ai sensi della Direttiva 91/271/CE, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, e del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante “Norme in materia ambientale” per evitare ripercussioni negative
    dichiarate sensibili ai fenomeni di eutrofizzazione tali trattamenti devono essere più spinti per conseguire l’abbattimento dei cosiddetti nutrienti (azoto e fosforo) ritenuti la causa principale dei predetti fenomeni. Inoltre la conformità degli scarichi delle acque reflue urbane ai requisiti fissati dall’allegato I della direttiva 91/271/CE ed adottati integralmente con l’allegato 5, parte III, del D.Lgs. n. 152/2006 è definita sulla base della classe di consistenza, espressa in abitanti equivalenti (a.e.), dell’agglomerato dal quale hanno origine ed in ragione della tipologia dell’area di appartenenza (area sensibile o bacino drenate di area sensibile).
    Secondo quanto stabilito dalla delibera n. 7 del 3 marzo 2004 dell’Autorità di bacino del Fiume Po avente ad oggetto “Adozione degli obiettivi e delle priorità di intervento ai sensi dell’art. 44 del D.Lgs. n. 152/1999 e successive modifiche ed integrazioni”; l’intero territorio regionale si configura come bacino drenante delle aree sensibili “Delta del Po” e “Area costiera dell’Adriatico nord occidentale dalla foce dell’Adige al confine meridionale del Comune di Pesaro”.
    La novità sostanziale introdotta dalla delibera 7/2004, che individua il territorio Piemontese quale bacino drenante di aree sensibili, comporta, rispetto alla precedente situazione che considerava prevalentemente il territorio Regionale quale area normale, un forte impegno per il raggiungimento dell’obiettivo relativo all’abbattimento del carico di nutrienti in ingresso agli impianti a servizio di agglomerati con carico organico superiore a 2.000 a.e.. Il monitoraggio continuo del livello di mantenimento del suddetto obiettivo costituisce, allo stesso tempo, preciso riferimento per il Piano Regionale di Tutela delle Acque.
    A fronte dell’attività di monitoraggio dalla Direzione Ambiente è emerso che per il raggiungimento dell’obiettivo dell’abbattimento del 75% del carico complessivo dei nutrienti risultano necessari specifici Programmi di interventi di adeguamento dei sistemi di depurazione ad integrazione di quanto già previsto dal Piano Regionale di Tutela delle Acque nel proprio Programma di Misure individuate nelle Monografie d’Area, interventi strutturali relativi a Infrastrutturazioni di integrazione e/o accelerazione dei Piani d’Ambito (segmento fognario-depurativo).
    Per perseguire le suddette finalità ed ai sensi dell’art. 30 delle Norme di Piano del Piano Regionale di Tutela delle Acque, sono stati definiti, in collaborazione con le Segreterie tecniche delle Autorità d’Ambito, specifici programmi di interventi ed integrazione dei rispettivi Piani d’Ambito. I risultati della sopra descritta attività, condotta secondo uno specifico percorso metodologico condiviso con ATO e gestori, ha portato all’individuazione di un elenco di 33 impianti (su circa 160 impianti >2.000 a.e.), per i quali, con l’aggiornamento secondo la procedura prevista dallo stesso PTA delle 23 Monografie d’area (su 34 aree idrogr afiche individuate dal PTA), vengono specificati i nuovi limiti di accettabilità dello scarico e le relative tempistiche di adeguamento.
    Per le motivazioni sopra richiamate si è ritenuto necessario procedere alla modifica ed integrazione del Programma di Misure individuate nelle Monografie d’Area del Piano Regionale di Tutela delle Acque, ed in occasione della seduta della Conferenza delle risorse idriche del 26 novembre 2008 è stato approvato il provvedimento denominato “Piano regionale di Tutela delle Acque - Misure di Area per il conseguimento dell’obiettivo dell’abbattimento del carico in ingresso a tutti gli impianti di depurazione delle acque reflue urbane del territorio regionale”. Tale provvedimento è stato successivamente approvato dalla Giunta Regionale con D.G.R. n. 7–10588 del 19 gennaio 2009.
    L’attività di monitoraggio dei livelli di efficienza dei sistemi di depurazione a servizio degli agglomerati aventi carico organico superiore a 2.000 a.e., consentirà di verificare il grado di raggiungimento dell’obiettivo relativo all’abbattimento del 75% del carico di nutrienti, di valutare la necessità di ulteriori interventi nonchè di assolvere agli obblighi informativi verso la Commissione Europea sullo stato di attuazione della Direttiva 91/271/CE

    Riferimenti normativi:

    • D.G.R. n. 7-10588 del 19 gennaio 2009
    • Articolo 20 delle Norme del Piano regionale di Tutela delle Acque approvato con D.C.R. del 13 marzo 2007, n. 117-10731
    • Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 "Norme in materia ambientale" – Allegato 5: Limiti di emissione degli scarichi idrici
    • Delibera n. 7 del 3 marzo 2004 dell'Autorità di Bacino del Fiume Po
    • Direttiva 91/271/CE concernente il trattamento delle acque reflue urbane
    • Legge regionale 20 gennaio 1997, n. 13 concernente la Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali per l'organizzazione del servizio idrico integrato

    Uso delle acque pubbliche

    Attuazione delle Linee Guida ministeriali del 31 luglio 2015 sulla quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo:

    D.G.R. n. 27-5413 del 24 luglio 2017 - Allegato 1 “Disciplina relativa alle modalità di quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo ed alla raccolta, trasmissione, e gestione dei dati”, nel quale sono definiti i soggetti coinvolti, i dati da trasmettere e le modalità di gestione dei flussi di informazione dal sistema regionale Web-Misuratori al sistema nazionale SIGRIAN, quale completa attuazione delle Linee Guida ministeriali del 31 luglio 2015 sulla quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo e della D.G.R. del 19 dicembre 2016 n. 43-4410

     

    Procedura per la stima delle curve di durata delle portate:

     

    Linee guida per la verifica del fabbisogno irriguo, la revisione delle concessioni e il calcolo dei riparti in condizioni di magra:

    Con le “Linee guida per la verifica del fabbisogno irriguo, la revisione delle concessioni e il calcolo dei riparti in condizioni di magra” approvate con D.G.R. 14 aprile 2008 n. 23 - 8585 e D.G.R. 21 luglio 2008 n. 23-9242, in coerenza con le previsioni del Decreto legislativo 152/2006 del Piano regionale di Tutela delle acque (approvato con DCR del 13 marzo 2007, n. 117-10731) e del Regolamento regionale 10/R del 2003, sono state definite le modalità di:
    verifica del fabbisogno irriguo per quantificare la portata massima e media concedibile;
    attivazione della procedura di revisione delle concessioni per asta fluviale;
    riparto dell’acqua in condizione di magra ordinaria tra i legittimi utenti su ciascuna singola asta fluviale.
    Il documento, messo a punto con il supporto scientifico della facoltà di Agraria dell’Università di Torino, è stato discusso e condiviso con le Province, la Direzione regionale Territorio rurale (ora direzione Agricoltura), le Organizzazioni professionali del comparto agricolo e con i Consorzi irrigui di secondo grado.
    Alla deliberazione di Giunta del 14 aprile 2008 sono allegati il software per il calcolo dei fabbisogni irrigui comprensoriali (Quant4) e le relative istruzioni e modalità d’uso.
    Le linee guida consentono di orientare e armonizzare l’azione delle Autorità concedenti nella fase di istruttoria finalizzata al rinnovo delle grandi derivazioni irrigue e all’eventuale revisione dei titoli validi di concessione delle derivazioni, grandi o piccole, per asta fluviale, al fine di rendere oggettiva l’attività di quantificazione della portata di concessione rapportandola al fabbisogno colturale (stimato anche attraverso le carte regionali del drenaggio e dell’uso del suolo) ed alla disponibilità idrica dell’area su cui gravano i prelievi.
    Le linee guida forniscono, altresì, indicazioni circa le modalità di riparto della risorsa idrica in presenza di criticità quantitative, fenomeno sempre più ricorrente negli ultimi anni sia per il ridursi dell’accumulo nevoso (con talune sporadiche eccezioni) che influisce negativamente sui deflussi naturalmente disponibili, sia per la diversa distribuzione delle precipitazioni nel periodo primaverile/estivo. Obiettivo della linea guida è quello di rapportare le eventuali riduzioni temporanee dei prelievi irrigui non più al titolo di concessione (portata massima) quanto al fabbisogno effettivo della singola annata agraria in relazione al riparto colturale in atto ricostruito per ogni singolo consorzio.

    Riferimenti normativi:

    • Decreto legislativo 152/2006 del Piano regionale di Tutela delle acque
    • Linee guida per la verifica del fabbisogno irriguo, la revisione delle concessioni e il calcolo dei riparti in condizioni di magra DGR 14 aprile 2008 n. 23 –8585 e D.G.R. 21 luglio 2008 n. 23-9242;
    • Allegato A parte II del regolamento regionale 10/R approvato con D.P.G.R. 29 luglio 2003;
    • Articolo 96, comma 9 del decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006;
    • Articolo 40 delle norme del Piano regionale di tutela delle acque approvato con DCR del 13 marzo 2007, n. 117-10731

     

    Disposizioni per la prima attuazione del Deflusso Minimo Vitale. Regolamento 8/R/2007:

    Con il regolamento regionale 8/R del 17 luglio 2007, pubblicato sul Bollettino Ufficiale n. 29 del 19 luglio 2007 ed in vigore dal 4 agosto 2007, sono state emanate le disposizioni per la prima attuazione del Deflusso Minimo Vitale, strumento che costituisce imprescindibile attuazione del principio di salvaguardia di una risorsa riconosciuta strategica e limitata attraverso l’estensione generalizzata dell’obbligo di mantenimento di condizioni minime di deflusso già applicato da oltre un decennio alle nuove derivazioni sulla base dei criteri definiti dalla deliberazione della Giunta regionale 26 aprile 1995 n. 74-45166.
    In coerenza ai criteri adottati con il decreto ministeriale del 28 luglio 2004, all’atto di indirizzo emanato dall’Autorità di bacino del fiume Po in data 7 marzo 2004 e ai criteri dettati dal Piano di tutela delle acque, è previsto un DMV di base, applicabile alla generalità dei prelievi, e di un DMV ambientale, applicabile ai corsi d’acqua significativi, a quelli potenzialmente influenti sugli stessi o di rilevante interesse ambientale, a quelli ricadenti nelle aree ad elevata protezione nonché ai corsi d’acqua che richiedono protezionee miglioramento per essere idonei alla vita dei pesci.
    Il regolamento dispone la fissazione dei termini temporali entro i quali dovrà essere rilasciato il valore di base, e ove richiesta, la componente ambientale, stabiliti rispettivamente al 31 dicembre 2008 e al 31 dicembre 2016 ed è improntato alla responsabilizzazione degli utenti che, salvo specificati casi particolari, sono tenuti al rilasciodel DMV nel rispetto dei criteri introdotti dal regolamento senza preventivi provvedimenti dell’autorità concedente, nonché alla massima semplificazione delle procedure amministrative e degli adempimenti formali, attraverso opportuni meccanismi di adeguamento automatico dei disciplinari in atto.
    Nel disciplinare i rilasci del DMV nei bacini di estensione inferiore ai 50 chilometri quadrati il provvedimento introduce, nelle moredella conclusione degli specifici studi in corso relativi all’idrologia dei piccoli bacini montani, alcuni elementi di flessibilità nella gestione dei rilasci consentendo, nel caso di prese plurime, di concentrare gli stessi sulle prese principali overicorrano tutte le condizioni previste dalla norma, mentre le modalità di quantificazione e gestione dei rilasci dalle dighe, in relazione alla particolare complessità e delicatezza degli interventi richiesti, sono demandate a linee guida da emanarsi da parte della Giunta Regionale.
    Come previsto dal Piano di tutela è prevista una deroga temporanea automatica sui tratti di corsi d’acqua che alimentano i grandi sistemi irrigui della pianura e che sono caratterizzati da squilibri del bilancio idrico, prevedendo un DMV ridotto al 30% nel periodo della massima idroesigenza irrigua. Deroghe sono altresì previste per l’approvvigionamento potabile, per gli usi marginali della risorsa e nel caso di prelievi da corsi d’acqua che per condizioni naturali sono soggetti ad asciutte di durata superiore a 60 giorni all’anno consecutivi. Stante l’oggettiva complessità del sistema dei prelievi si è ritenuto opportuno prevedere inoltre una facoltà di deroga in relazione a situazioni di particolare carenza idrica e per ragioni di interesse generale. con espresso obbligo di comunicazione alla Regione e all’Autorità di bacino.
    Fermo restando l’obbligo di rilascio del DMV entro il 31 dicembre 2008, la nuova disciplina prevede che per i prelievi esistenti siano adeguate le opere di presa eventualmente anche con modalità provvisorie, consentendo di completare i lavori di adeguamento entro il 31 dicembre 2010. Non sono invece soggetti all’obbligo di adeguamento delle opere di presa le derivazioni marginali attuate mediante accumulo precario di materiale d’alveo o mediante organi mobili.
    Viene infine disciplinata la sperimentazione volontaria, finalizzata alla migliore taratura degli obblighi di rilascio in relazione alle specifiche situazioni locali al fine di definire rilasci che possano contemperare al meglio due esigenze contrapposte e rilevanti: la tutela dell’ambiente e il mantenimento della produzione elettrica da fonte idraulica al più alto livello possibile stante il benefico contributo che la stessa fornisce ai fini del rispetto degli impegni assunti con il Protocollo di Kyoto.

    Riferimenti normativi:

    • Regolamento regionale 8/R del 17 luglio 2007
    • Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61
    • Art. 95 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152

     

    Prima definizione degli obblighi concernenti la misurazione dei prelievi e delle restituzioni di acqua pubblica. Regolamento 7/R/2007:

    Con il regolamento regionale 7/R del 25 giugno 2007, pubblicato sul Bollettino Ufficiale n. 26 del 28 giugno 2007 ed in vigore dal 13 luglio 2007, sono stati definiti i primi obblighi concernenti la misurazione dei prelievi e delle restituzioni di acqua pubblica.
    Tale provvedimento è stato emanato in attuazione della legge regionale29 dicembre 2000, n. 61 che demanda la materia ad un regolamento della Giunta regionale al finedi dare attuazione all'articolo 22 del decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152, oggi trasfuso all'articolo 95 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, recante norme in materia ambientale.
    Le disposizioni del regolamento sono finalizzate a disporre delle informazioni necessarie alla predisposizione del bilancio idricoe idrogeologico, verificare l'incidenza del sistema dei prelievi e delle restituzioni sugli squilibri quantitativi in attoe prevedere l'introduzione di misure finalizzate alla loro mitigazione.
    L'attività conoscitiva degli impatti esercitati dalle attività antropiche sull'ambiente idrico rappresenta infatti un elemento fondamentale nel nuovo approccio di governo delle acque coerente con le indicazioni della Direttiva quadro 2000/60/CE, necessario per accedere ad una corretta pianificazione delle risorse idriche, alla redazione di bilanci idrici accurati e attendibili e alla previsione delle azioni necessari per conseguire una efficace tutela quali-quantitativa della risorsa.
    Gli obblighi di misurazione previsti dal regolamento riguardano unicamente i prelievi e le restituzioni che superano una soglia ritenuta significativa rispetto agli obiettivi fissati, modulata in funzione delle potenzialità idrologiche naturali del sottobacino su cui incidono.
    In funzione degli obiettivi che persegue, il regolamento escludedall'assoggettamento agli obblighi di misura i prelievi marginali che per loro natura determinano una pressione trascurabile sulla risorsa idrica naturale.
    E' tuttavia fatta salva la facoltà per le Amministrazione provinciali di poter motivatamente sottoporre agli obblighi di misura previsti dal regolamento anche prelievi e restituzioni sotto la soglia indicata dal regolamento alverificarsi di particolari condizioni puntualmente elencate.
    Il regolamento, mentre produce effetti immediati nei confronti dei nuovi prelievi che potranno essere attivati solo se dotati di idonea strumentazione di misura, prevede invece una gradualità per l'applicazione degli obblighi relativamente a quelli esistenti rapportandola alla potenzialità idrologica del sottobacino.

    Riferimenti normativi:

    • Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61
    • Art. 95 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152
    • Regolamento regionale 7/R del 25 giugno 2007
    • Allegato C - regolamento 7/R: Registro delle misure e schede di trasmissione dei dati
    • Web-Misuratori - D.G.R. n. 35-6747 del 25 Novembre 2013

     

    Concessione di derivazione di acqua pubblica - Regolamento 10/R/2003:

    Entra in vigore dal 1° ottobre 2003 il Regolamento regionale 10/R recante: "Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione diacqua pubblica", pubblicato sul 2° supplemento ordinario al BURP n. 31 del 31 luglio 2003.
    Tale regolamento è stato emanato in attuazionedella legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61 che, attraverso il meccanismo della delegificazione, ha affidato allo strumento regolamentare la disciplina dei procedimenti di rilascio delle concessioni di derivazionedi acque pubbliche alla luce dei più recenti criteri di semplificazione amministrativa.
    Con tale regolamento è stata infatti operata una profonda semplificazione delle procedure di rilascio dei titoli abilitativi all'utilizzazione di acqua pubblica, ad oggi ancora disciplinate dal Regio Decreto 1775/1933, nonché una loro revisione alla luce dei nuovi principi di tutela quantitativa delle risorse idriche.
    In attesa dell'emanazione delle direttive statali sulla gestione del demanio idrico prevista dal d.lgs 112/98, con il regolamento emanato si intende, da un lato, consentire alle Province di far fronte adeguatamente agli adempimenti di loro competenza in materia di concessioni di derivazioni di acqua pubblica e, dall'altro, porre le basi per un più complessivo riordino della materia.

    Riferimenti normativi:

    • Regolamento regionale 10/R
    • 2° supplemento ordinario al BURP n. 31 del 31 luglio 2003
    • Legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61

     

    Modulistica:

     

    Canoni per uso delle acque pubbliche

     

    Modalità di pagamento del canone per uso di acqua pubblica:

    Il pagamento del canone per uso di acqua pubblica può essere effettuato utilizzando le seguenti modalità:

    • mediante bollettino postale su c/c postale n. 22208128;
    • con bonifico bancario codice IBAN IT 03 T 07601 01000 000022208128

    riportando:

    • il beneficiario "Regione Piemonte"

    • la causale di pagamento specificando: Codice Utenza e Anno al quale si riferisce il pagamento seguiti dalle parole "Canone uso di acqua pubblica".

    Il canone dovuto deve essere pagato entro il 31 gennaio dell'anno di riferimento.
    Il mancato ricevimento dell'avviso di pagamento non esonera dall'obbligo del versamento del canone.

     

    Istanza di rimborso di quote di canone demaniale per uso di acqua pubblica:

    L'istanza di rimborso di quote di canone demaniale per uso di acqua pubblica impropriamente versate alla Regione deve essere redatta compilando e sottoscrivendo l'apposito MODULO da inviare al seguente indirizzo:
    Regione Piemonte
    Direzione Ambiente, Governo e Tutela del territorio
    Settore Tutela delle acque
    Via Principe Amedeo, 17
    10123 TORINO

    oppure a mezzo p.e.c. al seguente indirizzo: territorio-ambiente@cert.regione.piemonte.it
    All'istanza deve essere allegata copia fotostatica di un documento di identità valido
    Per ogni eventuale chiarimento è possibile contattare la Direzione Ambiente, Governo e Tutela del territorio, inviando una e-mail
    a uso.acqua@regione.piemonte.it , oppure telefonando al numero verde della Regione Piemonte 800-333444 .

     

    Importi unitari e canoni minimi relativi all'uso di acqua pubblica:

    Dal 1° gennaio 2006, data di entrata in vigore del Regolamento regionale 6/R del 10 ottobre 2005, non trovano più applicazione nell’ordinamento regionale le norme statali in materia di misura dei canoni per l’utilizzo delle acque pubbliche.
    Con tale regolamento sono stati infatti rideterminati gli importi unitari e i canoni minimi relativi all'uso di acqua pubblica per l’anno 2006, che saranno aggiornati ogni tre anni a partire dal 1° gennaio 2007, sulla base del tasso di inflazione programmato.
    I canoni unitari da applicare nel 2009 riportati in tabella sono stati ricavati maggiorando gli importi convenuti nel 2008 in misura pari al tasso di inflazione programmata, come stabilito dalla determinazione dirigenziale in data 15 novembre 2006 n. 283/24.
    Per ogni eventuale approfondimento è possibile rivolgersi al dott. Davide Calà, telefonando al numero 011-432.4467 o inviando una e-mail all'indirizzo uso.acqua@regione.piemonte.it.

    Importi unitari correnti nel 2019

    Importi unitari correnti nel 2018

    Importi unitari correnti nel 2017

    Importi unitari correnti nel 2016

    Importi unitari correnti nel 2015

    Importi unitari correnti nel 2014

    Importi unitari correnti nel 2013

    Importi unitari correnti nel 2012

    Importi unitari correnti nel 2011

    Importi unitari correnti nel 2010

    Importi unitari correnti nel 2009

    Importi unitari correnti nel 2008

    Importi unitari correnti nel 2007

    Riferimenti normativi:

     

    Disciplina dei canoni regionali per l’uso di acqua pubblica - Regolamento regionale 15/R/2004 e Regolamento regionale 6/R/2005:

    Dal gennaio 2001 le funzioni in materia di determinazione, introito e destinazione dei canoni demaniali per uso di acqua pubblica sono esercitate dalla Regione in forza dei disposti del decreto legislativo 112/1998 e dei successivi provvedimenti nazionali e regionali di attuazione.

    Conseguentemente con la Legge finanziaria 2002 (l.r. 5 agosto 2002 n. 20, Capo III, articoli 12, 14. 15, 16 e 18) sono state poste le basi per la nuova disciplina del sistema di determinazione e riscossione dei canoni per l’uso delle acque pubbliche, nel rispetto dei principi fondamentali della legislazione statale e in applicazione delle linee della politica regionale di settore.

    In sede di prima attuazione della predetta legge regionale, è stato quindi emanato il regolamento regionale 15/R del 6 dicembre 2004, con il quale sono stati disciplinati i fondamentali istituti del processo di versamento, introito e riscossione dei canoni, tra cui i casi di esenzione, riduzione o maggiorazione del canone, le modalità di versamento del canone, il rimborso delle somme versate in eccesso e gli interessi dovuti per omesso, insufficiente o ritardato pagamento.

    Al fine di dare compiuta definizione alla nuova e organica disciplina della materia, con il regolamento regionale 6/R del 10 ottobre 2005 si è provveduto alla determinazione, per ogni uso dell’acqua, dell’importo unitario del canone dovuto annualmente e la misura del canone minimo.

    Pertanto dal 1° gennaio 2006, data di entrata in vigore del regolamento in questione, non trovano più applicazione nell’ordinamento regionale le norme statali in materia di misura dei canoni per l’utilizzo delle acque pubbliche, bensì quelli determinati dall’Amministrazione regionale.

    Riferimenti normativi:
    Decreto del Presidente della Giunta regionale 8 aprile 2015, n. 3/R. -Regolamento regionale recante: “Adeguamento del regolamento regionale 6 dicembre 2004, n. 15/R (Disciplina dei canoni regionale per l’uso di acqua pubblica ‘Legge regionale 5 agosto 2002, n. 20’ e modifiche al regolamento regionale 29 luglio 2003, n. 10/R ‘Disciplina dei procedimenti di concessione di derivazione di acqua pubblica’)” - BURP n. 15 del 16 / 04 / 2015
    Regolamento regionale 15/R del 6 dicembre 2004
    Regolamento regionale 6/R del 10 ottobre 2005
    Legge regionale 5 agosto 2002 n. 20

    Misure di mitigazione

    Fasce tampone riparie vegetate
    Ai sensi dell’art. 115 del d.lgs. 152/2006 è necessario assicurare il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea in una fascia di almeno 10 metri dalla sponda dei corpi idrici naturali.”
    Il Piano di Tutela delle Acque (PTA) prevede di restringere tale disposizione ai soli corpi idrici significativi.
    Una fascia di vegetazione spontanea rappresenta la misura di mitigazione ideale, ma le sponde dei corpi idrici si presentano spesso desertiche e spoglie.
    La vegetazione spontanea, peraltro, potrebbe anche ospitare specie alloctone invasive o avversità biotiche per le colture adiacenti.
    Laddove non esiste una fascia di vegetazione spontanea, il PTA prevede altresì la possibilità di realizzare e, opportunamente gestire, delle fasce tampone riparie vegetate con funzione di filtro per trattenere i sedimenti e gli eventuali inquinanti, di stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità.
    Nell’areale risicolo il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea è perseguito attraverso una gestione degli argini di risaia adiacenti i corsi d’acqua senza l’uso di prodotti chimici.
    Nell’ambito del 2° Piano di Gestione del Distretto idrografico del fiume Po (PdG Po 2015), adottato il 17 dicembre 2015 con deliberazione n° 1 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Po e approvato in via definitiva nel 2016, tra le misure per la tutela delle acque superficiali, con particolare riguardo alla mitigazione degli impatti correlati alle attività agricole, è previsto l’allestimento di fasce tampone riparie vegetate (codice misura KTM02-P2-a009 “Realizzazione di fasce tampone/ecosistemi filtro lungo il reticolo naturale ed artificiale di pianura”..
    La misura è  prevista per gli 81 corpi idrici superficiali che non raggiungono l’obiettivo ecologico “Buono”, come richiesto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE (WFD), a causa di impatti diffusi di origine agricola, quali l’eccesso di nutrienti (azoto e fosforo) e la contaminazione da prodotti fitosanitari.
    Gli 81 corpi idrici sono visualizzabili sul Geoportale, cercando il testo " fasce tampone" nel campo COSA? e poi cliccando in Mappa interattiva dal risultato di ricerca Corpi idrici sui quali allestire e gestire fasce tampone riparie ai sensi del PdGPo 2015 - 2021 Geo-Servizio-Wms / Mappa interattiva.E’ auspicabile che queste iniziative, volte a migliorare l’ambiente attraverso fondamentali servizi ecosistemici, siano attuate diffusamente sul territorio regionale e non soltanto nelle aziende ricadenti lungo gli 81 corpi idrici.
    E’ possibile aderire ad alcune operazioni delle misure del PSR per l’allestimento e la manutenzione della fascia tampone riparia vegetata, anche con priorità per i corpi idrici che al momento non raggiungono gli obiettivi di qualità.

    Manuali tecnici per l’allestimento e la gestione delle fasce tampone riparie
    Al fine di fornire un supporto tecnico per l’allestimento e la gestione delle fasce tampone riparie, sono state attivate collaborazioni con Enti Universitari e IPLA. In Allegati sono disponibili il Manuale per le fasce tampone riparie arbustive-arboree, il  Manuale per le fasce tampone riparie erbacee e i Criteri minimi per la realizzazione e la gestione delle fasce tampone riparie vegetate ai fini della mitigazione dall’uso dei prodotti fitosanitari .

    E’ possibile prendere visione di uno studio propedeutico al manuale, affidato all’Università di Torino, volto all’ “Applicazione di una metodologia per la valutazione del rischio   e per la scelta delle misure di mitigazione dei fenomeni di trasporto di prodotti fitosanitari e nutrienti ai corpi idrici superficiali attraverso ruscellamento e deriva, in attuazione delle direttive 2009/128/CE (Fitosanitari) e 2000/60/CE (WFD). MIRIAM

    Misure di mitigazione del rischio per la riduzione della contaminazione dei corpi idrici superficiali da deriva e ruscellamento
    Documento di orientamento