Per una maggiore autonomia del Piemonte

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Avere maggiori possibilità di intervento legislativo e di programmazione, eliminare sovrapposizioni di competenze, favorire la sussidiarietà tra enti locali e rafforzare lo sviluppo socioeconomico del territorio: sono questi i principi alla base della richiesta di maggiore autonomia per il Piemonte. Un percorso, la cosiddetta richiesta di autonomia differenziata, previsto dall’articolo 116 della Costituzione italiana, che è stato avviato formalmente dall’amministrazione regionale il 10 gennaio 2018, e che ha visto la partecipazione di associazioni di categoria, sindacati, università ed enti locali, in particolare della Conferenza permanente Regione-Autonomie locali e del Consiglio delle autonomie locali.

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia […] possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all'articolo 119.
                                                                  (Costituzione italiana, articolo 116, comma 3)

Cosa chiede il Piemonte

Sono otto le materie sulle quali il Piemonte ha avviato la negoziazione con il Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri:

  • governo del territorio e beni paesaggistici e culturali;
  • protezione civile e infrastrutture;
  • tutela del lavoro, istruzione tecnica e professionale, istruzione e formazione professionale e istruzione universitaria;
  • politiche sanitarie;
  • coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
  • ambiente;
  • fondi sanitari integrativi;
  • rapporti internazionali e con l’Unione europea.

Nella negoziazione sono compresi gli aspetti finanziari connessi all’autonomia differenziata, a fronte della necessità di contare su risorse certe per amministrare nuove competenze, nel pieno rispetto dei principi di solidarietà tra le Regioni e del coordinamento della finanza pubblica previsto dalla Costituzione. L’obiettivo, come sottolineato dal presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, è di puntare a un regionalismo virtuoso, che «non intende ottenere più potere e più soldi, bensì dare maggiore efficacia alle politiche della Regione».

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Le premesse: l'autonomia e la Costituzione

La riforma del Titolo V della Costituzione, avviata nel 2001, ha ridefinito i rapporti tra Stato e Regioni, accrescendo il campo di intervento legislativo regionale sia nelle materie di competenza esclusiva sia in quelle di competenza concorrente, dove allo Stato spetta la definizione dei principi e alle Regioni l’applicazione di norme di dettaglio.

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Con le modifiche introdotte dalla riforma, l’articolo 116 della Costituzione ha così previsto che possano essere attribuite alle Regioni «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» per le materie contenute nel terzo comma dell’articolo 117 (le materie a competenza concorrente) e per quelle del secondo comma, limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, alle norme generali sull’istruzione e alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Il percorso del Piemonte

Sulla base dei principi costituzionali, compresi quelli contenuti nell'articolo 119 che permette a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di avere «autonomia finanziaria di entrata e di spesa», a partire dal 10 gennaio 2018 l'amministrazione regionale ha:

  • approvato il documento di primi indirizzi per l'avvio del confronto con il Governo sulla richiesta di autonomia differenziata, con la delibera n. 1 - 6323;
  • promosso tavoli di lavoro specifici a livello locale, e integrato il documento d'indirizzo con le proposte emerse dalle rappresentanze piemontesi;
  • approvata in data 20 luglio 2018 la delibera di proposta al Consiglio regionale del documento d'indirizzo per l'attuazione dell'articolo 116 (delibera n. 2 - 7227);
  • adottata la deliberazione del Consiglio regionale n. 319-38783 che approva il documento d'indirizzo per l'avvio della trattativa con il Governo.

Il 30 gennaio 2019 sono stati avviati i tavoli tecnici presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che proseguiranno nei prossimi mesi, a partire da febbraio, sulle otto materie individuate.

Le materie in dettaglio

Con 1.061 comuni al di sotto di cinquemila abitanti, il 43% delle amministrazioni comunali in territorio di montagna, un sistema produttivo in continua evoluzione e trend di crescita rilevati nell’agricoltura e nei servizi, il Piemonte ha bisogno di governare al meglio le trasformazioni del territorio. Il sistema industriale attraversa infatti un intenso processo di ristrutturazione, dove al forte aumento delle esportazioni (+26,6% nel periodo 2005-2016) si accompagna una contrazione del numero di imprese capaci di innovare, segno della necessità di strategie d’avanguardia per sostenere al meglio il sistema produttivo e fare fronte alle nuove esigenze della società.
 

Governo del territorio, beni paesaggistici e culturali

La Regione Piemonte ha chiesto il riconoscimento di maggiore autonomia normativa in materia edilizia, in relazione ai costi delle trasformazioni, nonché nell’attuazione della pianificazione paesaggistica e nella gestione delle autorizzazioni per gli interventi sul territorio. Per quanto riguarda i beni culturali, il Piemonte intende adottare una strategia unitaria di promozione e valorizzazione, a garanzia di efficienza ed economicità nella lor gestione, come nel caso del Museo Egizio di Torino. Le principali richieste riguardano quindi la possibilità di:

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  • definire azioni, strumenti e politiche per promuovere processi di rigenerazione urbana;
  • gestire procedure, aspetti fiscali ed economici delle trasformazioni edilizie;
  • disporre di maggiore autonomia nella pianificazione paesaggistica;
  • eliminare il parere preventivo della Soprintendenza nelle autorizzazioni paesaggistiche per i comuni che abbiano adeguato il piano urbanistico generale al piano paesaggistico regionale;
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  • regionalizzare le risorse per interventi di difesa del suolo e mitigazione rischio idrogeologico;
  • legiferare sulla valorizzazione dei beni culturali dello Stato in territorio regionale;
  • gestire i fondi per beni Unesco stabiliti dalla legge 77/2006;
  • gestire la legge sulle minoranze linguistiche e i relativi fondi;
  • trasferire alla Regione le funzioni amministrative connesse alla tutela dei beni librari presenti sul territorio regionale e appartenenti a enti locali o loro enti gestori e concessionari.

Protezione civile e infrastrutture

La Regione chiede al Governo di individuare puntualmente le infrastrutture ferroviarie, gli aeroporti i porti e la rete stradale e autostradale da considerare di interesse nazionale, in modo da garantire uno sviluppo armonico del territorio regionale. Per le reti di trasporto e navigazione, la richiesta di maggiore autonomia riguarda la facoltà di:

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  • approvare infrastrutture strategiche di interesse regionale;
  • gestire concessioni autostradali in territorio regionale, con introito dei canoni;
  • avere la disponibilità di fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture stradali e ferroviarie;
  • accedere a risorse per acquisizione e rinnovo dei mezzi di trasporto locali;
  • trasferire al demanio regionale strade nazionali in territorio regionale.

Per le infrastrutture ferroviarie il Piemonte chiede l’attribuzione della potestà concessoria della rete fondamentale, complementare e delle linee di nodo attualmente conferite al gestore dell’infrastruttura nazionale, oltre alle reti di nuova costruzione. Per i porti e gli aeroporti civili la richiesta riguarda:

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  • la possibilità di approvare progetti ricadenti sul territorio regionale;
  • l’attribuzione della governance del sistema degli aeroporti piemontesi;
  • la richiesta di incidere maggiormente nell’individuazione di aree ad economia differenziata, nelle aree limitrofe a zone aeroportuali;
  • la possibilità di attuare distretti logistici integrati, anche in accordo con le altre Regioni confinanti.

Per la Protezione civile, infine, la richiesta si concentra sull’attribuzione della competenza a disciplinare contenuti e condizioni per l’individuazione di interventi edilizi e delle opere prive di rilevanza per l’incolumità pubblica ai fini sismici.

Tutela del lavoro, istruzione tecnica e professionale, istruzione e formazione professionale e istruzione universitaria

Per favorire l’inserimento lavorativo e sostenere le professionalità necessarie allo sviluppo del territorio, è fondamentale per il Piemonte potenziare la rete di servizi per l’impiego e migliorare gli interventi di politica attiva del lavoro, anche grazie al riconoscimento della centralità dell’Agenzia Piemonte Lavoro (come previsto dalla legge regionale n. 7/2018). Le attività di formazione e istruzione hanno quindi come obiettivo di aumentare le competenze a disposizione in relazione alle opportunità del territorio. In materia di tutela del lavoro, la Regione chiede quindi al Governo:

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  • un quadro di risorse stabili per il funzionamento dell’Agenzia Piemonte Lavoro, per rafforzare la rete informatica e per finanziare i livelli essenziali delle prestazioni;
  • maggiore autonomia nella gestione degli strumenti di politica attiva messi in campo;
  • un completo livello di autonomia per la gestione delle politiche in capo al Ministero e all’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (ANPAL);
  • la facoltà di vigilare sulla regolarità degli strumenti di politica attiva utilizzati.

In materia di educazione e formazione, l'autonomia garantita dall'articolo 116 della Costituzione permetterebbe di contrastare la dispersione scolastica, assicurare pari opportunità di accesso a percorsi di educazione e formazione, innalzare le competenze dei giovani e rendere disponibili alle imprese le professionalità necessarie a garantire un salto di qualità del sistema produttivo. Il Piemonte chiede quindi al Governo di avere la possibilità di:

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  • avere strumenti per un’offerta integrata di Istruzione tecnica professionale e Istruzione e Formazione professionale (IeFP);
  • definire accordi con l’Ufficio scolastico regionale per programmare l’offerta educativa e formativa;
  • ottenere risorse per garantire il diritto di scelta tra i sistemi dell’istruzione e quello dell’istruzione e formazione professionale;
  • finanziare in modo continuativo percorsi IFTS e ITS, nell’ottica di Industry 4.0;
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  • disporre delle funzioni di competenza statale in materia di edilizia scolastica e diritto allo studio;
  • disciplinare l’assegnazione di contributi alle scuole paritarie;
  • la disciplina dell'educazione degli adulti;
  • valorizzare delle forme di alternanza scuola-lavoro a tutti i livelli di istruzione e formazione;
  • avere competenza nella formazione terziaria universitaria, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni universitarie.

Politiche sanitarie

I temi sui quali il Piemonte intende consolidare l’autonomia regionale, in piena adesione ai vincoli di finanza pubblica, riguardano la tutela della salute e la necessità di offrire ai cittadini dei servizi in linea con i provvedimenti nazionali, come ad esempio i nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA) e l’obbligo vaccinale. La Regione chiede quindi:

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  • che le risorse del Fondo sanitario nazionale non abbiano vincoli di destinazione;
  • una maggiore autonomia nelle funzioni inerenti il sistema tariffario;
  • poter programmare l’offerta formativa dei professionisti sanitari, come ad esempio la formazione di medici specialistici;
  • la valorizzazione e dismissione del patrimonio edilizio obsoleto e non più utilizzabile per nuovi investimenti;
  • l’attribuzione di maggiori competenze sui vincoli cimiteriali;
  • più autonomia nella gestione del regime transitorio delle professioni sanitarie.

Coordinamento della finanza pubblica e governance istituzionale

Le caratteristiche del territorio piemontese rendono necessario assumere un ruolo di regia regionale negli investimenti, per ottimizzare gli spazi finanziari. Un sistema formato da Regione - enti di area vasta - comuni, che verrebbe a consolidarsi con la richiesta di:

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  • avere piena autonomia sulla disciplina dei tributi regionali, a partire dal bollo auto;
  • poter definire criteri, modalità e tempi per ricorrere all’indebitamento e agli investimenti da parte degli enti locali e della stessa Regione, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica;
  • rafforzare il ruolo della Regione nell’istituzione di zone economiche speciali (ZES);
  • limitare la legge statale di coordinamento della finanza pubblica alla definizione di principi e obiettivi generali;
  • avere piena autonomia organizzativa e di funzionamento, come previsto nell’articolo 123 della Costituzione.

Ambiente

Ampliare l’autonomia in materia ambientale significa permettere alle Regioni di applicare standard di tutela diversi da quelli fissati in ambito nazionale, in base a criteri di specificità territoriale. La Regione chiede quindi al Governo di:

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  • riconoscere la potestà legislativa nella semplificazione dei procedimenti ambientali;
  • salvaguardare le prerogative di indirizzo e vigilanza dell'Agenzia regionale per l’ambiente;
  • disporre di autonomia nell'organizzare i servizi di tutela ambientale;
  • riconoscere le funzioni amministrative, relative ai procedimenti di VIA, dei progetti di competenza statale di opere ubicate esclusivamente in territorio regionale;
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  • disciplinare il recupero di alcune categorie di rifiuti, in un’ottica di economia circolare;
  • stabilire i valori limite di emissione di determinati scarichi, in accordo con il Piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po e del Piano di tutela delle acque;
  • avere maggiore autonomia negli aspetti procedurali e finanziari sulla gestione di acque, bonifiche, discariche, impianti di smaltimento rifiuti, raccolta e riciclaggio rifiuti (speciali e urbani), contrasto ai cambiamenti climatici;
  • riconoscere alla Regione il diritto al risarcimento dei danni ambientali a fronte di una correlazione diretta tra danno e territorio.

Fondi sanitari integrativi

Per rispondere ai bisogni della popolazione, il Piemonte chiede una maggiore autonomia in materia di istituzione e gestione di Fondi sanitari integrativi, e la competenza a determinare un loro livello minimo di defiscalizzazione per favorirne l’adesione volontaria. A tale fine è necessario:

  • individuare forme di conversione, adesione o adeguamento dei Fondi sanitari esistenti;
  • offrire forma più favorevoli di esenzione fiscale per datori di lavoro e lavoratori.

Rapporti internazionali e con l’Unione europea

Nell'ottica di un maggior riconoscimento del ruolo regionale anche nell'ambito dell'Unione Europea, sono state avanzate le seguenti richieste di autonomia differenziata:

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  • l'accesso autonomo alla Corte di Giustizia, in caso di infrazioni inerenti le proprie competenze regionali e in caso di eventuali lesioni di interessi o prerogative da parte di istituzioni dell’UE o da altri soggetti in applicazione di norme europee;
  • nell’ambito della cooperazione transfrontaliera, la possibilità di stipulare accordi con gli Stati confinanti anche in mancanza di precedenti accordi tra governi. Una richiesta alla quale si affianca la possibilità di partecipare alla definizione di accordi con gli Stati confinanti per le materie di stretta ricaduta sul territorio regionale, come ad esempio i ristorni dei lavoratori transfrontalieri.