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Tbc, casi sporadici in linea con la media nazionale

 

In merito ai casi di tubercolosi che nelle ultime settimane sono stati segnalati a Torino, l’assessorato regionale alla Sanità della Regione Piemonte precisa che i valori di incidenza osservati in Piemonte non si discostano da quelli nazionali, circa 9 nuovi casi all’anno ogni 100.000 abitanti, dati peraltro equiparabili a quelli di altre regioni del nord e centro Italia (Veneto, Lombardia e Emilia Romagna).

Se si considerano solo i casi di malattia potenzialmente trasmissibile, i tassi di incidenza scendono a 3 su 100.000. Anche la distribuzione per età è paragonabile con il livello nazionale: in Italia i casi pediatrici (0-14 anni) corrispondono a circa il 3% del totale dei casi segnalati nell’anno (circa 20 casi), in Piemonte al 3,5%. La maggior parte dei casi si manifesta in modo sporadico; solo raramente emergono piccoli focolai epidemici di tipo familiare e, sempre raramente, la trasmissione dell’infezione può avvenire all’interno di comunità.

La tubercolosi è una malattia prevenibile e curabile: la principale misura di prevenzione primaria è trovare, curare e isolare tempestivamente i malati per impedire o ridurre la trasmissione dell’infezione. A questo fine per ogni caso segnalato viene effettuata un’inchiesta epidemiologica per risalire alla possibile fonte del contagio e per identificare eventuali soggetti infetti (eventualità possibile solo nelle persone che hanno avuto contatti prolungati e ravvicinati col caso) ed avviarli al trattamento preventivo.

In Piemonte in tutte le Asl sono stati previsti dei centri di riferimento territoriali (a Torino il presidio Cpa di Lungo Dora Savona 26) e ospedalieri per la prevenzione, diagnosi e cura della tubercolosi e nodi di sorveglianza epidemiologica locali (presso i servizi di Igiene pubblica) coordinati da centri di riferimento regionali (Seremi di Alessandria e Cpa di Torino).

“Vogliamo - precisa l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Monferino - rassicurare i piemontesi affinché non si diffondano inutili preoccupazioni. I nostri centri di monitoraggio hanno a questo proposito incrementato la loro attività per tenere sotto controllo la situazione. Stiamo valutando la possibilità di reinserire l’obbligo del certificato medico che attesti l’avvenuta guarigione degli alunni nelle scuole, procedura che è stata sospesa nel 2008 e che, per essere riattivata, richiede la modifica della relativa legge regionale. Una procedura che riteniamo comunque necessaria per monitorare ed eventualmente isolare casi di malattie infettive. Questo anche alla luce di un aumento dell’immigrazione e delle malattie che a volte ad essa sono legate”.

redazione

25 novembre 2011