Rifugi alpini

Riferimenti legislativi

Definizione

Sono definite rifugi alpini le strutture ubicate in luoghi idonei a costituire basi di appoggio per l’attività alpinistica, predisposte ed organizzate per fornire, mediante gestore, ospitalità, sosta, ristoro, pernottamento e servizi connessi, non raggiungibili in nessun periodo dell’anno attraverso strade aperte al traffico ordinario o attraverso linee funiviarie in servizio pubblico, fatta eccezione per gli impianti scioviari.


Modulistica

Con Determina Dirigenziale n° 184 del 22 aprile 2015 della Direzione Promozione della Cultura, del Turismo e dello Sport, si è provveduto ad approvare i nuovi modelli SCIA per l’avvio dell’attività, per le variazioni, per le cessazioni e sospensioni. Gli stessi dovranno essere usati in sostituzione dei precedenti.

La modulistica per l'apertura/avvio (compresa la "Denuncia attrezzature, caratteristiche e prezzi") è rinvenibile all'interno della sezione "Obblighi amministrativi per lo svolgimento dell'attività".

Il cartellino prezzi e la tabella prezzi sono rinvenibili all'interno della sezione "Pubblicità dei prezzi". La modulistica denominata "Comunicazione delle caratteristiche e dei prezzi" è rinvenibile all'interno della sezione "Obblighi del titolare".

AVVISO
I modelli aggiornati di "Denuncia delle attrezzature, delle caratteristiche e dei prezzi" e "Comunicazione delle caratteristiche e dei prezzi", sono stati pubblicati e sono disponibili (scaricabili) in questa pagina.
N.B. Si avvisa l'utenza che tali modelli (solo per rifugi e bivacchi) sono stati ripubblicati in data 30/09/2015 con alcune integrazioni che, per un disguido tecnico, non comparivano nei file pubblicati in precedenza.

Requisiti per svolgere l’attività di gestore dei rifugi alpini

Il soggetto gestore deve essere in possesso:

a) dei requisiti previsti dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.773 (Approvazione del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza);

b) dei requisiti previsti in materia di prevenzione incendi ai sensi del decreto del Ministro dell’Interno 9 aprile 1994 (Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l’esercizio delle attività turistico-alberghiere), qualora richiesti;

c) dei requisiti igienico-sanitari relativi alla struttura previsti dalla normativa vigente.


Oltre a quanto descritto sopra, il soggetto gestore deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

a) conoscenze ambientali della zona e del territorio di riferimento, delle vie di accesso al rifugio ed ai rifugi limitrofi;

b) capacità di assistenza sanitaria in caso di primo soccorso, con riferimento anche alle specificità del soccorso in ambiente alpino.


In caso di gestione indiretta del rifugio, il gestore è, altresì, individuato, sulla base di:

a) titoli di qualificazione che possano valorizzare le funzioni di gestione della struttura;

b) qualità del piano di iniziative rivolto ai clienti per promuovere, integrare e valorizzare l’offerta turistica della struttura;

c) conoscenza della lingua francese o inglese o tedesca quale requisito preferenziale.

Obblighi di gestione

La gestione di un rifugio alpino comporta i seguenti adempimenti:

a) apertura della struttura secondo quanto previsto dall’art. 7, comma 1 della l.r. 8/2010;

b) manutenzione dell’immobile e delle attrezzature affidate in uso;

c) costante revisione dei mezzi antincendio in dotazione;

d) mantenimento delle buone condizioni igienico-sanitarie del complesso, nonché della pulizia degli spazi ad esso adiacenti;

e) adozione di ogni possibile misura atta alla riduzione della produzione dei rifiuti con particolare riferimento agli imballaggi e ai prodotti monouso, obbligo di raccolta differenziata degli stessi secondo modalità concordate con il comune territorialmente competente nonché loro trasporto a valle mediante gli stessi mezzi utilizzati per i rifornimenti;

f) controllo ad inizio stagione, e periodicamente, dei percorsi escursionistici di accesso alla struttura ricettiva per verificare la loro percorribilità, sicurezza e segnaletica, in conformità alle disposizioni regolamentari regionali vigenti, al fine di comunicare tempestivamente, al comune territorialmente competente, le eventuali anomalie riscontrate;

g) ritiro della scheda contenente l’indicazione della meta alpinistica compilata, all’atto della partenza, da parte di chi pernotta nel rifugio;

h) esposizione, al fine di facilitare l’individuazione del rifugio e quale dimostrazione della sua apertura, della bandiera nazionale, nonché, nelle ore notturne o in caso di nebbia, accensione di apposita luce posta all’esterno dell’edificio che ne garantisca la visibilità;

i) esposizione in tutti i rifugi alpini, laddove sia possibile, del bollettino meteorologico;

j) adozione di buone prassi ambientali nella gestione del rifugio, con particolare riferimento al risparmio energetico nonché al risparmio e alla tutela delle risorse idriche;

k) adozione di strumenti per informare e sensibilizzare gli ospiti sugli impatti ambientali della gestione di una struttura alpina ed escursionistica nonché sulle modalità adottate per migliorare la gestione in un’ottica di attenzione all’ambiente.

Requisiti strutturali, tecnologici e dotazioni

I rifugi alpini presentano i seguenti requisiti strutturali e tecnologici e dispongono delle dotazioni di seguito elencate:

a) acqua potabile destinabile al consumo umano avente le caratteristiche previste dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n.31 (Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano). Qualora non sia possibile garantire la fornitura di acqua potabile, i rifugi si dotano di idoneo sistema di potabilizzazione. È ammessa la clorazione automatica con serbatoio inox di accumulo coibentato. È consentito il trattamento con raggi UV, purchè non sseguito da stoccaggio in cisterne o in vasche di raccolta. Il rifornimento di acqua può avvenire da sorgente, da scorrimento di superficie, da lago, da scioglimento di nevaio o ghiacciaio e da raccolta di acqua piovana. In caso di rifornimento da acqua superficiale, è richiesta la procedura di classificazione e trattamento secondo le vigenti normative. Sono installate, ove possibile, una o più fontanelle all’esterno, inserite nella rete di approvvigionamento del rifugio, con le medesime regole.
Devono essere effettuati accertamenti analitici annuali nei mesi tardo primaverili a cura del titolare o gestore. Se l’acqua non è potabile per motivi microbiologici e sono impossibili il trattamento con raggi UV o la clorazione automatica, ne è ammesso l’uso a fini domestici di lavaggio. In tal caso, è richiesta l’esposizione di appositi cartelli in quattro lingue – italiano, francese, inglese e tedesco – con relativa simbologia di avviso della non potabilità dell’acqua. È comunque assicurata la disponibilità di acqua per uso alimentare mediante utilizzo di prodotto preconfezionato. In caso di acqua non potabile per inquinanti chimici, nell’impossibilità di un adeguato trattamento di potabilizzazione, è necessario fornire il prodotto preconfezionato;

b) impianti tecnologici conformi alla normativa vigente e corredati da certificazione di conformità. In particolare, per le nuove realizzazioni e per le manutenzioni straordinarie dei rifugi esistenti sono da privilegiarsi gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, gruppi elettrogeni a ridotto impianto acustico e ambientale ed elettrodomestici di classe energetica A o superiore. In caso di utilizzo di stufe a legna, caminetti o assimilati, nei locali di installazione, in basso, occorre predisporre una presa d’aria esterna dotata di serranda per chiusure di necessità. In ogni caso, la realizzazione di tale tipologia di riscaldamento deve rispettare la specifica normativa UNI e non può essere installata in locali adibiti al pernottamento;

c) adeguati impianti di prevenzione degli incendi, ottemperando ai divieti e agli obblighi previsti dall’allegato A alla legge 18 luglio 1980, n.406 (Norme sulle attività alberghiere esistenti). Disposizioni per la prevenzione incendi);

d) un’apertura che garantisca l’uscita dal rifugio anche in caso di improvvisa nevicata;

e) dotazione di materiale e attrezzature di emergenza da concordarsi con il Soccorso Alpino e di materiale sanitario di pronto soccorso da concordarsi con il servizio sanitario regionale;

f) telefono o di altri sistemi di comunicazione per chiamata d’urgenza;

g) piazzola, convenientemente sistemata e opportunamente segnalata, idonea all’atterraggio di elicotteri in azione di soccorso nelle immediate vicinanze, ove possibile, dei rifugi alpini ed escursionistici;

h) un locale ristoro per la somministrazione di alimenti e bevande con possibile utilizzo del medesimo, anche da parte di escursionisti, per il consumo di proprie vivande. L’attività di ristorazione è limitata ad alimenti adeguatamente conservabili nella struttura. La preparazione di panini è consentita nella zona bar, qualora non sia disponibile una struttura di cucina, su piano rivestito in materiale lavabile e impermeabile, con pareti adiacenti rivestite in piastrelle o altro materiale equivalente e con disponibilità di un lavello;

i) opportuni spazi e idonei contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti;

j) nei casi in cui la zona non sia servita da pubblica fognatura, adeguati impianti di trattamento delle acque reflue, quali fosse settiche o sistemi alternativi in relazione alla presenza o meno a valle di opere di captazione ad uso civile, della natura geologica dei luoghi, della difficoltà dell’opera e del flusso turistico che insiste sul rifugio;

k) cuscini e materassi, sanificati e disinfestati almeno annualmente. Coperte e coprimaterassi, sanificati e disinfestati con cadenza almeno mensile. Lenzuola, sacchi-lenzuola e federe, che, ove si tratti di materiale non monouso, sono sostituiti ad ogni cambio di ospite. Presso la struttura è conservata la registrazione di tutti gli interventi periodici di pulizia e disinfestazione per l’eventuale verifica e controllo da parte degli uffici dell’ASL territorialmente competente;

l) adeguato spazio destinato al deposito degli scarponi, delle attrezzature e degli indumenti da asciugare;

m) un locale di fortuna sempre aperto, accessibile dall’esterno, per i rifugi alpini.

Requisiti di sostenibilità ambientale

I rifugi alpini, presentano i seguenti requisiti di sostenibilità ambientale:

a) presenza di sistemi per il recupero dell'acqua piovana e suo riutilizzo per gli usi civili consentiti dalla legge o per uso idropotabile previa potabilizzazione ai sensi della Parte I lett. a) del Regolamento regionale n°1/R dell’11 marzo 2011, attraverso serbatoi di accumulo, con idonei dispositivi per la filtrazione dell'acqua piovana e rilascio del "troppo pieno".

b) installazione di un degrassatore/disoleatore a monte del sistema di trattamento delle acque reflue per gli scarichi provenienti dalla cucina. I grassi accumulati sono smaltiti come rifiuti speciali;

c) nel caso di utilizzo di sistemi di generazione di energia elettrica da motori termici, occorre che la struttura sia dotata di idonei sistemi per il recupero del calore. Sono da privilegiarsi i generatori di calore a biomasse;

d) utilizzo di materiali e tecniche di edilizia ecoefficiente. Per i rifugi esistenti, sono consentite deroghe all'utilizzo di tali materiali e tecniche, unicamente in situazioni di comprovata inapplicabilità certificabili attraverso elaborati tecnici.

Requisiti igienico sanitari e dotazioni dei locali adibiti al pernottamento

I locali dei rifugi alpini adibiti al pernottamento presentano i seguenti requisiti igienico sanitari e dispongono della dotazioni sotto riportate:

a) cubatura minima pro capite pari almeno a metri cubi 4. Nel caso in cui due o più locali siano ampiamente e permanentemente intercomunicanti, il calcolo viene eseguito considerandoli come un unico locale;

b) altezza media minima di metri 2,20. In caso di altezze non uniformi o vani ricavati nel sottotetto, la parete più bassa non può comunque avere un'altezza minima inferiore a metri 1,40;

c) aperture fenestrate apribili in misura non inferiori a 1/15 della superficie in pianta.

Requisiti strutturali e dotazioni dei servizi igienici destinati agli utenti

I servizi igienici destinati agli utenti dei rifugi alpini presentano i seguenti requisiti strutturali e dispongono delle dotazioni sotto riportate:

a) accesso dall'interno del rifugio;

b) ventilazione, preferibilmente naturale, mediante finestre di superficie non inferiore a metri quadrati 0,40. In caso di ventilazione meccanica, la stessa deve assicurare una portata non inferiore a 5 ricambi orari;

c) altezza come specificata alla Parte III A 1, lettera b) del Regolamento regionale n°1/R dell’11 marzo 2011;

d) rivestimenti in materiale lavabile e disinfettabile fino ad un'altezza non inferiore a metri 1,40;

e) almeno un wc e un lavabo ogni 20 posti letto, una doccia ogni 30 posti letto, un lavello lavabiancheria, eventualmente anche esterno alla struttura. È ammessa l'installazione del lavabo immediatamente all'esterno del servizio. La superficie in pianta dei servizi igienici, di norma, è pari ad almeno metri quadrati 1,20 in caso di presenza di solo wc e a metri quadrati 2, in caso di presenza di wc e lavabo;

f) presenza di disimpegno atto a evitare la comunicazione diretta con i locali soggiorno, cucina e camere oltre 4 posti letto;

g) almeno n. 1 wc e un lavabo supplementare a disposizione di "ospiti non pernottanti", di norma collocati al piano dei locali di sosta, tenuto conto dell'afflusso turistico in determinate ore della giornata.

Requisiti e dotazioni dei locali destinati al personale

I locali dei rifugi alpini, destinati al personale, presentano i seguenti requisiti e dispongono delle dotazioni sotto riportate:

a) locali di alloggiamento per il gestore e/o personale con le caratteristiche di cui alle Parti III A 1 e A 2 del Regolamento regionale n°1/R dell’11 marzo 2011;

b) servizio igienico completo di wc, lavabo e doccia ad uso esclusivo del gestore e/o personale con le caratteristiche di cui alla Parte IV A 1 e A 2 del Regolamento regionale n°1/R dell’11 marzo 2011.

Requisiti e dotazioni dei locali adibiti a cucina nei rifugi alpini

I locali adibiti a cucina, nei rifugi alpini, presentano i seguenti requisiti e dispongono delle dotazioni sotto riportate:

a) altezza media minima di metri 2,20. Nel caso di altezze non uniformi o vani ricavati nel sottotetto, la parete più bassa non può comunque avere un'altezza minima inferiore a metri 1,80;

b) superficie minima di metri quadrati 8 per i rifugi nuovi o soggetti a ristrutturazione;

c) rivestimenti in materiale lavabile e disinfettabile fino a un'altezza non inferiore a metri 1,80;

d) pavimento lavabile e disinfettabile;

e) separazione della zona preparazione e cottura dalla zona lavaggio;

f) piani di lavoro rivestiti in materiale uniforme lavabile e disinfettabile;

g) doppio lavello o almeno lavello a doppia vasca, dotato di acqua calda e fredda con comando a leva lunga o a piede, in numero di due oltre i 100 posti letto, uno per la zona lavaggio e uno per la zona preparazione pasti;

h) frigorifero con separazione tra i diversi alimenti quali carni rosse e carni bianche, salumi e formaggi, verdure;

i) zona cottura con presa d'aria esterna e sistema di evacuazione fumi, conformi alla vigente normativa tecnica;

l) aperture fenestrate apribili in misura non inferiore a 1/15 della superficie in pianta, dotate di rete protettiva contro gli insetti;

m) idonei contenitori per la raccolta dei rifiuti con apertura a pedale;

n) idoneo locale o zona per il deposito di alimenti e bevande.

Requisiti e dotazioni dei locali per la sosta e il ristoro nei rifugi alpini

I locali dei rifugi alpini destinati alla sosta, al ristoro e alla somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, presentano i seguenti requisiti e dispongono delle dotazioni sotto riportate:

a) altezza media minima di metri 2,20. In caso di altezze non uniformi o vani ricavati nel sottotetto, la parete più bassa non può comunque avere un'altezza minima inferiore a metri 1,80;

b) superficie complessiva di almeno metri quadrati 25;

c) aperture fenestrate apribili in misura non inferiore a 1/15 della superficie in pianta;

d) opportuni spazi e idonei contenitori per la raccolta dei rifiuti.

Destinazione urbanistica

L’attività viene svolta utilizzando immobili a destinazione turistico-ricettiva.

Periodi di apertura

I rifugi alpini, sono aperti per un periodo minimo non inferiore a trenta giorni, anche non continuativi.

Il gestore, sentita la proprietà, se titolare di un contratto di gestione, ha facoltà di determinare periodi di apertura ulteriori rispetto a quelli sopra indicati, previa segnalazione alla Provincia, al Comune e all’ATL territorialmente competenti.

Abbattimento barriere architettoniche

Ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche, nei rifugi escursionistici raggiungibili da veicoli ordinariamente autorizzati al transito, si applicano le disposizioni normative di cui all' articolo 1, comma 2, della legge 9 gennaio 1989, n. 13 (Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati) e all'articolo 3, comma 4, lettera c) del decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236 (Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento delle barriere architettoniche), tenuto conto delle deroghe previste all'articolo 7, comma 5, dello stesso decreto.

Obblighi amministrativi per lo svolgimento dell’attività

Chiunque intende gestire un rifugio alpino, trasmette in via telematica con posta certificata allo Sportello Unico Attività Produttive (S.U.A.P.) sul cui territorio insistono le strutture e gli immobili da destinare all'attività, una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n.241 "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi" su apposito modello predisposto dalla struttura regionale competente corredato da alcuni allegati, tra i quali la “Denuncia delle attrezzature caratteristiche e prezzi”.

Il SUAP, ricevuta la segnalazione certificata di inizio attività, ne trasmette tempestivamente copia, sempre in via telematica, al Comune, all' Azienda Sanitaria Locale che esercita l'attività di vigilanza e, a fini informativi, ne trasmette altresì copia alla Provincia e all'agenzia di accoglienza e promozione turistica locale competenti per territorio.
Ogni variazione relativa a stati, fatti, condizioni e titolarità, indicati nella segnalazione di cui sopra è comunicata su apposito modello predisposto dalla struttura regionale competente entro e non oltre i dieci giorni successivi al suo verificarsi, allo Sportello Unico Attività Produttive competente per territorio, che procede come per la segnalazione certificata di inizio attività.

Sanzioni

Chiunque gestisce un’attività di Rifugio alpino senza aver presentato la SCIA è soggetto al pagamento della sanzione amministrativa da euro 2.000,00 a euro 6.000,00.

La violazione dell’art.4, comma 8 della l.r.8/2010, ovvero dell’obbligo di fornire, entro i termini previsti, le necessarie comunicazioni sulla variazione dell’attività, comporta l'applicazione della sanzione amministrativa da euro 1.000,00 a euro 3.000,00.

Il superamento della capacità ricettiva consentita di cui all’allegato B della l.r.31/85, come sostituito da ultimo dall’articolo 1 della l.r.15/99, fatto salvo il caso di necessità, comporta il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da € 500 a € 1.500.
Il superamento della capacità ricettiva prevista dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 17 della l.r.8/2010, comporta il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da € 500 a € 1.500.

Diffida, sospensione, revoca e cessazione

L'esercizio dell’attività, in mancanza della segnalazione certificata di inizio attività, comporta, oltre all'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, la cessazione dell'attività medesima.

In caso di sopravvenuta carenza rispetto ad una o più condizioni che hanno legittimato l'esercizio dell'attività, il Comune o altra autorità competente assegna un termine per il ripristino delle medesime, decorso inutilmente il quale, ordina la sospensione dell'esercizio dell'attività, fino ad un massimo di sessanta giorni.
Trascorso il periodo di sospensione senza il ripristino delle condizioni, il Comune ordina la cessazione dell'attività.
Entro cinque giorni dall'adozione dei provvedimenti di cui ai punti sopra il Comune informa la Provincia e l'Agenzia di accoglienza e promozione turistica locale competente per territorio.

Il titolare di Rifugio alpino che intende procedere alla sospensione temporanea o alla cessazione dell'attività deve darne preventivo o, se ciò non è possibile, contestuale avviso al comune attraverso la compilazione dei seguenti Modelli predisposti dalla struttura regionale competente:

  1. Comunicazione di Sospensione/Riavvio
  2. Comunicazione di Cessazione
Il periodo di sospensione temporanea dell'attività non può essere superiore a 6 sei mesi, prorogabili dal comune per fondati motivi, di altri sei mesi; decorso tale termine l'attività si intende definitivamente cessata.

Altri obblighi amministrativi

Il gestore deve obbligatoriamente:
  • comunicare giornalmente all’Autorità di Pubblica Sicurezza (Questura/Carabinieri di zona/ Sindaco) l’arrivo delle persone alloggiate e le relative generalità su apposite “schede di notificazione”;
  • comunicare alla provincia o alla città metropolitana o ad altro soggetto cui le relative funzioni sono delegate, i dati previsti dall' articolo 5 bis della legge regionale 5 marzo 1987, n. 12 "Riforma dell'organizzazione turistica - Ordinamento e deleghe delle funzioni amministrative in materia di turismo e industria alberghiera", introdotto dalla legge regionale 2 luglio 2003, n. 15, ai fini della rilevazione del movimento dei clienti e di agevolare la raccolta dei dati statistici nel settore del turismo; è altresì possibile la comunicazione dei dati in via telematica accedendo alla piattaforma informatica TUAP (Turismo arrivi e presenze). Per info: 011/4326206.
  • comunicare entro il 1° ottobre di ogni anno all’A.T.L. locale le caratteristiche e i prezzi che si intendono applicare dal 1° gennaio dell’anno seguente su apposita modulistica approvata dalla struttura regionale competente.

La mancata comunicazione dei prezzi e delle caratteristiche delle strutture ricettive o la comunicazione mancante di informazioni essenziali o contenente informazioni errate comporta l’implicita conferma della precedente comunicazione. Il titolare ha inoltre la possibilità di modificare i prezzi per il secondo semestre dell’anno inviando una seconda comunicazione entro il 1° marzo di ogni anno.

Liberalizzazione dei prezzi

I prezzi sono liberamente determinati dai titolari delle strutture turistico-ricettive così come disposto dalla l.r. 22/1995.

Pubblicità dei prezzi

È fatto obbligo ai titolari di tenere esposto in modo ben visibile al pubblico, nel locale di ricevimento degli ospiti, una tabella sulla quale siano indicati i prezzi conformemente all’ultima comunicazione trasmessa all’Atl.

È fatto altresì obbligo ai gestori di tenere esposto in modo ben visibile agli ospiti, nella camera/camerata o altro luogo di prestazione dei servizi, un cartellino contenente il prezzo dei servizi medesimi, conformemente a quelli comunicati all’Atl.

Il titolare deve consegnare agli ospiti, al momento dell’arrivo, un bollettino che indica il nome della struttura, il numero della camera o unità abitativa o posto letto assegnato, i servizi offerti e il relativo prezzo, i servizi supplementari e il relativo prezzo; per i gruppi, tale bollettino è consegnato al capogruppo.
Si prescinde dalla consegna del bollettino nel caso in cui la prenotazione e il pagamento dei servizi ricettivi vengano effettuati per conto dei clienti da organismi di intermediazione di viaggi o da altri organismi che li rappresentano.

Applicazione dei prezzi

I titolari devono praticare per i servizi offerti i prezzi indicati nella comunicazione trasmessa all’A.T.L. e al Comune e riportati nella tabella e nei cartellini prezzi.
Prezzi inferiori a quelli comunicati possono essere praticati nei seguenti casi:

  • gruppi organizzati composti da almeno 10 persone;
  • ospiti per periodi di soggiorno continuativo pari o superiore a 15 giorni;
  • bambini di età inferiore a 12 anni;
  • guide, accompagnatori, e interpreti a seguito di gruppi organizzati;
  • offerte promozionali di servizi ricettivi: periodi di bassissima stagione, formula week-end, accordi con aziende e tour operator.

I titolari devono altresì rispettare le norme e condizioni del contratto di ospitalità stabilite da normative comunitarie, nazionali o regionali in materia, nonché quelle derivanti da usi e consuetudini vigenti in campo turistico recepiti da accordi stipulati tra associazioni di categoria degli imprenditori e associazioni dei consumatori e comunicati alla Giunta Regionale ai fini della pubblicità dei medesimi.

Altre sanzioni

Il Comune applica ulteriori sanzioni amministrative nei seguenti casi:

  • La mancata comunicazione dei prezzi e delle caratteristiche delle strutture ricettive o la comunicazione mancante di informazioni essenziali o contenente informazioni errate comporta l’implicita conferma della validità della precedente comunicazione, nonché l’applicazione della sanzione amministrativa da € 52,00 a € 310,00.
  • La mancata esposizione delle tabelle e dei cartellini prezzi nella struttura ricettiva o l’esposizione di tabelle e cartellini contenenti informazioni erronee, comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da € 77,00 a € 516,00.
  • La mancata consegna del bollettino ai clienti comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da € 26,00 a € 155,00.
  • L’applicazione di prezzi superiori a quelli comunicati ed esposti nelle tabelle e cartellini-prezzi comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da € 103,00 a € 516,00.
  • L’applicazione di prezzi inferiori a quelli praticabili, in violazione delle previsioni dell’articolo 5, comma 2 della l.r.22/95, comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da € 26,00 a € 155,00.
  • La pubblicazione di prezzi e di informazioni difformi da quelle comunicate comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da € 77,00 a € 155,00; la sanzione non è applicata nel caso di meri errori materiali.
  • Il mancato rispetto delle norme e condizioni del contratto di ospitalità comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da € 77,00 a € 516,00.

In caso di reiterata violazione delle disposizioni della presente legge il Comune può procedere previa diffida, alla sospensione dell’autorizzazione di esercizio della struttura ricettiva e successivamente alla revoca.

Applicazione delle sanzioni

L’accertamento, l’irrogazione e la riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui sopra, sono di competenza del Comune sul cui territorio insiste la struttura ricettiva alpinistica, il quale introita i relativi proventi.

Irregolarità nella rilevazione dei dati sul movimento turistico

Il titolare di un rifugio alpino che non fornisca, laddove previsto, ovvero fornisca errati o incompleti i dati relativi alla rilevazione del movimento dei clienti della struttura medesima è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 300 a € 900.

L’accertamento, l’irrogazione e la riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie per quanto riguarda eventuali irregolarità nella rilevazione dei dati sul movimento turistico sono demandate alla Provincia che provvede all’introito dei relativi proventi.

Inerzia del Comune e della Provincia nella vigilanza sulle strutture ricettive

In caso di inerzia del Comune e della Provincia nella rispettiva vigilanza sul regolare funzionamento delle strutture ricettive alpinistiche e nell’accertamento dei fatti che rappresentano violazioni delle norme sulla ricettività turistica, provvede la Giunta regionale esercitando il potere sostitutivo ai sensi dell’articolo 14 della legge regionale 20 novembre, n.34 (Riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi della Regione e degli enti locali).