Campeggi itineranti

Riferimenti legislativi

Definizione

Sono campeggi organizzati da enti o associazioni senza fine di lucro che prevedono di massima spostamenti quotidiani e periodi di sosta nella medesima località non superiori alle 48 ore.


Condizioni minime per lo svolgimento dell’attività di campeggio itinerante

Le aree individuate per l’attività devono essere richieste al legittimo possessore a meno che si tratti di aree o terreni di proprietà di enti pubblici ove il campeggio è montato al tramonto e smontato all’alba successiva. Le eventuali attrezzature installate per il campeggio devono essere rimosse entro le 48 ore. Devono essere inoltre garantite le seguenti condizioni:

  • sufficiente approvvigionamento di acqua potabile;
  • il trasporto dei rifiuti in luoghi di raccolta autorizzati;
  • smaltimento dei liquami mediante wc da campeggio, laddove non siano disponibili adeguati e sufficienti servizi igienici e lavabi in strutture fisse appositamente installate dal comune, da altro ente o dal proprietario dell’area.

Occorre infine che venga designato un adulto responsabile da parte dell’associazione o ente organizzatore.


Requisiti per svolgere l’attività di campeggio mobile

Il soggetto gestore deve essere in possesso dei requisiti previsti dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.773 (Approvazione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza).

Obblighi amministrativi per lo svolgimento dell’attività

Chiunque intende gestire un campeggio itinerante, trasmette al Comune sul cui territorio insistono le aree e le infrastrutture da destinare all'attività, una comunicazione di inizio attività ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n.241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) su apposito modello predisposto dalla struttura regionale competente.

Il Comune, ricevuta la comunicazione di inizio attività, ne trasmette tempestivamente copia, sempre in via telematica all' Azienda Sanitaria Locale che esercita l'attività di vigilanza e, a fini informativi, ne trasmette altresì copia alla Provincia e all'agenzia di accoglienza e promozione turistica locale competenti per territorio.


Diffida, sospensione, revoca e cessazione

L'esercizio dell’attività, in mancanza della comunicazione di inizio attività, comporta, oltre all'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, la cessazione dell'attività medesima.
In caso di sopravvenuta carenza rispetto ad una o più condizioni che hanno legittimato l'esercizio dell'attività, il comune o altra autorità competente assegna un termine per il ripristino delle medesime, decorso inutilmente il quale, ordina la sospensione dell'esercizio dell'attività, fino ad un massimo di sessanta giorni. Trascorso il periodo di sospensione senza il ripristino delle condizioni, il comune ordina la cessazione dell'attività.

Entro cinque giorni dall'adozione, dei provvedimenti di cui ai punti sopra il Comune informa la provincia e l'agenzia di accoglienza e promozione turistica locale competente per territorio.


Funzioni di vigilanza e di controllo

Ferme restando le competenze dell’Autorità di Pubblica Sicurezza, le funzioni di vigilanza e di controllo sull’osservanza delle disposizioni di legge sono esercitate dal Comune ai sensi dell’art.4, comma 1, punto g) della l.r.5 marzo 1987, n°12.