Regione Piemonte - Piano Socio Sanitario

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Riorganizzazione rete ospedaliera

Nel corso della quarta commissione che si è riunita il 19 gennaio a Palazzo Lascaris, l’assessore alla Sanità Paolo Monferino ha illustrato le modifiche apportate al Piano socio sanitario, avanzando alcune proposte di riorganizzazione della rete ospedaliera piemontese sulle quali ci si sta confrontando: “Le proposte – spiega l’assessore regionale - in alcuni casi contengono più di una opzione possibile. Per ciascuna di esse, dovranno essere valutati pro e contro coinvolgendo, in alcuni casi, anche il territorio prima di operare le scelte per impostare il sistema. In ogni caso, molte delle proposte avanzate, anche dopo un’eventuale decisione, potrebbero essere suscettibili di ulteriori evoluzioni dettate da necessità che dovessero ulteriormente presentarsi. Tra le opzioni da valutare e discutere, ci sono ad esempio quelle relative alla collocazione del Mauriziano e dell’area del Piemonte Nord Orientale. Trattandosi di proposte, pare prematuro trarre conclusioni che non informerebbero ma confonderebbero i cittadini, ai quali invece vogliamo dare a tempo debito risposte precise e servizi di qualità”.

Comunicato del 12 gennaio 2012

Riordino delle aziende sanitarie regionali e “Federazioni Sanitarie”

Le proposte dell’assessore Monferino in IV Commissione

Nella seduta del 12 gennaio 2011 della IV Commissione, l’assessore alla Sanità Paolo Monferino ha illustrato le proposte di modifica al riordino delle aziende sanitarie regionali e le integrazioni al Piano socio sanitario regionale.

Due gli elementi rilevanti proposti: innanzitutto la conferma dell’accorpamento in un’unica azienda ospedaliero universitaria di San Giovanni Battista, Cto e Regina Margherita – Sant’Anna (le altre aziende territoriali ed ospedaliere rimangono quelle attuali); inoltre, l’istituzione di sei organismi, temporaneamente denominati “Federazioni sanitarie”, che svolgeranno funzioni interaziendali e che avranno i seguenti compiti: programmazione della rete ospedaliera e della rete distrettuale del territorio, gestione dei contratti del personale, compiti di supporto tecnico amministrativo (acquisti, logistica, gestione magazzini, reti informative ecc).

“Dopo la fase delle consultazioni e delle varie sedute di commissione – spiega l’assessore alla Sanità Paolo Monferino – abbiamo deciso di apportare alcune modifiche alla proposta di Piano, confermando la priorità delle reti ospedaliere. La proposta illustrata oggi in commissione coincide con una effettiva razionalizzazione del sistema che ne beneficerà dal punto di vista economico ed organizzativo. Quelle che abbiamo per il momento chiamato “federazioni” sono organismi che consentiranno la gestione integrata della rete ospedaliera, evitando le duplicazioni di attività, le sovrapposizioni di servizi e razionalizzando e liberando risorse che investiremo nei servizi territoriali e nell’area dell’integrazione socio sanitaria. Tale configurazione, peraltro, garantisce anche la terzietà dell’ente sovraordinato rispetto al territorio e alla rete ospedaliera che dovrà gestire. Tutto ciò senza costi aggiuntivi perché il personale che svolgerà le funzioni succitate verrà distaccato dalle aziende sanitarie ospedaliere e territoriali”.

Riguardo alle modifiche apportate al Piano, l’assessore Monferino aggiunge: “Abbiamo reso coerente il Piano socio sanitario innanzitutto con la nuova proposta di riordino delle aziende sanitarie regionali, sviluppando alcune parti dell’area dell’integrazione socio sanitaria, come ci era stato chiesto dai rappresentanti del territorio che abbiamo incontrato durante le fasi di consultazione nelle varie province del Piemonte”.

Comunicato del 25 ottobre 2011

Appropriatezza delle prestazioni, riorganizzazione del sistema degli ospedali e delle strutture territoriali, compartecipazione modulata dei cittadini alla spesa sono le colonne portanti del nuovo Piano socio-sanitario che la Giunta regionale ha approvato il 25 ottobre e affronta ora le varie fasi di approfondimento previste dalla legge.
“Si tratta di un ulteriore passo - commenta il presidente Roberto Cota - per l’attuazione della riforma sanitaria. Vengono delineati tutti i contenuti della delibera del 29 dicembre 2010. Si va avanti con la riforma, che porterà ad una modernizzazione del sistema, oltre che a risparmi derivanti dalla lotta a sprechi, inefficienze e duplicazioni”.

“Con l’approvazione del Piano - puntualizza l’assessore alla Sanità, Paolo Monferino - inizia il percorso in sede di Commissione e di Consiglio, mentre parallelamente continuerà il dialogo a livello istituzionale con il mondo associativo e con gli enti ed organismi che operano nel settore della sanità e dell’assistenza. Il piano si propone, portando avanti la razionalizzazione del sistema stesso, di liberare risorse che potranno essere riutilizzate anche per attività socio-sanitarie, contribuendo a sostenere il Fondo per la non autosufficienza, per il quale sono già partiti i lavori dello specifico tavolo costituito la scorsa settimana. Vogliamo creare un sistema sanitario sostenibile nel tempo anche economicamente, attraverso un attento monitoraggio dei costi e la loro costante verifica. Sarà fondamentale rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato e razionalizzare l’impiego delle risorse umane che rappresentano il capitale più importante del sistema sanitario piemontese”.

Scendendo nel dettaglio, il Piano vuole integrare gli ospedali in una rete in grado di dare appropriata ed efficace risposta sanitaria a costi sostenibili ad un ambito territoriale secondo il principio dell’intensità di cura. Ecco allora la suddivisione in ospedali di riferimento ad alta specialità dove sono concentrate la tecnologia e l’innovazione, ospedali cardine per risposta alle acuzie più frequenti (specialità mediche, chirurgiche con ricovero ordinario anche in funzione di emergenza), ospedali di prossimità (prestazioni diagnostiche e terapeutiche di specialità di base diffuse e di bassa intensità). Quelli non più idonei per età e strumentazioni tecnologiche o a basso livello di utilizzazione saranno riconvertiti in strutture di lungodegenza/riabilitazione o in poliambulatori.

Grande ruolo sarà riservato ai distretti, che dovranno occuparsi della continuità assistenziale, di rafforzare la risposta di cure primarie (cap/poliambulatori/cure domiciliari) utilizzando le strutture dismesse e riqualificate, all’associazionismo tra medici e pediatri di base. I servizi alla persona potrà avvalersi del supporto del terzo settore. I mezzi e le strutture del 118 saranno potenziati per una più efficace e rapida mobilità dei pazienti, in modo da trasportarli nel luogo di cura più appropriato. La compartecipazione dei cittadini avverrà secondo la modulazione per fasce di reddito di ticket e sovraticket e puntuali verifiche delle esenzioni.

Il Piano prevede inoltre numerose altre misure, come un migliore utilizzo delle risorse umane, l’adozione dei costi standard tra strutture similari, la ridistribuzione dei magazzini, il ricorso ai più moderni sistemi informatici, lo sviluppo del fascicolo sanitario personale, il potenziamento della residenzialità continuativa e diurna, l’ampliamento della rete dell’assistenza infermieristica territoriale, la vigilanza sulla prescrizione appropriata, la progettazione dei nuovi ospedali in capo alla Regione (Scr+Aress), la stipula di nuovi protocolli di intesa con le Università, il proseguimento nella realizzazione delle Città della salute.