Regione Piemonte - Politiche regionali per la sicurezza integrata

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Competenze della Regione

Al Governo compete l'ordine pubblico e la repressione della criminalità comune ed organizzata; a Regioni, Province e Comuni la qualificazione e lo sviluppo del proprio territorio.
In questo contesto il ruolo della Regione Piemonte va dunque inteso come la capacità tecnico organizzativa di promuovere ed implementare una serie di interventi e di gestire una molteplicità di attori istituzionali che si muovono intorno a tali argomenti, realizzando un progetto integrato, frutto di una visione strategica complessiva.

La Regione elabora, sostiene e sviluppa progetti nel campo della sicurezza e promuove intese e collaborazioni con le autorità nazionali e provinciali di pubblica sicurezza.
Istituisce la Conferenza regionale sulla sicurezza integrata, sede di valutazione e di confronto in merito alle politiche locali per la sicurezza integrata e alla verifica dello stato di attuazione delle intese e degli accordi stipulati.
Definisce gli indirizzi, le linee programmatiche di intervento e le azioni prioritarie in materia di politiche locali per la sicurezza integrata.

Realizza attività di ricerca, documentazione, comunicazione e informazione.
Promuove iniziative tese a favorire la formazione e l'aggiornamento di specifiche professionalità nel campo della mediazione culturale e dei conflitti sociali
Indirizza la sua azione ad un utilizzo coordinato delle risorse finanziarie regionali, integrandole con quelle statali e dell'Unione europea.

Promuove gli interventi di assistenza e di aiuto alle vittime dei reati.
Istituisce un Fondo di solidarietà per gli appartenenti alle forze armate, alle forze dell'ordine, ai vigili del fuoco e forze di polizia locale piemontesi deceduti a seguito di servizio e per i civili piemontesi periti a causa di atti terroristici.

La Regione Piemonte aderisce al Forum Italiano per la Sicurezza Urbana (F.I.S.U), un'associazione attiva dal 1996 che riunisce molte città, province e regioni italiane allo scopo di sviluppare un approccio unitario nella promozione di politiche sulla sicurezza urbana.

Il FISU è la sezione nazionale del Forum Europeo per la Sicurezza Urbana al quale sono associate più di duecento città e amministrazioni territoriali europee di dieci paesi europei.

I principi ispiratori del FISU sono i seguenti:

  • la sicurezza è un bene e un diritto fondamentale di tutti i cittadini. Le politiche sulla sicurezza sono uno strumento per rendere fruibile questo bene;
  • produrre sicurezza significa tendere a un intervento coordinato tra più attori, coinvolgendo i cittadini nella programmazione e nell'implementazione delle politiche di sicurezza. È quindi centrale il ruolo delle città, e in particolare dei sindaci, nell'integrare i differenti livelli istituzionali, nell'approntare servizi e nel definire strumenti capaci di coniugare prevenzione e repressione.

La Costituzione definisce la cornice normativa e politica in cui sono elaborate le leggi regionali in materia di politiche integrate sulla sicurezza e chiarisce i compiti e i confini delle competenze regionali e degli enti locali rispetto a quelli dello Stato.

Il problema della sicurezza delle città nella nuova e più complessa accezione (anche in riferimento alla sicurezza urbana) risulta strettamente legata al tema della distribuzione delle responsabilità e delle competenze tra le amministrazioni locali e centrali che caratterizza il dibattito della prima metà degli anni '90 sulla riforma federalista dello Stato.

Nel Titolo V della Costituzione, all'articolo 117 lettera h), si precisa che l'ordine pubblico e la sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale, sono di competenza esclusiva dello Stato. Nel successivo articolo 118 viene detto che la legge statale disciplina forme di coordinamento tra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b ed h del secondo comma dell'art. 117, - b) immigrazione; h) ordine pubblico e sicurezza ad esclusione della polizia amministrativa locale -. La legge nazionale di coordinamento non è stata ancora approvata.

Sistema normativo di riferimento

il quadro normativo della sicurezza nel nostro ordinamento si incardina ancora sul Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773, con cui fu approvato il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS).

Una formulazione normativa della nozione di sicurezza che, pur ricalcando il tenore dell'art. 1 del TULPS, risulta più adeguato ai valori costituzionali, si ricava dall'art. 24 della legge 1 aprile 1981, n. 121 (Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza), il quale, nel prevedere i compiti istituzionali della Polizia di Stato, testualmente recita: "la Polizia di Stato…tutela l'esercizio delle libertà e dei diritti dei cittadini; vigila sull'osservanza delle leggi, dei regolamenti e dei provvedimenti della pubblica autorità; tutela l'ordine e la sicurezza pubblica; provvede alla prevenzione e alla repressione dei reati; presta soccorso in caso di calamità ed infortuni".

Le due fonti normative (TULPS e Legge n. 121/1981) risultano inoltre essenziali per delinearne l'assetto organizzativo, soggetti, responsabilità e competenze. In sintesi:

  • Un sistema organizzativo incardinato, a livello centrale, sulla figura del Ministro dell'Interno (autorità nazionale di pubblica sicurezza e titolare delle responsabilità politica generale) che si avvale, per l'attuazione delle direttive ed il coordinamento tecnico-operativo, del Dipartimento  della pubblica sicurezza (con al vertice il Capo della Polizia-direttore generale della pubblica sicurezza);
  • A livello periferico si trovano il Prefetto e il Questore, che rivestono entrambi la qualifica di autorità provinciali di pubblica sicurezza, peraltro con una importante differenziazione funzionale, per cui al Prefetto compete la responsabilità politico-amministrativa dell'ordine e della sicurezza pubblica nella provincia ed al Questore la responsabilità tecnico-operativa dei relativi servizi.
  • Infine, le forze di polizia competenti per la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, individuate dall'art. 16 della Legge n. 121/1981: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Corpo della Guardia di Finanza; la medesima disposizione annovera tra le forze di polizia, ma con potestà di intervento limitata al concorso nei servizi di pubblica sicurezza, il Corpo degli agenti di custodia (oggi polizia penitenziaria) e il Corpo forestale dello Stato.

Con riferimento alle istituzioni del governo locale, si evidenzia che la polizia municipale non è annoverata tra le forze di polizia competenti per la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica individuate dall'art. 16 della Legge n. 121/1981. Mentre la legge n. 65/86, Legge quadro sull'ordinamento della Polizia municipale, prevede solo lo svolgimento di funzioni di pubblica sicurezza di carattere ausiliario per il personale di polizia municipale cui sia stata conferita da parte del prefetto la qualità (in nessun caso di ufficiale).

L’intervento delle Regioni

Nel primo protocollo di collaborazione interistituzionale sulla sicurezza, nell’ambito delle iniziative promosse dalla città di Modena e dalla Regione Emilia Romagna, insieme con il ministero degli interni nel 1998 è scaturito un primo nucleo di identificazione di una politica sulla sicurezza integrata: un ambito di politiche locali costituito da interventi di prevenzione situazionali e attività di controllo e di sanzione.

Queste intese hanno sancito la fine del monopolio statale sulle politiche di sicurezza portandole verso un terreno inesplorato che prevede l’inizio di una competizione tra autorità dello Stato e autorità locali volta a ridefinire ruoli e responsabilità di ciascuno.

Sono le Regioni a raccogliere per prime l’esigenza di dare un quadro normativo di riferimento e strumenti concreti di sostegno e di sviluppo di nuove esperienze in materia di politiche della sicurezza.

Il problema della produzione normativa regionale, “era quello di individuare uno spazio legislativo legittimo per politiche regionali della sicurezza, in un ordinamento costituzionale che riconosce l’ordine e la sicurezza come competenza esclusiva dello Stato.” 1

Questo spazio viene individuato attorno a due formulazioni: la prima descrittiva, ovvero l’affermata esistenza di una “ordinata e civile convivenza delle città e del territorio regionale” che è altro rispetto all’ordine e alla sicurezza pubblica; la seconda programmatica, ovvero la “promozione di un sistema integrato di sicurezza delle città e del territorio regionale” come compito proprio della Regione.2 Su questi temi si realizza un' alleanza tra città e regioni al di fuori della quale non sarebbe possibile l’esistenza di alcuno spazio politico per mettere in discussione il carattere rigidamente centralista delle politiche di sicurezza in Italia. Infatti lo sviluppo di politiche integrate di sicurezza a scala urbana richiede la messa in campo di iniziative la cui dimensione ottimale è più prossima alla dimensione regionale che a quella urbana, come la realizzazione di sistemi informativi, lo sviluppo di infrastrutture per la comunicazione, la formazione congiunta fra operatori di diverso profilo professionale.

Una rappresentazione unitaria a livello nazionale delle problematiche così poste possono dirsi formalizzate nel nuovo Titolo V della Costituzione dove vengono distinte le competenze tra stato (ordine e sicurezza pubblica) e regioni (polizia amministrativa locale); mentre si prevede l’emanazione di una legge nazionale per disciplinare le forme di coordinamento tra stato e regioni da cui è scaturita la proposta  di legge nazionale fatta dall’Anci, Upi e Conferenza delle Regioni nel 2003.

1, 2, 3 Tratto da: Manuele Braghero, Cosimo Braccesi, "Lo sviluppo delle politiche di sicurezza urbana", in La sicurezza urbana, a cura di Rossella Selmini. Il Mulino, Bologna 2004.