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Dal 2 al 24 ottobre "Silvio Piola, il senso del gol"

Dal 2 al 24 ottobre la sede romana della Regione Piemonte ospita la mostra che restituisce la voce alla vita umile e riservata del più grande bomber che sia mai esistito.

In un momento storico in cui lo sport del calcio viene troppo stesso legato a episodi violenti e a tristi fatti di cronaca, la Regione Piemonte ha scelto di contribuire alla realizzazione di una mostra dedicata alla figura di Silvio Piola, fuoriclasse piemontese scomparso nel 1996, che con le sue imprese leggendarie ha contribuito a scrivere la storia del Calcio, ma che soprattutto, oggi più che, mai rimane un grande esempio di umiltà, riservatezza e Sport portato ai massimi livelli.

Una vita lontana dai riflettori e dai sensazionalismi raccontata nella mostra “Silvio Piola, il senso del gol” che, dopo il successo delle tappe di Vercelli e Novara, giunge nella capitale ospitata,dal 2 al 24 ottobre, nella sede romana della Regione Piemonte (via delle 4 Fontane 116. Sabato e festivi ore 12 – 18, feriali ore 10 – 18.)

Organizzata da Edizioni Mercurio (che hanno edito anche il libro dedicato al campione) l’evento vede oltre al sostegno della Regione Piemonte, anche il Patrocinio e la collaborazione del Comune di Roma, nonché la partecipazione della Provincia di Vercelli e della SS Lazio, con la supervisione dell’Archivio Silvio Piola.

La mostra ripercorre la vita di questo fuoriclasse italiano in un percorso in bianco e nero, pieno di facce, maglie, scarpette, retine per i capelli, palloni con la stringa di cuoio.

Silvio Piola è ritratto durante le fasi di gioco, oppure nei momenti di relax e, sempre più spesso, man mano che la carriera si allunga, in compagnia di grandissimi campioni dello sport e personaggi di primissimo piano dell’epoca (da Fausto Coppi al Duca di Kent, da Evita Peron a Aldo Fabrizi). E poi tribune gremite anche sotto la neve, sotto i temporali: quando la gente correva allo stadio per vedere i propri beniamini.

Oltre all’archivio della famiglia Piola, fino ad ora mai aperto ai visitatori, che ha amorevolmente custodito un tesoro fatto di immagini ra­rissime (dal 1920 circa sino agli ultimo giorni del grande campione, scomparso nel 1996), la mostra propone immagini tratte dalle pubblicazioni dell’epoca, gli anni ‘30 e ‘40, quando Silvio Piola fu perso­naggio di immensa popolarità mediatica.

Al materiale fotografico va ad aggiungersi il prestigioso contributo alla mostra da parte del Museo del Calcio di Coverciano, il quale custodisce con orgoglio le maglie donate dalla famiglia e altri reperti di estremo interesse storico come scarpe, medaglie, palloni.

Inoltre, è possibile gustare un percorso filmato composto da cronache dell’epoca, omaggi attuali e filmati amatoriali, al quale si aggiungono le interessanti interviste in video alla figlia e alla moglie del campione, a Fino Fini, fondatore del Museo del Calcio di Coverciano, a Lorenzo Prover­bio, autore della biografia ‘Silvio Piola, il senso del gol’, e ad altri testimoni preziosi.

Infine filmati rarissimi, realizzati dalla Rai negli anni ‘60, in cui Piola tiene lezioni di calcio.

BIOGRAFIA

Silvio Piola (1913-1996) è stato il più prolifico bomber della storia del calcio italiano: ben 395 gol segnati in gare ufficiali. Un record che nessuno potrà mai battere. Oltre a questo detiene altri record leggendari, tra cui il maggior numero di gol segnati in una sola partita di serie A: ben 6, contro la Fiorentina, quando ancora militava nella Pro Vercelli. E’ sicuramente il giocatore che ha traghettato il calcio della tradizione, ovvero il calcio reduce dal doppio trionfo mondiale (1934 e 1938) e olimpico (1936), verso la modernità del dopoguerra. Sono quasi 25 gli anni di carriera, anche questo un record che solo Zoff e pochi altri possono vantare. E, come Zoff, Piola ha avuto l’onore di essere richiamato in Nazionale a ben 39 anni, in occasione di una difficile partita con l’Inghilterra. Le maglie di Piola sono rimaste nella storia.

Esordio con la mitica Pro Vercelli (1930), ovvero la squadra che aveva fatto nascere il calcio italiano; passaggio, per volontà del Duce stesso, alla Lazio (1934), con la quale vince due volte la classifica di capocannoniere e sfiora due volte lo scudetto; passa poi al Toro e, in maglia granata, gioca il campionato di guerra (perdendolo in finale), in compagnia di quello che sarà il Grande Toro quasi al completo, ovvero Mazzola, Loik, Castigliano, Ossola, ecc.

Subito dopo la Guerra (1945) passa alla Juventus, dove disputa due stagioni, sfiora ancora lo scudetto e lascia infine il posto all’esordiente Boniperti. Accetta, quindi, di indossare la maglia del Novara in serie B (1947) e, a suon di gol, lo riporta in A. Chiude la carriera nel 1954. Un solo cruccio: non aver mai vinto uno scudetto. Subito dopo è preparatore e consigliere tecnico per la Nazionale (agli sfortunati mondiali del 1954), quindi allenatore (Cagliari, serie B), allenatore dell’Under 21 e, infine, conduttore amatissimo del corso allenatori per la Federazione (da lui escono Trapattoni, Maldini, Sacchi, Pesaola ed altri ancora). Si ritira in pensione nella sua Vercelli, schivo e burbero come sempre, felice di vivere nell’anonimato, circondato dalla famiglia e dagli amici di sempre, con i quali adora praticare caccia e pesca.




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