La struttura produttiva |
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Lo scenario
produttivo e le conseguenze attese sulla salute Anzitutto le innovazioni tecnologiche ed organizzative che si stanno verificando, e che modificano il profilo di rischio in molti settori e comparti, non interessano tutto il mondo del lavoro, ma solo alcuni settori e comparti, ed in modo disomogeneo, tra piccole e grandi aziende ad esempio. Continueranno quindi a coesistere luoghi, ambienti ed organizzazioni del lavoro tecnologicamente arretrati (caratterizzati prevalentemente dalla presenza dei più tradizionali rischi chimici, fisici, infortunistici) con luoghi, ambienti ed organizzazioni e tecnologie molto avanzati (e quindi con presenza di nuovi tipi di rischio). Anche il settore terziario, lungi dall'essere omogeneo, è addirittura più disomogeneo del settore industriale-artigianale. Infatti, accanto all'ormai abusato termine di "terziario avanzato", si parla anche di "terziario arretrato", che raccoglie quella vasta area, indistinta o poco organizzata che riguarda le attività di servizio svolte in condizioni ambientali ed organizzative spesso quanto mai disagevoli e pericolose, andando dagli autolavaggi alle agenzie di pulizia, dal settore della piccola ristorazione al facchinaggio, ecc.. Questo genere di attività è sempre più delegato a mano d'opera dequalificata e precaria. Ma, in generale, nel mondo del lavoro sono cambiati molto anche i lavoratori, in conseguenza dei mutamenti economici ed organizzativi: cresce sempre più la mobilità sia intra-aziendale che inter-aziendale, anche tra comparti e settori diversi; queste fluttuazioni rendono più difficile il consolidarsi di gruppi omogenei e la capacità di autotutela dei lavoratori. Contestualmente, il decentramento produttivo è ormai arrivato a livelli estremi, e questo crea sia una distribuzione fortemente differenziata dei livelli di rischio che si concentrano in aziende specializzate, in genere piccole, sia di nuove occasioni di rischio, ad es. legate al trasporto e al "just in time". L'altro rilevante fenomeno è la continua crescita di lavoratori extra-comunitari, fenomeno che solo venti anni or sono era quasi assente. Questi lavoratori, tra l'altro, si concentrano proprio nei settori produttivi più "sporchi e pericolosi" (fonderie, edilizia, conceria, ecc.) e attività produttive connesse, nell'agricoltura (specie come stagionali) e attività produttive connesse, e in quello che abbiamo appena definito "terziario arretrato". Un ulteriore elemento è la comparsa e la sempre maggiore diffusione del precariato, in modi e forme anche nuove, con strane commistioni tra lavoro dipendente e lavoro autonomo; si pensi ai "pony- express", a chi lavora nel settore di produzione dei "software" a domicilio, a nuove tipologie di attività che fioriscono nel mondo dei servizi, ecc. Altri elementi potrebbero essere qui ricordati, come il lavoro a domicilio - sia nella sua forma più classica che nella supertecnologica versione del telelavoro - o come le problematiche relative al reinserimento lavorativo di persone a lungo in cassa integrazione o anziane o che hanno superato problemi di salute, tutte con potenzialità d'impiego ridimensionate e diversificate, o ancora l'aumento degli orari di lavoro (le medie nel settore manifatturiero si aggirano intorno alle 45 ore settimanali). Infine occorre considerare la sempre più crescente e diffusa pratica del lavoro in appalto che, assieme al decentramento alle piccole aziende delle fasi più nocive dei cicli produttivi, tende a concentrare le nocività ed i rischi sui segmenti più deboli del mondo del lavoro dipendente.
Percentuale di addetti in ogni usl per singoli comparti (grande gruppo Inail) dei settori industria ed artigianato in Piemonte al 31/12/1993
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