Epidemiologia Piemonte - Relazione sullo stato di salute della popolazione in Piemonte anno 1997

Il lavoro e la salute

 

 

Gli infortuni e le malattie professionali notificate
Gli indici di frequenza di infortunio sul lavoro dimostrano l’importanza dei comparti a maggiore rischio: l’edilizia, la mineraria, il legno, le lavorazioni agricole e i trasporti. Inoltre l’andamento temporale dimostra per tutti i comparti una tendenza alla diminuzione degli infortuni con inabilità temporanea, e un aumento della frequenza degli infortuni con invalidità permanente e di quelli mortali intorno all’ultima congiuntura economica favorevole negli anni 1992-93.

 

Determinanti di infortunio sul lavoro e malattia professionale in Piemonte
A corollario dei dati di natura descrittiva, vengono presentati dati volti ad illustrare da un punto di vista analitico il fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle principali malattie professionali nella realtà piemontese.

La fonte dei dati è uno studio caso-controllo svolto sull'insieme degli eventi di infortunio e malattia professionale definiti dall'Inail a partire dal 1984 in Piemonte. La stima del rischio relativo è effettuata tramite il calcolo di odds ratio.

Nel settore agricolo, tra le lavoratrici donne assumono particolare rilievo, per infortuni mortali, comparti quali le attività ausiliari, silvocoltura e preparazione del terreno . L’allevamento animali e la raccolta e trasformazione dei prodotti risultano significativamente più a rischio degli altri , per gli infortuni con invalidità permanente. Preparazione del terreno e allevamento animali hanno eccessi di rischio significativi per gli infortuni con inabilità superiore a 40 giorni.

Tra gli uomini si osserva il rischio più alto di infortunio mortale per la preparazione del terreno . Per gli infortuni con invalidità permanente l’unico rischio significativo si osserva per la raccolta e trasformazione dei prodotti, mentre per gli eventi con inabilità superiore a 40 giorni rischi significativi si stimano per le attività di coltivazioni speciali e allevamento animali.

Per quanto riguarda il settore industria per le lavoratrici donne, assumono rischi significativi per gli infortuni mortali i comparti delle costruzioni edili e l’esercizio dei trasporti . Per gli infortuni con invalidità permanente comparti di rilievo risultano le lavorazioni agricole (voci industriali), la metallurgia, lavorazione macchine e prodotti di lavorazione dei metalli . Per l’inabilità temporanea grave (superiore a 40 giorni) eccessi significativi si osservano per i comparti metallurgia, installazione e manutenzione impianti, carta e poligrafia e prodotti di lavorazione dei metalli.

Per quanto riguarda gli uomini le lavorazioni con i rischi maggiori e significativi di infortunio mortale risultano le costruzioni idrauliche, le lavorazioni agricole, l’esercizio trasporti, la costruzione di linee e condotte, le costruzioni edili, i movimenti terra e la mineraria. Per l’invalidità permanente comparti di interesse risultano, oltre a quelli citati precedentemente anche i lavori in legno e la conservazione e prima lavorazione del legno. Per gli infortuni con inabilità temporanea grave si osservano alti rischi per i comparti spettacoli e i servizi di sorveglianza, oltre ai comparti tradizionalmente a rischio di infortunio.

Per quanto attiene alle patologie di origine professionale si è focalizzata l’attenzione sulle dermatosi, con importanti rischi significativi, tra le donne, per i comparti della chimica, le lavorazioni complementari della mineralurgia e i prodotti da lavorazione dei metalli. Per gli uomini rischi significativi si osservano nei comparti chimica, mineralurgia, costruzioni edili.

Per le ipoacusie risultano significativamente a rischio, per le donne, i comparti tessile, la metallurgia, le lavorazioni complementari della mineralurgia e i prodotti di lavorazione dei metalli. Tra gli uomini, i comparti metallurgia, costruzione di mezzi di trasporto, mineraria, prodotti di lavorazione dei metalli.

Per quanto riguarda le pneumoconiosi risultano di interesse asbestosi e silicosi. Per l’asbestosi tra le donne, comparti a maggior rischio risultano le lavorazioni complementari della mineralurgia e la lavorazione della carta. Per gli uomini le lavorazioni complementari della mineralurgia, la mineraia, la mineralurgia e la lavorazione della carta.

Per quanto riguarda la silicosi l’analisi non è stata stratificata per sesso, data la bassa frequenza della malattia tra le donne. I comparti maggiormente a rischio risultano le lavorazioni complementari della mineralurgia, la mineralurgia, la metallurgia, la mineraria, le costruzioni idrauliche.

L’analisi rivolta allo studio delle zone montuose, rileva, per gli infortuni mortali in agricoltura, i rischi più alti per i lavoratori del comparto della silvicoltura. Nell’industria per le lavorazioni varie e le agricole. Per gli infortuni con invalidità permanente in agricoltura il valore di rischio più alto si osserva per le lavorazioni prima della raccolta. Nell’industria il rischio più alto si osserva per i comparti della chimica, oltre alle lavorazioni varie. Si rilevano rischi significativi di infortunio con inabilità temporanea superiore a 40 giorni, nell’agricoltura, per tutte le attività, con rischi addirittura superiori al doppio per la propagazione piante e l’allevamento di animali. Nell’industria per il comparto della chimica e trasporti e depositi. In generale si può notare come chi lavora in zone montuose presenti rischi di infortunio grave sensibilmente più alti.

 

 

Identificazione di patologie professionali sottoriconosciute o sottonotificate
La ricerca svolta dal programma regionale PRiOR (Programma per la sorveglianza dei rischi occupazionali nella Regione) ha riguardato condizioni che non esauriscono la gamma della patologia professionale, ma sono in qualche modo particolarmente significative e rappresentative delle malattie sottoriconosciute o sottonotificate.

La rilevazione dei tumori naso sinusali
Un protocollo operativo per la rilevazione è stato redatto con la collaborazione dei reparti di chirurgia otorinolaringoiatrica dei principali ospedali piemontesi, inclusi quelli clinicizzati. I casi rilevati, nei limiti del possibile, sono stati intervistati nel corso del loro primo ricovero mediante la somministrazione di un questionario professionale, formato da schede mansione specifiche.

Dal 1.3.96 a tutto gennaio ‘97, sono stati segnalati 39 nuovi casi candidati, 32 dei quali istologicamente confermati come tumori primitivi naso-sinusali, 28 appartenenti ai tipi istologici di interesse. Si è osservata innanzitutto una proporzione di adenocarcinomi pari a 11/28, ossia oltre un terzo del totale; pur essendo questa ancora una piccola serie, vale la pena di segnalare che si tratta di una proporzione più elevata di quanto non sia usualmente riportato.

Considerando i dati di incidenza del triennio 1985-87, gli ultimi pubblicati dal Registro Tumori del Piemonte, si è calcolato che il numero atteso annuo su base regionale di tumori maligni naso-sinusali fosse approssimativamente di 30. Se si tiene conto che i dati di incidenza del Registro escludono i papillomi invertiti, la rilevazione appare aver identificato un numero di casi lievemente inferiore all’atteso.

Le esposizioni professionali sono costituite essenzialmente da polveri di legni duri per i casi di adenocarcinoma; nessuno tra i casi di adenocarcinoma intervistati finora, è risultato non esposto a polveri di legno e tutte le esposizioni riportate in questionario sono risultate intense, almeno per una parte del periodo di esposizione, e si sono verificate in un’epoca della vita coerente con un intervallo di induzione e latenza di venti o più anni.

Per i casi di carcinoma, le polveri di legno non sono l’esposizione principale, essendo precedute dalle nebbie di oli minerali e seguite da vicino dai fumi di saldatura. I casi di papilloma invertito hanno mostrato un profilo di esposizione praticamente sovrapponibile a quello dei casi di adenocarcinoma. E’ l’esposizione a polveri di legni duri, infatti, a predominare. L’età media dei casi di papilloma invertito è più giovanile rispetto a quelli di adenocarcinoma: 53,8 anni contro 62,9. E’ comunque notevole, per una neoplasia usualmente condiderata a latenza molto lunga, quale l’adenocarcinoma, che 3 casi su 11 siano insorti prima dei sessant’anni d’età (anzi, due sono poco più che quarantenni).

La rilevazione dei mesoteliomi
I dati piemontesi testimoniano una incidenza più alta in Piemonte rispetto alla popolazione italiana generale, verosimilmente a motivo della ubicazione sul territorio piemontese di alcune aziende - a rischio di esposizione - rilevanti per importanza industriale ed offerta di lavoro (sul territorio di Casale Monferrato, ad esempio, una grande azienda produceva fino agli anni '80 oltre 200.000 quintali all'anno di cemento amianto).

A tutto il 31 gennaio sono stati rintracciati nell’ambito del programma PRiOR 23 casi incidenti, a partire dal 1.3.1996, occorsi tra residenti in Comuni non interessati dal programma di ricerca del Centro Prevenzione Oncologica; ciò corrisponde in linea di massima all’atteso: nell’ultimo anno di rilevazione disponibile (1993) in Piemonte si erano registrati poco meno di 100 casi incidenti, istologicamente confermati, di mesotelioma maligno della pleura e/o del pericardio, dei quali poco più di 80 in residenti di Torino e cintura o in residenti di Casale Monferrato e paesi limitrofi .

Sono stati intervistati 14 dei 23 casi incidenti; ciò ha reso possibile identificare nelle storie professionali e/o residenziali dei soggetti una fonte di esposizione ad amianto credibile o addirittura certa, ed importante sul piano dell’intensità, in 13 casi.

Solo in tre casi le evidenze di esposizione professionale ad amianto sono risultate dirette e riferite ad attività lavorative tradizionali dell’amianto. Un caso, in particolare, aveva un’anamnesi professionale completamente negativa, ma una storia di esposizione domestica, a causa della pulizia degli abiti da lavoro del coniuge.

La rilevazione dell’asma bronchiale
Dal 1/3/1996 al 31/1/1997 sono stati segnalati 33 casi di asma bronchiale. E’ difficile esprimere un giudizio sulla consistenza di questo risultato rispetto all’atteso. Non esistono infatti studi condotti in Italia che stimino l’incidenza e/o la prevalenza dell’asma occupazionale sul totale della popolazione occupata.

Il tasso di incidenza annuale rilevato dal sistema PRiOR è di 18.6 per 1.000.000 persone/anno Nei testi allergometrici, spiccano per frequenza le positività a latice: i casi attribuibili a tale allergene rappresentano da soli quasi il 50% della casistica (15/33). Tale risultato contribuisce ad evidenziare un problema di grande attualità, ma non può non insospettire circa una sottorappresentazione relativa delle altre positività. Il confronto della distribuzione percentuale degli allergeni risultati positivi negli studi sopracitati con quella ottenuta da PRiOR sembrerebbe confermare tale ipotesi. Utilizzando infatti l’asma occupazionale da isocianati come parametro di confronto tra i diversi studi, come suggerito in letteratura, si nota che PRiOR ha rilevato solo un caso di tale patologia, corrispondente al 2.8% di tutti i casi rilevati. La maggior parte dei casi di asma attribuibili a latice inoltre (13/15) sono state rilevate nel comparto sanità, cosa che suggerisce una alta attenzione alla sorveglianza in ospedale.

La rilevazione delle dermatiti da contatto
Dal 1/3/1996 al 31/1/1997 sono stati segnalati 112 casi di dermatite da contatto associata ad ipersensibilità ad agenti di interesse professionale. Di questi 94 sono eczemi, 17 orticarie da contatto, 1 protein contact dermatitits. Anche in questo caso è difficile esprimere un giudizio sulla consistenza di questo risultato rispetto all’atteso. Si tratta infatti di una patologia ad alta prevalenza, con attribuibilità professionale a volte anche molto difficile soprattutto in presenza di sensibilizzazione ad allergeni ubiquitari (es: nichel, kathon).

Tra gli allergeni risultati positivi, spiccano per frequenza nichel, p-fenilendiamina, cromo, cobalto, latice, thimerosal. Per quanto riguarda le attività economiche e le mansioni svolte dai casi rilevati, spiccano per frequenza i lavoratori della sanità, i parrucchieri ed i lavoratori dell’edilizia. Come atteso sulla base dei dati disponibili in letteratura, un’alta percentuale di casi sono attribuibili a latice nel comparto sanità, a p-fenilendiamina tra i parrucchieri, a cromo e a cobalto in edilizia.

 

Indici di frequenza degli infortuni mortali (n. casi per milione di ore lavorate) in Piemonte dal 1988 al 1994 dei settori Industria e artigianato suddivisi per comparto (grande gruppo Inail)

 0 - Varie  1 - Lavorazioni agricole, allevamento, pesca, alimenti
 2 - Chimica, materie plastiche, gomma, carta e poligrafia, pelli e cuoi  3 - Costruzioni: edili, idrauliche, stradali, di linee di trasporto e di distribuzione, di condotte
 4 - Elettricità, gas e liquidi combustibili, acqua, freddo e calore, energia nucleare  5 - Legno e affini
 6 - Metallurgia, lavori in metallo, macchine, mezzi di trasporto, strumenti e apparecchi  7 - Mineraria, mineralurgia e lavori complementari
 8 - Tessile e abbigliamento  9 - Trasporti, carico e scarico, depositi

Fonte: O.R.M.L. 1996

 

Attività economica e mansione dei casi di asma bronchiale

Attività economica della ditta

Mansione svolta

Numero di casi
Servizi sanitari Infermiere ausiliario

2
  Infermiere professionale

8
  Ostetrico

1
  Altro

3
Servizi Parrucchiere

2
Allevamento animali  

1
Produzione alimenti Panettiere

5
  Operaio produzione dolci

1
Industria farmaceutica Operaio produzione antibiotici

1
Industria della gomma Operaio

1
  Operaio collaudo guarnizioni

1
  Operaio vulcanizzazione

1
  Operaio taglio tele

1
Industria meccanica Verniciatore

1
Altro Varie

4

 
 

 

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