Epidemiologia Piemonte - Relazione sullo stato di salute della popolazione in Piemonte anno 1997

Lo stato di salute riferito, il ricorso ai servizi sanitari, le abitudini di vita

 

Il capitolo offre alcuni riscontri derivati dall'indagine ISTAT 1994 sullo "stato di salute e ricorso ai servizi sanitari", un'indagine campionaria nazionale basata su interviste dirette, condotte in quattro rilevazioni trimestrali nel 1994 su un campione di ventimila famiglie, curata dall'ISTAT allo scopo di rappresentare la variegata fenomenologia socio-sanitaria del nostro paese.

Stato di salute riferito

Ricorso ai servizi

Abitudini di vita

Stato di salute e accesso ai servizi nelle zone montuose

Grafici relativi

Stato di salute riferito
Solamente il 7,3% della popolazione piemontese valuta negativamente il proprio stato di salute, la cui compromissione era dovuta in parte rilevante a malattie respiratorie ed osteomuscolari: quasi il 20% degli intervistati riferiva artropatie, che si configuravano come malattie croniche più frequenti, precedendo l'ipertensione arteriosa, le cefalee e le allergopatie.

Oltre la metà della popolazione non lamenta patologie croniche, che interessavano in misura maggiore il sesso femminile.

In Piemonte sembra altresì minore il riscontro di malattie causanti limitazione delle attività quotidiane ed inabilità lavorativa, cioè delle patologie che incidono maggiormente sulla qualità di vita dell'individuo, compromettendone gli aspetti relazionali e di efficienza.

 

Ricorso ai servizi
Circa il 30% della popolazione intervistata ha fatto ricorso a visite mediche durante le quattro settimane precedenti l'intervista; di costoro oltre la metà si è recata in ambulatorio a causa di malattie o disturbi conclamati, il 20,4% per consulti di prevenzione ed il 13% per ripetizione di prescrizioni o espletamento di formalità burocratiche.

Le consulenze specialistiche più richieste sono state quelle odontoiatriche, in circa la metà dei casi effettuate a pagamento intero, così come le visite ostetrico-ginecologiche, oculistiche e neurologiche.

Quasi la metà dell'assistenza specialistica è risultata comunque erogata a pagamento intero; assai raro è stato invece il ricorso a visite generiche a pagamento; le visite pedriatiche risultano in circa la metà dei casi soggette ad esborso dell'onorario completo.

Poco più del 10% della popolazione si è sottoposto ad accertamenti diagnostici durante le quattro settimane precedenti l'intervista: è degno di segnalazione il riscontro, in Piemonte, di un minor ricorso (sia nel computo globale che relativamente alle sole prestazioni a pagamento) agli esami ematochimici ed urinari, tra cui sono compresi quelli tradizionalmente considerati "routinari", a fronte di un maggior numero, rispetto all'Italia in toto, di PAP test e mammografie (esami-cardine nella prevenzione oncologica), eseguite anche in fase asintomatica (laddove potrebbero incidere le campagne di educazione alla salute ed il coinvolgimento in screening pianificati).

4,5 individui su mille in Piemonte non hanno effettuato accertamenti diagnostici prescritti; tale atteggiamento (interpretabile come indicatore di scarso affidamento nei confronti della medicina "ufficiale" o quale espressione di mera negligenza del paziente) è comunque assai meno rilevante di quello riscontrabile fra i connazionali.

Il 2,8% della popolazione piemontese si è sottoposto, almeno una volta, a ricovero ospedaliero durante i tre mesi precedenti l'indagine- l'Italia in toto e l'Italia nord-occidentale si attestano su percentuali più alte -, per un totale di circa 35 ricoveri per mille persone. In Piemonte, la media delle giornate di degenza per ricovero e per persona ricoverata è stata minore rispetto alle altre variabili geografiche ed era stata altresì più rilevante la proporzione di utenti ricoverati in strutture sanitarie pubbliche - oltre il 90% .

La maggioranza relativa (47,7 per mille individui) degli interventi di assistenza sanitaria era stata appannaggio delle strutture ospedaliere tradizionali (pronto soccorso), mentre il 3,3 % degli intervistati aveva usufruito delle forme di assistenza sanitaria alternativa (day hospital, assistenza domiciliare, consultorio familiare, centri di igiene mentale, SERT).

Da rimarcare l'utilizzo di occhiali e lenti a contatto da parte di quasi metà della popolazione piemontese, che risulta, dal raffronto, quella che fa maggior uso di apparecchi sanitari..

Solo il 40% degli intervistati si è dichiarato soddisfatto dell'orario di apertura degli uffici USL, forse a motivo dei lunghi tempi di attesa (pari o superiori ai 20 minuti secondo l'esperienza di quasi un terzo dei cittadini).

 

Abitudini di vita
Il consumo di farmaci risulta largamente diffuso (un terzo dei piemontesi ne ha fatto uso durante i due giorni precedenti l'intervista), quasi sempre su prescrizione o consiglio di un medico, e comunque informandolo - nel 90% dei casi - dell'assunzione: la scrupolosità del consumatore è confermata dall'alta percentuale (quasi l'80%) di intervistati usi ad informarsi sulla data di scadenza dei farmaci e sulle modalità di assunzione; circa 13 individui su mille non hanno assunto un farmaco prescritto.

I farmaci di più largo impiego risultano gli analgesici; circa il 90% della popolazione ha dichiarato di non aver mai fatto uso di psicofarmaci; vengono consumati da una percentuale inferiore al 20% degli individui: gocce e spray nasali, antidispeptici, farmaci ricostituenti e lassativi e/o purganti.

Gli intervistati piemontesi si sono mostrati fiduciosi nelle pratiche di medicina alternativa, a cui sono ricorsi in misura decisamente superiore ai connazionali: l'8% circa della popolazione ha effettuato sedute di omeopatia e fitoterapia, il 4% di agopuntura.

Un quarto degli intervistati si è dichiarato fumatore; l'età di inizio dell'abitudine si colloca nell'80% dei casi fra i 14 ed i 21 anni di età, la quasi totalità dei fumatori consuma sigarette con filtro, il cui numero giornaliero è compreso, in poco meno della metà dei casi, fra 11 e 20.

Oltre la metà dei fumatori, in particolare la popolazione femminile, ha riferito tentativi di cessazione del fumo; il 60% dei fumatori non ha mutato il consumo di tabacco durante gli ultimi due anni

Di tutte le madri fumatrici il 63,4% ha interrotto il consumo di sigarette durante la gestazione.

Il 10% dei bambini risulta nato da gravidanze a rischio. Risulta che circa un quarto della popolazione infantile non è stata soggetta ad allattamento al seno, che invece è proseguito fino al 7° mese ed oltre per l'8% dei bambini piemontesi.

 

Stato di salute e accesso ai servizi nelle zone montuose
Utilizzando dei rischi relativi (*100) standardizzati per età, che vogliono dimensionare la differenza dati ottenuti dalla "indagine campionaria multiscopo sulle famiglie italiane" svolta dall’ISTAT nel 1994, si è valutata la differenza che si osserva a livello nazionale, in relazione ad alcuni indicatori di stato di salute e accesso ai servizi sanitari, tra soggetti residenti in comuni di montagna o comuni di collina e soggetti residenti in comuni di pianura.

Si sono quindi stimati nella presenza di fattori di rischio, condizioni morbose o utilizzo di strutture sanitarie tra i residenti in diverse zone altimetriche, prendendo come categoria di riferimento le zone pianeggianti (RR = 100).

Per quanto riguarda lo stato di salute riferito, si osservano, tra gli uomini residenti in aree montuose, i rischi relativi più elevati per quanto riguarda la presenza di disturbi neuromotori come paralisi e paresi (166) e disturbi nervosi in genere (144). L’elevata morbosità per cirrosi epatica (133) è probabilmente correlata con l’elevata prevalenza nel consumo di bevande alcooliche che si osserva nelle comunità montane. Si osservano inoltre eccessi per malattie cardiache, vascolari (112 per angina pectoris, 103 per infarto cardiaco, 114 per disturbi circolatori dell’enecefalo) e respiratorie (116 di bronchite cronoca e 108 di asma). Si osservano invece riduzione del rischio per l’insorgenza di patologie tumorali (83) e di calcolosi renale (68) e biliare (59). Tra le donne, i rischi relativi presentano valori più alti per la presenza di paralisi (451) e disturbi nervosi (180). Eccessi si hanno inoltre per l’ulcera peptica (164), le calcolosi epatiche (149), l’angina pectoris (137), mentre riduzione del rischio si osserva per le calcolosi renali (85), i disturbi circolatori dell’encefalo (84) e i tumori (75), in analogia con quanto osservato tra gli uomini.

Per quanto attiene gli indicatori di accesso ai servizi e le abitudini di vita, si riscontrano tra gli uomini eccessi per quanto riguarda la prevalenza di forti fumatori (rischio relativo di 278), i ricoveri negli ultimi tre mesi (162) e gli accertamenti diagnostici nelle ultime quattro settimane (124). Rischi relativi ridotti si osservano per quanto riguarda l’uso di tranquillanti e antidolorifici (77) e gli incidenti domestici (24). Tra le donne si osservano rischi relativi elevati per la presenza di obesità di secondo tipo (533), l’uso di tranquillanti (171) e di antidolorifici (147) e gli incidenti domestici (150). E’ minore tra le donne l’abitudine al fumo di tabacco (68 il rischio relativo per fumatori attivi e 29 per forti fumatori).

 

Grafici relativi
Popolazione secondo lo stato di salute dichiarato
Individui sofferenti per malattie croniche, che abbiano causato disturbi di salute durante le quattro settimane precedenti l'intervista
Individui che hanno fatto ricorso all'assitenza sanitaria, durante i tre mesi precedenti l'intervista, suddivisi per tipologia di servizi socio-assistenziali
Individui ricoverati almeno una volta durante i tre mesi precedenti l'intervista
Popolazione di 14 anni ed oltre, secondo l'abitudine al fumo

 
 

 

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