Epidemiologia Piemonte - Relazione sullo stato di salute della popolazione in Piemonte anno 1997

Gli esiti riproduttivi

 

Differenze tra Piemonte ed Italia, e andamento nel tempo
La natalità (1995) all’interno della regione è sensibilmente inferiore a quella nazionale, e si presenta in calo rispetto al 1991. Due importanti indicatori di qualità dell’assistenza sanitaria e di benessere sociale quali la natimortalità e la mortalità infantile presentano valori inferiori alla media nazionale; il tasso di mortalità infantile, in particolare, presenta un valore pari all’80 % del valore medio nazionale. Entrambi questi indicatori, inoltre, dimostrano un sensibile trend in discesa. Al contrario, il tasso di interruzioni volontarie di gravidanza ogni 1.000 donne in età fertile, pur presentando un andamento in calo, rivela, al 1995, un rischio di ricorso all’IVG superiore di oltre il 20 % il valore medio nazionale.

 

Differenze geografiche
Nel caso della natalità, si evidenziano "eccessi" rispetto alla media regionale nelle USSL della cintura torinese e nelle USSL del Cuneese. Al contrario, aree a "bassa natalità" si rilevano in corrispondenza delle USSL dell’Astigiano e dell’Alessandrino.

Eccessi di rischio di basso peso alla nascita si osservano lungo tutto il confine occidentale del Piemonte, in corrispondenza dell’arco alpino. I rischi di mortalità neonatale ed infantile (pressoché sovrapponibili) mostrano una distribuzione più disomogenea, pur presentando eccessi maggiori in corrispondenza delle aree orientali della regione.

Il rischio di abortività spontanea si distribuisce in modo disomogeneo tra le USSL piemontesi; sembrano comunque identificabili alcune aggregazioni di eccessi di rischio in corrispondenza delle USSL del Cuneese e del Piemonte settentrionale.

Nel caso dell’abortività volontaria, invece, gli eccessi maggiori si rilevano nell’area metropolitana torinese (Torino città ha un eccesso di oltre il 40 % rispetto alla media regionale) e nella provincia di Torino nel suo complesso. Aree a basso rischio risultano, con alcune eccezioni, le USSL del Piemonte meridionale ed orientale.

 

Differenze sociali
Alle variabili caratterizzanti classi sociali più svantaggiate, corrispondono eccessi di rischio di esiti riproduttivi sfavorevoli. Per esempio, il rischio di prematurità grave o di grave basso peso alla nascita è di quasi il 60% superiore, rispetto alla media regionale, nelle donne di livello di istruzione elementare (o inferiore). Risultati analoghi si ottengono utilizzando come variabile sociale la filiazione.

Ancora più evidenti risultano le differenze sociali nel caso della mortalità entro il primo anno di vita. In tutti i casi ad un livello di istruzione elementare (od inferiore) della madre è sempre associato un eccesso di rischio di circa il 50% rispetto alla media regionale.

Il rischio di avere un aborto spontaneo in presenza di un’anamnesi positiva per precedenti aborti spontanei è del 31% superiore alla media regionale per donne di basso livello di istruzione e, in presenza di precedenti parti prematuri, l’eccesso di rischio associato a questo livello di istruzione è superiore al 77%. Nel caso dell’abortività volontaria, un’anamnesi positiva per precedenti IVG, o la presenza di figli viventi, sono associati ad un eccesso di rischio del 45%, sempre nelle donne di livello di istruzione inferiore.

 

Differenze tra montagna e pianura
In generale, i distretti di montagna presentano una fertilità ed una natalità lievemente superiori a quelle di pianura, mentre presentano un’importante protezione verso il rischio di IVG, ed una situazione complessivamente sovrapponibile per quanto riguarda il rischio di abortività spontanea.

Le differenze più evidenti riguardano le modalità del parto, che rivelano un notevole eccesso di uso, in donne residenti in montagna, di alcune metodiche strumentali quali il parto indotto (+ 146 %), l’amniorexis (+ 88 %) e il forcipe o la ventosa (+ 70 %). Si rileva invece una "protezione" verso il ricorso al parto cesareo.

Anche gli esiti dei parti presentano alcune differenze: tra i parti avvenuti in donne residenti in distretti montani si nota un eccesso di rischio di natimortalità (+ 17 %), e, conseguentemente, di mortalità perinatale (+ 6,5 %); quest’ultima, tuttavia, presenta eccessi inferiori a quelli della natimortalità, in quanto "bilanciata" da una protezione nella mortalità neonatale precoce. I nati in USL montane presentano anche un eccesso di rischio di basso peso alla nascita (+ 9 %); tuttavia, nonostante questo maggior rischio "di partenza", tutti gli altri indicatori di mortalità entro il primo anno di vita dimostrano una protezione per i residenti in montagna.

 

Grafici relativi

Confronto tra Piemonte e Italia per alcuni indicatori di esiti riproduttivi anno 1995

 

Andamento temporale in Piemonte di alcuni indicatori di esiti riproduttivi periodo 1988 - 1991 e anno 1995

 

 

Distribuzione dei rischi relativi di alcuni esiti riproduttivi negli anni 1988-91 secondo il distretto di residenza

 Natalità  Abortività spontanea
 Abortività volontaria  Basso peso alla nascita
 Mortalità perinatale  Mortalità neonatale
 Mortalità infantile  

 

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