Gli esiti riproduttivi |
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Differenze tra
Piemonte ed Italia, e andamento nel tempo
Differenze geografiche Eccessi di rischio di basso peso alla nascita si osservano lungo tutto il confine occidentale del Piemonte, in corrispondenza dellarco alpino. I rischi di mortalità neonatale ed infantile (pressoché sovrapponibili) mostrano una distribuzione più disomogenea, pur presentando eccessi maggiori in corrispondenza delle aree orientali della regione. Il rischio di abortività spontanea si distribuisce in modo disomogeneo tra le USSL piemontesi; sembrano comunque identificabili alcune aggregazioni di eccessi di rischio in corrispondenza delle USSL del Cuneese e del Piemonte settentrionale. Nel caso dellabortività volontaria, invece, gli eccessi maggiori si rilevano nellarea metropolitana torinese (Torino città ha un eccesso di oltre il 40 % rispetto alla media regionale) e nella provincia di Torino nel suo complesso. Aree a basso rischio risultano, con alcune eccezioni, le USSL del Piemonte meridionale ed orientale.
Differenze sociali Ancora più evidenti risultano le differenze sociali nel caso della mortalità entro il primo anno di vita. In tutti i casi ad un livello di istruzione elementare (od inferiore) della madre è sempre associato un eccesso di rischio di circa il 50% rispetto alla media regionale. Il rischio di avere un aborto spontaneo in presenza di unanamnesi positiva per precedenti aborti spontanei è del 31% superiore alla media regionale per donne di basso livello di istruzione e, in presenza di precedenti parti prematuri, leccesso di rischio associato a questo livello di istruzione è superiore al 77%. Nel caso dellabortività volontaria, unanamnesi positiva per precedenti IVG, o la presenza di figli viventi, sono associati ad un eccesso di rischio del 45%, sempre nelle donne di livello di istruzione inferiore.
Differenze tra
montagna e pianura Le differenze più evidenti riguardano le modalità del parto, che rivelano un notevole eccesso di uso, in donne residenti in montagna, di alcune metodiche strumentali quali il parto indotto (+ 146 %), lamniorexis (+ 88 %) e il forcipe o la ventosa (+ 70 %). Si rileva invece una "protezione" verso il ricorso al parto cesareo. Anche gli esiti dei parti presentano alcune differenze: tra i parti avvenuti in donne residenti in distretti montani si nota un eccesso di rischio di natimortalità (+ 17 %), e, conseguentemente, di mortalità perinatale (+ 6,5 %); questultima, tuttavia, presenta eccessi inferiori a quelli della natimortalità, in quanto "bilanciata" da una protezione nella mortalità neonatale precoce. I nati in USL montane presentano anche un eccesso di rischio di basso peso alla nascita (+ 9 %); tuttavia, nonostante questo maggior rischio "di partenza", tutti gli altri indicatori di mortalità entro il primo anno di vita dimostrano una protezione per i residenti in montagna.
Grafici relativi
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