Reti cliniche

Multidisciplinarità, evidence based medicine, equità di accesso alle cure, continuità della presa in carico, centralità del paziente sono i cardini che costituiscono la realizzazione di una qualunque rete clinica di specialità.In questi ultimi anni, il tema "reti cliniche di specialità" è diventato sempre più di attualità per un duplice ordine di motivi:

  • il cambiamento della domanda di salute che richiede che l'offerta e quindi i servizi sanitari siano capaci di dare una risposta adeguata a questo cambiamento;
  • l'evoluzione tecnologica dell'offerta che implica costi sempre maggiori e quindi pone il problema della sostenibilità economica del servizio sanitario.

L'organizzazione degli ospedali e della rete territoriale in reti cliniche e logistiche viene considerato una possibile soluzione per superare queste problematiche. 


Il termine "rete" viene usato con significati diversi: dal considerarlo come il semplice insieme delle strutture interne ad un ospedale gli ospedali presenti in una determinata area, fino a definirlo un sistema funzionale e strutturale vero e proprio con connessioni continue tra ospedale e territorio.
Esistono poi le reti informali non gerarchiche, a partecipazione volontaria, costituite dai clinici che sentono l'esigenza di avere una rete di cooperazione per un proficuo scambio di esperienze e collaborazioni. Le reti paiono l'organizzazione migliore per rispondere alla domanda di salute che è, nella maggioranza dei casi, una domanda complessa ed articolata, rivolta ad una pluralità di servizi.
Pur con tutti i distinguo che vengono fatti in un dibattito ancora in corso, due sono gli elementi di accordo:

  • la rete può esser definita come un insieme di nodi legati fra loro da relazioni e connessioni continue;
  • il presupposto della costruzione della rete clinica integrata è la condivisione di percorsi clinico/assistenziali, con l'obiettivo di fornire prestazioni di alta qualità e clinicamente appropriate ed efficaci e la valutazione puntuale dell'attività che viene svolta.


Le reti rendono, perciò, possibile la vicinanza al cittadino di un servizio particolarmente competente, facilitandone l'accesso ed il successivo percorso assistenziale. Permettono, infine un miglior utilizzo dei servizi preposti a livelli di complessità differenti.

A partire dagli anni novanta questo tipo di organizzazione si esprime attraverso il cosiddetto percorso clinico che definisce, per una specifica patologia, tutti i passaggi inter ed extra-ospedalieri. Agli ospedali costitutivi della rete, che hanno il compito di assicurare l'assistenza ospedaliera per acuti, vanno aggiunti i servizi territoriali e, qualora necessari, gli istituti integrativi della rete dedicati all'assistenza dei post acuti e all'assistenza riabilitativa estensiva. Il modello cooperativo sostituisce il modello competitivo con una relativa cessione di "sovranità" da parte dei singoli nodi; i risultati attesi sono economie di scala e scopo, equo accesso ai servizi anche di alta specialità, garanzia di qualità, presa in carico. Da qui nascono le reti cliniche in cui la connessione nell'ambito di una stessa specialità in differenti ospedali prevale sulla connessione con altre specialità all'interno dello stesso ospedale.La rete ha trasformato i modelli di assistenza: percezione diffusa è che il cambiamento più rilevante sia stato la trasformazione dei modelli di assistenza.
Obiettivo principale è il miglioramento continuo e tendente all'eccellenza dell'offerta sanitaria. La Regione Piemonte è attenta da sempre ai percorsi assistenziali in rete; infatti, fra le prime regioni in Italia, ha istituito una serie di reti cliniche che oggi perseguono l'obiettivo della miglior offerta assistenziale ai propri cittadini.

 


Le Reti Cliniche di Specialità del Piemonte:



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