• Bandi e Avvisi

    In questa sezione è presente una selezione di bandi e avvisi in campo sanitario della Regione Piemonte

    Conteggio articoli:
    9
    • Bandi e avvisi

      I bandi e gli avvisi pubblicati riguardano selezioni di personale, ricerca di professionalità, acquisizioni di disponibilità alla nomina o presentazione di progetti in ambito sanitario. Il bando è consultabile anche dopo la data di scadenza in caso di ulteriori comunicazioni. Per tutti gli altri bandi e avvisi consultare la sezione del Bollettino Ufficiale Regionale (BUR)

      Conteggio articoli:
      44
  • Prevenzione e promozione della salute

    La possibilità di rimanere in salute, ossia di godere pienamente di uno stato di equilibrio e benessere fisico e mentale, è strettamente legata alla prevenzione primaria, cioè al controllo dei fattori di rischio per la salute e alla valorizzazione dei fattori protettivi. Le più recenti strategie di prevenzione a livello internazionale ribadiscono il concetto di salute come bene collettivo, da promuovere e mantenere attraverso il contrasto ai principali fattori di rischio prevenibili (fumo, alcol, scorretta alimentazione e sedentarietà), ponendo attenzione non solo ad aspetti sanitari, ma anche ai determinanti ambientali, sociali ed economici della salute.

    La Regione Piemonte è particolarmente impegnata in programmi di prevenzione collettiva finalizzati ad affrontare i principali rischi diffusi nella popolazione generale, con l’introduzione di politiche o interventi regolatori favorevoli alla salute e con programmi di promozione della salute, nonché con azioni rivolte agli ambienti di vita e di lavoro (sistema dei controlli nel settore alimentare, prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, prevenzione delle esposizioni ambientali dannose).

    La prevenzione rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza, ovvero le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire ai cittadini. In linea con gli orientamenti internazionali e nazionali, il Piemonte adotta il Piano regionale di prevenzione per definire le aree di intervento e i programmi d’azione, in collaborazione con i Servizi di prevenzione delle ASL. Nelle sezioni seguenti è possibile approfondire le attività svolte dal sistema dei Servizi di prevenzione nelle specifiche aree tematiche e consultare documenti utili. Per una informazione rapida sui servizi di prevenzione dedicati al cittadino è possibile consultare la guida al servizio sanitario >prevenzione

    Novità sul sito

    Conteggio articoli:
    0
  • REACH

    L'area dedicata al Regolamento 1907/2006/EC REACH nasce dalla sinergia tra Regione Piemonte, ARPA Piemonte, Dipartimenti di Prevenzione delle Asl e Dors-AslTo3.
    Rappresenta l'impegno della Regione Piemonte nell'implementazione di un sistema di
    documentazione in rete, accessibile e sistematico riguardo alle novità introdotte dal Regolamento. Il materiale ivi presente vuole essere una risorsa per operatori e decisori interessati alla prevenzione. Vengono privilegiate le iniziative promosse dalla Regione Piemonte e i documenti prodotti dal gruppo di lavoro dedicato.

    Il regolamento REACH per i composti chimici ha come obiettivo, innanzitutto, quello di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e ambientale, ed in secondo luogo quello di attuare una semplificazione sostituendo in un unico grande provvedimento la precedente corposa legislazione europea in ambito chimico.
    Il Regolamento promuove altresì lo sviluppo di metodiche alternative per valutare la tossicità sia delle sostanze nuove sia di quelle già presenti sul mercato.

    Prima dell’entrata in vigore del Regolamento (1 giugno 2007) molti di questi compiti erano affidati alle autorità pubbliche; attualmente, invece, è l’Agenzia Europea per le sostanze chimiche, con sede a Helsinki, istituita grazie al Regolamento, a gestire e, in alcuni casi, a realizzare tutti gli aspetti tecnici, scientifici e amministrativi del Regolamento e ad assicurare la coerenza a livello comunitario in relazione a tali aspetti.

    L’area sarà aggiornata regolarmente da una redazione interdisciplinare composta da operatori afferenti alle istituzioni sopracitate.

    Novità
    26/11/2012Nuova banca dati sulla Classificazione ed Etichettatura della Sostanze Chimiche sul sito dell’ECHA
    19/06/2012L’ECHA avvia una consultazione pubblica di sei mesi sulla proposta di restrizione dell’1,4-diclorobenzene in profumatori d’ambiente e tavolette dissolubili
    21/06/2012Matline si collega al Regolamento Reach
    06/04/2012Sono in corso le ispezioni REACH-CLP secondo la modalità En Force 2
    20/03/2012Pubblicata "Le cause del cancro: novità dall'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro"
    16/03/2012L’ECHA lancia la consultazione pubblica sulla proposta di restrizione del Cr (VI) negli articoli di pelletteria
     



    Conteggio articoli:
    0
    • Regolamento REACH

      REACH significa Registration, Evaluation, Authorisation of Chemical ed è l’acronimo usato dalla Comunità Europea per descrivere il nuovo sistema di regolamentazione delle sostanze chimiche, entrato in vigore il 1 giugno 2007. La nuova legislazione europea in materia di sostanze chimiche ha lo scopo di migliorare la conoscenza dei composti chimici prodotti e importati da parte delle aziende del settore. Essa costituisce la più grande ed importante regolamentazione in questo campo dell’ultimo ventennio.

      Registrazione
      Valutazione
      Autorizzazione
      Restrizione
      Domande e risposte
      Glossario

      Conteggio articoli:
      15
    • Regolamento CLP

      Il Regolamento CE n. 1272/2008, più noto come CLP (acronimo inglese di “Classification, Labelling and Packaging”), entrato in vigore il 20 gennaio 2009, è il nuovo regolamento europeo relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele pericolose.

      26/11/2012 Nuova banca dati sulla Classificazione ed Etichettatura della Sostanze Chimiche sul sito dell’ECHA
      29/11/2011 Emanato il Decreto Sanzioni CLP

      17/05/2011 Regolamento per la classificazione ed etichettatura di sostanze e miscele
      10/03/2011 Testo completo del Regolamento 286/2011
      16/12/2008 Testo completo  del Regolamento CLP

      Conteggio articoli:
      3
    • Normativa

      Raccolta del materiale legislativo afferente al Regolamento REACH, suddiviso a seconda della fonte di provenienza (Comunità Europea, Stato Italiano, Regione Piemonte). Contiene link al testo completo della norma, contenuto in questo sito o collegato attraverso link esterno alle maggiori banche dati normative istituzionali.

      Conteggio articoli:
      3
    • Documenti

      Raccolta sistematica di materiale documentale liberamente accessibile riguardo le novità introdotte dal Regolamento. In particolare sono disponibili piccoli abstract di carattere scientifico, casi studio relativi a problematiche incontrate sul campo dai diversi stakeholder, articoli divulgativi e un’area che raccoglie pronunciamenti e pareri relativi all’integrazione del regolamento REACH con altre normative.  


      Recensioni e articoli divulgativi

      21/06/2012 Matline si collega al Regolamento Reach
      23/09/2011 Vestiti “puliti”

      17/08/2010 Gli agenti cancerogeni rivalutati dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC)
      22/12/2009 L’esposizione a formaldeide è associata anche allo sviluppo di leucemia
      14/08/2009 Rischi chimici emergenti associati alla salute e sicurezza sul lavoro: la previsione degli esperti
      14/08/2009 Le nanoparticelle: quali rischi per i lavoratori?

      Pubblicazioni scientifiche

      20/03/2012 Le cause del cancro: novità dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro

      Report

      Casi studio
       


       

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      8
    • Formazione ed eventi

      Si segnalano in quest’area alcuni dei prossimi e più interessanti eventi formativi riguardanti il Regolamento REACH. È disponibile inoltre un archivio di materiale didattico proveniente da corsi di formazione pregressi.
       

      Prossimi appuntamenti



      Il Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare promuove "L'informazione al pubblico sulle sostanze chimiche. Un decalogo per i cittadini sugli interferenti endocrini",  che si svolgerà a Roma, il 23 ottobre 2012, presso la sala della Protomoteca del Campidoglio - Portico del Vignola

      Programma della giornata:
      Ore 9,00 Registrazione
      Ore 9,30 Saluto del Dott. Corrado Clini Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 1a Sessione L'informazione al pubblico sulle sostanze chimiche Chairman: Dott. Silvio Borrello, Direttore Generale Direzione Generale della sicurezza e degli alimenti e della nutrizione - Ministero della salute
      Ore 9,50 Il Progetto PREVIENI, il decalogo sugli interferenti endocrini e l'informazione sulle sostanze chimiche Dott. Carlo Zaghi, Divisione V Certificazione ambientale, prodotti chimici e acquisti pubblici verdi Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali - Ministero dell'ambiente
      Ore 10,10 Comunicazione istituzionale in materia di sostanze chimiche Dott.ssa Susanna Lupi, Divisione V Certificazione ambientale, prodotti chimici e acquisti pubblici verdi Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali - Ministero dell'ambiente
      Ore 10,30 Strumenti multimediali di comunicazione Dott.ssa Vincenza Maria Palermo, Ecocerved Scarl Dott. Tiziano Fazzi, Civicamente Srl
      2a Sessione Un decalogo per i cittadini sugli Interferenti Endocrini Chairman: Dott. Giuseppe Ruocco, Direttore Generale Direzione Generale della Prevenzione - Ministero della salute
      Ore 11,00 Gli interferenti endocrini: perché preoccupano Prof. Alberto Mantovani, Reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria Dipartimento Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare - Istituto Superiore di Sanità
      Ore 11,20 Gli interferenti endocrini dall'ambiente all'uomo Prof. Silvano Focardi - D.ssa Cristiana Guerranti Dipartimento di Scienze Ambientali - Università di Siena
      Ore 11,40 Interferenti endocrini: l'aspetto medico - Presentazione del Decalogo Prof.ssa Donatella Caserta, Dipartimento Salute della Donna e Medicina Territoriale Università Sapienza di Roma - Ospedale Sant'Andrea
      Ore 12,00 - 12,30 Spazio discussione (interventi programmati)
      Ore 12,40 Conclusioni Dott. Mariano Grillo Direttore Generale Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali - Ministero dell'ambiente

      Per info: tel. 06 57225088 – 06 57225072 fax. 06.57225062

       

      Archivio

      Conteggio articoli:
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    • Notizie dall'ECHA

      Area dedicata alla raccolta (e traduzione in italiano) di alcune delle principali notizie riportate dall’Agenzia Europea della Sostanze Chimiche. Area dedicata alla raccolta (e traduzione in italaino) di alcune delle principali notizie riportate dall’Agenzia Europea della Sostanze Chimiche.

      Conteggio articoli:
      7
    • Guide ECHA

      Per far fronte alla complessità e al continuo aggiornamento degli obblighi previsti dal Regolamento REACH, l’ECHA (Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche) pubblica periodicamente delle Guide di Orientamento, atte ad approfondire di volta in volta singoli aspetti del Regolamento.
      L'elenco esaustivo dei documenti di orientamento pubblicati dall'ECHA è disponibile al seguente indirizzo: http://echa.europa.eu/it/web/guest/guidance-documents/guidance-on-reach
      Di seguito si riportano i documenti di orientamento disponibili in lingua italiana e di maggiore interesse per gli operatori della prevenzione.

      Conteggio articoli:
      2
  • Sicurezza sul lavoro

    sicuri 2L’area tematica “Sicurezza sul lavoro” presenta le attività e iniziative della Regione Piemonte e delle ASL, effettuate in collaborazione con gli altri attori del sistema pubblico, per tutelare la salute dei lavoratori, prevenire infortuni e malattie professionali.

    Si rivolge ai professionisti, ai quali mette a disposizione informazioni, documenti e atti di programmazione regionali, ma anche ai cittadini per sviluppare una maggiore consapevolezza sulla sicurezza negli ambienti di lavoro.
     

    Novità sul sito

     

    comunicazione

    L'indirizzo email info.sicuri per porre i questiti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, e la newsletter Io scelgo la sicurezza: sono due degli strumenti messi in atto dalla Regione Piemonte per assicurare il maggior numero di informazioni possibili per coloro che si occupano di sicurezza sul lavoro.
    È possibile rivolgere quesiti su questioni inerenti la sicurezza nei luoghi di lavoro all'indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Rispondono, sempre tramite e-mail, operatori dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza delle ASL piemontesi. Le risposte ai quesiti potranno essere immediate o differite nel tempo, di norma non oltre un mese, in base alla complessità, alla necessità di consultazione della normativa.I dati personali comunicati dagli utenti agli operatori del servizio saranno trattati con strumenti elettronici o comunque automatizzati presso la Regione Piemonte, Direzione Sanità; verranno utilizzati esclusivamente per le finalità del servizio stesso (punto informativo per il pubblico), saranno conservati per il tempo strettamente necessario e non verranno comunicati a terzi.Gli utenti possono esercitare i diritti di cui all'art. 7 del Codice approvato con DLgs n. 196/2003.Il Responsabile del trattamento dei dati è il dirigente regionale Gianfranco Corgiat Loia.
    La newsletter Io scelgo la sicurezza (ISLS) è nata nel 2004 come strumento di comunicazione dedicato ai temi di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, finalizzato alla condivisione di informazioni ed esperienze maturate e alla riflessione su tematiche di particolare interesse. L'obiettivo è quello di migliorare la comunicazione tra gli operatori della prevenzione, favorendo la circolazione delle informazioni utili per lo svolgimento delle attività prevenzionali. La newsletter è anche un mezzo di diffusione e approfondimento delle disposizioni, delle misure e delle iniziative assunte a livello nazionale e regionale nei confronti dei diversi soggetti istituzionali competenti in materia e delle parti sociali.

    SPreSAL

    Gli SPreSAL delle ASL


    Il benessere negli ambienti di lavoro sul territorio regionale è garantito dai Servizi di Prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro (SPreSAL) delle ASL, che si occupano di vigilanza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, inchieste e accertamenti su malattie professionali e infortuni, promozione di iniziative d’informazione, formazione e assistenza ai lavoratori e alle aziende.

    mappa sensibile

     

     

    Gli SPreSAL delle Asl:

     

     



     

    Piano Regionale Prevenzione

    La Regione Piemonte coordina l’attività degli SPreSAL attraverso atti di indirizzo, programmazione e verifica, in un quadro di riferimento normativo chiaro, stante la legge attualmente in vigore sulla materia, il DLgs 81 del 2008 e s.m.i. In particolare, il Piano regionale di prevenzione (PRP) costituisce il principale documento di programmazione in quanto fornisce gli indirizzi operativi, sulla base degli orientamenti del Piano nazionale della prevenzione.

    Nell’ambito del PRP, il tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è affrontato trasversalmente nei seguenti programmi/azioni:

    Contatti

    • Direzione regionale A14 Sanità
    • Settore Prevenzione e veterinaria

      Responsabile settore
      :
      Gianfranco Corgiat Loia
      C.so Regina Margherita 153 bis, 10122 Torino

      Segreteria:
      Tel. 011 432.1515
      Fax 011 432.2570
      Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    • Sistema informativo, infortuni e malattie professionali:
      011 432.4592
    • Supporto giuridico, ricorsi amministrativi:
      Stefania Felline - 011 432.3302
      Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
    • Sicurezza in agricoltura, direttiva macchine, rischio chimico:
      Raffaella Pastore - 011 432.4571
      Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
    • Formazione, rischio amianto, promozione della sicurezza nelle scuole, redazione newsletter, coordinamento info.sicuri:
      Alessandro Palese - 011.432.4761
      Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

     

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    0
    • Formazione figure DLgs 81/08

      Formazione figure D.Lgs 81/08

      La Regione Piemonte ha approvato una nuova edizione delle “Indicazioni operative per la formazione in materia di salute e sicurezza del lavoro”, che sostituisce integralmente tutte le precedenti, recepisce l’Accordo Stato Regioni 128/CSR del 7 luglio 2016, introduce un capitolo relativo alla realizzazione dei corsi per coordinatori della sicurezza e conferma i procedimenti conseguenti ad inadempienze dei soggetti formatori.

      Il documento, che raccoglie le modalità e gli adempimenti previsti dalla normativa per la realizzazione dei corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è stato approvato con D.G.R. n. 17-4345 del 12 dicembre 2016 e pubblicato nel Supplemento n. 1 del Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte n. 50 del 15 dicembre 2016.

      La nuova edizione è stata realizzata con la collaborazione del Comitato Regionale di Coordinamento ex art. 7 del D.Lgs 81/08, e si pone l’obiettivo di agevolare la corretta applicazione della normativa, nell’ottica di favorire la migliore qualità dei corsi di formazione e contribuire quindi a una maggiore tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

      Scarica il documento:


      I soggetti formatori che intendono essere inseriti nell’elenco degli abilitati ad erogare i diversi corsi di formazione, secondo quanto previsto dalle Indicazioni operative, devono inviare apposita richiesta utilizzando i seguenti moduli:

      Procedure per la vigilanza sulla formazione

      Con Determinazione del 9 Marzo 2017, n. 159 sono state approvate le nuove “Procedure per l’accertamento degli adempimenti relativi alla formazione alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al D.lgs. 81/08”.

      Il documento, redatto per essere di supporto all’attività di vigilanza dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPreSAL) delle ASL piemontesi, è stato aggiornato all’Accordo Stato Regioni 128 del 7 luglio 2016 e alle "Indicazioni operative regionali in materia di salute e sicurezza del lavoro" approvate con DGR 17-4345 del 12 dicembre 2016.

       

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      6
    • Archivio progetti

      In questa sezione è possibile consultare i progetti promossi negli anni dalla Regione Piemonte in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro. Sono consultabili le informazioni, i documenti e gli atti di programmazione regionali relativi ad ogni progetto.

       
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      10
  • Epidemiologia - da dev
     internazionale.

    Negli ultimi anni, se ne è avviato il ridisegno organizzativo, allo scopo di rendere più efficace ed efficiente la sua azione, nel campo della ricerca come in quello della sanità pubblica.

    Il primo atto della riorganizzazione è stato la creazione, nel giugno 1995, del Centro di riferimento per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica in Piemonte (CPO) presso la ex ASL 1 e l’ASO S.Giovanni Battista, che metteva in rete i servizi di Epidemiologia dei Tumori delle due Aziende, con funzioni di epidemiologia eziologica, clinica e valutativa, di documentazione in tema di rischi e danni da tumori e di documentazione in tema di medicina delle prove di efficacia in campo oncologico.

    Nel novembre 1997 è stato poi istituito presso la ex ASL 5 un Osservatorio Epidemiologico regionale della dipendenza da sostanze. Sempre nel novembre 1997 sono state ricondotte nella sanità le funzioni generali di epidemiologia che dai laboratori di Sanità Pubblica erano transitate nell'Arpa Piemonte e che da allora hanno costituito la base della rete dei servizi regionali di epidemiologia.
    Conteggio articoli:
    0
    • Rete Regionale dei Servizi di Epidemiologia

      La Rete nasce ufficialmente con una Deliberazione Regionale (D.G.R. n 37 – 25948 del 16/11/1998): con essa è stata istituita la Rete Regionale dei Servizi di Epidemiologia e ne sono state precisate le funzioni e le attività. I servizi della rete, nel loro insieme, svolgono le funzioni di osservatorio epidemiologico regionale. Nella Regione Piemonte l’epidemiologia ha il compito di promuovere attivamente una maggiore capacità dei servizi e delle amministrazioni (regionali e aziendali) in ordine all' analisi dei problemi di salute eall'individuazione di priorità, alla scelta di soluzioni di intervento idonee per efficacia, sicurezza, fattibilità e accettabilità e al monitoraggio della qualità dei processi di prevenzione e assistenza.
      I problemi cui queste funzioni si applicano possono essere di rilevanza sanitaria (assistenziale o preventiva), ambientale, sociale od organizzativa, a seconda del campo di esercizio della funzione (Regione, Azienda Sanitaria, ARPA, …).Attualmente, come nodi della rete regionale dei servizi di epidemiologia sono attivi:

      • tre servizi sovrazonali, con compiti sia generali che specialistici (Grugliasco, Alessandria e Novara)
      • tre strutture con prevalenti competenze specialistiche:
        • CPO Piemonte
        • Dipartimento Tematico di Epidemiologia e Salute Ambientale dell’ARPA Piemonte
        • Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute - DoRS 

      grugliascoAttivo dal 1994, il Servizio svolge funzioni di epidemiologia generalista verso le ASL afferenti alla Provincia di Torino a alcune funzioni specialistiche  per tutta la Regione. Il Servizio si occupa di valorizzare i sistemi informativi disponibili per scopi di valutazione dello stato di salute della popolazione piemontese, ivi incluso il monitoraggio della qualità dell’assistenza erogata e, negli stessi ambiti, per obiettivi di ricerca. Lo scopo è quello di supportare con dati e indicatori epidemiologici sia le scelte di programmazione della politica che l’azione dei professionisti della sanità piemontese.
      dipendenzeL'OED Piemonte – articolazione del Servizio di Grugliasco - è uno strumento di conoscenza e sorveglianza epidemiologica dell'evoluzione del fenomeno delle dipendenze patologiche, basato sulla scelta di coniugare la cultura operativa dei SERT con quella scientifica e metodologica dell'epidemiologia. Ha tra le sue le priorità il consolidamento del nuovo sistema informativo sulle dipendenze mirato ad aumentare le capacità di sorveglianza e monitoraggio del fenomeno e dei trattamenti. 
      Dal 1998, anno di istituzione della rete, svolge funzioni sovrazonali generali (SSEpi), per le Aziende Sanitarie dell’area Sud-Est del Piemonte e funzioni specialistiche riguardanti la sorveglianza sull’occorrenza e sulle attività di prevenzione e controllo delle malattie infettive riferite all’intero territorio regionale.Dal 2004 le funzioni specialistiche sono state integrate e il Servizio è diventato struttura di riferimento dell’Assessorato alla Sanità e punto di contatto per la gestione delle emergenze infettive. Per questo il servizio ha assunto la denominazione di SeREMI.
      novaraAl Servizio, attivo dal 2006, è attribuita la funzione specialistica di riferimento regionale per lo sviluppo delle funzioni locali di epidemiologia nelle Aziende Sanitarie della Regione Piemonte, da condurre in maniera condivisa con gli operatori delle altre strutture di epidemiologia regionale e locale. Come indicato nel Piano Regionale della Prevenzione 2010-2012 (DGR n. 37-1222 del 17/12/2010), effettua il coordinamento regionale delle sorveglianze PASSI e PASSI d'Argento.
      cpo newNell'ambito del Servizio Sanitario Regionale, il  CPO Piemonte  assolve funzioni  istituzionali di rilevazione della incidenza, mortalità e sopravvivenza per cancro (Registro Tumori Piemonte), di epidemiologia clinica con il monitoraggio e la valutazione della qualità della assistenza oncologica, la produzione di documenti “evidence based”, il disegno e l’analisi di studi clinici sperimentali ed osservazionali, di prevenzione del cancro attraverso il riconoscimento dei rischi di cancerogenicità ambientali, lavorativi e legati agli stili di vita e attraverso il coordinamento, valutazione e formazione  del programma di screening regionale Prevenzione Serena. Il CPO Piemonte  conduce ricerche e studi in ambito eziologico, preventivo, clinico e valutativo  su mandato regionale e/o in collaborazione con altri enti e gruppi di ricerca, nazionali ed internazionali. Il CPO Piemonte pubblica i risultati delle proprie attività sotto forma di articoli scientifici, linee guida e rapporti sanitari e mette a disposizione dati epidemiologici consultabili online.
      arpaHa come specifici campi di intervento la ricerca, la sorveglianza, il monitoraggio e la valutazione dei rischi per la salute e degli impatti sanitari derivanti da esposizioni ambientali sull’intero territorio regionale; svolge una funzione di supporto specialistico in campo epidemiologico e tossicologico ambientale alle ASL del Piemonte ai sensi della D.G.R. 18 maggio 2009, n. 17-11422 (Approvazione linee guida per la definizione dei rapporti tra i Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Regionali e l'Agenzia per la Protezione Ambientale del Piemonte.). Svolge attività di ricerca su progetti nazionali ed internazionali, sorveglianza epidemiologica, individuazione e misurazione dei fattori di rischio ambientali per la salute e di prevenzione sanitaria delle emergenze climatiche a livello regionale.

      dorsNasce per iniziativa della Regione Piemonte nel 1998, è collocato all'interno della ASL TO3 e si occupa di:

      • Documentare le conoscenze tratte dalla letteratura e le esperienze di quanti operano per migliorare la salute e il benessere
      • Disseminare e valorizzare le conoscenze, i dati epidemiologici, le prove d’efficacia, le buone pratiche negli interventi, nei piani e nelle politiche per la salute e il benessere
      • Formare gli operatori e i decisori affinché sviluppino conoscenze e competenze per promuovere la salute e il benessere
      • Assistere la progettazione, realizzazione e valutazione di interventi, piani e politiche per la salute
      • Cooperare a progetti per lo sviluppo di reti a livello locale, regionale e nazionale.

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        Pubblicazioni:

         

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  • Animali

    La salvaguardia dello stato sanitario della popolazione animale è un punto importante sia per il benessere animale sia per la salute delle persone e la sicurezza alimentare.
    In quest’area si possono trovare informazioni e dati sulle azioni di epidemiosorveglianza,  i programmi di eradicazione delle malattie infettive del bestiame o degli animali d’affezione in Piemonte.
    La cura dello stato di salute della popolazione animale è garantita dai Servizi veterinari delle Asl e dal Settore Prevenzione Veterinaria della Direzione Sanità della Regione Piemonte. Il Settore si occupa anche della prevenzione e del controllo sulla produzione e distribuzione degli alimenti di origine animale e di altre azioni legate alla tematica della sicurezza alimentare.

    Per i contatti e i dettagli sulle materie di competenza del Settore Prevenzione Veterinaria consultare la pagina Organizzazione>Direzione Sanità


     

    Ultimi aggiornamenti

     


     

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    • Animali d'affezione

      Il benessere e il rispetto degli animali da compagnia sono una condizione indispensabile anche per la sicurezza e la salute umana.
      Il randagismo di cani e gatti rappresenta una fonte di rischio per la popolazione umana ed animale, perché potrebbe favorire il diffondersi di malattie infettive o un aumento della frequenza degli episodi di morsicature e incidenti.
      Per questo un controllo della popolazione canina e felina salvaguarda sia il benessere degli animali sia quello delle persone. Gli strumenti che vengono utilizzati per raggiungere questo obiettivo sono i sistemi di monitoraggio e controllo della popolazione canina e felina e i servizi di informazione e comunicazione al cittadino.
      Per informazioni rapide sugli animali da compagnia, è possibile consultare la Guida al servizio sanitario>animali da compagnia. In questa sezione si possono conoscere i maggiori provvedimenti. 


       

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    • Allevamenti

      Una importante branca della sanità pubblica veterinaria si occupa delle attività di prevenzione, controllo ed eradicazione delle malattie degli animali produttori di alimenti. In questo ambito sono individuate alcune priorità:

      1. la lotta alle zoonosi: sono numerose le malattie degli animali che possono trasmettersi all’uomo (zoonosi). I programmi di sorveglianza monitorano la presenza dei patogeni negli allevamenti e negli alimenti, contraendo di adottare le misure di prevenzione veterinaria oggi molto efficaci;
      2.  la prevenzione di epidemie degli animali allevati: alcune malattie, sebbene innocue per l’uomo (es. l’afta, peste suina, bluetongue), possono diffondersi con grande rapidità procurando gravi danni alle produzioni zootecniche. Sono costantemente applicati piani di prevenzione (biosicurezza degli allevamenti) e sono attivi protocolli di emergenza, che prevedono interventi urgenti di equipes veterinarie altamente specializzate.
      3. il controllo dello stato sanitario di base degli allevamenti, in modo da ridurre la presenza di malattie infettive che riducono le produzioni e influenzano negativamente la qualità.
      Una specifica normativa, comprende i programmi di eradicazione per la tubercolosi bovina, la brucellosi bovina, ovina e caprina, la leucosi bovina enzootica.

      Viene inoltre eseguita una attività di monitoraggio sulle malattie soggette a controllo pubblico dei ruminanti, suini, equini, api e sugli allevamenti ittici, avi-cunicoli e selvatici.

      Il Settore ha poi sviluppato un programma di profilassi ed eradicazione ad adesione volontaria per:  Rinotracheite infettiva bovina (IBR); Malattia di Aujezsky.

      Nell'ambito dei programmi di controllo sanitario delle malattie infettive degli animali sono realizzati degli opuscoli informativi per gli allevatori in cui sono evidenziate i principali aspetti delle malattie e le modalità di prevenzione e controllo che devono essere messe in atto negli allevamenti:misure di biosicurezza; bluetongue; rinotracheite infettiva bovina; influenza aviaria.

      Per informazioni sui servizi rivolgersi al Servizio Veterinario - Area Sanità Animale (Area A) dell'Asl di competenza.

      Igiene delle produzioni zootecniche

      Altre importanti tematiche di interesse veterinario che riguardano la tutela della salute pubblica sono rappresentate dalle attività di prevenzione che riguardano tutti gli elementi della gestione dell'allevamento che concorrono a garantire la salubrità dei prodotti derivati.
      La qualità della carne, del latte, delle uova e degli altri alimenti che ne derivano, si forma infatti attraverso il rispetto di una serie di regole (buone pratiche) che riguardano:

      1. la necessità di mantenere gli animali in condizioni di benessere, secondo standard internazionali che evolvono progressivamente per garantire anche agli animali produttori degli alimenti condizioni di vita confortevoli, adatte a rispettare la pulizia, l'igiene e le esigenze fisiologiche e comportamentali delle singole specie;
      2. la somministrazione agli animali di mangimi e foraggi controllati e privi di contaminanti: a livello comunitario sono le regole che riguardano la produzione di mangimi e i controlli collegati sono molto precise e la loro applicazione viene assicurata annualmente attraverso il "piano alimentazione animale";
      3. l'uso del farmaco solo in casi di effettiva necessità, evitando residui ed effetti collaterali;
      4. infine, afferiscono a questa branca, anche i controlli sulla produzione del latte, sulla mungitura e sulla successiva produzione lattiero-casearia.Gli accertamenti verificano la salute degli animali produttori, le condizioni della mammella, l'appropriatezza della mungitura e della conservazione del latte. Controlli speciali riguardano la distribuzione del latte alla stalla tramite macchinette erogatrici. Inoltre, tutti gli stabilimenti che ricevono latte per qualsiasi uso alimentare sono soggetti a vigilanza veterinaria per il controllo della materia prima. 

       Per informazioni sui servizi rivolgersi al Servizio Veterinario - Area Igiene delle produzioni zootecniche (area C) dell'Asl di competenza.

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    • Anagrafi zootecniche informatizzate

      Le anagrafi zootecniche informatizzate sono uno strumento essenziale  per la conoscenza dell'entità e della peculiarità del patrimonio zootecnico.
      Regolate da norme comunitarie e nazionali rappresentano una istituzione strategica per:
      - la sorveglianza sanitaria ed il monitoraggio epidemiologico: è possibile localizzare precisamente gli allevamenti infetti e rintracciare rapidamente gli animali a rischio;
      - la tutela della salute del consumatore: risalendo all'origine degli alimenti ed agli stabilimenti di allevamento consente di etichettare le produzioni e di documentarne la salubrità;
      - la gestione di alcuni regimi di aiuti comunitari nel settore agricolo: gli enti che erogano gli aiuti alla zootecnia o che programmano azioni di sviluppo e sostegno all'allevamento possono trarre le informazioni utili a questa attività.

      In Piemonte sono attive le anagrafi informatizzate relative alle specie: bovina, ovicaprina, suina, avicola. Presso ciascuna ASL è presente un Ufficio Anagrafe responsabile della gestione locale del sistema e punto di riferimento per gli utenti (allevatori, organizzazioni professionali di categoria) e per istituzioni locali.

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    • Archivio - "Medicina veterinaria preventiva"

      Medicina Veterinaria Preventiva, il periodico curato dai servizi veterinari della Regione Piemonte e dall'Istituto zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta.
      La rivista, nata nel 1992 e giunta a settembre 2011 al numero 35, è disponibile on line sul sito della Regione Piemonte.
      Suggerimenti e contributi sono attesi su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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      24
    • Archivio - "Relazione annuale dei Servizi Veterinari"

      Il Settore Prevenzione Veterinaria pubblica on line, a disposizione degli operatori e dei cittadini, i dati raccolti dai Servizi Veterinari delle Aziende sanitarie della Regione Piemonte, per la Relazione di attività.
      Le relazioni contengono specifiche informazioni sui numeri dei Servizi veterinari (il personale e la sua formazione) e sui provvedimenti e operazioni di sorveglianza della salute animale, che ha un ruolo fondamentale anche nella salute umana.
      La relazione si suddivide nelle tre aree funzionali di sanità animale, di igiene della produzione e commercializzazione degli alimenti di origine animale, di igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche.

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  • Notizie dalle ASL e dalle Aziende ospedaliere

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  • Alimenti

    Il tema della sicurezza alimentare è considerato tra i più importanti nelle politiche di sanità pubblica a livello mondiale. Per adeguare gli interventi delle Autorità pubbliche ai cambiamenti avvenuti negli ultime decenni, l’Unione Europea ha effettuato una profonda revisione della normativa in materia, per fornire ai cittadini il più elevato livello di garanzie sulla sicurezza degli alimenti.
    La nuova politica sanitaria prevede un approccio coordinato e integrato per la valutazione dei rischi correlati alla produzione di alimenti lungo tutte le filiere produttive “dal campo alla tavola”. La sicurezza del prodotto alimentare viene tutelata sia dall’operatore del settore alimentare, mediante l’adozione di piani di autocontrollo basati sulle procedure di Hazard Analysis and Critical Control Point (HACCP), sia dal sistema dei controlli pubblici ufficiali.
    A livello regionale la Direzione Sanità ha compiti di programmazione, indirizzo tecnico, coordinamento e verifica, mentre in ciascuna ASL le funzioni di gestione delle attività locali di sorveglianza epidemiologica, prevenzione e controllo ufficiale sono attribuite ai Servizi Veterinari, organizzati nelle tre aree specialistiche, e ai Servizi di Igiene alimenti e nutrizione (SIAN).
    Nelle schede seguenti gli operatori delle ASL possono reperire i principali strumenti di programmazione e gestione delle attività collegate alla sicurezza alimentare e gli atti di indirizzo regionali.
    Inoltre gli operatori delle imprese alimentari possono trovare le informazioni e la modulistica per la notifica e registrazione delle imprese alimentari.

     

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    Nelle sezioni Commercio e Artigianato del sito di Regione Piemonte è disponibile la modulistica unificata e standardizzata per le attività commerciali/artigianali e per le attività di somministrazione di alimenti e bevande (DGR 19/06/2017, n. 20-5198 , DGR 25/09/2017, n. 16-5652 e DGR 29/03/2018 n. 13-6679)

     

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  • Notizie dall'assessorato alla tutela della salute

    Tutti i comunicati, in ordine cronologico, emessi dall'Assessorato sulle principali novità in sanità: l'offerta di nuovi servizi per la popolazione, la definizione di percorsi di cura, le novità negli strumenti di diagnosi delle patologie e della riabilitazione, i principali provvedimenti nella costruzione, riorganizzazione e miglioramento delle strutture sanitarie e ospedaliere del Piemonte, le notizie in materia di prevenzione, veterinaria, farmaceutica, esenzioni e contributi.

    Per consultare i comunicati stampa emessi dagli Assessorati precedenti a quello attuale, consultare l'Archivio delle Notizie dall'Assessorato.

    Per conoscere, invece, nei dettagli l'offerta sanitaria consulta la Guida al servizio sanitario.

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  • Guida al servizio sanitario

    La guida contiene gli elementi fondamentali per conoscere i servizi sanitari offerti sul territorio, come accedervi e dove recarsi. Può essere consultata per argomento, per evento della vita o per soggetto ed è integrata da collegamenti alle pagine delle Aziende sanitarie sul territorio.

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    • Alimenti e salute

      alimentiLa Regione Piemonte garantisce il controllo degli alimenti e delle acque in tutte le fasi della filiera, dalla produzione all’arrivo alla tavola. Il cittadino può dare il suo contributo segnalando eventuali casi di problemi di salute dovuti al cibo. Il primo riferimento per il cittadino è il medico di famiglia, ma anche i Servizi di Prevenzione delle ASL possono dare utili suggerimenti. Nelle schede successive, il dettaglio dei servizi e le informazioni per i cittadini per la prevenzione e la cura delle intossicazioni alimentari e per il consumo in sicurezza degli alimenti.

      Progetti regionali di promozione della salute

      Acquista bene, conserva meglio!
      Con meno sale la salute sale

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    • Assistenza ospedaliera

      assistenza ospedaliera piemonteLe modalità di ricovero, le strutture dove ricevere l’assistenza specialistica, alcune reti pensate per percorsi specifici: le strutture dedicate alla nascita, alla dietetica e alla nutrizione clinica, i servizi per combattere il dolore e l’assistenza al paziente oncologica. Si ricorre al ricovero per la diagnosi e la cura di malattie che non possono essere affrontate in ambulatorio o a domicilio.

       

       

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    • Animali domestici

      animali piemonteIl benessere e il rispetto degli animali da compagnia sono una condizione indispensabile anche per la sicurezza e la salute umana. Qui le informazioni su come iscrivere il proprio cane all'anagrafe canina, denunciarne l'eventuale smarrimento, cambio di residenza o decesso. Le modalità per vaccinare il proprio animale in caso di viaggio all'estero, i dettagli sui principi e le norme sanitarie e di tutela che riguardano gli animali d'affezione, gli Sportelli istituiti dalla Regione.

       

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    • Strutture sanitarie

      strutture sanitarie piemonteI recapiti delle aziende sanitarie locali, ospedaliere e ospedaliero-universitarie. I distretti, per individuare la propria Asl di riferimento in base alla residenza o al domicilio.

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    • Sostegno alle cure

      sostegno cure piemonte sanitaChi ha diritto ad esenzioni o agevolazioni economiche nelle cure. Cosa fare per l’esenzione ticket sui farmaci o sulle visite, sostegni ad alta tecnologia per i disabili, assegni di cura, sostegno alla dialisi domiciliare, parrucche per donne sottoposte a chemioterapia. Come richiedere l’assistenza protesica (carrozzine, letti ortopedici, deambulatori, arti artificiali, ecc.) e integrativa (ausili assorbenti, cateteri, materiale di medicazione, presidi per diabetici, prodotti alimentari per celiaci o per specifiche patologie).

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    • Salute e diritti

      salute diritti piemonteI servizi che aiutano i cittadini a conoscere i propri diritti, a segnalare eventuali disservizi o inoltrare reclami: audit civico, consenso informato e tutela dei dati personali, difensore civico regionale, Urp e Tribunale dei diritti del malato.

       

       

       

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    • Prevenzione

      prevenzione salute piemonteCome si riducono i rischi per la salute: i servizi per la prevenzione negli ambienti di vita, di lavoro e per la tutela della salute nello sport. A chi rivolgersi per le vaccinazioni, per la diagnosi precoce dei tumori e per accertamenti su malattie sessualmente trasmesse.

       

       

       

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    • Farmaci

      farmaci piemonteIl Servizio sanitario nazionale assicura agli iscritti i farmaci previsti dal Prontuario farmaceutico nazionale. In questa sezione è possibile trovare informazioni sull'assistenza farmaceutica e sulle ricette per i farmaci. Per informazioni sulle esenzioni per reddito, patologia e condizioni invalidanti, consultare la pagina Guida al Servzio Sanitario > Sostegno alle Cure > Esenzione ticket farmaciSe invece desiderate accedere a maggiori approfondimenti in materia di farmaci, consultare l'area tematica "Farmaceutica" dedicata agli operatori della Sanità.

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    • Emergenza

      emergenza sanita piemonteIn caso di malore in fasce orarie in cui il proprio medico non è reperibile o nei casi più gravi ci si può rivolgere a diversi servizi sanitari studiati appositamente per far fronte a situazioni di emergenza.

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    • Donazioni

      donazioni sanita piemonteLa donazione di sangue, di organi, di cellule e di tessuti è un atto di altruismo che, in moltissimi casi, può contribuire a salvare una vita umana. Tutti i cittadini che possiedono alcuni requisiti fisici possono scegliere liberamente di diventare donatori di sangue, di cellule e di tessuti ed esprimere la volontà a diventare donatori di organi dopo la morte.

       

       

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    • Cure sul territorio

      sostegno cure piemonteScegliere il medico o il pediatra, prenotare visite ed esami. Le strutture per la salute della donna o della coppia nella procreazione responsabile, gravidanza e alla sessualità. La lotta contro le dipendenze, la cura dei disturbi dello sviluppo o della salute mentale. L’assistenza domiciliare e il trasporto non urgente in autoambulanza. È una rete organizzata di attività attraverso le quali le Aziende sanitarie, attraverso i distretti e spesso in collaborazione con i Comuni e con i consorzi socio-sanitari, possono garantire le risposte più articolate agli utenti.

       

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    • Certificazioni e riconoscimenti

      certificazioni sanita piemonteCome richiedere certificazioni o riconoscimenti utili per ottenere particolari forme di assistenza o per poter svolgere alcune attività: i servizi di medicina legale e le unità valutative handicap, geriatria e alzheimer, equipe multidisciplinari che identificano non solo il quadro clinico ma anche i bisogni assistenziali del paziente.

       

       

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    • Accedere ai servizi sanitari

      accedere servizi sanitari piemonteCosa fare per iscriversi al Servizio sanitario nazionale, in caso di partenza all’estero o se si è temporaneamente presenti sul territorio piemontese. Quali sono le funzioni della tessera sanitaria europea, della ricetta elettronica e quando rivolgersi agli uffici di relazione col pubblico. L’assistenza sanitaria è assicurata, con diverse modalità, ai non residenti, agli stranieri comunitari ed extracomunitari stabilmente o temporaneamente presenti sul territorio piemontese.

       

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    • Domande frequenti

      faq sanita piemonte In questa pagina è possibile consultare la lista, suddivisa per aree tematiche, delle domande più richieste da parte dei cittadini al personale amministrativo del Sistema Sanitario Regionale. Le risposte permettono al cittadino di trovare riscontro ai dubbi nelle materie dell'assistenza sanitaria generica, di quella riservata agli stranieri e agli italiani all'estero, delle dipendenze, della veterinaria, del programma regionale Prevenzione Serena, di parto, gravidanza e campagna sull'uso dei defibrillatori. Se la vostra domanda non è presente tra quelle elencate in questa sezione, contattate il numero verde regionale 800.333.444.

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  • campagne di comunicazione
    Campagne di comunicazione in atto nella Regione Piemonte
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    • Anche tu puoi far battere un cuore

      "Anche tu puoi far battere un cuore” è una campagna promossa dalla Regione Piemonte nel contesto di  un progetto di  diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni (di cui al DM 18 marzo 2011) e finanziata dal Ministero della Salute. 

      L'obiettivo dell'operazione è quello di portare a conoscenza dei cittadini che un intervento tempestivo, effettuato anche da personale non sanitario, può rappresentare un'opportunità di salvezza per chi è colto da arresto cardiaco improvviso.

      Molto spesso la causa di un arresto cardiaco è l’aritmia ventricolare, che può essere interrotta attraverso una scarica elettrica.
       

      Anche tu puoi far battere un cuore, perchè

       

      - l’utilizzo del defibrillatore in tempi brevi può salvare una vita.  E’ uno strumento estremamente semplice da utilizzare e non può arrecare nessun danno sui pazienti; 

      - con un semplice corso di quattro ore è possibile ottenere l’abilitazione all’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici. Il corso rappresenta un’opportunità di conoscenza anche delle principali manovre di primo soccorso. Per saperne di più sulla formazione, visita la pagina dedicata



      La Regione, grazie ai finanziamenti ministeriali di cui al DM 18 marzo 2011, ha acquistato 280 defibrillatori, distribuiti presso differenti siti in tutto il Piemonte. 
       

      Cerca i defibrillatori del sistema 118 in Piemonte



      cartina del piemonte Provincia:

      Alessandria
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      Novara
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    • Eventi campagna "Hai da spegnere"
       
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    • Centri per il trattamento del tabagismo
       
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    • campagne di comunicazione - cat
       
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    • Campagna "Hai da spegnere?"

      Campagna Hai da spegnere?

       

      Accendi il benessere

      Abbandonare il fumo è un po’ come rinascere: ci fa sentire più forti, più sicuri e liberi.
      Si sta meglio fisicamente e i risultati si vedono fin da subito.
      Senza sigarette si liberano risorse che possono essere impiegate in altre attività.

      La maggior parte dei fumatori prova a smettere da solo, ma la ricaduta è dietro l’angolo. Questo non deve scoraggiare: smettere di fumare è un percorso difficile ma possibile.
      La buona notizia è che farsi aiutare aumenta notevolmente la possibilità di riuscire a smettere.


      In Piemonte il sistema sanitario fornisce professionisti e servizi validi e riconosciuti per aiutarti a raggiungere questo obiettivo.

      Per ricevere un supporto


       

      Cerca il centro per il trattamento del tabagismo a te più vicino



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      Per informazioni puoi chiamare anche il numero verde nazionale contro il fumo dell'Istituto Superiore della Sanità.

      Numero verde contro il fumo 800554088 Il numero verde è gratuito ed è attivo dal lunedì e dal venerdì dalle 10.00 alle 16.00.

       

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  • servizi salute
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  • link

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    • Recapiti dai siti delle Aziende sanitarie

      Contiene i collegamenti diretti alle pagine interne dei siti istituzionali delle Aziende sanitarie locali, Aziende sanitarie ospedaliere e Aziende ospedaliero-universitaria. Le schede sono suddivise per tipologia di ufficio o servizio, per agevolare l'utente nella ricerca delle informazioni on line.

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  • Aree tematiche
     
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    • Educazione Continua in Medicina (ECM)

      L’Educazione Continua in Medicina (ECM) è un sistema di aggiornamento continuo e obbligatorio per il professionista sanitario, che in tal modo acquisisce abilità e attitudini utili ad una pratica competente ed esperta, rispondente ai bisogni dei pazienti e alle esigenze organizzative e operative del Sistema Sanitario.
      L’avvio del programma nazionale di ECM risale al 2002, a seguito del D.Lgs. 502/92 integrato dal D.lgs 229/99 con i quali veniva sancito l’obbligo della formazione continua per i professionisti sanitari.

      Nella Regione Piemonte il “Sistema regionale per la Formazione Continua in Sanità e accreditamento ECM" è stato avviato nell'ottobre 2007 con apposite delibere di Giunta che prevedevano, in fase sperimentale sino al 31/12/2010,  l’istituzione di organismi individuati a supporto della Direzione regionale, con funzioni di programmazione e indirizzo e delegando all’Azienda per i Servizi Sanitari (AReSS) funzioni  propositive e di studio. Presso l’Agenzia  veniva installata la piattaforma regionale ECM, funzionante e operativa sin da gennaio 2008.

      A gennaio 2011, in attesa della definizione dei successivi passaggi relativi all’accreditamento dei provider, così come richiesto a tutte le Regioni dalla Conferenza Stato Regioni (cfr. documento del 5 novembre 2009 e successivo regolamento applicativo del 13 gennaio 2010), è stata approvata dalla Giunta Regionale una delibera di proroga del solo sistema di accreditamento degli eventi formativi sino al 31/12/2011.

      Nel giugno 2011, con l’approvazione della DGR n. 7-2208 del 22/06/2011, si è giunti alla definizione  del disegno generale del nuovo sistema di governo della formazione ECM in Piemonte. 

       
      - nuovo sistema di Governance della formazione regionale
      - accreditamento dei Provider di formazione ECM
      - istituzione di un Osservatorio regionale sulla qualità della formazione.

      Con determinazione n. 1002 del 16/12/2011, in linea e ai sensi delle indicazioni nazionali,  è iniziata la fase di accreditamento dei provider di formazione, pubblici e privati, per il biennio sperimentale 2012/2013. I Provider che vorranno accreditarsi presso la nostra Regione potranno reperire il bando regionale e tutte le informazioni inerenti le modalità di iscrizione, sulla piattaforma ECM all'indirizzo www.ecmpiemonte.it.

      Con determinazione n. 257 del 12/04/2012 la Regione Piemonte ha inoltre approvato il  manuale esplicativo con i relativi allegati contenenti i requisiti che i provider di formazione debbono possedere per l'accreditamento regionale. Accedi alla documentazione


      -
      i criteri standard e di qualità che il provider deve possedere
      - i criteri per l'assegnazione dei crediti alle attività ECM
      - gli obblighi e le sanzioni previste in materia di "pubblicità, conflitto di interessi, sponsorizzazioni"
      - i profili e le funzioni ritenute necessarie per l’organizzazione, la gestione e l’erogazione dell’attività di formazione in sanità

       


      Novità sul sito

      • 6/03/2017 Pubblicato l'elenco dei docenti accreditati in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro
      • 28/03/2014 La Regione Piemonte, dal mese di aprile 2014, avvierà le prime verifiche ispettive presso i provider di formazione accreditati al sistema regionale ECM. Leggi tutto

       

      Gli altri articoli della sezione ECM

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    • Prevenzione Serena - Il programma

      prevenzione serena logo orizzontale


      Prevenzione Serena è il programma di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto, messo a punto dalla Regione Piemonte per tutelare la salute dei suoi cittadini.

      Per informazioni contatta il numero attivo nella tua zona

      contatta numero prevenzione serena

       

       

       


      Per gestire e consultare in rete i dati e le prenotazioni personali relativi agli screening dei tumori femminili accedi al servizio on line

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    • Farmaci

      farmaci

      Classificazione farmaci

      Dal 1° gennaio 1994 i farmaci rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sono stati classificati in fasce (A,B,C ed H). Il Prontuario Terapeutico Nazionale (PTN) comprende la lista dei medicinali in commercio in Italia.

      Dal 16 gennaio 2003, le fasce dei farmaci presenti nel Prontuario Terapeutico Nazionale sono state ridotte a tre: fascia A, fascia H e fascia C.

      La fascia A comprende i farmaci essenziali e per malattie croniche, interamente rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, fatta salva la possibilità per le Regioni di introdurre delle quote di compartecipazione alla spesa (ticket).

      I farmaci in fascia H sono di esclusivo uso ospedaliero, pertanto non possono essere venduti ai cittadini dalle farmacie aperte al pubblico, ma possono solo essere utilizzati in ospedale o essere distribuiti dalle Aziende Sanitarie Regionali (ASL - Aziende Sanitarie Locali- e ASO - Aziende Sanitarie Ospedaliere).

      Nella fascia C rientrano tutti i farmaci che sono completamente a carico del cittadino.

      In questa sezione tutti gli approfondimenti. Per una guida rapida consultare Guida al sevizio sanitario>farmaci

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    • Assistenza integrativa

      Il Servizio sanitario nazionale eroga gratuitamente ai pazienti che ne hanno diritto presidi e prodotti per l' assistenza integrativa, quali dietetici per nefropatie croniche, materiale di medicazione, presidi di cui al Nomenclatore Tariffario (ausili per incontinenti e tracheostomizzati), presidi per diabetici e i prodotti dietetici per errori metabolici e morbo celiaco.

      Tali prodotti sono attualmente erogati su ricetta rossa del Servizio sanitario nazionale dalle farmacie al pubblico e dai negozi autorizzati.
      I cittadini possono ottenere maggiori informazioni nella sezione Guida al servizio sanitario.

      In questa sezione sono disponibili normativa e modulistica, utile per operatori del servizio sanitario e negozi autorizzati. 

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    • Strutture sanitarie private

      generica bigI soggetti privati che intendono esercitare l'attività sanitaria devono obbligatoriamente avere una specifica autorizzazione, che garantisca il possesso dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi di sicurezza per i pazienti e per gli operatori.

      Coloro che intendono erogare prestazioni per conto e a carico del Servizio Sanitario Nazionale devono inoltre dimostrare il possesso di ulteriori requisiti di qualità ed essere accreditati.

      La qualità di soggetto accreditato non costituisce vincolo per le aziende e gli enti del Servizio Sanitario Nazionale a corrispondere la remunerazione delle prestazioni erogate al di fuori degli accordi contrattuali. 

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  • Approfondimenti sull'uso corretto dei cosmetici
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    • Dentifricio

       A cosa serve il dentifricio?

      Una corretta pulizia dei denti previene la carie e la retrazione gengivale, e quindi la perdita dei denti. Il dentifricio aiuta a migliorare la pulizia dei denti. Non è l’elemento principale del processo, ma il suo utilizzo migliora sensibilmente i risultati.
      La pulizia consiste nell'eliminare lo strato di batteri che si forma sulla superficie dei denti, alla quale aderisce formando una patina. Il metodo è semplice:

      1. Spazzolare i denti per almeno due minuti dopo aver mangiato (colazione, pranzo, merenda, cena...) e comunque non meno di due volte al giorno. Lo spazzolamento permette la rimozione del 78% della placca dentale. È importante ricordare che la forza del gesto non modifica il risultato.
      2. Passare con cura il filo interdentale per pulire le superfici tra dente e dente, dove lo spazzolino non può arrivare.

       

      Perché si usa il dentifricio?

      Il dentifricio ha due caratteristiche principali che contribuiscono alla cura dei denti:

      1. Hanno un’azione abrasiva e detergente che favorisce l’allontanamento della placca
      2. Quasi tutti hanno un contenuto di fluoro, che in parte penetra nella superficie dello smalto e lo proteggono. L’utilizzo di dentifrici con fluoro riduce la formazione di nuove carie del 33% circa.

      Come scegliere un dentifricio

      Il limite massimo consentito di fluoro (ad esempio Sodium Fluorite) è 1500 ppm, pari allo 0,15%. Se il contenuto di fluoro è superiore a 1000 ppm, cioè allo 0,1%, l’etichetta deve riportare avvertenze relative all’utilizzo per i bambini.
      L’indice di abrasività (riportato come RDA, con valore da 0 a 200) è consigliabile non superiore a 70.

      L’utilizzo di antibatterici nei dentifrici è controverso, sia perché l’allontanamento della placca è ottenuto grazie ad un uso adeguato dello spazzolino, sia perché gli antibatterici (come triclosan e parabeni) sono molto usati in altri prodotti di uso comune (ad esempio detergenti), quindi le persone ne sono già esposte, e non vi è certezza sulla loro assoluta innocuità.
      I coloranti non hanno nessuna funzione se non quella di colorare il dentifricio. Si riconoscono in etichetta dalla sigla C.I. (Colour Index) seguita da un numero oppure dalla lettera E seguita da un numero per i coloranti alimentari.
      I dolcificanti (sorbitolo, saccarina, maltilolo...) sono tutti debolmente cariogeni, ad eccezione dello xilitolo.

      No

      I dentifrici che reclamizzano poteri estetici o sanitari sono da evitare, così come quelli che hanno funzioni non necessarie alla semplice pulizia dei denti.
      I prodotti con RDA superiore a 100 o che non lo non riportano sull’etichetta sono sconsigliabili.
      “Senza zucchero” su un dentifricio è una pubblicità ingannevole: la presenza di zucchero nei dentifrici è vietata in quanto favorisce la carie.

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    • Tatuaggi

      Cosa sono i tatuaggi

      Il tatuaggio  è ormai sempre più diffuso, una “moda” che riguarda uomini e donne, giovani e meno giovani, e ricopre superfici corporee spesso molto estese. Il tatuaggio non è un trucco, ma una scelta definitiva. I pigmenti usati per colorare la pelle penetrano nel corpo e per questo non possono essere considerati cosmetici.

      Quali precauzioni adottare per farsi un tatuaggio

      In commercio si trovano pigmenti di varia natura: di origine vegetale, di origine inorganica minerale o di sintesi industriale.
      I pigmenti utilizzati per effettuare un tatuaggio vengono inoculati sotto pelle ed è quindi fondamentale che non contengano microrganismi patogeni o potenzialmente pericolosi, né sostanze chimiche irritanti, sensibilizzanti o cancerogene (come i metalli pesanti o le ammine aromatiche).
      Gli inchiostri per tatuaggio sono composti da pigmenti che ne determinano il colore, sospesi in una soluzione definita “carrier” che facilita l’applicazione sottocute.
      Il “carrier” contenuto nei pigmenti svolge azione disinfettante, ma la sua efficacia è limitata nel tempo e soprattutto è legata alla modalità di utilizzo e alla conservazione del prodotto.
      Il prodotto non utilizzato tende a separarsi nelle sue fasi costituenti e l’azione disinfettante della soluzione alcolica presente tende a diminuire sempre più, soprattutto se il prodotto è aperto. È quindi fondamentale che vengano utilizzati prodotti non scaduti, consumandoli, una volta aperti, nel più breve tempo possibile.
      Il beccuccio dosatore deve sempre essere pulito; le incrostazioni trattengono la polvere e favoriscono lo sviluppo microbico.
      Gli inchiostri devono riportare sulla confezione la data di scadenza o, quantomeno, deve essere possibile risalire ad essa in modo univoco dal lotto di prodotti acquistati.
      Il materiale utilizzato per l’esecuzione del tatuaggio deve essere monouso o sterile, l’igiene dell’ambiente in cui viene effettuato il tatuaggio è fondamentale.
      Gli arredi devono essere lavabili e facilmente disinfettabili, l’operatore deve indossare guanti ed indumenti protettivi.
      Se un ambiente non vi sembra pulito, non fatevi tatuare.
      Affidarsi a un tatuatore professionista e scegliere esercizi autorizzati, evitare gli abusivi.
      Prima di sottoporvi ad un tatuaggio leggete attentamente la scheda informativa riportante i rischi per la salute: il tatuatore deve conservare le schede individuali relative ad ogni utente, le schede informative sui potenziali rischi per la salute controfirmate dagli utenti e, nel caso di minorenni, il consenso di chi esercita la patria potestà.


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    • Make up

      A cosa serve il trucco?

      Molte donne utilizzano quotidianamente i prodotti per il make-up e spesso compiono senza saperlo errori che possono comportare problemi, a partire dalla semplice irritazione della pelle.
       

      Linee guida generali

      I prodotti da trucco sono, in larga parte, privi di acqua e ricchi di pigmenti colorati. In generale rimangono a contatto della pelle per molte ore. A differenza dei cosmetici da risciacquo, gli ingredienti potenzialmente nocivi e le impurezze possono essere diluite dal sudore e penetrare nell’epidermide portando a irritazioni e allergie.
      Alcuni pigmenti colorati, contengono metalli quali il nichel, il cromo e gli ossidi di ferro. In seguito ad usi ripetuti, questi metalli, assorbiti dalla pelle, possono raggiungere concentrazioni tali da scatenare allergie in soggetti predisposti: è necessario porre la massima attenzione ai segnali che indicano la presenza di dermatite da contatto.
      Da ricordare, inoltre, che il make-up è utilizzato proprio in zone dove l’epidermide è più sottile e delicata come il contorno occhi e le labbra ed in generale il viso: queste aree presentano maggiori sensibilità e capacità di assorbimento rispetto ad altre.
      Ovviamente è fondamentale conoscere le sostanze a cui si è allergici.
      Regola generale è non truccarsi quando la pelle presenta piccole ferite, escoriazioni, ecc.
      Sarebbe consigliabile applicare il trucco su una base di crema idratante. Prima di mettersi a letto si dovrebbe rimuovere ogni traccia di trucco con latte detergente e risciacquare. Non importa se le istruzioni non lo specificano: dopo aver pulito la cute è consigliabile applicata una crema idratante specifica per la notte.

      Come utilizzare in sicurezza il make-up

      Condividere prodotti da trucco può comportare la trasmissione di infezioni. In particolare, si dovrebbe usare sempre un applicatore monouso quando si provano i prodotti in negozio o dall’estetista.
      Chiudere sempre bene i contenitori dei trucchi subito dopo l’uso.
      Tenere i trucchi lontani da fonti di calore e dalla luce solare diretta: luce e calore possono ridurre la capacità d’azione dei conservanti. Non tenere i cosmetici in una macchina al sole per lungo tempo.
      Non usare cosmetici in caso di congiuntivite.
      Eliminare i trucco quando si sospetta che abbia causato irritazioni di qualsiasi tipo.
      Non aggiungere mai acqua o altri diluenti a un cosmetico, a meno che l'etichetta non lo preveda espressamente.
      Buttare via i prodotti se il colore o la consistenza cambiano.
      Evitare l’applicazione nella zona occhi di prodotti non indicati per tale uso. Attenzione anche a prodotti presenti nella tradizione di alcuni paesi come il kohl (possono contenere elevate concentrazioni di piombo).
      Evitare i prodotti per la colorazione permanente e le tinture per le ciglia, in quanto, se non utilizzati correttamente, possono provocare gravi danni agli occhi.
      Lavarsi sempre bene le mani prima di aprire la borsa del trucco e iniziare ad applicare i cosmetici.
      Assicurarsi che tutti gli applicatori siano puliti prima di utilizzarli: è un comportamento corretto lavare e sostituire pennelli e spugne di frequente.
      Attenzione ai graffi della cornea causati dalla bacchetta del mascara. Se capita non vanno assolutamente trascurati in quanto potrebbero infettarsi e portare ad ulcerazioni corneali. Banalmente l’utilizzo del mascara dovrebbe avvenire in un momento tranquillo evitando l’applicazione in macchina, autobus, treno, aereo...
      Vi è la possibilità che, durante il sonno, il mascara ed altri prodotti possano entrare nell’occhio e causare prurito ed arrossamenti oculari. Quindi, assicurarsi sempre di rimuovere i trucchi prima di andare a letto.

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    • Deodoranti

      A cosa servono gli antitraspiranti e i deodoranti?

      Il sudore, in particolare quello prodotto nella zona delle ascelle, è composto da varie sostanze che alimentano i batteri presenti sulla cute; questi ultimi, con le sostanze prodotte dal loro metabolismo, contribuiscono sostanzialmente alla produzione di odori. Il sudore delle ascelle, in particolare  quello dei maschi, contiene inoltre delle sostanze odorose, i ferormoni, che in natura hanno il significato di richiamo e identificazione sessuale; l'olfatto delle persone è in grado di percepire queste ultime sostanze anche se presenti in quantità estremamente piccole.
      Gli antitraspiranti impediscono al sudore di uscire dai pori, tappando questi ultimi con sali di alluminio (cloruro o cloridrato di alluminio) o di zirconio.
      I deodoranti invece sostanzialmente profumi, non impediscono al sudore di uscire dai pori, ma mascherano gli odori con sostanze profumate.
      Antitraspiranti e deodoranti possono essere combinati in un unico prodotto.

      Perché si usano gli antitraspiranti e i deodoranti?

      Lo scopo di antitraspiranti e deodoranti è quello di eliminare gli odori derivanti dalla sudorazione.
      Si consiglia di utilizzarli in modo discreto e solo in caso di cute perfettamente integra.
      In ogni caso il modo migliore di ridurre gli odori derivanti dalla sudorazione resta una corretta igiene: riducendo la quantità di batteri presenti nel cavo ascellare si riduce l'odore emesso dal sudore metabolizzato dai microbi. Per ottenere questo risultato si riduce la superficie disponibile per i batteri ricorrendo alla rasatura delle ascelle (la superficie dei peli moltiplica quella del cavo ascellare) e si lava in modo sufficientemente frequente la cute delle ascelle utilizzando disinfettanti, ad esempio acqua ossigenata, clorexidina, che siano possibilmente non alcolici (perché irritano la cute ed evaporano troppo rapidamente).

      I bambini, gli antitraspiranti e i deodoranti

      Si consiglia di non usare prodotti antitraspiranti e/o deodoranti per i bambini almeno fino ai 12-14 anni di età per evitare l'esposizione a sostanze che potrebbero essere cancerogene o nocive per la riproduzione e mostrare i propri effetti anche a distanza di molti anni.

      Come scegliere un antitraspirante o un deodorante

      Come per qualsiasi altro cosmetico, è possibile che alcuni ingredienti o delle sostanze presenti come impurità possano dare irritazione o allergia in una percentuale della popolazione. È quindi buona regola interrompere l'uso del prodotto in caso di irritazione, arrossamento, prurito, gonfiore o comunque di fastidio.
      Per contenere gli odori prodotti con il sudore delle ascelle è necessaria, anche se in alcuni casi non sufficiente, l'accurata igiene della cute interessata con lavaggi di acqua e sapone e all'occasione con l'integrazione di disinfettanti. Molto utile la rasatura delle ascelle.
      Quando tale procedura non è sufficiente si ricorre agli antitraspiranti. È opportuno scegliere prodotti privi di conservanti, cioè di sostanze che hanno la proprietà di fermare la crescita dei batteri (batteriostatici) o di uccidere i batteri (battericidi); a questo tipo di sostanze appartengono ad esempio il triclosan e i parabeni (esteri dell'acido paraidrossibenzoico):
      Si consiglia in ogni caso di usare i prodotti antitraspiranti in modo discreto, solo nelle occasioni nelle quali si presume vi sia la necessità e nelle condizioni di cute perfettamente integra.
      Al fine di non favorire l'effetto indesiderato della penetrazione all'interno della cute dei sali di alluminio e di zirconio che costituiscono la sostanza essenziale degli antitraspiranti, è fortemente consigliato di evitare l'applicazione dell'antitraspirante immediatamente dopo la rasatura delle ascelle.

      Vi sono molti studi che affermano l'efficacia e la sicurezza nel breve termine dei sali di alluminio; pochi sono invece gli studi sugli effetti a lungo termine che rimangono ad oggi poco noti. Da alcuni ricercatori è stato ipotizzato che possa esserci un rapporto tra l'utilizzo di sali di alluminio e cancro al seno. Anche per gli esteri dell’acido paraidrossidobenzoico (o parabeni) è stato ipotizzato un rapporto con il cancro al seno.

      No

      Allo stesso modo sono da sconsigliare i deodoranti “puri”, cioè privi delle sostanze che impediscono la sudorazione e basati unicamente su fragranze, perché sostanzialmente inefficaci: coprono un odore con un altro, ma in realtà entrambi continuano ad essere percepiti dal naso, che è un organo particolarmente sensibile, con un risultato spesso al di sotto delle aspettative; inoltre possono esporre ad allergie.

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    • Creme solari

      A cosa servono le creme solari?

      Il rapporto tra cancro della pelle e radiazione ultravioletta è accertata dal 1992 (IARC). Il rischio di contrarre un cancro della pelle non è necessariamente immediato: la patologia può manifestarsi anche decine di anni dopo l’esposizione al sole o alle lampade abbronzanti.
      Le creme solari proteggono la pelle dai raggi UVB, prevenendo ustioni e riducendo il rischio di contrarre un carcinoma delle cellule squamose (un tipo di tumore a lento accrescimento e facilmente trattabile chirurgicamente).
      Solo negli ultimi anni sono state introdotte sule mercato creme solari che proteggono anche dai raggi UVA, causa dei melanomi. Il melanoma è una forma di cancro della pelle estremamente diffusa ed è estremamente pericolosa per via della sua capacità di dare metastasi. I raggi UVA sono stati per molti anni trascurati perché hanno un’energia minore rispetto ai raggi UVB ed erano quindi ritenuti meno rischiosi.

      I raggi UV hanno diversi effetti nocivi:

      - eritemi (arrossamento della pelle) e scottature solari (piccole bolle e desquamazione); (principalmente raggi UVB);
      - invecchiamento cutaneo e ispessimento dello strato cheratinico;
      - immunosoppressione (herpes labiale, maggiore facilità ad avere infezioni della pelle);
      - cancro (carcinomi, melanomi della pelle, basaliomi, carcinomi della cornea e della congiuntiva);
      - invecchiamento della pelle;
      - cataratta;
      - pterigo (accrescimento vascolare della cornea sulla superficie dell'occhio)

      Il grado minimo di protezione dagli UVB è 6 (SPF 6).
      Il grado minimo di protezione dagli UVA è 2 (PPD 2).
      Al fine di semplificare la scelta dei prodotti da parte del consumatore, sono state individuate 4 classi di prodotti:

      -  protezione bassa (SPF da 6 a 14,9);
      -  protezione media (SPF da15 a 29,9);
      -  protezione alta (SPF da 30 a 59,9);
      - protezione molto alta (SPF maggiore di 50).

      Perché si usano le creme solari?

      Si è sempre detto che il sole fa bene: fa produrre vitamina D, fondamentale per la crescita e il mantenimento delle ossa, è piacevole e rende più allegri, favorisce l'attività fisica all'aperto importante per pressione, colesterolo, apparato circolatorio, muscolare, osseo, ecc.
      Tutto questo è certamente vero, ma ciò che non ha senso ed è particolarmente nocivo è abbronzarsi ossessivamente per ragioni estetiche, utilizzando le creme solari non per proteggersi, ma per aumentare l'esposizione.
      Il modo principale e sicuramente privo di rischi per la salute per proteggersi dagli effetti dannosi della radiazione solare è quello di indossare indumenti di cotone, possibilmente di colore chiaro, riparando il volto con un cappello con visiera e coprendo gli occhi con occhiali scuri. In tal caso la crema solare si può riservare alle parti scoperte (braccia, mani, volto).
      Un prodotto solare protegge solo parzialmente dai danni della radiazione UV e le creme solari non proteggono certo gli occhi, che devono essere riparati con occhiali da sole adeguati, con cappelli dotati di ampia visiera e soprattutto evitando la luce diretta. Alla luce gli occhi non devono provare mai fastidio né tanto meno lacrimare o arrossarsi.
      Un uso massiccio e prolungato delle creme solari non può essere considerato privo di rischi.
      Ci si può abbronzare e ustionare anche stando sotto l'ombrellone. In montagna si è esposti a una maggiore quantità di radiazioni; si calcola che ogni 1000 metri di altitudine la radiazione UVB aumenti di circa il 10%. Inoltre la neve riflette circa l'80% della radiazione, cioè raddoppia quasi l'esposizione. Di questo occorre tenere conto aumentando il grado di protezione della crema solare, proteggendo molto bene gli occhi e diminuendo il tempo di esposizione.

      Come scegliere una crema solare

      L'acqua diminuisce il grado di protezione dei prodotti antisolari, perché allontana una parte dello strato corneo e del sebo o dello stesso prodotto. In ogni caso il fattore di protezione (SPF) dopo l'esposizione all'acqua deve essere superiore al 50% del SPF prima del trattamento con acqua.
      Si definisce “resistente all'acqua” un prodotto che dopo 2 immersioni di 20 minuti mantiene un SPF superiore al 50%.
      Si definisce “molto resistente all'acqua” un prodotto che dopo 4 immersioni di 20 minuti mantiene un SPF superiore al 50%.

      È consigliabile riapplicare la crema solare dopo aver sudato o dopo essersi bagnai.
      Perché una crema solare possa essere protettiva nella misura del grado di protezione indicato sull'etichetta, deve essere applicata in quantità sufficiente. Indicativamente per il corpo di un adulto medio sono necessari 6 cucchiaini da tè di lozione (36 grammi circa); normalmente i consumatori ne applicano quantità inferiori riducendo così in modo rilevante la protezione.
      Terminata l'esposizione al sole il prodotto solare deve essere in ogni caso allontanato dalla propria pelle lavando quest'ultima con normale sapone.

      Su molte delle sostanze presenti nei prodotti solari non vi sono ricerche sufficienti per stabilirne l'efficacia e la sicurezza e non raramente le affermazioni di innocuità ed efficacia delle ditte produttrici si basano su una insufficiente documentazione.
      A proposito della valutazione delle sostanze presenti nei prodotti solari è da rilevare che:

      1. tra i principali organismi di regolazione dei prodotti cosmetici (Europa, USA, Giappone, Canada, Australia) non raramente vi sono valutazioni non esattamente coincidenti;
      2. all'interno degli stessi organi regolatori i pareri espressi su singole sostanze non sono sempre lineari né tempestivi;
      3. alcuni prodotti sono messi in commercio pur mancando di una adeguata documentazione sulla loro innocuità per la salute ed efficacia per la destinazione d'uso che hanno;
      4. le ditte produttrici non raramente pubblicizzano proprietà e sicurezza dei prodotti che in realtà non hanno o quanto meno non sono sufficientemente dimostrati.

      No

      Non scegliere i prodotti che riportano un'efficacia del 100% o “protezione totale” o schermo totale” perché falso e pericoloso.
      La durata dell’azione del prodotto non può mai essere di “tutta la giornata”.
      Ognuno conosce la propria “resistenza al sole”, cioè per quanto tempo e in quali ore della giornata può prendere il sole senza che la propria pelle diventi arrossata il giorno dopo. L'arrossamento della pelle indica un'infiammazione, cioè un danno che l'organismo deve riparare. La cute non deve arrossarsi per l'esposizione al sole, se ciò si verifica vuol dire che la dose di UV assunta è stata troppo elevata e ha provocato danni.


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  • Reti cliniche

    Multidisciplinarità, evidence based medicine, equità di accesso alle cure, continuità della presa in carico, centralità del paziente sono i cardini che costituiscono la realizzazione di una qualunque rete clinica di specialità.In questi ultimi anni, il tema "reti cliniche di specialità" è diventato sempre più di attualità per un duplice ordine di motivi:

    • il cambiamento della domanda di salute che richiede che l'offerta e quindi i servizi sanitari siano capaci di dare una risposta adeguata a questo cambiamento;
    • l'evoluzione tecnologica dell'offerta che implica costi sempre maggiori e quindi pone il problema della sostenibilità economica del servizio sanitario.

    L'organizzazione degli ospedali e della rete territoriale in reti cliniche e logistiche viene considerato una possibile soluzione per superare queste problematiche. 


    Il termine "rete" viene usato con significati diversi: dal considerarlo come il semplice insieme delle strutture interne ad un ospedale gli ospedali presenti in una determinata area, fino a definirlo un sistema funzionale e strutturale vero e proprio con connessioni continue tra ospedale e territorio.
    Esistono poi le reti informali non gerarchiche, a partecipazione volontaria, costituite dai clinici che sentono l'esigenza di avere una rete di cooperazione per un proficuo scambio di esperienze e collaborazioni. Le reti paiono l'organizzazione migliore per rispondere alla domanda di salute che è, nella maggioranza dei casi, una domanda complessa ed articolata, rivolta ad una pluralità di servizi.
    Pur con tutti i distinguo che vengono fatti in un dibattito ancora in corso, due sono gli elementi di accordo:

    • la rete può esser definita come un insieme di nodi legati fra loro da relazioni e connessioni continue;
    • il presupposto della costruzione della rete clinica integrata è la condivisione di percorsi clinico/assistenziali, con l'obiettivo di fornire prestazioni di alta qualità e clinicamente appropriate ed efficaci e la valutazione puntuale dell'attività che viene svolta.


    Le reti rendono, perciò, possibile la vicinanza al cittadino di un servizio particolarmente competente, facilitandone l'accesso ed il successivo percorso assistenziale. Permettono, infine un miglior utilizzo dei servizi preposti a livelli di complessità differenti.

    A partire dagli anni novanta questo tipo di organizzazione si esprime attraverso il cosiddetto percorso clinico che definisce, per una specifica patologia, tutti i passaggi inter ed extra-ospedalieri. Agli ospedali costitutivi della rete, che hanno il compito di assicurare l'assistenza ospedaliera per acuti, vanno aggiunti i servizi territoriali e, qualora necessari, gli istituti integrativi della rete dedicati all'assistenza dei post acuti e all'assistenza riabilitativa estensiva. Il modello cooperativo sostituisce il modello competitivo con una relativa cessione di "sovranità" da parte dei singoli nodi; i risultati attesi sono economie di scala e scopo, equo accesso ai servizi anche di alta specialità, garanzia di qualità, presa in carico. Da qui nascono le reti cliniche in cui la connessione nell'ambito di una stessa specialità in differenti ospedali prevale sulla connessione con altre specialità all'interno dello stesso ospedale.La rete ha trasformato i modelli di assistenza: percezione diffusa è che il cambiamento più rilevante sia stato la trasformazione dei modelli di assistenza.
    Obiettivo principale è il miglioramento continuo e tendente all'eccellenza dell'offerta sanitaria. La Regione Piemonte è attenta da sempre ai percorsi assistenziali in rete; infatti, fra le prime regioni in Italia, ha istituito una serie di reti cliniche che oggi perseguono l'obiettivo della miglior offerta assistenziale ai propri cittadini.

     


    Le Reti Cliniche di Specialità del Piemonte:

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  • Varie
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  • Operatori
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    • Medicine non Convenzionali

      L’Organizzazione Mondiale della Sanità definì nel 1972 la Medicina Alternativa e Complementare come segue:

      "un vasto insieme di pratiche di assistenza sanitaria che non fanno parte della tradizione propria di un paese e non sono integrate nel sistema sanitario dominante"

      Fu assunto l’uso del termine "non convenzionale" in riferimento a quei Paesi (come l’Italia) in cui queste Medicine e i relativi Sistemi di Salute non sono inseriti nel piano formativo curriculare obbligatorio del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e non sono comprese nelle prestazioni riconosciute ed erogate dal Sistema Sanitario Nazionale.                                  

      In Piemonte, in ottemperanza alla legge Legge regionale 23 giugno 2015, n. 13 è stata istituita in data 29 novembre 2016 la Commissione regionale permanente per le discipline mediche non convenzionali con Deliberazione della Giunta regionale n. 24-3041 del 14.03.2016                                                                                                                                                                        Inizialmente erano comprese anche la Chiropratica e l'Osteopatia, in seguito escluse in quanto considerate professioni sanitarie primarie (indipendenti, autonome e distinte dall’area medica), regolamentate diversamente e che possono essere esercitate da non-medici che hanno seguito il percorso formativo stabilito a livello internazionale (DDL1324b del 22/12/2017).


      Il rapporto ISTAT "Tutela della Salute e accesso alle cure" ha evidenziato un notevole decremento nella diffusione delle terapie non convenzionali in Italia rispetto ai dati del 2005. Sono infatti circa 4,9 milioni (8,2%) le persone che hanno scelto nei tre anni precedenti almeno una terapia non convenzionale, mentre erano quasi 8 milioni nel 2005 (13,7%). La più diffusa rimane l’omeopatia (4,1%), seguita terapie come osteopatia e chiropratica (3,6%), fitoterapia (1,9%) e agopuntura (1%). Il ricorso a trattamenti omeopatici si dimezza tra le donne adulte di 25-54 anni (6,9%). Meno marcato il calo nella popolazione pediatrica dove il consumo par al 6,1% (era l’8,2%) e come sempre sono le donne a prevalere nella scelta di una terapia diversa. Nel contempo l’Istat ha rilevato che sono oltre 6 milioni i poveri assoluti in Italia, ovvero circa il 10% della popolazione che “non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa”. Se al conteggio si uniscono le persone che vivono in condizioni di povertà relativa, si arriva al 16,6% della popolazione, ovvero circa 10 milioni e 48 mila italiani. L’incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9%, soprattutto per effetto dell’aumento nel Mezzogiorno (dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente.                                                                           Questi dati trovano conferma anche nel rapporto Censis e Unipol 2014Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali” che rileva un calo del 5,7% nella spesa sanitaria degli italiani, riducendo la spesa pro capite da 491 a 458 euro all’anno con la rinuncia ad almeno 6,9 milioni di prestazioni mediche private. La diffusione dell’utilizzo delle medicine complementari / non convenzionali sul territorio nazionale riflette quindi le condizioni sociali socio-economiche nazionali, con la maggiore diffusione al Nord-est, mentre nelle Regioni del Sud il numero di cittadini che le usano è circa la metà della media nazionale, e in Puglia, Basilicata e Calabria non raggiunge neppure l’1% della popolazione. Risulta, a conferma di questo dato, che tra le persone di status socio-economico più elevato è maggiore la propensione al ricorso a terapie non convenzionali: 9,3%, mentre è il 6,5% tra chi dichiara risorse scarse o insufficienti.

      • 1972 - OMS Dipartimento per le Medicine Tradizionali e attivato i Centri Collaboranti per le Medicine Tradizionali: l’Organizzazione Mondiale della Sanità istituisce il Dipartimento per le Medicine Tradizionali e attiva i Centri Collaboranti per le Medicine Tradizionali in ogni continente (in Europa un centro in Norvegia e un centro in Italia) e definisce le CAM-Complementary Alterntive Medicine come segue: “La Medicina Alternativa e Complementare si riferisce a un vasto insieme di pratiche di assistenza sanitaria che non fanno parte della tradizione propria di un paese e non sono integrate nel sistema sanitario dominante. Altri termini usati per descrivere queste pratiche di assistenza sanitaria sono: 'medicina naturale', 'medicina non convenzionale' e 'medicina olistica'
      • 1997 - Risoluzione n. 75 del Parlamento Europeo del 29 maggio 1997 “Sullo Status delle Medicine Non Convenzionali”
      • 1999 - Risoluzione n. 1206 del Consiglio d’Europa del 4 novembre 1999 “L’approccio europeo alle Medicine Non Convenzionali” con cui si chiedeva di assicurare ai cittadini la più ampia libertà di scelta terapeutica e il più alto livello di informazione sull’innocuità, qualità ed efficacia di tali medicine, invitando gli Stati membri a regolarizzare lo status delle Medicine Non Convenzionali in modo da garantirne a pieno titolo l’inserimento nei Servizi Sanitari Nazionali
      • 2000 - General Guidelines for Methodologies on Research and Evaluation of Traditional Medicine" l’OMS afferma per la Medicina Tradizionale la seguente definizione: “La Medicina Tradizionale ha una lunga storia. È la somma di conoscenze, competenze e pratiche basate su teorie, credenze ed esperienze indigene di diverse culture, siano esse spiegabili o meno, utilizzate per il mantenimento della salute, così come nella prevenzione, diagnosi, cura o miglioramento di malattie fisiche e mentali. In alcuni paesi, i termini “complementare/alternativa/non convenzionale” sono usati in modo intercambiabile con “medicina tradizionale” e si riferiscono a un ampio insieme di pratiche di assistenza sanitaria che non fanno parte della tradizione di quello stesso paese e non sono integrate nel sistema sanitario dominante.” Ecco perché l’OMS assume, espressamente, l’uso del termine «non convenzionale» in riferimento a quei Paesi (come l’Italia) in cui queste Medicine ed i relativi Sistemi di Salute non sono inseriti nel piano formativo curriculare obbligatorio del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, e, dall’altro, non fanno parte del sistema sanitario nazionale dominante, la biomedicina
      • 2003 - L’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la delibera OMS n. WHA56 31 del 28 Maggio 2003, invita gli Stati membri a formulare e attuare politiche e regolamenti nazionali sulle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali, e a prestare particolare attenzione alla formazione degli operatori: stabilire una registrazione e una licenza per gli operatori; riconoscere il ruolo degli operatori delle MNC nell’assistenza sanitaria primaria; ottimizzare e aggiornare le competenze degli operatori delle MNC; sviluppare le linee guida di formazione per le terapie più comunemente utilizzate; rafforzare e incrementare l’organizzazione degli operatori delle MNC; rafforzare la cooperazione con gli altri operatori sanitari. L’OMS, il giorno 8 novembre 2008, in occasione del Congresso Mondiale sulla Medicina Tradizionale tenutosi a Pechino, ha emanato la “Dichiarazione di Pechino sulla Medicina Tradizionale” in cui si richiede, tra l’altro, “la necessità di azione e cooperazione da parte della comunità internazionale, dei governi, nonché dei professionisti e degli operatori sanitari al fine di assicurare un utilizzo corretto della Medicine Tradizionali come componente significativa per la salute di tutti i popoli...”

      In Italia 

      • 2002 - "Linee guida della Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri FNOMCeO sulle Medicine e Pratiche Non Convenzionali"
        A Terni il 18 maggio 2002 il Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) riconobbe, per il loro rilievo sociale, nove Medicine Non Convenzionali: Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Ayurvedica, Medicina Omeopatica, Medicina Antroposofica, Omotossicologia, Fitoterapia, Chiropratica, Osteopatia. Queste nove Medicine Non Convenzionali sono state riconosciute di esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico chirurgo e dell’odontoiatra in quanto “a tutti gli effetti atto medico”. Si afferma quindi che le uniche figure abilitate a esercitarle sono i medici chirurghi e gli odontoiatri, formati secondo gli ordinamenti didattici della medicina convenzionale e solo successivamente resi esperti attraverso rigorosi e specifici percorsi formativi definiti da istituzioni e soggetti pubblici e privati, a tale scopo accreditati. La Federazione, al fine di garantire la tutela della salute dei cittadini, nel completo rispetto del principio di libertà di cura, richiama i medici alla rigorosa osservanza del Codice di Deontologia, con particolare riferimento a:
        • obbligo della corretta e completa informazione al paziente
        • acquisizione del consenso informato anche al fine di non sottrarlo alle cure di comprovata efficacia
      • 2003 - "Documento di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali"
        Il 20 ottobre 2003 a Bologna, nell’ambito del 43° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria, venne tenuta a battesimo dalla FNOMCeO la storica Conferenza di Consenso sulle MNC in Italia che portò alla firma, per la prima volta in Italia e in Europa, del Documento di Consenso sulle Medicine Non Convenzionali, a tutt’oggi sottoscritto da ben 51 sigle. Da quell’evento scaturì il 5 dicembre 2003 la costituzione del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia, (associazione no- profit legalmente costituita) aperto a tutte le componenti sanitarie, nelle sedi rappresentative della professione medica, alle Istituzioni della Repubblica sia nazionali che regionali e territoriali, nonché nei confronti delle associazioni dei cittadini per tutelare le MNC e promuoverne il riconoscimento sulla base del Documento di Terni. Il Comitato fu audito il 18 giugno 2004 innanzi al plenum del Comitato Nazionale per la Bioetica. Il Comitato è componente del Consorzio Europeo (FP7) CAMbrella - a Pan-european Research Network for Complementary and Alternative Medicine
      • 2007 - Piano socio sanitario della Regione Piemonte
        Il Piano Socio Sanitario Regionale 2007-2010   affronta per la prima volta la tematica delle Medicine non Convenzionali (MnC), nel più ampio discorso inerente all’Integrazione Socio-Sanitaria e Cure Primarie. L’Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari (AReSS) in linea con quanto già veniva indicato nella Proposta di Piano Socio Sanitario Regionale, in cui si affidava all’Agenzia la realizzazione di un percorso regionale sulle MnC , ha attivato a partire dall’autunno 2006 il Progetto “Medicine non Convenzionali” come iniziativa di supporto tecnico scientifico all’Assessorato alla Tutela della Salute e Sanità della Regione Piemonte.  Esso si configura come il primo intervento istituzionale in Regione Piemonte per l’avvio di un percorso di”osservazione, monitoraggio, sperimentazione” che serviranno da supporto per futuri interventi normatividella materia formalizzazione regolamentare e organizzativa di una materia ancora non normata
      • 2009 - Piano per la Formazione Continua in Medicina
        Il nuovo piano per la Formazione Continua in Medicina (ECM) fu presentato in occasione della Prima Conferenza Nazionale sulla Formazione Continua in Medicina tenutosi a Cernobbio nei giorni 14-15.09.2009. Il documento fu approvato dalla Conferenza tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano. Il nuovo piano dedica un capitolo specifico alle "Medicine e Pratiche Non Convenzionali di Riferimento", che così recita: “L’Ente accreditante all’atto della presentazione del piano formativo da parte del provider che contenga eventi compresi nelle Medicine Non Convenzionali, procederà alla valutazione dei singoli eventi di Medicine Non Convenzionali ai fini della loro congruità rispetto agli indicati obiettivi formativi. La Fitoterapia, la Medicina Omeopatica, l’Omotossicologia, l’Agopuntura, la Medicina Ayurvedica e la Medicina Antroposofica sono riservate in via esclusiva, ai fini ECM, alle professioni di medico, odontoiatra, veterinario, farmacista nell’ambito delle rispettive competenze professionali. Per tutto quello che riguarda attività formative diverse comprese nelle Medicine Non Convenzionali ma diverse da quelle sopra definite, ove comprese nel piano formativo del provider, il piano stesso – a cura dell’ente accreditante – sarà trasmesso alla Commissione nazionale per la formazione continua per la valutazione della compatibilità”
      • 12 dicembre 2009 - Consiglio Nazionale della FNOMCeO "Linee Guida per la Formazione nelle Medicine e Pratiche Non Convenzionali riservate ai Medici - Chirurghi e Odontoiatri". Dell’elenco del 2002 rimangono di esclusiva competenza del medico-chirurgo e dell’odontoiatra: Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Ayurvedica, Medicina Omeopatica, Medicina Antroposofica, Omotossicologia, Fitoterapia. Viceversa l’Osteopatia e la Chiropratica sono espunte in quanto professioni sanitarie non di esclusivo esercizio professionale medico
      • 2010 - OMS annuncia il primo progetto di classificazione internazionale delle Medicine Tradizionali
        “Prendiamo atto che la Medicina Tradizionale è praticata in tutto il mondo”, ha detto Marie Paule Kieny, della Direzione Generale per l’Innovazione, l’Informazione, l’Evidenza e la Ricerca dell’OMS. "Per molte persone, soprattutto nelle aree del Pacifico occidentale, nel Sud-est asiatico, in Africa e in America Latina, è la fonte primaria di sanità. Anche in Europa e nel nord America sta crescendo il ricorso ai rimedi naturali, all’agopuntura e ad altre pratiche tradizionali. Tuttavia, mancano una terminologia e una classificazione. Molti Paesi hanno già creato degli standard nazionali per la classificazione di questo settore, ma non c’è una piattaforma internazionale che possa armonizzare i dati clinici, epidemiologici e statistici. Sono informazioni di cui c’è bisogno, per permettere ai clinici, ai ricercatori e ai decisori politici di monitorare la sicurezza, l’efficacia, l’uso, la spesa e la tendenza di uso delle Medicine Tradizionali nei sistemi sanitari"
      • 2013 - Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano concernente i criteri e le modalità per la certificazione di qualità della formazione e dell'esercizio dell’agopuntura, della fitoterapia, dell’omeopatia, da parte dei medici chirurghi, degli odontoiatri, dei medici veterinari e dei farmacisti
        In assenza di una legge quadro nazionale di regolamentazione sulle Medicine Non Convenzionali, la Conferenza Stato-Regioni emana il 7 febbraio 2013 l’ “Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano concernente i criteri e le modalità per la certificazione di qualità della formazione e dell'esercizio dell’agopuntura, della fitoterapia,dell’omeopatia, da parte dei medici chirurghi, degli odontoiatri, dei medici veterinari e dei farmacisti, stipulato in data 7 febbraio 2013 (Rep. Atti n. 54/CSR)”. L’accordo contempla l’istituzione dei registri  dei medici chirurgi e odontoiatri esercenti le MnC entro il termine di 36 mesi (7 febbraio 2016)
      • 2014 - Il 24.07.2014 la Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale del Ministero della Salute invia agli Assessori alla Sanità delle Regioni e delle Province Autonome una Nota di Chiarimenti in ordine all’applicazione del Documento Stato-Regioni
      • 2015 - Legge regionale PIEMONTE 23 giugno n. 13. Modalità di esercizio delle medicine non convenzionali
      • 2016 - Istituzione della "Commissione regionale permanente per le discipline mediche non convenzionali"

      Una recente analisi curata da Lidia Gargiulo per ISTAT fotografa la situazione per quanto concerne il trend e il profilo dei consumatori delle terapie non convenzionali. L'indagine si basa su interviste e questionari somministrati a circa 50.000 famiglie, per un totale di circa 120.000 individui dal 1991 al 1994 e negli anni 2000, 2005 e 2013.

      Commissione Regionale


      L’attività della Commissione rappresenta lo strumento di realizzazione del mandato regionale sulle MnC con il compito di:

      • valutare l’efficacia e la sicurezza delle diverse pratiche assistenziali
      • promuovere ricognizioni sulle risorse di Medicina non Convenzionale operanti sul territorio regionale e proporre attività di ricerca (studi osservazionali, ecc.)
      • analizzare i percorsi formativi esistenti in campo di MnC e formulare ipotesi di nuovi percorsi, sulla base delle indicazioni e delle linee guida dell’OMS e della Comunità Europea
      • proporre criteri per l’organizzazione, la realizzazione e la gestione di elenchi di riferimento dei Medici di Medicina non Convenzionale, consultabili dal cittadino, in accordo le Istituzioni di riferimento
      • garantire una corretta informazione costantemente aggiornata e facilmente raggiungibile dai cittadini e dagli operatori del settore (Portale web MnC)
      • sostenere iniziative per l’uso razionale e appropriato delle Medicine non ConvenzionaliCommissione regionale permanente per le discipline mediche non convenzionali è stata istituita con Deliberazione della Giunta regionale n. 24-3041 del 14.03.2016, in data 29 novembre 2016. È possibile consultare il documento in versione integrale

      normativa

      • 28 maggio 2003: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con Risoluzione n. 56.31, spinge gli stati membri a formulare e a implementare le politiche e i regolamenti nazionali nel campo delle Medicine Non Convenzionali, con particolare attenzione alla formazione del personale
      • 1999, 4 Novembre: il Consiglio d’Europa, con la Risoluzione n. 1206 invitava gli Stati membri dell’UE a affrontare i problemi connessi all’utilizzo delle Medicine Non Convenzionali in modo da garantire ai cittadini la più ampia libertà di scelta terapeutica e insieme assicurare loro il più alto livello di sicurezza e informazione corretta.
      • 29 Maggio 1997: il Parlamento Europeo, con la Risoluzione n. 75, promulgava per la prima volta lo “Statuto delle Medicine Non Convenzionali (MNC)

      A livello nazionale il riferimento normativo è costituito dall'Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano concernente i criteri e le modalità per la formazione e il relativo esercizio dell’agopuntura, della fitoterapia e dell’omeopatia da parte dei medici chirurghi ed odontoiatri. L'accordo presuppone la necessità di:

      • tutelare la libertà di scelta dei cittadini e quella di cura del medico e dell’odontoiatra, entrambe fondate su un rapporto consensuale e informato, sul rispetto delle leggi dello Stato e dei principi della deontologia professionale
      • certificare la qualità della formazione in agopuntura, fitoterapia e omeopatia, individuando i criteri e i requisiti minimi e uniformi sul territorio nazionale dei percorsi formativi idonei a qualificare i professionisti che esercitano tali attività, che restano riservate alle competenze individuate dall’ordinamento statale ai medici chirurghi e agli odontoiatri, medici veterinari e farmacisti
      • consentire ai cittadini di accedere alle cure di professionisti in possesso di idonea formazione in agopuntura, fitoterapia e omeopatia, affidando ai rispettivi Ordini professionali, competenti per territorio, l'attivazione e la gestione di appositi elenchi di esperti distinti per professione e disciplina esercitataA partire da questi presupposti, l'Accordo sancisce che:


      In Piemonte l'esercizio delle Medicine non Convenzionali è regolamentato dalla Legge regionale 23 giugno 2015, n. 13 attraverso la quale la Regione:

      • promuove e tutela l'esercizio delle medicine non convenzionali nel rispetto dell'Accordo Stato-Regioni e province autonome di Trento e di Bolzano sottoscritto in data 7 febbraio 2013 concernente i criteri e le modalità per la certificazione di qualità della formazione e dell'esercizio dell'agopuntura, della fitoterapia e dell'omeopatia da parte dei medici chirurghi, degli odontoiatri, dei medici veterinari e dei farmacisti
      • definisce la procedura per l'accreditamento dei soggetti pubblici e privati responsabili della formazione in agopuntura, fitoterapia, omeopatia (compresa l'omotossicologia e l'antroposofia).

      segreteria

      • Loredana Mantuano
        referente responsabile delle funzioni di indirizzo e coordinamento delle professioni sanitarie
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      • Monica Soligon
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      eventi

      Il convegno si svolgerà presso il Centro Congressi “Unione Industriale” di Torino
      La tematica è costituita dal dolore cronico, vera e propria piaga che in alcuni casi può ricevere un significativo sollievo dall’Agopuntura e dalle altre Medicine non Convenzionali, tra le quali ricordiamo l’Omeopatia (comprendente anche l’Antroposofia e l’Omotossicologia), la Fitoterapia, la Farmacoterapia Cinese e la Medicina Ayurvedica. Nel corso dei loro interventi i relatori illustreranno alcune delle possibili applicazioni di Agopuntura e MnC nel dolore cronico, ponendo una particolare attenzione alle evidenze cliniche. Scarica il programma

      Dove

      Centro Congressi “Unione Industriale” di Torino

      Quando
      14 aprile 2018


      Curatore: Prof. Franco Cavallo (in collaborazione con la Commissione dell’OMCEO della Provincia di Torino)

      • 5 Aprile 2018 dalle ore 14.00 alle ore 16.00
        Introduzione al Corso - dott F. Cavallo, dott. A Chiantaretto
        La Medicina Tradizionale Cinese e l’Agopuntura - dott. G. Allais

      • 12 Aprile 2018 dalle ore 14.00 alle ore 16.00
        L’Omeopatia - dott. A. Magnetti

      • 3 Maggio 2018 dalle ore 14.00 alle ore 16.00
        Omotossicologia e Antroposofia - Dott. F. Audisio Di Somma e Dott. P. Garati
      • 10 Maggio 2018 dalle ore 14.00 alle ore 16.00
        La Fitoterapia - prof.ssa P. Brusa
        La Medicina Ayurvedica - Dott. A. Chiantaretto, Dott. S. Gargano

      Sede del Corso
      Collegio Universitario, via Bernardino Galliari, 30 - Torino 

      news

      Sul "Notiziario regionale delle medicine complementari della Toscana" è stato pubblicato un ricordo in memoriam del dott. Ettore Quirico, recentemente scomparso. L'articolo ripercorre la carriera e i meriti dell'esperto in agopuntura, a partire dalla fondazione del Centro di studi terapie naturali e fisiche (CSTNF) di Torino per arrivare alla direzione della Scuola di agopuntura e alle molteplici attività condotte negli anni.

      L'articolo è apparso sul numero 39 del marzo 2018. È disponibile il testo completo

      link utili

      • Istituto Superiore di Sanità
        è il principale organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale: ente pubblico che coniuga l’attività di ricerca a quella di consulenza, formazione e controllo applicate alla tutela della salute pubblica
        vai al sito web
      • Ministero della Salute
        Il Ministero è organo centrale del Servizio Sanitario Nazionale. La Legge 317 del 2001 gli attribuisce "le funzioni spettanti allo Stato in materia di tutela della salute umana, di coordinamento del Sistema sanitario nazionale, di sanità veterinaria, di tutela della salute nei luoghi di lavoro, di igiene e sicurezza degli alimenti”
        vai al sito web
      • Organizzazione mondiale della Sanità
        L'OMS o WHO (World Health Organization) fu fondata il 7 aprile 1948 con sede a Ginevra. È governata da 193 stati membri attraverso l'Assemblea Mondiale della Sanità, (WHA).”È l’autorità di direzione e di coordinamento, nel campo della salute, delle iniziative di carattere internazionale nell’ambito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. È incaricata di sovrintendere agli interventi sanitari mondiali, definire programmi di ricerca nell’ambito della tutela della salute, definire norme e criteri, proporre opzioni politiche basate su elementi probanti, fornire supporto tecnico alle Nazioni, monitorare le linee di tendenza in campo sanitario. Nel XXI secolo la salute è una responsabilità condivisa che presuppone un accesso equo alle cure essenziali e la difesa collettiva contro tutte le minacce transnazionali”
        vai al sito web

      Fonti

      • Le medicine non convenzionali in Italia. Storia, problemi e prospettive d'integrazione - di G. Giarelli, P. Roberti di Sarsina, B. Silvestrini (a cura di), Milano, 2007
      • Medicine Non Convenzionali - La cura e il ricorso ai servizi sanitari anno - ISTAT 2013 
      • Dati Istat 2013 - Elio Rossi su www.medicinaintegratanews.it
      • La diffusione delle terapie non convenzionali in Italia dalle indagini ISTAT: trend e profilo dei consumatori su www.epicentro.iss.it  

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      • Medicine regolamentate

        medicine regolamentateDa tempo nel nostro Paese l’attenzione delle Istituzioni è incentrata sulla definizione di un quadro normativo che garantisca "ai pazienti la più ampia libertà possibile di scelta tearapeutica" (Risoluzione del Parlamento Europeo n. 75 del 29/05/1997) proteggendoli nel contempo da persone non qualificate. La Cassazione ha sancito già dai primi anni 2000, in diverse sentenze, che l’esercizio sull’uomo delle discipline mediche non convenzionali quali l’agopuntura, la fitoterapia e l’omeopatia costituisce atto medico e a tali professionisti va pertanto ricondotto, tramite specifici percorsi formativi.

        Con l’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013, recepito dalla Regione Piemonte con Legge regionale n. 13/2015, sono individuati i criteri e i percorsi di qualità per la formazione dei professionisti nelle discipline di Agopuntura, Fitoterapia e Omeopatia. Quest'ultima è suddivisa a sua volta in Omeopatia, Omotossicologia e Antroposofia. Tali discipline vengono considerate sistemi di diagnosi, prevenzione e cura, in affiancamento, a tutti gli effetti, della medicina ufficiale.

        • l'agopuntura, metodo diagnostico, clinico e terapeutico che si avvale dell’infissione di aghi metallici in ben determinate zone cutanee per ristabilire l’equilibrio di uno stato di salute alterato
        • fitoterapia, metodo terapeutico basato sull'uso delle piante medicinali o di loro derivati ed estratti, opportunamente trattati, che può avvenire secondo codici epistemologici appartenenti alla medicina tradizionale oppure anche all'interno di un sistema diagnostico-terapeutico sovrapponibile a quello utilizzato dalla medicina ufficiale
        • l’omeopatia, metodo diagnostico e terapeutico basato sulla “Legge dei Simili”, che afferma la possibilità di curare un malato somministrandogli una o più sostanze in diluizione che, assunte da una persona sana, riproducono i sintomi caratteristici del suo stato patologico. Nella definizione di omeopatia sono comprese tutte le terapie che utilizzano medicinali in diluizione come specificato dal Decreto legislativo n. 219 del 24/4/2006 e successivi atti
          • medicina antroposofica, metodo diagnostico, clinico e terapeutico considerato come “ampliamento dell’Arte Medica”
          • omotossicologia, o omeopatia antiomotossica, metodo che identifica nelle "omotossine" le cause a cui ricondurre l’origine delle malattie
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      • Formazione

        categorie formazioneIl percorso formativo in agopuntura, fitoterapia, omeopatia deve corrispondere ai seguenti requisiti:

         

         

         

         

        • durata di almeno 400 ore di formazione teorica, cui si aggiungono 100 ore di pratica clinica, di cui almeno il 50% di tirocinio pratico supervisionato da un medico esperto della disciplina in oggetto. A tale monte orario vanno sommati lo studio individuale e la formazione guidata
        • master universitari, ovvero corsi di formazione triennale
        • è fatto obbligo di frequenza minima all’80% delle lezioni sia teoriche che pratiche
        • il percorso formativo accreditato prevede il superamento di un esame teorico-pratico al termine di ciascuno degli anni di corso previsti, nonché la discussione finale di una tesi
        • al termine del percorso formativo, sarà rilasciato dai soggetti pubblici e privati accreditati alla formazione un attestato in conformità ai requisiti richiesti, che consentirà l’iscrizione del professionista agli elenchi degli esperti delle singole discipline
        • gli insegnamenti di tipo generale, non riferiti specificamente alla disciplina in oggetto, non dovranno superare il 20% del monte ore complessivo di formazione teorica
        • la Formazione a distanza (FAD) eventualmente inserita nella programmazione didattica non dovrà superare il 30% delle ore di formazione teorica e dovrà essere realizzata in conformità alla normativa vigente.

         

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      • Medicine non regolamentate

        medicine non regolamentate bisFanno parte delle cosiddette Medicine non convenzionali, ovvero delle medicine riconosciute come tali dal Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Odontoiatri (FNOMCeO), anche la Medicina Ayurvedica e la Medicina tradizionale Cinese.

        Queste due discipline, ad oggi non sono ancora regolamentate, anche se FNOMCeO e numerose pronunce del Parlamento Europeo (1997) e del Consiglio d'Europa (1999) ne hanno definito l’esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico, dell'odontoiatra, del veterinario e del farmacista, ciascuno per le rispettive competenze.

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    • Area dipendenze

      comunita terapeuticaIl mondo delle droghe è vasto e complesso, e le conseguenze del consumo di queste sostanze sono molto variabili: la dipendenza patologica (tossicodipendenza) non è né la prima né l’unica conseguenza, e nemmeno la più frequente. Il discorso è valido sia che si parli di droghe illegali come cannabis, eroina o cocaina, per citare le più note, sia di sostanze legali, come alcol, tabacco o psicofarmaci.

      Il mondo delle droghe è vasto e complesso, e le conseguenze del consumo di queste sostanze sono molto variabili: la dipendenza patologica (tossicodipendenza) non è né la prima né l’unica conseguenza, e nemmeno la più frequente. Il discorso è valido sia che si parli di droghe illegali come cannabis, eroina o cocaina, per citare le più note, sia di sostanze legali, come alcol, tabacco o psicofarmaci. Infatti, i pericoli che derivano dall’uso di TUTTE queste sostanze si dividono in:

      • danni acuti diretti: intossicazioni, overdose (rimando alla voce) potenzialmente mortali, scompensi psichici e fisici acuti anche gravi
      • danni acuti indiretti (comportamenti pericolosi sotto effetto di sostanze, come la guida (rimando alla voce) di veicoli; intossicazioni da sostanze “da taglio”)
      • danni da assunzione protratta, con problemi fisici e psichici che possono portare a una tossicodipendenza (rimando ad approfondimento).

      Uso di sostanze e tossicodipendenza sono quindi due condizioni molto diverse che non vanno confuse tra loro: la tossicodipendenza può essere una conseguenza di un uso protratto,  ma l’uso occasionale o l’abuso possono non sfociare in una dipendenza patologica. Restano però comportamenti pericolosi per i danni acuti diretti e indiretti che possono indurre.  

      Si distinguono tre fasi attraverso le quali un uso di sostanze può portare a una dipendenza patologica:

      • l'uso occasionale comporta cambiamenti transitori e reversibili nella funzionalità e nell’architettura del cervello
      • l’uso ripetuto e ricorrente comporta cambiamenti nella funzionalità e nell’architettura del cervello più stabili (è la fase comunemente chiamata dell’abuso)
      • la fase terminale comporta desiderio compulsivo (craving) e conseguente ricerca continua e  uso  della sostanza: si determina la cosiddetta situazione di Addiction, ossia schiavitù nei confronti dell’uso. I cambiamenti nella funzionalità e nell’architettura del cervello sono stabili e molto difficili a questo punto da modificare. Coincide con la tossicodipendenza, o dipendenza patologica da sostanze.

      Il meccanismo attraverso cui si instaura una dipendenza patologica non implica però necessariamente il consumo di sostanze (esistono le dipendenze senza sostanze, ad esempio il gioco d’azzardo patologico): sta nel rapporto che si viene a creare fra la singola persona e l’oggetto della dipendenza (se l’oggetto è una sostanza, il quadro viene complicato dai meccanismi tossicologici propri della sostanza in questione).Per questo i trattamenti devono essere indirizzati a esaminare e curare questo rapporto: non è sufficiente l’allontanamento dall’oggetto (la disintossicazione, se l’oggetto è una sostanza) per superare la dipendenza patologica: occorre invece mirare ad una stabilizzazione, quando possibile anche per via farmacologica, della situazione che combatta il craving e prevenga le ricadute,  permettendo così di esaminare e possibilmente superare il rapporto patologico che si è instaurato fra la persona e l’oggetto della sua dipendenza.

      L’intossicazione acuta è una condizione di alterazione psico-fisica prodotta da una sostanza intossicante. In base a tale definizione, qualsiasi sostanza legale o illegale può determinare uno stato di intossicazione di severità variabile. Nello specifico delle sostanze psicotrope, l’intossicazione può essere definita come una condizione clinica transitoria, almeno in assenza di complicanze, dovuta all’assunzione di alcolici o altre sostanze psicoattive. Gli effetti clinici sono dovuti all’azione farmacologica della sostanza assunta e sono caratterizzati dalla compromissione da:

      • compromissione dello stato di coscienza e delle funzioni cognitive
      • alterazione delle senso-percezioni, del comportamento, dell’umore e di altre funzioni psicofisiologiche

      Tali sintomi, spesso associati a nausea, vomito, ipertensione, disturbi del movimento e della coordinazione, variano in relazione al tipo di sostanza assunta, alla dose, alla via di somministrazione, alla tolleranza soggettiva, alla concomitante presenza di altre patologie mediche o psichiatriche e a numerose altre variabili genetiche. Nell’uso ricreativo delle sostanze psicoattive, alcuni degli effetti dell’intossicazione acuta vengono ricercati dal consumatore per l’attività di rinforzo positivo che esercitano sul sistema della gratificazione, in modo da ricavarne determinate sensazioni.                                                                                                                                                                                                                                                                                                        L'overdose indica invece l’assunzione, volontaria o accidentale, di una quantità di farmaco o sostanza superiore alla tolleranza soggettiva dell’assuntore. Le caratteristiche cliniche dell’overdose sono legate alle proprietà farmacologiche e tossicologiche della sostanza assunta, ma in generale è riscontrabile una compromissione a livello di vari organi con grave alterazione della coscienza e coma. L’overdose può essere considerata il grado estremo dell’intossicazione ed è associata a elevata mortalità, soprattutto in assenza di cure mediche specifiche e tempestive. In Italia, l’overdose da sostanze psicotrope illegali determina la morte di circa 300-600 persone all’anno e per il 71% dei casi si ritrovano oppiacei nei controlli tossicologici. Gli uomini rappresentano l’86% dei decessi, mentre le donne il 14% e la fascia di età più interessata è tra i 30 e i 50 anni. Il trend delle morti per overdose da sostanze illegali è sicuramente in diminuzione negli ultimi anni, ma rappresenta ancora un problema di salute pubblica da non sottovalutare, soprattutto in considerazione delle nuove e sempre più potenti sostanze che si ritrovano in circolazione e della tendenza alla poliassunzione di sostanze psicoattive nella popolazione giovanile.

      Alcuni farmaci da prescrizione e alcune sostanze legali come l’alcol non sono esenti dal rischio di determinare grave intossicazione e overdose. Per ciò che riguarda l’alcol, circa il 65% degli italiani oltre gli 11 anni consuma saltuariamente alcolici e circa il 22% ha un consumo quotidiano di alcol. In crescita, soprattutto tra i più giovani, il fenomeno del binge drinking, modalità di assunzione che prevede l’ingestione di grandi quantità di bevande alcoliche in poco tempo. Questa modalità di consumo espone a un alto rischio di intossicazione fino al livello più grave rappresentato dal coma etilico.I farmaci da prescrizione che possono indurre intossicazioni e overdose sono riconducibili a due categorie: le benzodiazepine (i comuni ansiolitici) e gli oppiacei analgesici. Entrambe queste classi di farmaci, spesso troppo facilmente prescritti anche per sintomi di poca intensità, se usate in modo inopportuno possono determinare grave intossicazione acuta e overdose con depressione respiratoria.

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      • Dipendenza da sostanze

        alcool droga fumoFra le conseguenze del consumo di sostanze può generarsi una tossicodipendenza. Si tratta di una condizione grave, che colpisce una piccola percentuale di consumatori (dal 10 al 30% a seconda delle sostanze), in tempi diversi a seconda delle situazioni, e che viene determinata dall’instaurarsi di  una relazione patologica tra la persona e la sostanza consumata. Si tratta di una situazione caratterizzata da:

        • alterazione dei sistemi cerebrali della gratificazione, tale per cui le possibilità di conseguire piacere sono limitate al solo consumo della sostanza stessa (o di più sostanze, nel caso di politossicodipendenza)
        • craving, desiderio compulsivo incontrollabile verso la sostanza nonostante i danni che il suo consumo sta provocando alla persona
        • addiction, ovvero estrema difficoltà a rinunciare all’uso 

        Queste caratteristiche connotano la tossicodipendenza sia che si tratti di droghe illegali come cannabis, eroina o cocaina, sia di sostanze legali, come alcol, tabacco o psicofarmaci.

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      • Gioco d'azzardo patologico

        solitudine dipendenzeIl Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali nella sua ultima edizione (DSM- 5) include il gioco d’azzardo patologico (GAP) tra i disturbi non correlati a sostanze che possono portare a una dipendenza patologica: questo perchè è scientificamente provato che una dipendenza patologica può instaurarsi anche senza l’assunzione di una sostanza psicoattiva, e mostrare meccanismi, segni e sintomi analoghi. Si parla anche di dipendenze comportamentali quali: 

        • shopping
        • sesso
        • lavoro
        • esercizio fisico
        • Internet
        • cellulare
        • relazioni

        Si noti che il DSM -5 per ora non le comprenda espressamente fra i disturbi diagnosticabili come patologici, in quanto è necessario approfondire ancora la ricerca in merito. Tuttavia, il meccanismo con cui possono instaurarsi tali disturbi è comune a quello per le sostanze, e risiede nel rapporto che viene a crearsi fra la persona e l’oggetto della dipendenza, qualunque esso sia: il rapporto diviene patologico quando arriva a comprendere desiderio compulsivo (craving) e conseguente ricerca continua e ripetizione del comportamento oggetto della dipendenza nonostante i danni che dal comportamento stesso possono derivare alla persona: si determina la cosiddetta situazione di addiction, ossia una vera e propria schiavitù.

        Una persona gioca d’azzardo quando:

        • scommette denaro o altri oggetti di valore su un risultato
        • la scommessa, una volta giocata, non può essere ritirata
        • l’esito di quel gioco dipende totalmente o prevalentemente dal caso.

        Il Codice Penale italiano vieta l’esercizio e l’organizzazione del gioco d’azzardo (art. 721 C.P.); tuttavia, consente che alcune forme di gioco siano praticate sotto l’autorizzazione dello Stato, che ne affida l’organizzazione e la gestione a società concessionarie. I giochi d’azzardo praticati in Italia (giochi con vincite in denaro) possono essere classificati nelle seguenti categorie:

        • New slot (“slot machine”): la raccolta  2016 sul territorio nazionale è stata di 26 miliardi di euro
        • VLT (Video Lottery Terminal): 23 mld €
        • lotterie (istantanee o in tempo reale, differite) (ad es., Gratta e Vinci, 10 e Lotto a estrazione immediata o a intervallo di tempo,Lotteria Italia, Bingo): 10,5 mld €
        • lotto tradizionale: 8 mld €
        • giochi numerici a totalizzatore (Superenalotto, Win for Life, SuperStar, SiVinceTutto, Eurojackpot): 1,6 mdl €
        • scommesse sportive, ippiche (scommesse a quota fissa, scommesse ippiche,Totocalcio, Il 9, Totogol, Big Match, Big Race): 1,5 mld €
        • giochi in casinò (ad esempio Roulette, Poker, Blackjack, Baccarat, dadi) < 1 mld €

        I giochi sopra elencati possono essere praticati anche online, “a distanza” (raccolta di19 mld €).È opinione comune che molti dei giochi indicati non rientrino nella categoria “azzardo”: ad esempio il 56,3% degli italiani non lo ritiene per i “Gratta & Vinci” (il gioco più praticato dagli adulti insieme al Lotto istantaneo), circa il 54% nega che siano “azzardo” Lotto, Superenalotto, Totocalcio, Totip (Istituto Superiore di Sanità, 2016). Da ricordare l’esistenza del gioco illegale, che si concretizza principalmente in “bische” clandestine dove vengono praticati giochi di casinò e scommesse illegali; in parallelo si è diffuso anche il gioco online praticato su siti internet privi di autorizzazione statale.

        Molte persone giocano d’azzardo in modo ricreativo e sociale, per piacere, accettando di perdere il denaro puntato, rispettando le proprie disponibilità di tempo e denaro, senza perdere il controllo sul proprio comportamento.Secondo le ricerche più recenti, in Italia oltre 17 milioni di persone hanno giocato in denaro almeno una volta nel corso dell’ultimo anno (42,8% della popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni); tra questi, circa 1 milione sono studenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni, nonostante il gioco con vincite in denaro sia vietato ai minori di 18 anni.Esiste la possibilità che il coinvolgimento nel gioco si modifichi progressivamente, evolvendo verso un profilo problematico: è possibile stimare che nella regione Piemonte quasi 20.000 persone siano giocatori di tipo “problematico” (e quasi 150.000 abbiano un profilo di rischio moderato).
        Alcuni individui risultano essere più vulnerabili rispetto alla possibilità di sviluppare un comportamento problematico, fino alla dipendenza (definita “Disturbo da gioco d’azzardo”); la tendenza a manifestare un comportamento di gioco problematico o patologico è determinata dal concorrere di fattori genetici e neurobiologici, psicologici e relazionali, socio-ambientali, incluse le caratteristiche dei giochi d’azzardo. Sono più pericolosi nel generare dipendenza i giochi semplici da capire e facili da giocare, sempre disponibili (ovunque e per 24 ore), che costano poco, sono veloci, pagano subito in caso di vincita e offrono l’illusione che sia facile vincere (distribuendo, ad esempio, vincite di pari importo della giocata): avvicinano più facilmente le persone al gioco stesso e stimolano la ripetizione, intervenendo sui meccanismi di gratificazione e di rinforzo.Un altro elemento “uncinante” è la stimolazione del cosiddetto “pensiero magico” del giocatore: molti giochi d’azzardo inducono facilmente errori cognitivi come le aspettative errate rispetto alle probabilità di vincita, l'illusione di poter controllare il gioco, le correlazioni illusorie tra il proprio comportamento di gioco e i risultati (“il risultato dipende da me, dalla mia abilità, dal saper riconoscere alcuni segnali, dall’utilizzare gli stessi schemi di comportamento, invece che dal caso”).
        L’evoluzione verso un gioco problematico / patologico può essere descritto come una sorta di “carriera” che attraversa una serie di fasi:

        • nella fase vincente la persona gioca occasionalmente, con uno scopo ricreativo, talvolta vince. Le prime vincite, proprie o altrui, soprattutto se ingenti, rinforzano il comportamento di gioco e possono determinare un aumento della frequenza di gioco e un aumento delle somme di denaro investito. Si assiste ad una progressiva diminuzione del controllo e inizia la rincorsa delle perdite
        • durante la fase perdente il gioco inizia ad assumere una modalità solitaria. Il giocatore è ossessionato da pensieri intorno al gioco ed inizia ad investire (e perdere) ingenti quantità di denaro al punto che, proprio in questa fase, nel cercare di recuperare il denaro perduto, il giocatore può iniziare a contrarre debiti. La pervasività del gioco assorbe completamente il giocatore. I tentativi di interrompere il gioco falliscono
        • nella fase di perdita della speranza, accanto ad un progressivo aumento della quantità di tempo e denaro spesi nel gioco, il giocatore diventa consapevole di aver perso il controllo e di non essere più in grado di trovare soluzioni efficaci, con conseguenze anche gravi sul tono dell’umore
        • nella fase della disperazione l’incapacità di risarcire i debiti può determinare l’insorgere di pensieri o tentativi di suicidio. La situazione relazionale è fortemente compromessa ed espulsiva. Talvolta in questa fase il giocatore può commettere azioni illecite ed illegali nel disperato tentativo di risanare la situazione debitoria e relazionale

        Nel complesso, il coinvolgimento nel gioco è all’origine di una serie di cambiamenti che possono riguardare non solo l’area del gioco, ma anche i comportamenti (ad esempio le abitudini alimentari, il sonno e l'attività sessuale) e l’umore. Il giocatore problematico/patologico a tratti appare ansioso, spesso irritabile, oppure triste e preoccupato, distratto e distaccato, assorbito da pensieri che frequentemente riguardano il gioco, le modalità di procurarsi denaro per giocare, e le conseguenze prodotte dal gioco.Si trascurano affetti e relazioni, attività e interessi. Possono comparire agitazione, o aggressività e violenza, ad esempio quando si affrontano gli argomenti gioco e/o denaro. Possono manifestarsi pensieri e/o tentativi suicidari. Emergono o si acuiscono sintomi psicosomatici, come ad esempio i disturbi dell'apparato gastrointestinale, cardiocircolatorio, respiratorio, cutaneo.Spesso la persona vede ridursi progressivamente il denaro disponibile, pur avendo un reddito invariato; omette di pagare le spese quotidiane ed effettua prelievi di denaro frequenti e non giustificati. Può contrarre debiti con istituti di credito e società finanziarie o chiedere prestiti a famigliari, amici e conoscenti, anche senza restituirli; in alcuni casi compie atti illeciti o reati finalizzati a procurarsi denaro.
        All’interno dei Servizi per le Dipendenze (Ser.D.) presenti nei Dipartimenti di Patologia delle Dipendenze di ciascuna ASL della Regione Piemonte, è possibile trovare ambulatori che si occupano di prevenzione, diagnosi e cura del Disturbo da gioco d’azzardo. Chi ha un problema con il gioco d’azzardo, o ritiene che lo abbia un proprio famigliare, può rivolgersi al Servizio per le Dipendenze (Ser.D.) situato nel territorio di residenza. Per l’accesso non è richiesta l’impegnativa del medico di medicina generale, né è previsto il pagamento di alcun ticket. È garantita la massima riservatezza.La diagnosi delle problematiche correlate al gioco consente di costruire un programma terapeutico individualizzato, condiviso con l’interessato e/o i suoi famigliari, finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo terapeutico e alla gestione della complessità delle situazioni che possono presentarsi. Gli interventi offerti sono realizzati nell’ambito di una presa in carico multiprofessionale e possono essere di tipo psicologico, educativo, sociale, medico, eventualmente economico e/o legale. Nell’ambito del Dipartimento delle Dipendenze dell’ASL TO3, otre agli ambulatori, sono disponibili anche strutture residenziali ad impronta comunitaria, di durata breve e medio - lunga.

        la normativa vigente

        La legge 9/2016 "Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo patologico" detta norme finalizzate a prevenire il gioco d’azzardo patologico (GAP) e a tutelare le fasce più deboli e maggiormente vulnerabili della popolazione, nonché a contenere l'impatto delle attività connesse all'esercizio del gioco lecito sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull'inquinamento acustico e sulla quiete pubblica.Le varie azioni tendono:

        • alla prevenzione e contrasto del gioco d'azzardo in forma problematica o patologica
        • al trattamento terapeutico ed al recupero dei soggetti che ne sono affetti ed al supporto delle loro famiglie
        • alla diffusione ed alla divulgazione dell'utilizzo responsabile del denaro attraverso attività di educazione, informazione, divulgazione e sensibilizzazione
        • al rafforzamento della cultura del gioco misurato, responsabile e consapevole
        • allo stabilire misure volte al contenimento dell'impatto negativo delle attività connesse alla pratica del gioco sul tessuto sociale, sull'educazione e formazione delle nuove generazioni

        contatti

        Per rispondere a quesiti e richieste di chiarimento sull’applicazione della legge regionale, e in particolare sulle distanze dai luoghi sensibili, la Regione Piemonte ha predisposto una serie di FAQ, che contengono tutte le risposte necessarie a una corretta attuazione delle disposizioni normative. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

        FAQ

        Con riferimento all’individuazione della tipologia degli apparecchi per il gioco lecito soggetti ai divieti di collocazione di cui all’articolo 5, da un’interpretazione logico-sistematica della norma ed ai sensi delle disposizioni dell’articolo 2, che definisce il gioco d’azzardo patologico come la patologia che caratterizza i soggetti affetti da sindrome da gioco con vincita in denaro, si evince che siano esclusi dall’applicazione della disciplina gli apparecchi che, pur funzionando con l’introduzione di denaro, non prevedono l’erogazione di vincite in denaro (es: calciobalilla, flipper, biliardo).
        Con riferimento agli interventi di formazione ed aggiornamento, obbligatori ai fini dell’apertura e della prosecuzione dell’attività, per i soggetti individuati nell’articolo 3, si ritiene che, in attesa che tali interventi siano definiti, ai sensi della medesima disposizione, all’interno del Piano regionale approvato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, l’assolvimento dell’obbligo formativo non possa essere attualmente richiesto ai gestori e al personale operante nelle sale da gioco e nelle sale scommesse e agli esercenti che gestiscono apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS.
        Con riferimento al rispetto delle distanze dai c.d. “luoghi sensibili” ed ai conseguenti obblighi di adeguamento alle disposizioni normative, il combinato disposto degli articoli 5 e 13 della L.R. n. 9/2016 prescinde dalla tipologia dell’attività esercitata, in quanto il rispetto delle distanze è riferito all’installazione e collocazione degli apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). Pertanto, rispetto agli obblighi di distanza di cui all’articolo 5 i termini di adeguamento sono i seguenti:

        • diciotto mesi per gli esercenti che, alla data di entrata in vigore della Legge regionale 2 maggio 2016 n. 9, gestivano gli apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS collocati all’interno di esercizi pubblici e commerciali, circoli privati e in tutti i locali pubblici o aperti al pubblico
        • tre anni per i titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse esistenti alla data di entrata in vigore della Legge regionale 2 maggio 2016, n. 9
        • cinque anni per i titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse nel caso in cui le relative autorizzazioni siano state rilasciate a partire dal 1° gennaio 2014.

        Per gli esercenti e/o titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse di cui sopra sono consentite ulteriori installazioni di apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, entro i termini stabiliti dall’articolo 13, fatto salvo il rispetto dell’articolo 5 alla scadenza dei termini stabiliti.

        Relativamente alle distanze dai c.d. “luoghi sensibili” ed ai conseguenti obblighi di adeguamento previsti all’art. 13, si specifica che, nel caso in cui sia collocato uno sportello bancomat ad una distanza inferiore a trecento o cinquecento metri rispetto agli apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, installati all’interno di locali vari aperti al pubblico e, nel caso specifico, all’interno di sale scommesse/sale giochi o di un centro commerciale con annessa attività di sala scommesse/sala giochi, le soluzioni in astratto ipotizzabili sarebbero le seguenti:

        1. disinstallazione degli apparecchi di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS
        2. trasferimento di sede dell’attività di sale scommesse/giochi
        3. disinstallazione dello sportello bancomat

        Poiché peraltro l’oggetto della legge è il divieto di installazione degli apparecchi da gioco, si ritiene che la terza soluzione ipotizzata non sia giuridicamente percorribile.

        Con riferimento alle sale giochi/sale scommesse, e in senso generale ai locali vari aperti al pubblico, all’interno dei quali sono installati gli apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, insediati nei pressi di un edificio ospitante un asilo nido, si ritiene che il medesimo asilo non rientri nei c.d. “luoghi sensibili” di cui all’articolo 5, in quanto non ricompreso tra gli istituti scolastici di ogni ordine e grado (Scuole dell'infanzia/materna, primarie e secondarie), ma sia una struttura educativa destinata all’istruzione prescolastica non obbligatoria. Pertanto, si ritiene che gli apparecchi per il gioco lecito possano essere collocati nei pressi dell’asilo.
        Il subingresso, cioè la modifica del gestore di apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, ubicati all’interno di locali vari aperti al pubblico, non è una tipologia prevista dal TULPS. Infatti, ai sensi dell’art. 8 del R.D. n. 773/1931, le autorizzazioni di polizia sono personali e non possono in alcun modo essere trasferite né dar luogo a rapporti di rappresentanza, salvi i casi espressamente previsti dalla legge. Pertanto, il nuovo gestore deve richiedere il rilascio di una nuova autorizzazione alla Questura competente per territorio.Se il cambio di gestione è avvenuto prima dell’entrata in vigore della L.R. n. 9/2016, il nuovo gestore dovrà adeguarsi alle distanze dai c.d. “luoghi sensibili”, di cui all’art. 5, entro i termini specificati all’art. 13. Ciò significa che il nuovo gestore può mantenere gli apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, fino alla scadenza dei termini previsti dall’art. 13. Se il cambio di gestione avviene dopo l'entrata in vigore della legge, il nuovo gestore dovrà comunque adeguarsi ai contenuti di cui agli artt. 5 e 13. Tenuto conto che la legge regionale non definisce la fattispecie della nuova installazione, differenziando fra casistiche diversificate di dinamiche contrattuali, è da ritenere che si tratti di nuova installazione tutte le volte che cambia il soggetto destinatario dell’autorizzazione di polizia. Per contro, allo stato attuale della normativa, non sono rilevanti ai fini amministrativi le vicende contrattuali sottostanti, oggetto di libera determinazione da parte delle imprese, nel rispetto delle norme del TULPS.
        Con riferimento agli obblighi di adeguamento alle distanze dai c.d. “luoghi sensibili”, di cui all’art. 5, nel caso di trasferimento di sede di apparecchi da gioco collocati all’interno di locali vari aperti al pubblico, si evidenzia che, ai sensi delle disposizioni del TULPS, l’autorizzazione rilasciata al soggetto che gestisce gli apparecchi da gioco rimane invariata. Il trasferimento di sede deve essere comunicata alla Questura che, fatte le verifiche di competenza, procederà alla variazione dell’autorizzazione esistente. Il trasferimento degli apparecchi è consentito nel rispetto dell’articolo 5 entro i termini stabiliti dall’art. 13.
        Il concetto di uso “saltuario” in riferimento ai luoghi sensibili, di cui all’art. 5, comma 1, non ne determina automaticamente la deroga al rispetto delle distanze stabilite dalla norma per gli esercenti che gestiscono gli apparecchi per il gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931. La saltuarietà deve essere posta in relazione alle specifiche attività previste dall’art. 5 comma 1 (se, ad esempio, un impianto sportivo resta aperto due giorni a settimana, questa frequenza non caratterizza un utilizzo saltuario dell’impianto medesimo. Diversamente, se l’impianto viene usato in modo sporadico e discontinuo allora si può parlare di saltuarietà).
        Le autoscuole non rientrano nella lett. b), in quanto gestiscono corsi ai fini del conseguimento della patente di guida di qualsiasi categoria. Si ritiene che anche i campus per colonie estive abbiano una finalità prevalentemente di intrattenimento e non di formazione. Alla luce della lett. a) si potrebbe ritenere che il legislatore abbia inteso riferirsi alla formazione gestita da Agenzie formative che, assimilabili al sistema di istruzione, svolgono attività formative miranti al conseguimento dell’obbligo formativo/diritto dovere all’istruzione.
        Se una chiesa o altra struttura destinata a diversi luoghi di culto, indipendentemente dalla presenza di insegne o simboli, viene aperta una o due volte l’anno per specifiche funzioni non può rientrare tra i cosiddetti luoghi sensibili, in quanto manca il requisito della continuità dell’attività. I cimiteri non rientrano tra i luoghi di culto.
        Il D.M.18.03.1996 del Ministero dell’Interno concernente “ Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi”, contiene all’art.2 una definizione di impianti sportivi. Ci sono anche i Regolamenti CONI delle varie federazioni. Le palestre, le piscine, i campi da tennis, da calcio e strutture similari sono considerati impianti sportivi qualora abbiano i requisiti previsti dallo stesso D.M.
        La casa di riposo rientra tra le strutture sanitarie o socio-sanitarie, di cui alla lettera “e” dell’art. 5. L’ASL o il poliambulatorio sono strutture sanitarie.
        Luoghi di aggregazione giovanile: sedi operative non occasionali di servizi gestiti da soggetti pubblici e/o privati, specializzati e strutturati per la fruizione da parte dei giovani, con lo scopo di prevenire il disagio e l’emarginazione e di favorire la socializzazione, anche mediante il sostegno di operatori specializzati; ovvero spazi polifunzionali non occasionali riservati ai giovani in cui si promuove l’aggregazione intorno ad attività comuni in cui essi possano incontrarsi e intrattenersi per sviluppare competenze in attività di tipo creativo, culturale, ludico, di informazione e di formazione finalizzate alla promozione dell’agio e alla prevenzione del disagio. All'interno degli anzidetti spazi polifunzionali non occasionali possono essere comprese attività complementari di coworking e start-up per l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro come, ad esempio, associazioni sportive, associazioni culturali o di promozione sociale, informagiovani. Nell’ambito di questa definizione non sono ritenuti luoghi sensibili i giardini pubblici, le discoteche e le aree gioco per bambini. Al contrario rientrano in questa categoria le "ludoteche".
        Gli uffici postali non rientrano nella definizione di istituti di credito. Gli sportelli postamat, invece, sono equiparabili agli sportelli bancomat e pertanto sono da considerarsi luoghi sensibili .
        Se il bancomat è collocato all’interno di un contesto privato (fabbrica, società...) non rientra tra i c.d. “luoghi sensibili”.
        Le caratteristiche prestazionali e funzionali delle stazioni vengono misurate sulla base di parametri di valutazione oggettivi e classificate in quattro categorie sintetiche, predefinite e graduate - platinum, gold, silver, bronze - in grado di esprimerne lo stato attuale e le potenzialità. Le quattro categorie sono così identificate:

        • platinum: comprende impianti con altissima frequentazione (maggiore di 25.000 frequentatori medi/giorno circa) e servizi viaggiatori di elevata qualità per lunga, media e breve percorrenza. E’ generalmente sempre garantita la presenza di servizi per l’AV, di servizi specifici per la città e per i frequentatori non viaggiatori
        • gold: comprende impianti medio/grandi, con frequentazione alta (maggiore di 10.000 frequentatori medi/giorno circa) e servizi viaggiatori di qualità elevata per la lunga, media e breve percorrenza. E’ generalmente sempre garantita la presenza di servizi per frequentatori non viaggiatori e più saltuariamente per la città
        • silver: comprende due tipi di impianti:
          • stazioni/ fermate medio/piccole, con frequentazione consistente (generalmente maggiore di 2.500 frequentatori medi/giorno circa) e servizi per la lunga, media e breve percorrenza
          • stazioni e fermate medio/piccole, con consistente o elevata frequentazione nei casi di metropolitana urbana (anche maggiore di 4.000 frequentatori medi/giorno), spesso prive di fabbricato viaggiatori aperto al pubblico, non presenziate da personale e dotate unicamente di servizi regionali/metropolitani
        • bronze: comprende piccole stazioni/ fermate con bassa o bassissima frequentazione (generalmente maggiore di 500 frequentatori medi/giorno), prive di fabbricato viaggiatori aperto al pubblico, non presenziate da personale e dotate unicamente di servizi regionali/metropolitani.

        (Indicazioni riprese dal Sito di RFI-Rete ferroviaria italiana-Gruppo Ferrovie dello Stato italiane. Nel caso di gestioni non effettuate da RFI, si rimanda a regolamenti analoghi degli altri eventuali soggetti gestori).

        Il divieto di oscuramento si applica a tutti gli esercizi pubblici e commerciali, comprese le sale giochi e sale scommesse, aventi gli apparecchi per il gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931 e s.m.i. La tempistica di adeguamento è quella prevista dall'art. 13.
        Riguardo alle limitazioni temporali all’esercizio del gioco tramite gli apparecchi di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del TULPS, si ritiene che l’individuazione di tali misure rientri nell’autonomia regolamentare dei Comuni, nel rispetto dei parametri indicati dall’articolo 6.
        Sono richiesti chiarimenti in merito al carattere perentorio o ordinatorio del termine inserito all’articolo 6 della legge regionale 9/2016, il quale dispone che i comuni, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, dispongano limitazioni temporali all’esercizio del gioco tramite gli apparecchi di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931, per una durata non inferiore a tre ore nell’arco dell’orario di apertura previsto, all’interno delle sale da gioco, delle sale scommesse, degli esercizi pubblici e commerciali, dei circoli privati e di tutti i locali pubblici od aperti al pubblico. Dal tenore della norma, nonché dalla ricostruzione dei lavori preparatori che hanno condotto a tale formulazione è agevole ricondurre a tale termine un carattere meramente ordinatorio.In primo luogo, dottrina e giurisprudenza concordano, in maniera sufficientemente costante, che in assenza di una specifica disposizione che preveda come perentorio un termine assegnato ad un amministrazione per la conclusione di un determinato adempimenti, tale termine sia da intendersi come meramente sollecitatorio o ordinatorio, il cui superamento non produce illegittimità dell’atto tardivo (si veda, ex multis, Consiglio di Stato, sezione V, 14 aprile 2015, n. 1872). Il carattere ordinatorio del termine si evince inoltre dal fatto che all’inadempimento dell’azione amministrativa non è ricondotta alcuna fattispecie sanzionatoria. Giova a tal proposito ricordare che, nel corso del dibattito che ha condotto alla formulazione della norma, è stata volutamente stralciata una disposizione che riconduceva, in capo ai comuni inadempienti, la previsione di un meccanismo di mancata premialità. L’eliminazione di tale conseguenza di carattere afflittivo è stata giustificata proprio dal fatto che l’intenzione del legislatore non voleva ricondurre un carattere di perentorietà ai vari adempimenti comunali, bensì semplicemente codificare a livello legislativo facoltà che già la giurisprudenza costituzionale in materia ha voluto riconoscere in capo alle amministrazioni territoriali. In ultimo, in una logica di interpretazione basata sul criterio di ragionevolezza, solo il carattere ordinatorio del termine permette ai comuni, qualora sussistano variazioni delle situazioni di fatto sul proprio territorio, di modificare precedenti provvedimenti assunti o di adottarne di nuovi nei casi in cui sopravvengano necessità precedentemente insussistenti.
        Con riferimento al divieto di qualsiasi attività pubblicitaria, relativa all’apertura o all’esercizio delle sale da gioco e delle sale scommesse o all’installazione degli apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del R.D. n. 773/1931 presso i locali individuati dall’articolo 7, si ritiene che l’installazione di un’insegna con la scritta "Sala Giochi" non rientri in tale divieto. Il divieto permane anche se le informazioni pubblicitarie sono poste in aree cosiddette private in quanto finalizzate a pubblicizzare le varie attività che la legge regionale vieta espressamente.
        Il divieto di pubblicità si applica anche a tutte quelle forme di pubblicità indiretta, come, ad esempio, la pubblicizzazione attraverso canali social (i cosiddetti social network tipo Facebook, WhatsApp, etc.) di eventi come degustazioni, apericene o intrattenimenti vari che si svolgono all’interno di sale gioco, sale scommesse o di spazi o locali vari in cui sono installati gli apparecchi per il gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e del R.D. n. 773/1931.
        Con riferimento alla delimitazione degli ambiti di competenza tra gli organi di vigilanza facenti capo ai vari Enti pubblici (AAMS, Questura e Comuni), in merito al rispetto delle distanze dai c.d. “luoghi sensibili”, ai sensi dell’art. 5, comma 1 della L.R. n. 9/2016, degli apparecchi per il gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, installati presso locali vari aperti al pubblico, si ritiene che le funzioni di vigilanza e di controllo sull’osservanza delle disposizioni della presente legge siano esercitate dai comuni, poichè gli organi statali e le autorità di pubblica sicurezza hanno competenza a controllare requisiti di carattere diverso, secondo quanto stabilito dalle specifiche norme di legge nazionali.
        L’art. 11 non disciplina le modalità di rimozione degli apparecchi per il gioco in caso di violazione del divieto di collocazione stabilito all’art. 5, ma prevede la chiusura degli stessi mediante sigilli, impedendone l’utilizzo.
        La violazione dei disposti di cui agli artt. 5, 6, 7 e 8 riguardano esclusivamente il titolare o il legale rappresentante dell’esercizio in cui sono collocati gli apparecchi da gioco, esonerando da tali obblighi la ditta proprietaria degli apparecchi. La violazione dei disposti di cui agli artt. 5, 6, 7 e 8 riguardano esclusivamente il titolare o il legale rappresentante dell’esercizio in cui sono collocati gli apparecchi da gioco, esonerando da tali obblighi la ditta proprietaria degli apparecchi.
        La L.R. 9/2016 è entrata in vigore in data 20 maggio 2016. Con riferimento al comma 2 si specifica che i titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge si adeguano a quanto previsto dall'articolo 5 entro i tre anni successivi a tale data (entro il 20 maggio 2019), ovvero entro i cinque anni successivi a tale data nel caso di autorizzazioni decorrenti dal 1° gennaio 2014 (entro il 20 maggio 2021).Con riferimento al comma 2 bis, ai titolari di licenza per l'esercizio delle scommesse concessa tra il 1° gennaio 2015 e il 27 ottobre 2016 si applicano i contenuti di cui al comma 2, pertanto l'adeguamento si intende entro i cinque anni successivi alla data del 20 maggio 2016, ovvero entro il 20 maggio 2021. Si ritiene che, come da verifiche effettuate presso la Questura di Torino, il comma 2 bis dell'articolo 13 debba applicarsi estensivamente a tutte le tipologie di sale scommesse, ivi comprese le VLT e le sale bingo, in quanto autorizzate ai sensi dell'articolo 88 del TULPS, che viene richiamato sia dal medesimo comma 2 bis dell'articolo 13, sia dalla lettera c), comma 1, dell'articolo 2 della l.r. 9/2016. I criteri e i tempi di adeguamento alle disposizioni contenute nell’articolo 5 si applicano altresì relativamente al divieto di oscuramento delle vetrine di tutti i locali in cui sono installati apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931, stabilito dal terzo comma del medesimo articolo.

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      • Servizi sul territorio

        servizi territorialiLe persone che sviluppano un problema derivante dall’uso di una o più sostanze psicoattive legali o illegali (droghe, alcool, fumo), o che manifestano comportamenti di dipendenza (ad esempio il gioco d'azzardo), possono rivolgersi in ogni ASL al Servizio per le Patologie da Dipendenza (SER.D) che svolge attività di prevenzione, educazione sanitaria, cura e riabilitazione.

        All'interno di tali servizi lavorano equipe multidisciplinari integrate, composte da medici, infermieri, psicologi, educatori ed assistenti sociali. L’accesso è libero (non occorrono impegnatiive del medico di base) e non soggetto a pagamento di ticket. 

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      • FAQ

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  • Rete Regionale dei Servizi in Epidemiologia

    La Rete nasce ufficialmente con una Deliberazione Regionale (D.G.R. n 37 – 25948 del 16/11/1998): con essa è stata istituita la Rete Regionale dei Servizi di Epidemiologia e ne sono state precisate le funzioni e le attività. I servizi della rete, nel loro insieme, svolgono le funzioni di osservatorio epidemiologico regionale. 

    Nella Regione Piemonte l’epidemiologia ha il compito di promuovere attivamente una maggiore capacità dei servizi e delle amministrazioni (regionali e aziendali) in ordine all'analisi dei problemi di salute e all'individuazione di priorità, alla scelta di soluzioni di intervento idonee per efficacia, sicurezza, fattibilità e accettabilità e al monitoraggio della qualità dei processi di prevenzione e assistenza.

    I problemi cui queste funzioni si applicano possono essere di rilevanza sanitaria (assistenziale o preventiva), ambientale, sociale od organizzativa, a seconda del campo di esercizio della funzione (Regione, Azienda Sanitaria, ARPA, …).

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  • Tessera Sanitaria
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  • Area materno - infantile

    consultorio pediatrico hpLa Regione Piemonte con dgr 26-1653 del 29/06/2015 ha definito le aree di competenza dell’area materno-infantile e le ha distinte come segue:

    ambito sanitario
    Trovano posto attualmente le attività strettamente sanitarie quali: consultori familiari, SC di ostetricia e ginecologia (per la parte di ostetricia), Attività specialistica ostetrica di poliambulatorio, Punti-nascita, TIN, SC di pediatria, SC di NPI, Pediatria di famiglia, Pediatria di comunità, Consultori pediatrici, Consultori per adolescenti, Servizi residenziali e semiresidenziali per minori (comunità terapeutiche, comunità riabilitative psico-sociali, centri diurni, etc).  Inoltre attività che fanno capo all’ambito della psicologia, del RRF, nonché ai Dipartimenti di Prevenzione ed al Distretto (es ADI). I servizi sono coordinati dai Dipartimenti Materno Infantili presenti in ragione di uno per ogni ASL

    ambito socio-assistenziale
    Trovano collocazione in questo ambito le relazioni di rete con i servizi socio-assistenziali, con l'autorità giudiziaria, con il terzo settore, con i servizi per il lavoro. Tra questi servizi per minori sono ricompresi a titolo esemplificativo le comunità educative residenziali, gli affidi, il sostegno alla disabilità...

    ambito educativo
    Trovano collocazione in questo ambito le relazioni di rete con i servizi pubblici o privati dell'area educativa, dell'istruzione, della formazione professionale: scuole d’infanzia, scuole materne, scuole dell'obbligo, formazione professionale...

    Area d'azione del Dipartimento Infantile

    • assistenza alla coppia nella pianificazione familiare
    • assistenza alla donna durante la gravidanza, il parto e il puerperio
    • assistenza al neonato sano e patologico
    • promozione e tutela della salute del bambino
    • promozione e tutela della salute dell’adolescente
    • assistenza al bambino con bisogni particolari e malattie croniche
    • raccolta e elaborazione di dati epidemiologici relativi all’infanzia e alla donna

    La definizione dei tre percorsi che rappresentano la base dell’organizzazione regionale dell’area (nascita, crescita, cronicità) favorisce il collegamento tra i servizi ospedalieri e territoriali che realizzano l’assistenza, il superamento della risposta puntuale verso una dimensione longitudinale dell’assistenza che risulta maggiormente appropriata ad eventi evolutivi come la gravidanza e l’età pediatrica, permettendone il governo.

    Attività di governo clinico

    La DGR n° 22 - 13206 dell'8/2/2010 stabilisce il consolidamento delle attività di governo clinico nell'area Materno - Infantile con particolare riferimento a:

    • monitoraggio dei percorsi assistenziali tramite i flussi informativi esistenti e istituzione del flusso dei consultori
    • istituzione del coordinamento tecnico regionale per l'area Materno - Infantile

    All'interno dell'area Materno-Infantile il governo clinico è l'insieme di modalità e programmi tramite i quali le organizzazioni sanitarie, quali Aziende sanitarie, i Dipartimenti, i singoli servizi, i gruppi professionali perseguono un miglioramento continuo della qualità, in riferimento a standard assistenziali prestabiliti attraverso la creazione di situazioni e opportunità che favoriscano la responsabilizzazione e l'eccellenza professionale.

     

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    • Percorso nascita

      La cornice è costituita dai Piani Sanitari Regionali e Nazionali, dal Progetto Obiettivo Materno-Infantile aprile 2000 e dalle Carte Internazionali (Convenzione sui diritti del fanciullo dell’ONU, OMS – Unicef, Dichiarazione degli Innocenti) recepite a livello nazionale. Il Percorso Nascita è un modello organizzativo e assistenziale che garantisce l’assistenza, l’accompagnamento e il sostegno alla donna/coppia e neonato durante la gravidanza, il travaglio, il parto e il puerperio, nel contesto del suo ambiente di vita attraverso prestazioni appropriate e uniformi su tutto il territorio regionale. Questo obiettivo necessita di un forte contenuto educativo, per operatori e utenti, relativo all'uso appropriato delle strutture sanitarie in base alla complessità dei bisogni. L'offerta dei servizi ospedalieri ostetrici e pediatrici/neonatologici non può prescindere da un’organizzazione a rete su base regionale o interregionale articolata nei tre livelli previsti, con particolare attenzione alla garanzia di uniformità di livello assistenziale tra U.O. ostetriche e U.O. neonatologiche-pediatriche.

      Il documento delinea:

      • le misure di politica sanitaria e di accreditamento relativi alla razionalizzazione / riduzione progressiva dei punti nascita, l'attivazione e la messa a regime del sistema di trasporto assistito materno (STAM) e neotale d'urgenza (STEN),  l'adozione di procedure di autorizzazione e accreditamento istituzionale delle strutture sulla base dei criteri di individuazione dei requisiti relativi ai differenti livelli di assistenza ostetrica e neonatale
      • la Carte dei servizi per il Percorso Nascita
      • l'integrazione territorio-ospedale
      • sviluppo di linee guida sulla gravidanza fisiologica e sul taglio cesareo da parte del SNL - ISS
      • elaborazione e diffusione di raccomandazioni e strumenti per la sicurezza del percorso nascita
      • procedure di controllo del dolore durante il travaglio e il parto
      • formazione degli operatori
      • monitoraggio e verifica delle attività
      • istituzione di una funzione di coordinamento permanente per il percorso nascita

      Il documento illustra l'insieme delle strategie di azioni e programmi di intervento al fine di comporre il percorso appropriato per l’assistenza alla gravidanza–parto–nascita, ponendo l’attenzione sugli obiettivi specifici e sui relativi indicatori. I profili assistenziali lungo gravidanza, parto, nascita si pongono i seguenti obiettivi generali:

      • favorire il benessere delle gravida e del feto
      • identificare i fattori di rischio e le relative azioni di protezione
      • sottolineare la priorità assoluta della distinzione tra decorso a basso rischio (fisiologico) e decorso patologico ad ogni passaggio del percorso
      • rendere note le caratteristiche della rete assistenziale trasversale (territorio-ospedale-territorio) e verticale (livelli assistenziali differenziati).

      Gli indicatori di risultato:

      • incidenza IVG
      • malformazioni fetali
      • mortalità materna
      • mortalità fetale, neonatale, infantile
      • disabilità legate alla nascita
      • ritardo crescita intrauterina
      • prematuranza
      • depressione postparto

      Gli indicatori di processo sono individuati in relazione a:

      • rispetto della fisiologia
      • presa in carico della gravidanza a rischio e/o della gravidanza complicata
      • equità percorso donne straniere versus donne italiane
      • differenze di percorsi a seconda della residenza
      • riduzione interventi inappropriati 
      • continuità dell’assistenza lungo il percorso
      • salute e trasparenza del sistema

           

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    • Percorso crescita

      La cornice è costituita dai Piani Sanitari Regionali e Nazionali, dal Progetto Obiettivo Materno-Infantile aprile 2000 e dalle Carte Internazionali (Convenzione sui diritti del fanciullo dell’ONU, OMS – Unicef, Dichiarazione degli Innocenti) recepite a livello nazionale. Per Percorso crescita s’intende il modello organizzativo e assistenziale che garantisca l’assistenza, l’accompagnamento e il sostegno al bambino e genitori dalla nascita all’adolescenza.


      L’Agenda di salute offerta a tutti i nuovi nati sostiene ed indirizza i genitori a scelte appropriate e favorisce il collegamento trai i diversi servizi.

       

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    • Percorso cronicità

      La cornice è costituita dai Piani Sanitari Nazionali e Regionali, dal Progetto Obiettivo Materno-Infantile aprile 2000 e dalle Carte Internazionali (Convenzione sui diritti del fanciullo dell’ONU, OMS – Unicef , Dichiarazione degli Innocenti), nonché dalla legislazione e dagli atti amministrativi relativi all’area cronicità. Al suo interno comprende sia le patologie pediatriche croniche sia le condizioni pluripatologiche complesse che coinvolgono più ambiti istituzionali (sanità, sociale, scuola, formazione...).

      Per Percorso Cronicità si intende il modello organizzativo e assistenziale che garantisce l’assistenza, l’accompagnamento ed il sostegno al bambino ed ai suoi genitori dalla nascita alla maggiore età ed anche oltre con i progetti di continuità assistenziale. Tale modello organizzativo, definito di rete, è articolato, in accordo con gli obiettivi del progetto individuale, all’interno dei diversi ambiti di vita del bambino.

      Nel modello a rete ogni ambito istituzionale è chiamato a confrontarsi in una dimensione di cooperazione e integrazione caratterizzata dalla consapevolezza dell’esercizio delle proprie competenze all’interno di una responsabilità condivisa di costruzione di una dimensione di benessere il più possibile globale e collettivo.

      All’interno del Percorso Cronicità si collocano:

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    • Percorso donna

      L’impegno alla difesa e alla promozione della salute e del benessere psicofisico della donna deve tenere conto dell’adeguamento alla realtà socio-sanitaria e culturale.

      L’incremento della presenza della donna in ambito produttivo non ha visto una contemporanea crescita di servizi tali da offrire un migliore supporto alla famiglia e ciò, insieme ad altri fattori, ha contribuito a determinare dei cambiamenti nelle scelte riproduttive: l’innalzamento dell’età media al parto, sia per le prime nascite che per le successive, delinea soprattutto una tendenza a posticipare l’inizio della vita riproduttiva.

      Un altro elemento da tenere in considerazione è l'aumento dell'aspettativa di vita: superati i 50 anni particolare attenzione deve essere rivolta verso alcune patologie quali le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi e fattori che, con la cessazione dell'attività ovarica, determinano un peggioramento della qualità della vita, come l’incontinenza urinaria, le problematiche relazionali e sessuali.

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  • EHI Piemonte

    Rete di innovazione sanitaria europea

    La progettazione europea può costituire un interessante ambito di intervento per il servizio sanitario regionale. Le opportunità riguardano:

    • progetti di ricerca con componenti di forte innovazione clinica, tecnologica, organizzativa e sociale
    • progetti di attuazione che trasferiscono l'innovazione in pratiche di sanità pubblica capaci di:
      • coniugare prevenzione e cura
      • integrare interdisciplinariamente conoscenze e percorsi specialistici
      • coinvolgere attivamente i pazienti e la società.

    La materia sanitaria entra ora nel panorama europeo non solo per via dei problemi di efficienza della spesa, ma anche per la necessità di mantenere gli investimenti in salute e di garantire uniformemente l'alta qualità delle cure, sostenendo la sfida della mobilità transfrontaliera dei pazienti. I cambiamenti attesi più efficaci riguardano:

    • la deospedalizzazione
    • la medicina di comunità, con particolare riferimento alla prevenzione e alla cura di patologie croniche degli anziani
    • la medicina personalizzata, relativamente alla valutazione del rischio e alle capacità predittive.

    La Regione Piemonte, per favorire questo percorso in sanità, si è dotata di una rete di esperti del servizio sanitario competenti in progettazione sanitaria: la Rete di Innovazione Sanitaria Europea (Rete EHI - European Health Innovation Piemonte) che opera dal 2013. Coinvolge tutti i progettisti regionali che hanno partecipato e concluso la formazione del "Progetto Mattone Internazionale" e coloro che nel tempo si sono avvicinati alla Rete per condividere esperienze di progettualità.

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    • Linee di finanziamento

       

       

       

       

       

       

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    • Progetti finanziati

      Di seguito sono elencati i progetti finanziati in base a diverse linee di finanziamento.

       

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    • Strumenti

      In questa sezione sono disponibili informazioni sui principali strumenti a disposizione in materia di progettazione europea di ambito sanitario.

       

       

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  • Assessorato alla Sanità - C.so Regina Margherita, 153 bis - 10122 Torino
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