Dipendenze patologiche

Questa pagina raccoglie un insieme di risposte ai quesiti maggiormente comuni in materia dipendenze patologiche da alcol, droghe e gioco d'azzardo. Sono elencati di seguito specifiche in materia di privacy, tipologia di assistenza sanitaria e aspetti clinici.

Ai Servizi per le Dipendenze (Ser.D) dei Dipartimenti di Patologia delle Dipendenze dell’ASL di residenza. Se comunque vi fossero delle difficoltà ad accedere al Servizio Specialistico ci si può rivolgere al proprio medico di medicina generale (MMG), per una valutazione, corretta gestione e/o invio. Altre risorse a libero accesso nel territorio a cui chiunque può rivolgersi sono, ad esempio, i gruppi di autoaiuto per quelle persone con problemi di dipendenza da alcol (esempio i Club Alcolisti in Trattamento - CAT).

Si, anche il gioco d’azzardo potrebbe scaturire trasformarsi in forme di dipendenza patologica ma è importante rivolgersi ai servizi specialistici per una diagnosi corretta. Esistono percorsi di presa in carico terapeutico-riabilitativi, sia individuali che di gruppo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la patologia delle dipendenze una “Patologia cronico-recidivante”, ovvero si tratta di una patologia che, potenzialmente, potrebbe riaffiorare nel corso della vita, nonostante anche qualora il soggetto abbia terminato un percorso terapeutico-riabilitativo con ottimi buoni risultati. 

Per dipendenza (in senso lato) si intende una alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere, attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. La persona dipendente riduce o perde ogni possibilità di proprio controllo sull'abitudine e su quel comportamento. In sintesi, la dipendenza condiziona in maniera più o meno preponderante la vita del soggetto interessato (ad esempio non accudire i propri figli, arrivare in ritardo, o non arrivare affatto, al proprio posto di lavoro, etc.).
Innanzitutto informare nel modo più adeguato la famiglia. Nel caso di nuclei familiari problematici o assenti segnalare può essere utile segnalare la problematica ai Servizi Socio Assistenziali e/o al Servizio Dipendenze dell’ASL territorialmente competente.
Per dipendenza (in senso lato) si intende una alterazione del comportamento che da semplice e comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere, attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. La persona dipendente riduce o perde ogni possibilità di proprio controllo sull'abitudine e su quel comportamento. In sintesi, la dipendenza condiziona in maniera più o meno preponderante la vita del soggetto interessato (ad esempio non accudire i propri figli, arrivare in ritardo, o non arrivare affatto, al proprio posto di lavoro, etc.).
Non esistono quantità tollerate, esistono contesti normativi che delimitano il confine tra legittimo e illegittimo. Il quadro normativo attuale è diversificato e molto complesso. In estrema sintesi esiste:

  • Il T.U. in materia di stupefacenti (DPR 309/90 e s.m.i) stabilisce (art. 73) delle sanzioni penali (reclusione e multa) per chi produce, traffica e/o detiene sostanze stupefacenti/psicotrope identificate dalla legge in apposite tabelle allegate al T.U. Chiunque, in modo illecito, importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene le sostanze di cui sopra è sottoposto, a una o più sanzioni amministrative (art. 75) quali la sospensione della patente di guida o il divieto di conseguirla, la sospensione della licenza di porto d'armi o il divieto di conseguirla, la sospensione del passaporto o divieto di conseguirlo, la sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario.
  • Il Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992 e s.m.i.) prevede specifici divieti in tema di guida sotto influenza di alcol e/o sostanze stupefacenti/psicotrope.
  • La Legge 125/2001 e il D.Lgs. 81/2008 e s.mi. per coloro che svolgono attività lavorative che comportano particolari rischi per la sicurezza, l'incolumità e la salute di terzi (l’elenco delle mansioni è indicato in due provvedimenti Stato-Regioni, uno del 16/3/2006 e l’altro del 30/10/2007). Queste persone non solo devono osservare specifici divieti come quello dell’assunzione di alcol nei luoghi di lavoro, ma hanno l’obbligo di sottoporsi, in base a quanto disposto dalla vigente normativa, sia ai controlli alcolimetrici sia alla sorveglianza sanitaria per la verifica di assenza di condizioni di alcoldipendenza e di assunzione di sostanze stupefacenti/psicotrope. Di questi accertamenti è responsabile il Medico Competente dell’azienda in cui il lavoratore presta servizio.

L’esame del capello prevede un prelievo, non invasivo, di un ciuffo di capelli che vengono successivamente analizzati in laboratorio per la ricerca dei metaboliti dell’alcol e/o delle sostanze stupefacenti/psicotrope ai fini di valutare il consumo cronico di dette sostanze. L’esame del capello può essere richiesto, in particolare, dai Collegi medico legali deputati all’accertamento dei requisiti di legge in materia di idoneità alla guida e al porto d’armi oppure dai Ser.D. per il rilascio di alcuni tipi di certificazioni. Il prelievo del capello, seppur non invasivo, non può essere effettuato contro la volontà dell’interessato, che può quindi legittimamente rifiutarlo, nella consapevolezza tuttavia che la mancanza di questo esame potrebbe comportare l’impossibilità di esprimere il giudizio richiesto per la mancanza dei necessari accertamenti.

No, il Ser.D prende in carico i propri pazienti anche con accesso diretto, ovvero senza l’impegnativa del medico curante. Vengono comunicate informazioni solo dietro esplicita autorizzazione dell’assistito. In conformità al vigente Codice Privacy (D. Lgs. 196/2003) e nel rispetto dei Codici di Deontologia professionale, il soggetto che si rivolge al Ser.D. dovrà pertanto essere debitamente informato circa il trattamento dei propri dati personali da parte dell’Azienda Sanitaria e che i suoi dati personali e sensibili saranno tutelati dal segreto d’ufficio e verranno trattati ed archiviati (con modalità manuali, informatiche e/o telematiche) nel pieno rispetto della legge summenzionata. Sulla base di queste informazioni verrà chiesto all’interessato l’espressione formale di uno specifico consenso al trattamento dei dati. Per il medico la rivelazione del segreto professionale è ammessa ove motivata da una giusta causa, rappresentata dall’adempimento di un obbligo previsto dalla legge (denuncia e referto all’Autorità Giudiziaria, denunce sanitarie, notifiche di malattie infettive, certificazioni obbligatorie).
No, non è obbligatorio anche sema potrebbe è utile e essere consigliabile considerato che il MMG potrebbe compartecipare alla gestione della cura.
Il percorso di cura è sostenuto dal Servizio Sanitario Nazionale, salvo specifiche situazioni (ad esempio quelle trattate al punto n. 7 in cui l’onere dei costi ricade sul Datore di Lavoro per quei lavoratori adibiti alle mansioni cosiddette a rischio).
         Dipende dal percorso terapeutico e dal livello di gravosità della dipendenza. In ogni caso è compito dei sanitari del Ser.D, in collaborazione con il paziente,  stabilire il percorso più appropriato. In ogni caso esistono specifiche agevolazioni previste dalla legge (D.P.R. 309/90 e s.m.i.) che prevedono la conservazione del posto di lavoro, fino ad un massimo di tre anni, per consentire al paziente un completo recupero dalla malattia.
Si, attualmente nella Regione Piemonte le Comunità di recupero rientrano all’interno di un sistema di accreditamento regionale che stabilisce gli standard di tipo organizzativo e funzionale. Gli oneri del ricovero sono riconosciuti a carico del S.S.R. Il servizio pubblico è in grado di indicare per ciascun caso l’eventuale necessità del ricorso ad una struttura residenziale e di concordare con la struttura individuata il percorso più adeguato. Tuttavia esistono strutture non accreditate, sia in Regione Piemonte che fuori Regione, in cui i soggetti possono accedere liberamente, purchè abbiano l’autorizzazione al funzionamento di cui alle vigenti normative. In questo caso esiste l’opportunità per il paziente di sostenere l’onere del ricovero a proprie spese.
Il metadone è un farmaco oppioide sintetico, usato in medicina come analgesico nelle cure palliative e e come terapia sostitutiva (utilizzato per ridurre l'assuefazionecontrollare inizialmente i sintomi di astinenza e , successivamente, il desiderio di assumerea oppiacei) della nella dipendenza da stupefacentioppiaceilegata a queste sostanze. Nel 2005 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) lo ha incluso nella lista dei farmaci essenziali per la ben documentata efficacia nella terapia delle tossicodipendenze.

Ultima modifica il Giovedì, 09 Gennaio 2014 15:48
Valutazione attuale:  / 9
ScarsoOttimo 


Assessorato alla Sanità - C.so Regina Margherita, 153 bis - 10122 Torino
Contatti