Rete Ictus-Cerebrale Piemonte

ictus banner

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con  DGR n. 4 - 9886 del 27 ottobre 2008 “Linee d’indirizzo per l’organizzazione dell’assistenza integrata ai pazienti con ictus cerebrale” è  stato definito il percorso di  assistenza all’ictus  declinato  nelle diverse fasi, dalla prevenzione, alla fase acuta e alla riabilitazione.

Con successiva DGR 19 –1832 del 7.4.2011 è stata definita la rete dei centri di 1° e 2° livello per l’ictus in Piemonte.

 

Il modello operativo del Piemonte

Struttura

Richiamando quanto definito con le DGR citate si evidenzia che per contrastare la patologia cerebrovascolare, i maggiori risultati si ricavano dalla corretta applicazione dei criteri di prevenzione primaria e secondaria, in fase acuta le linee guida e la letteratura internazionale indicano, come trattamenti di maggiore efficacia:

- la trombolisi endovenosa entro le 4 ore e mezza dall’esordio dei sintomi di ischemia

- il ricovero in Stroke Unit

I risultati con maggiore significatività (riduzione del danno residuo) sul singolo soggetto si ottengono dalla trombolisi, ma sulla popolazione complessiva prevale l’efficacia delle Stroke Unit; questo è dovuto al fatto che tutti i soggetti e ogni tipo di ictus possono beneficiare del ricovero in Stroke Unit e una  ridotta percentuale di essi ha caratteristiche tali da rendere indicata la  trombolisi.

Con la citata DGR 19 –1832 del 7.4.2011 è stata definita la rete dei centri di 1° e 2° livello per l’ictus in Piemonte.

I criteri utilizzati per la costruzione della rete assistenziale per l’ictus si basano sulle seguenti premesse :

- i percorsi assistenziali devono permettere a ogni cittadino, di ricevere la migliore assistenza possibile, indipendentemente dall’area territoriale in cui si verifica l’evento acuto, dall’ora, dal giorno della settimana, dall’età della persona e dalla sua situazione sociale, economica e culturale.

- la rete assistenziale deve dare accesso alle migliori cure, secondo quanto stabilito dalle linee guida internazionali e nazionali - accreditate e condivise dalle società scientifiche  neurologiche e di patologia cardiocerebrovascolare - raccolte sulla base di evidenze scientifiche (EBM). In particolare è fatto riferimento, tra quelle nazionali, alle linee guida SPREAD, le più note e convalidate.

- le linee guida devono tradursi in percorsi assistenziali definiti e condivisi, e devono essere adattate alla situazione specifica della nostra regione e delle sue diverse parti, alla rete per l’emergenza (118 e DEA), alla rete ospedaliera in generale e a quella dell’assitenza territoriale e di base.

La “rete di 1° livello” per l’assitenza all’ictus ischemico in fase acuta, dati i tempi strettissimi di intervento, è  stata strutturata in modo capillare sul territorio per quanto riguarda la trombolisi sistemica e l’assistenza in stroke unit  ed è  costituita da 16  centri.  

Gli ospedali che configurano le attività  di 2° livello: 5  centri,  dispongono oltre che di  una unità stroke  con le caratteristiche riportate per i centri di primo livello, di servizi o reparti in grado di eseguire prestazioni  di neuroradiologia,  chirurgia vascolare e neurochirurgia, tali  strutture  hanno competenza  per un numero limitato di  pazienti con necessità di trattamenti  di   2°  livello.

Centri

 

I centri della Rete Ictus

 

STROKE  UNIT  di  2°  livello

STROKE  UNIT  di BASE

A.O.U. Città  della Salute e della Scienza

A.O. Mauriziano

P.O. Moncalieri

P.O. Martini

P.O. Rivoli

P.O. Pinerolo

A.O.U. San Luigi Gonzaga

 ASL TO 2   P.O. Giovanni Bosco

P.O. Ciriè

P.O. Ivrea

P.O. Maria  Vittoria

A.O.U.     Novara

P.O. Biella

P.O. Domodossola

P.O. Vercelli

A.O.     Cuneo

P.O. Alba

P.O. Savigliano

A.O.     Alessandria 

P.O. Asti

P.O. Novi Ligure  

 

Obiettivi

 

Obiettivi della rete

- Garantire uniformemente ai pazienti con patologia cerebrovascolare acuta l’accesso nella struttura ospedaliera più idonea a garantire le terapie di fase acuta, con particolare riferimento alla trombolisi endovenosa.

- Garantire una precoce dimissione dalla Stroke Unit, riducendo parimenti la degenza ospedaliera e nella fase post-ospedaliera proseguire il trattamento riabilitativo nel setting più adeguato al paziente.

- Ridurre il ritardo evitabile in ambito preospedaliero e intraospedaliero.

- Ottimizzare il collegamento tra Centri di 1° e 2° livello.

- Procedere  alla governance  della rete attraverso il monitoraggio degli indicatori di processo e di outcome.

 

Numeri

L'ictus rappresenta attualmente la prima causa di invalidità e la quarta causa di morte nel mondo occidentale.

Ogni anno in Piemonte si verificano oltre diecimila ricoveri per tale patologia.

A seguito di un ictus circa il 20% dei soggetti muore e oltre il 40% presenta disabilità residue.

I sintomi dell'ictus sono eterogenei: i più frequenti sono la paralisi di un lato del corpo, difficoltà o impossibilità a parlare, disturbi della visione, cefalea, spesso tra loro variamente associati.

A differenza dell'infarto del miocardio, che riconosce un'unica patogenesi (la malattie delle arterie coronariche causata dall'aterosclerosi), l'ictus ha cause e meccanismi diversi: esso comprende infatti sia fenomeni emorragici (ictus emorragico: ematoma cerebrale e emorragia subaracnoidea), dovuti alla rottura di un vaso intracranico, sia fenomeni ischemici (ictus ischemico, che è il più frequente e rappresenta circa l'ottanta per cento dei casi), dovuta all'occlusione di un vaso intracranico, a sua volta legata a diversi possibili meccanismi (tra i più frequenti:occlusione aterosclerotica di una grossa arteria, occlusione di un piccolo vaso legata all'ipertensione, occlusione embolica a partire dal cuore – ictus cardioembolico - o da una placca aterosclerotica di un'arteria del collo).

Ciascuno di questi diversi meccanismi comporta profili di rischio, quadri clinici e approcci terapeutici e preventivi differenziati, e rende quindi l'ictus una patologia eterogenea e complessa.

Ciononostante, prevenire e curare l'ictus è possibile ed efficace, attraverso un'azione che comprenda in primo luogo la consapevolezza dei fattori di rischio, molti dei quali sono correggibili.

Ipertensione, fibrillazione atriale, malattia aterosclerotica sono i principali fattori di rischio che è possibile prevenire o modificare, a condizione che i soggetti a rischio ne siano consapevoli e siano correttamente informati sulle misure da adottare. E' stato ad esempio calcolato che la sola correzione ottimale dell'ipertensione sarebbe in grado di prevenire fino al 40% degli ictus. Curare l'ictus – rete ictus Piemonte: attraverso una serie di interventi mirati e coordinati è possibile ottenere un significativo miglioramento della prognosi.

L'ictus è un'emergenza medica che richiede un accesso immediato in un ospedale in grado di offrire il trattamento più idoneo. Solo con gli accertamenti eseguibili in regime ospedaliero si può infatti rapidamente definire la esatta natura del danno cerebrale, effettuare efficaci terapie di fase acuta e prevenire eventuali complicanze.

Il riconoscimento precoce dei sintomi e il tempestivo allertamento dei mezzi di soccorso rappresentano quindi il primo essenziale anello della catena. Le terapie di fase acuta, da attuarsi appena completato l'inquadramento iniziale e cui devono essere sottoposti i candidati idonei, variano dalla disostruzione del vaso chiuso (trombolisi sistemica o endoarteriosa nell'ictus ischemico), alla chirugia/interventistica per occludere il vaso causa di emorragia subaracnoidea (aneurisma).

La rapidità e l'efficacia di tali interventi, attraverso un coordinamento interaziendale in rete, che consenta l'accesso del paziente "giusto" nella sede più idonea, è requisito essenziale e irrinunciabile. Il ricovero in Stroke Unit, rete di unità di degenza dedicate all'ictus, attraverso un approccio specializzato e multidisciplinare, è ulteriormente in grado di incidere positivamente sulla prognosi.

In tale contesto si colloca anche l'importante ruolo della Riabilitazione, che inizia con la presa in carico precoce e prosegue nelle fasi successive attraverso un progetto riabilitativo individuale.

Aggiornamenti

Il 6 novembre si terrà un corso di formazione organizzato in collaborazione con l'ASL TO 5 rivolto al personale medico, infermieristico e tecnico operante presso le strutture complesse in indirizzo. L'evento formativo si svolgerà presso il Centro di Formazione dell'ASL TO 5 e prevede il conseguimento di crediti ECM.




Articoli correlati:

Trattamento dell'Ictus e Stroke Unit - guida per gli operatori sanitari

Le linee guida e la letteratura internazionale indicano come trattamenti di maggiore efficacia per l’ictus ischemico acuto la trombolisi endovenosa entro le 4,5 ore dall’esordio dei sintomi e il ricovero in Stroke Unit (SU) (revisione Cochrane 2007-2013 e studio PROSIT).

In particolare la revisione Cochrane ha confermato che il trattamento in SU rispetto ad un reparto non specializzato riduce la mortalità in termini di rischio assoluto del 3%, riduce la dipendenza del 5% e l’istituzionalizzazione del 2%.

Tutti i pazienti con ictus possono essere ricoverati in SU (rispetto alla trombolisi che è limitata solo ad una percentuale ridotta di pazienti con ictus ischemico) ed il dato più interessante è che il beneficio non è influenzato dal sesso, dall’età, dal sottotipo e dalla gravità dell’ictus.

Ed infatti le più recenti linee guida dell’ESO (European Stroke Organization) e dell’ISO (Italian Stroke Organization) raccomandano che tutti i pazienti con ictus dovrebbero essere trattati in una Stroke Unit (Classe I, livello A).

La Stroke Unit si configura come un'area assistenziale di un Ospedale geograficamente definita, di tipo semi-intensivo, che tratta i pazienti con ictus ed è dotata di personale specializzato in grado di fornire un approccio multidisciplinare coordinato.

I benefici ottenuti attraverso i ricoveri in SU si realizzano soprattutto attraverso la competenza ed il continuo aggiornamento del personale sanitario (multidisciplinare e multi professionale, composto da medici, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, assistenti sociali), la prevenzione delle complicanze, le misure di prevenzione delle recidive e la programmazione precoce della riabilitazione. Secondo lo studio PROSIT (pubblicato nel 2007) l’offerta assistenziale all’ictus acuto in Italia è inadeguata: meno del 10% degli Ospedali era dotata di una Stroke Unit. Per consentire l’aumento del numero dei pazienti ricoverati in SU è necessario anche un adeguato turn-over dei pazienti che è legato alla riduzione dei tempi di degenza e può essere assicurato solo dalla definizione di percorsi ottimizzati verso la riabilitazione o verso reparti di lungodegenza.


I livelli previsti in Piemonte per le Stroke Unit sono due:

 

  • Le Stroke Unit di I livello o SU di base operano in ospedali che ricoverano almeno 200 ictus/anno, dotati di reparto di Rianimazione, Cardiologia e Riabilitazione con Logopedia. Devono poter garantire: la terapia fibrinolitica endovenosa, infermieri formati per l’assistenza all’ictus, il monitoraggio h24 dei parametri vitali, il neurologo presente quotidianamente e reperibile sulle 24 ore, la pronta disponibilità neurochirurgica/neuroradiologica e angiochirurgica (anche in altra sede con supporto tecnologico telediagnostico), TAC cerebrale e laboratorio analisi h 24. Hanno un protocollo di intesa con il 118 e un protocollo di stroke team che coordini i rapporti tra i diversi specialisti che intervengono sull’ictus. 
  • Le Stroke Unit di II livello o SU complessa, oltre ai requisiti delle SU di I livello, devono poter garantire la presenza di: Neuroradiologia (24h/7d) con interventistica endovascolare disponibile in h 24 con medici, tecnici e infermieri in pronta reperibilità, Neurochirurgia (24h/7d o reperibilità), Chirurgia Vascolare (24h/7d o reperibilità) con possibilità in particolare di effettuare angiografia cerebrale, fibrinolisi intra-arteriosa o trombectomia meccanica in urgenza, stent extra e intracranico e embolizzazione di MAV (programmate), embolizzazione di aneurismi in urgenza o in elezione, endoarterectomia in urgenza, craniotomia decompressiva e clipping di aneurismi cerebrali. 

Con DGR n.19-1832 del 7.4.2011 sono state individuate in Piemonte 16 Stroke Unit di 1° livello e 5 Stroke Unit di 2° livello (tra queste una, Molinette/CTO, con funzione di coordinamento delle altre). L’obiettivo che l’Assessorato alla Sanità si propone è quello di arrivare a ricoverare l’80% degli ictus in Stroke Unit.

  • Candelise L et al PROSIT Study Group. Stroke unit care for acute stroke patients: an observational follow-up study. Lancet 2007: 369: 299-305.
  • SPREAD 2012 Ictus cerebrale: linee guida italiane di prevenzione e trattamento VII edizione. 
  • ESO Guidelines 2009 Linee guida europee per la gestione dell’ictus ischemico e del TIA.
  • Stroke Unit Trialists’ Collaboration Organized in patient (Stroke Unit) care for stroke. Cochrane Database Syst Review Sept 2013. 
  • Ciccone A et al Continuous versus intermittent physiological monitoring for acute stroke. Cochrane Database Syst Review May 2013
  • Organizzazione dell’assistenza all’ictus: le Stroke Unit. Quaderni del Ministero della Salute n.2 (marzo-aprile 2010) 
  • DGR Regione Piemonte 7 Aprile 2011, n.19-1832
  • DGR Regione Piemonte 30 Dicembre 2013, n. 25-6992

Valutazione attuale:  / 3

Che cos'è l'Ictus - guida per il cittadino


L'ictus cerebrale (o stroke) è una grave patologia a carico del sistema nervoso centrale ed è causato da un disturbo della circolazione sanguigna a livello del cervello.


Esistono fondamentalmente 2 forme di ictus cerebrale:

1. l'ictus ischemico (ischemia cerebrale, stroke ischemico, vascolopatia cerebrale), che si verifica nell'80% dei casi, provocato dall'ostruzione di un'arteria con conseguente danno che deriva dal mancato afflusso di sangue in una zona più o meno grande del cervello;
2. l'ictus emorragico (emorragia cerebrale, stroke emorragico, emorragia subaracnoidea), che si verifica nel 20% dei casi, causato dalla rottura di un'arteria cerebrale e conseguente stravaso di sangue e formazione di un raccolta di sangue (ematoma) all'interno del cervello.

I sintomi solitamente si presentano in maniera improvvisa, sono i più vari, possono comparire in maniera isolata o con più manifestazioni cliniche e dipendono da quale zona del cervello è interessata dal disturbo circolatorio:

  • Mancanza di forza ad un lato del corpo (faccia e/o braccio e/o gamba) la cui gravità può variare da una leggera debolezza (deviazione della bocca, difficoltà a sollevare il braccio o la gamba, riduzione della capacità di stringere la mano, strisciare la gamba nel camminare) ad una completa perdita di forza (plegia) con impossibilità a svolgere qualsiasi movimento o a stare in piedi e camminare.
  • Riduzione o perdita della sensibilità ad un lato del corso (faccia e/o braccio e/o gamba).
  • Disturbo della capacità di parlare e/o di comprendere ciò che viene detto (afasia), la cui gravità può variare dalla difficoltà a nominare un oggetto o a trovare qualche parola alla totale incapacità di parlare e comprendere.
  • Disturbo visivo con perdita e riduzione di una parte del campo visivo
  • Mal di testa improvviso e molto intenso con caratteristiche mai provate in precedenza
  • Capogiri intensi e persistenti con perdita dell'equilibrio, difficoltà a stare in piedi e a camminare

In alcuni casi i sintomi possono regredire rapidamente e completamente: è probabile che si sia verificato un TIA (attacco ischemico transitorio), in cui l'arteria cerebrale occlusa si riapre spontaneamente. E' questa una condizione da non sottovalutare perché il rischio che nelle ore successive si ripresenti un ictus ischemico sono molto alte se non si prendono i provvedimenti diagnostici e terapeutici necessari.

Chiamare immediatamente il 118

Quando si percepiscono il o i sintomi bisogna chiamare immediatamente il 118: l'infermiere che risponderà alla chiamata è in grado di inquadrare il problema attraverso un breve questionario telefonico e di attivare i provvedimenti più opportuni. L'attivazione dei servizi dell'emergenza va effettuato anche in caso di TIA (Attacco ischemico transitorio, cioè quando i sintomi sono regrediti). In Pronto Soccorso verranno effettuati gli esami necessari e verranno presi i provvedimenti terapeutici atti ad evitare il ripetersi, anche in modo più grave, dell'ictus.Quando chiami il 118 mantieni la calma e rispondi alle domande dell'infermiere. BISOGNA SEMPRE fornire le seguenti informazioni:

  • Comune da dove stai chiamando
  • Via/Corso, numero civico, interno, scala, piano
  • nome sul campanello
  • recapito telefonico

Se si è per la strada fornire indicazioni precise per essere facilmente raggiunti (incroci, negozi, luoghi pubblici ed eventuali punti di riferimento come stazioni di servizio, ecc.).Per il 118 sarà più semplice raggiungervi se fornirete informazioni corrette e precise durante la telefonata.Se possiedi uno smartphone scarica l'APP gratuita Flag My per essere facilmente localizzato.

  • Ritardare l'attivazione del 118
  • Aspettare sperando che i sintomi passino spontaneamente
  • Prendere farmaci
  • Telefonare al medico curante o andare direttamente presso il suo studio

L'ictus è un'emergenza medica in cui una precoce valutazione clinica in Pronto Soccorso consente di intraprendere i provvedimenti terapeutici necessari a limitare il danno neurologico derivante dalla patologia. Il 118 indirizzerà il paziente colpito da ictus verso quegli Ospedali che sono in grado di fornire il trattamento più idoneo.

Trombolisi endovenosa e intrarterteriosa

Cos'è la trombolisi
La trombolisi endovenosa rappresenta al momento l'unica terapia mirata al meccanismo che causa l'ictus ischemico, cioè è in grado di sciogliere il trombo che si forma all'interno del circolo arterioso e che occlude l'arteria cerebrale. Il trattamento è praticabile ad oggi entro le 4 ore e mezzo dall'inizio dei sintomi, ma l'efficacia della terapia è maggiore se questa viene praticata il più precocemente possibile e risulta inferiore se viene effettauata tardivamente.

Tutti i pazienti con ictus possono essere sottoposti a terapia trombolitica?
La trombolisi è una terapia per l'ictus ischemico e quindi non è indicata nell'ictus emorragico . Non tutti i pazienti con ictus ischemico possono essere trattati con trombolisi perché tale terapia presenta numerose limitazioni (controindicazioni) quali l'età, alcune caratteristiche cliniche, patologie preesistenti, farmaci assunti a domicilio. Si ritiene che oggi solo il 20% circa dei pazienti con ictus ischemico possano essere sottoposto a questo tipo di trattamento. In alcuni casi selezionati in cui la terapia trombolitica endovenosa non è praticabile o non è risultata efficace si può prendere in considerazione la cosiddetta trombolisi intraarteriosa.

Quali sono i benefici del trattamento trombolitico?
Se somministrata precocemente (il limite temporale attuale è entro le 4 ore e mezzo dall'inizio dei sintomi) i pazienti colpiti hanno maggiore probabilità di sopravvivere (riduzione della mortalità) e di mantenere una propria autonomia nelle attività di vita quotidiana (riduzione della disabilità). Purtroppo non tutti i pazienti sottoposti alla terapia trombolitica rispondono al trattamento (le statistiche attuali riportano che circa il 40% dei pazienti trattati ha una completa guarigione dai sintomi) ed in alcuni casi, per fortuna rari, vi possono essere delle complicanze, di tipo emorragico in particolare.

Elenco centri autorizzati a praticare terapia trombolitica:

  • A.O.U. Città della Salute e della Scienza
  • ASL TO 2 P.O. Giovanni Bosco
  • A.O. Mauriziano
  • P.O. Martini
  • P.O. Maria Vittoria
  • P.O. Gradenigo
  • A.O.U. San Luigi Orbassano
  • P.O. Moncalieri
  • P.O. Rivoli
  • P.O. Pinerolo
  • P.O. Ciriè
  • P.O. Ivrea
  • P.O. Chivasso
  • A.O.U. Novara
  • P.O. Biella
  • P.O. Domodossola
  • P.O. Vercelli
  • A.O. Cuneo
  • P.O. Alba
  • P.O. Savigliano
  • A.O. Alessandria
  • P.O. Asti
  • P.O. Novi Ligure
  • P.O. Casale
  • P.O. Tortona

Cos'è la trombolisi intraarteriosa?
E' un trattamento ancora sperimentale ed effettuabile solo in pochi Centri Ospedalieri della regione Piemonte, da proporre in casi molto selezionati in cui la terapia trombolitica endovenosa non sia praticabile o sia risultata non efficace.

Ictus emorragico

La cura dell'emorragia cerebrale richiede una gestione per gli aspetti assistenziali molto simile a quella dell'ictus ischemico (cambiano le terapie farmacologiche), con il ricovero quando possibile nei letti dedicati. In alcuni casi, quali l'emorragia subaracnoidea (ESA) dovuta spesso alla rottura di una malformazione del circolo cerebrale (aneurisma), vi è l'indicazione al trasferimento presso un Reparto di Neurochirurgia per i provvedimenti terapeutici specifici.

Ricovero in Stroke Unit

La Stroke Unit è una Unità di degenza dedicata all'ictus cerebrale dove i malati con ictus sono seguiti da un team multidisciplinare costituito da medici, infermieri, tecnici della riabilitazione (stroke team), specificamente formati alla cura del paziente con ictus. Nella fase di ricovero si completano gli accertamenti diagnostici iniziati in Pronto Soccorso, si attuano i provvedimenti per prevenire le frequenti complicanze, si instaurano le terapie più indicate (antitrombotici, anticoagulanti, ecc) e si imposta un programma riabilitativo precoce.

La Chirurgia della Carotide

Nei casi in cui la causa dell'ictus ischemico è legata alla presenza di un restringimento ("stenosi") di un'arteria del collo (carotide), causato dall'aterosclerosi, viene preso in considerazione il trattamento chirurgico vascolare di disostruzione dell'arteria, la cui tempistica è dipendente da vari fattori.

 

Riabilitazione

Nei casi in cui l'ictus abbia determinato una perdita di una funzione neurologica (quali per esempio il linguaggio, la motilità di una parte del corpo, la capacità di deglutire l'acqua o i cibi), assume un ruolo fondamentale l'intervento dell'equipe riabilitativa composta solitamente dal fisiatra, dal fisioterapista e dal logopedista, che fanno parte dello stroke team. Essi prendono in carico precocemente il paziente per poi proseguire il trattamento, dopo la fase acuta, attraverso un progetto riabilitativo individuale che si può attuare, a secondo delle varie situazioni cliniche, in regime di ricovero presso strutture riabilitative, oppure in ambulatorio o a domicilio del paziente.

Quali sono i fattori di rischio?
Esistono una serie di abitudini di vita e comportamenti che favoriscono l'instaurarsi delle malattie circolatorie quali l'ictus e l'infarto del cuore. Tra questi il fumo di sigaretta, l'alimentazione ricca di grassi e povera di frutta e verdura, l'eccessivo uso di sale, l'eccessiva assunzione di alcool, la sedentarietà e la scarsa attività fisica. La modifica di questi comportamenti ed abitudini sin dall'età infantile rappresenta il miglior modo per ridurre il rischio di essere colpiti dalle malattia vascolari.
Esistono inoltre alcune patologie che, se non ben curate, possono favorire l'ictus e l'infarto: l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito, il sovrappeso e l'obesità, l'ipercolesterolemia la fibrillazione atriale.

Cosa fare?
La prevenzione è più efficace se attuata quando l'ictus non si è ancora manifestato, ossia in soggetti "che stanno bene". E' consigliabile effettuare periodiche visite presso il Medico di Medicina Generale che provvederà a verificare il vostro profilo di rischio vascolare.

Queste le regole da seguire per prevenire al meglio l'ictus:

  1. Ricordarsi che prevenire è meglio che curare
  2. Non fumare: smettere di fumare riduce il rischio di ictus.
  3. Praticare attività fisica e sportiva. Praticare quotidianamente attività fisica moderata, ad esempio camminare con passo spedito per 30 minuti al giorno per la maggior parte dei giorni della settimana.
  4. Controllare il peso corporeo. Evitare l'aumento del peso con misure dietetiche e attività fisica. Nei soggetti in sovrappeso la riduzione del peso corporeo ha effetti positivi sulla pressione arteriosa, sul diabete e sui grassi nel sangue.
  5. Limitare l'alcol. Evitare un'eccessiva assunzione di alcol.
  6. Correggere l'alimentazione. Ridurre il consumo di grassi e condimenti di origine animale, aumentare il consumo di olio di oliva, aumentare il consumo di frutta, verdura, cereali integrali e legumi.
  7. Limitare il sale nella dieta. Tale obiettivo si raggiunge evitando cibi ad alto contenuto di sale e non aggiungendo sale a tavola. La raccomandazione è ancora più importante per i soggetti con ipertensione arteriosa.
  8. Controllare la pressione arteriosa. Nei soggetti con ipertensione arteriosa, qualora le modificazioni alimentari e dello stile di vita non siano sufficienti, è indicato il ricorso ai farmaci antiipertensivi. I valori consigliati sono inferiori a 140/90 mmHg e di 130/80 mmHg nei diabetici.
  9. Controllare la glicemia. Eseguire periodici controlli della glicemia per diagnosticare precocemente la presenza di diabete. Nei diabetici la riduzione del peso corporeo, le modificazioni dello stile di vita e il controllo degli altri fattori di rischio devono essere particolarmente accurati.
  10. Controllare il colesterolo: alti valori di colesterolo (in particolare il tipo LDL) sono responsabili della malattia aterosclerotica che è responsabile di oltre il 20% degli ictus: particolarmente dannoso è il colesterolo LDL o "colesterolo cattivo" mentre protettivo è il "colesterolo HDL o colesterolo buono"
  11. Fai controllare il tuo cuore.

Valutazione attuale:  / 6


Assessorato alla Sanità - C.so Regina Margherita, 153 bis - 10122 Torino
Contatti