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Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d'azzardo patologico (Legge regionale 9/2016)

La legge 9/2016 detta norme finalizzate a prevenire il gioco d’azzardo patologico (GAP) e a tutelare le fasce più deboli e maggiormente vulnerabili della popolazione, nonché a contenere l'impatto delle attività connesse all'esercizio del gioco lecito sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull'inquinamento acustico e sulla quiete pubblica.
Le varie azioni tendono:

  • alla prevenzione e contrasto del gioco d'azzardo in forma problematica o patologica
  • al trattamento terapeutico ed al recupero dei soggetti che ne sono affetti ed al supporto delle loro famiglie
  • alla diffusione ed alla divulgazione dell'utilizzo responsabile del denaro attraverso attività di educazione, informazione, divulgazione e sensibilizzazione
  • al rafforzamento della cultura del gioco misurato, responsabile e consapevole
  • allo stabilire misure volte al contenimento dell'impatto negativo delle attività connesse alla pratica del gioco sul tessuto sociale, sull'educazione e formazione delle nuove generazioni

Per rispondere a quesiti e richieste di chiarimento sull’applicazione della legge regionale, e in particolare sulle distanze dai luoghi sensibili, la Regione Piemonte ha predisposto una serie di FAQ, che contengono tutte le risposte necessarie a una corretta attuazione delle disposizioni normative.

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FAQ

Con riferimento all’individuazione della tipologia degli apparecchi per il gioco lecito soggetti ai divieti di collocazione di cui all’articolo 5, da un’interpretazione logico-sistematica della norma ed ai sensi delle disposizioni dell’articolo 2, che definisce il gioco d’azzardo patologico come la patologia che caratterizza i soggetti affetti da sindrome da gioco con vincita in denaro, si evince che siano esclusi dall’applicazione della disciplina gli apparecchi che, pur funzionando con l’introduzione di denaro, non prevedono l’erogazione di vincite in denaro (es: calciobalilla, flipper, biliardo).
Con riferimento agli interventi di formazione ed aggiornamento, obbligatori ai fini dell’apertura e della prosecuzione dell’attività, per i soggetti individuati nell’articolo 3, si ritiene che, in attesa che tali interventi siano definiti, ai sensi della medesima disposizione, all’interno del Piano regionale approvato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, l’assolvimento dell’obbligo formativo non possa essere attualmente richiesto ai gestori e al personale operante nelle sale da gioco e nelle sale scommesse e agli esercenti che gestiscono apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS.

Con riferimento al rispetto delle distanze dai c.d. “luoghi sensibili” ed ai conseguenti obblighi di adeguamento alle disposizioni normative, il combinato disposto degli articoli 5 e 13 della L.R. n. 9/2016 prescinde dalla tipologia dell’attività esercitata, in quanto il rispetto delle distanze è riferito all’installazione e collocazione degli apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). Pertanto, rispetto agli obblighi di distanza di cui all’articolo 5 i termini di adeguamento sono i seguenti:

  • diciotto mesi per gli esercenti che, alla data di entrata in vigore della Legge regionale 2 maggio 2016 n. 9, gestivano gli apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS collocati all’interno di esercizi pubblici e commerciali, circoli privati e in tutti i locali pubblici o aperti al pubblico
  • tre anni per i titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse esistenti alla data di entrata in vigore della Legge regionale 2 maggio 2016, n. 9
  • cinque anni per i titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse nel caso in cui le relative autorizzazioni siano state rilasciate a partire dal 1° gennaio 2014.

Per gli esercenti e/o titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse di cui sopra sono consentite ulteriori installazioni di apparecchi per il gioco di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, entro i termini stabiliti dall’articolo 13, fatto salvo il rispetto dell’articolo 5 alla scadenza dei termini stabiliti.



Relativamente alle distanze dai c.d. “luoghi sensibili” ed ai conseguenti obblighi di adeguamento previsti all’art. 13, si specifica che, nel caso in cui sia collocato uno sportello bancomat ad una distanza inferiore a trecento o cinquecento metri rispetto agli apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, installati all’interno di locali vari aperti al pubblico e, nel caso specifico, all’interno di sale scommesse/sale giochi o di un centro commerciale con annessa attività di sala scommesse/sala giochi, le soluzioni in astratto ipotizzabili sarebbero le seguenti:

  1. disinstallazione degli apparecchi di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS
  2. trasferimento di sede dell’attività di sale scommesse/giochi
  3. disinstallazione dello sportello bancomat

Poiché peraltro l’oggetto della legge è il divieto di installazione degli apparecchi da gioco, si ritiene che la terza soluzione ipotizzata non sia giuridicamente percorribile.



Con riferimento alle sale giochi/sale scommesse, e in senso generale ai locali vari aperti al pubblico, all’interno dei quali sono installati gli apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, insediati nei pressi di un edificio ospitante un asilo nido, si ritiene che il medesimo asilo non rientri nei c.d. “luoghi sensibili” di cui all’articolo 5, in quanto non ricompreso tra gli istituti scolastici di ogni ordine e grado (Scuole dell'infanzia/materna, primarie e secondarie), ma sia una struttura educativa destinata all’istruzione prescolastica non obbligatoria. Pertanto, si ritiene che gli apparecchi per il gioco lecito possano essere collocati nei pressi dell’asilo.
Il subingresso, cioè la modifica del gestore di apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, ubicati all’interno di locali vari aperti al pubblico, non è una tipologia prevista dal TULPS. Infatti, ai sensi dell’art. 8 del R.D. n. 773/1931, le autorizzazioni di polizia sono personali e non possono in alcun modo essere trasferite né dar luogo a rapporti di rappresentanza, salvi i casi espressamente previsti dalla legge. Pertanto, il nuovo gestore deve richiedere il rilascio di una nuova autorizzazione alla Questura competente per territorio.
Se il cambio di gestione è avvenuto prima dell’entrata in vigore della L.R. n. 9/2016, il nuovo gestore dovrà adeguarsi alle distanze dai c.d. “luoghi sensibili”, di cui all’art. 5, entro i termini specificati all’art. 13. Ciò significa che il nuovo gestore può mantenere gli apparecchi da gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, fino alla scadenza dei termini previsti dall’art. 13. Se il cambio di gestione avviene dopo l'entrata in vigore della legge, il nuovo gestore dovrà comunque adeguarsi ai contenuti di cui agli artt. 5 e 13. Tenuto conto che la legge regionale non definisce la fattispecie della nuova installazione, differenziando fra casistiche diversificate di dinamiche contrattuali, è da ritenere che si tratti di nuova installazione tutte le volte che cambia il soggetto destinatario dell’autorizzazione di polizia. Per contro, allo stato attuale della normativa, non sono rilevanti ai fini amministrativi le vicende contrattuali sottostanti, oggetto di libera determinazione da parte delle imprese, nel rispetto delle norme del TULPS.

Con riferimento agli obblighi di adeguamento alle distanze dai c.d. “luoghi sensibili”, di cui all’art. 5, nel caso di trasferimento di sede di apparecchi da gioco collocati all’interno di locali vari aperti al pubblico, si evidenzia che, ai sensi delle disposizioni del TULPS, l’autorizzazione rilasciata al soggetto che gestisce gli apparecchi da gioco rimane invariata. Il trasferimento di sede deve essere comunicata alla Questura che, fatte le verifiche di competenza, procederà alla variazione dell’autorizzazione esistente. Il trasferimento degli apparecchi è consentito nel rispetto dell’articolo 5 entro i termini stabiliti dall’art. 13.
Il concetto di uso “saltuario” in riferimento ai luoghi sensibili, di cui all’art. 5, comma 1, non ne determina automaticamente la deroga al rispetto delle distanze stabilite dalla norma per gli esercenti che gestiscono gli apparecchi per il gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931. La saltuarietà deve essere posta in relazione alle specifiche attività previste dall’art. 5 comma 1 (se, ad esempio, un impianto sportivo resta aperto due giorni a settimana, questa frequenza non caratterizza un utilizzo saltuario dell’impianto medesimo. Diversamente, se l’impianto viene usato in modo sporadico e discontinuo allora si può parlare di saltuarietà).

Le autoscuole non rientrano nella lett. b), in quanto gestiscono corsi ai fini del conseguimento della patente di guida di qualsiasi categoria. Si ritiene che anche i campus per colonie estive abbiano una finalità prevalentemente di intrattenimento e non di formazione. Alla luce della lett. a) si potrebbe ritenere che il legislatore abbia inteso riferirsi alla formazione gestita da Agenzie formative che, assimilabili al sistema di istruzione, svolgono attività formative miranti al conseguimento dell’obbligo formativo/diritto dovere all’istruzione.

Se una chiesa o altra struttura destinata a diversi luoghi di culto, indipendentemente dalla presenza di insegne o simboli, viene aperta una o due volte l’anno per specifiche funzioni non può rientrare tra i cosiddetti luoghi sensibili, in quanto manca il requisito della continuità dell’attività.

Il D.M.18.03.1996 del Ministero dell’Interno concernente “ Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi”, contiene all’art.2 una definizione di impianti sportivi. Ci sono anche i Regolamenti CONI delle varie federazioni. Le palestre, le piscine, i campi da tennis, da calcio e strutture similari sono considerati impianti sportivi qualora abbiano i requisiti previsti dallo stesso D.M.

La casa di riposo rientra tra le strutture sanitarie o socio-sanitarie, di cui alla lettera “e” dell’art. 5. L’ASL o il poliambulatorio sono strutture sanitarie.

Luoghi di aggregazione giovanile: sedi operative non occasionali di servizi gestiti da soggetti pubblici e/o privati, specializzati e strutturati per la fruizione da parte dei giovani, con lo scopo di prevenire il disagio e l’emarginazione e di favorire la socializzazione, anche mediante il sostegno di operatori specializzati; ovvero spazi polifunzionali non occasionali riservati ai giovani in cui si promuove l’aggregazione intorno ad attività comuni in cui essi possano incontrarsi e intrattenersi per sviluppare competenze in attività di tipo creativo, culturale, ludico, di informazione e di formazione finalizzate alla promozione dell’agio e alla prevenzione del disagio. All'interno degli anzidetti spazi polifunzionali non occasionali possono essere comprese attività complementari di coworking e start-up per l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro come, ad esempio, associazioni sportive, associazioni culturali o di promozione sociale, informagiovani.

Se il bancomat è collocato all’interno di un contesto privato (fabbrica, società...) non rientra tra i c.d. “luoghi sensibili”.
Le caratteristiche prestazionali e funzionali delle stazioni vengono misurate sulla base di parametri di valutazione oggettivi e classificate in quattro categorie sintetiche, predefinite e graduate - platinum, gold, silver, bronze - in grado di esprimerne lo stato attuale e le potenzialità. Le quattro categorie sono così identificate:

  • platinum: comprende impianti con altissima frequentazione (maggiore di 25.000 frequentatori medi/giorno circa) e servizi viaggiatori di elevata qualità per lunga, media e breve percorrenza. E’ generalmente sempre garantita la presenza di servizi per l’AV, di servizi specifici per la città e per i frequentatori non viaggiatori
  • gold: comprende impianti medio/grandi, con frequentazione alta (maggiore di 10.000 frequentatori medi/giorno circa) e servizi viaggiatori di qualità elevata per la lunga, media e breve percorrenza. E’ generalmente sempre garantita la presenza di servizi per frequentatori non viaggiatori e più saltuariamente per la città
  • silver: comprende due tipi di impianti:
    • stazioni/ fermate medio/piccole, con frequentazione consistente (generalmente maggiore di 2.500 frequentatori medi/giorno circa) e servizi per la lunga, media e breve percorrenza
    • stazioni e fermate medio/piccole, con consistente o elevata frequentazione nei casi di metropolitana urbana (anche maggiore di 4.000 frequentatori medi/giorno), spesso prive di fabbricato viaggiatori aperto al pubblico, non presenziate da personale e dotate unicamente di servizi regionali/metropolitani
  • bronze: comprende piccole stazioni/ fermate con bassa o bassissima frequentazione (generalmente maggiore di 500 frequentatori medi/giorno), prive di fabbricato viaggiatori aperto al pubblico, non presenziate da personale e dotate unicamente di servizi regionali/metropolitani.

(Indicazioni riprese dal Sito di RFI-Rete ferroviaria italiana-Gruppo Ferrovie dello Stato italiane. Nel caso di gestioni non effettuate da RFI, si rimanda a regolamenti analoghi degli altri eventuali soggetti gestori).

Il divieto di oscuramento si applica a tutti gli esercizi pubblici e commerciali, comprese le sale giochi e sale scommesse, aventi gli apparecchi per il gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931 e s.m.i. La tempistica di adeguamento è quella prevista dall'art. 13.
Riguardo alle limitazioni temporali all’esercizio del gioco tramite gli apparecchi di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del TULPS, si ritiene che l’individuazione di tali misure rientri nell’autonomia regolamentare dei Comuni, nel rispetto dei parametri indicati dall’articolo 6.
Sono richiesti chiarimenti in merito al carattere perentorio o ordinatorio del termine inserito all’articolo 6 della legge regionale 9/2016, il quale dispone che i comuni, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, dispongano limitazioni temporali all’esercizio del gioco tramite gli apparecchi di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931, per una durata non inferiore a tre ore nell’arco dell’orario di apertura previsto, all’interno delle sale da gioco, delle sale scommesse, degli esercizi pubblici e commerciali, dei circoli privati e di tutti i locali pubblici od aperti al pubblico. Dal tenore della norma, nonché dalla ricostruzione dei lavori preparatori che hanno condotto a tale formulazione è agevole ricondurre a tale termine un carattere meramente ordinatorio.In primo luogo, dottrina e giurisprudenza concordano, in maniera sufficientemente costante, che in assenza di una specifica disposizione che preveda come perentorio un termine assegnato ad un amministrazione per la conclusione di un determinato adempimenti, tale termine sia da intendersi come meramente sollecitatorio o ordinatorio, il cui superamento non produce illegittimità dell’atto tardivo (si veda, ex multis, Consiglio di Stato, sezione V, 14 aprile 2015, n. 1872). Il carattere ordinatorio del termine si evince inoltre dal fatto che all’inadempimento dell’azione amministrativa non è ricondotta alcuna fattispecie sanzionatoria. Giova a tal proposito ricordare che, nel corso del dibattito che ha condotto alla formulazione della norma, è stata volutamente stralciata una disposizione che riconduceva, in capo ai comuni inadempienti, la previsione di un meccanismo di mancata premialità. L’eliminazione di tale conseguenza di carattere afflittivo è stata giustificata proprio dal fatto che l’intenzione del legislatore non voleva ricondurre un carattere di perentorietà ai vari adempimenti comunali, bensì semplicemente codificare a livello legislativo facoltà che già la giurisprudenza costituzionale in materia ha voluto riconoscere in capo alle amministrazioni territoriali. In ultimo, in una logica di interpretazione basata sul criterio di ragionevolezza, solo il carattere ordinatorio del termine permette ai comuni, qualora sussistano variazioni delle situazioni di fatto sul proprio territorio, di modificare precedenti provvedimenti assunti o di adottarne di nuovi nei casi in cui sopravvengano necessità precedentemente insussistenti.
Con riferimento al divieto di qualsiasi attività pubblicitaria, relativa all’apertura o all’esercizio delle sale da gioco e delle sale scommesse o all’installazione degli apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del R.D. n. 773/1931 presso i locali individuati dall’articolo 7, si ritiene che l’installazione di un’insegna con la scritta “Sala Giochi” non rientri in tale divieto.
Il divieto di pubblicità si applica anche a tutte quelle forme di pubblicità indiretta, come, ad esempio, la pubblicizzazione attraverso canali social (i cosiddetti social network tipo Facebook, WhatsApp, etc.) di eventi come degustazioni, apericene o intrattenimenti vari che si svolgono all’interno di sale gioco, sale scommesse o di spazi o locali vari in cui sono installati gli apparecchi per il gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e del R.D. n. 773/1931.
Con riferimento alla delimitazione degli ambiti di competenza tra gli organi di vigilanza facenti capo ai vari Enti pubblici (AAMS, Questura e Comuni), in merito al rispetto delle distanze dai c.d. “luoghi sensibili”, ai sensi dell’art. 5, comma 1 della L.R. n. 9/2016, degli apparecchi per il gioco, di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS, installati presso locali vari aperti al pubblico, si ritiene che le funzioni di vigilanza e di controllo sull’osservanza delle disposizioni della presente legge siano esercitate dai comuni, poichè gli organi statali e le autorità di pubblica sicurezza hanno competenza a controllare requisiti di carattere diverso, secondo quanto stabilito dalle specifiche norme di legge nazionali.

L’art. 11 non disciplina le modalità di rimozione degli apparecchi per il gioco in caso di violazione del divieto di collocazione stabilito all’art. 5, ma prevede la chiusura degli stessi mediante sigilli, impedendone l’utilizzo.

La violazione dei disposti di cui agli artt. 5, 6, 7 e 8 riguardano esclusivamente il titolare o il legale rappresentante dell’esercizio in cui sono collocati gli apparecchi da gioco, esonerando da tali obblighi la ditta proprietaria degli apparecchi. La violazione dei disposti di cui agli artt. 5, 6, 7 e 8 riguardano esclusivamente il titolare o il legale rappresentante dell’esercizio in cui sono collocati gli apparecchi da gioco, esonerando da tali obblighi la ditta proprietaria degli apparecchi.

La L.R. 9/2016 è entrata in vigore in data 20 maggio 2016. Con riferimento al comma 2 si specifica che i titolari delle sale da gioco e delle sale scommesse esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge si adeguano a quanto previsto dall'articolo 5 entro i tre anni successivi a tale data (entro il 20 maggio 2019), ovvero entro i cinque anni successivi a tale data nel caso di autorizzazioni decorrenti dal 1° gennaio 2014 (entro il 20 maggio 2021).Con riferimento al comma 2 bis, ai titolari di licenza per l'esercizio delle scommesse concessa tra il 1° gennaio 2015 e il 27 ottobre 2016 si applicano i contenuti di cui al comma 2, pertanto l'adeguamento si intende entro i cinque anni successivi alla data del 20 maggio 2016, ovvero entro il 20 maggio 2021. Si ritiene che, come da verifiche effettuate presso la Questura di Torino, il comma 2 bis dell'articolo 13 debba applicarsi estensivamente a tutte le tipologie di sale scommesse, ivi comprese le VLT e le sale bingo, in quanto autorizzate ai sensi dell'articolo 88 del TULPS, che viene richiamato sia dal medesimo comma 2 bis dell'articolo 13, sia dalla lettera c), comma 1, dell'articolo 2 della l.r. 9/2016. I criteri e i tempi di adeguamento alle disposizioni contenute nell’articolo 5 si applicano altresì relativamente al divieto di oscuramento delle vetrine di tutti i locali in cui sono installati apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931, stabilito dal terzo comma del medesimo articolo.

 
 
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