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Il rifugio alpino

In questa sezione è possibile visionare alcuni cenni storici che ripercorrono la nascita del “rifugio” a partire dai primi insediamenti che sorgevano in Piemonte.

Una cronologia storica che ci porta a conoscere la sorprendente evoluzione tecnologica avvenuta nel tempo e che oggi porta un nuovo modo di interazione tra rifugisti ed escursionisti. L’Internet veloce e la dotazione di webcam nei rifugi alpini, costituiscono una migliore risorsa per incentivare il turismo alpino piemontese.

Inoltre, a breve, verranno inserite delle schede con brevi e minime informazioni sui rifugi montani presenti sull’arco alpino piemontese.

 Cenni storici


"Rifugio" è una parola ormai entrata nel vocabolario
di alpinisti ed escursionisti, e quando si usufruisce di queste strutture raramente ci si sofferma a pensare a quello che poteva essere il significato originario di queste costruzioni, ed a quello che può essere il loro significato attuale.

Le radici più profonde della parola "rifugio" affondano, infatti, in un contesto culturale ben diverso da quello attuale: quello economico, degli scambi commerciali e delle spedizioni militari, e pure quello religioso, di pellegrinaggio ai grandi Santuari, che già in epoca medievale fece sorgere sui più importanti Passi i primi "hospitia" ad opera dei monaci, come quelli del Sempione, del Gottardo e del Gran San Bernardo.

All’epoca si trattava quindi di creare dei punti d’appoggio nei luoghi di più difficile transito per alleviare le fatiche del viandante e solo verso la fine del XVIII secolo la montagna comincia ad essere vista sotto un’altra prospettiva: non più come luogo ostile popolato da creature mostruose da attraversare per necessità il più velocemente possibile bensì come il terreno di gioco di una nuova disciplina sportiva chiamata alpinismo, consistente essenzialmente nello scalare le montagne fine a se stesso senza fini commerciali, religiosi, militari o altro.

Solo in tempi relativamente recenti (metà del XIX sec.) nasce quindi la moderna idea di rifugio quale punto d’appoggio per rendere più agevoli le ascensioni in montagna agli alpinisti.


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 I primi rifugi in Italia e Piemonte


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Se difatti l'origine del Rifugio in montagna è fatta generalmente risalire al 1785 con la Capanna Vincent costruita sul versante meridionale del Monte Rosa quale punto di appoggio per lo sfruttamento delle adiacenti miniere d'oro, seguita nel 1851 da un ricovero al Colle Indren adibito ad osservazioni scientifiche, il primo rifugio concepito in “chiave moderna”, ovvero per fini alpinistici o escursionistici è il ricovero dell’Alpetto al Monviso, sito in valle Po (Cn).
 

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Nei decenni successivi alla realizzazione del ricovero dell’Alpetto, il CAI, con uomini di grande capacità ed entusiasmo, provvede alla costruzione di nuovi rifugi in grado di facilitare ascensioni, traversate, e superamento di colli elevati. È infatti nel 14 luglio 1889 che l’Assemblea dei delegati del CAI approva il progetto di costruire una capanna a oltre 4500 metri di quota per - così come riportato nei documenti dell’epoca - “consentire ad alpinisti e scienziati maggior agio ai loro intenti in un ricovero elevatissimo” : era la Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa.
 

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Nel 1922 compare, infine, sulle Alpi Occidentali, il bivacco fisso, tipo di rifugio dalle caratteristiche specifiche. Esso viene ubicato nelle zone più alte dalle quali si possono iniziare ascensioni impegnative. I primi bivacchi erano costruiti in pietra e legno. Successivamente alle pietre sono state preferite pareti semi-prefabbricate, in metallo rivestite in legno o materiali pressati, assemblate sul posto, oppure trasportati già completi con l’elicottero.