Con l'emanazione della legge 142/90, il ruolo della Regione nella materia della pianificazione del territorio, ha subito una profonda modifica, che si è amplificata quando si sono approvate le così dette riforme Bassanini. Più in particolare, si tratta della legge 15 marzo 1997, n° 59 "Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa"; della legge 15 maggio 1997, n.° 127 "Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo" e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.° 112 "Ulteriore conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59".
L'insieme di questi atti non ha concluso il percorso di riforma amministrativa, ma ha avviato un procedimento che terminerà solo in presenza di un'azione coordinata - soprattutto sotto l'aspetto legislativo - tra stato e regioni. Per consentire di recepire le istanze espresse dal sistema di protezione civile, si è avviato un grande dibattito che ha avuto inizio con la promozione della prima Conferenza Nazionale sulla protezione civile (9/11 giugno 1997) e che si è amplificato consentendo l'emanazione di specifici provvedimenti legislativi sia nazionali che regionali. Si può sintetizzare il percorso dell'attuale riforma in questa maniera:
Queste linee guida si propongono come strumento tecnico utile alla redazione dei piani comunali di protezione civile; sono strutturate in capitoli che richiamano le sezioni principali presenti nell'articolazione del piano:
Analisi territoriale: il punto di partenza
per la redazione del piano comunale di protezione civile è la
conoscenza
del territorio
che si deve fondare su presupposti ed analisi storiche, rilevamenti
e accertamenti puntuali, valutazioni e considerazioni su base metodologica,
elaborazioni e restituzioni certificate delle informazioni.
E' indispensabile disporre di dati
generali e specifici
che fotografino la relazione tra le caratteristiche fisiche e la struttura socioeconomica
del territorio comunale: il lavoro di raccolta e selezione dei dati di base
deve essere effettuato rapportandosi ad una precisa metodologia che definisca
le modalità di fornitura, la temporalità ma soprattutto consenta
di soppesare, attraverso indici di qualità, il contenuto informativo.
Assume infatti un'importanza fondamentale la qualità ed attendibilità
(nonché aggiornabilità) del dato, poiché consente di trasformare
l'informazione da dato gestionale a dato programmatorio utile per la definizione
delle politiche di mitigazione e procedure di emergenza.
Scenari di rischio: la funzione fondamentale
degli scenari di rischio è quella di prevedere
le conseguenze di un determinato evento sul territorio, per poter
su questa base definire le risorse (umane e strumentali) e le procedure
d'intervento con cui farvi fronte. Dopo aver effettuato una analisi
della pericolosità
del territorio, intesa come possibilità di accadimento di eventi
catastrofici, è l'analisi della vulnerabilità
del sistema antropico (bersagli) e della vulnerabilità territoriale
al danno (risorse) che permette di comprendere meglio l'estensione e
la severità dei potenziali danni e la capacità del sistema
di tornare alla normalità, sulla quale si deve agire in fase
preventiva; dalla combinazione di queste informazioni si può
ottenere una classificazione del territorio in funzione del rischio
, e su questa base sviluppare le fasi successive della pianificazione.
Organizzazione e risorse: lo scenario
di rischio rappresenta l'oggetto sul quale dover pianificare
la capacità di risposta all'evento dell'ente locale. Questa
attività va ricondotta all'utilizzo di strumenti ordinari tentando
di gestire l'emergenza entro un quadro di controllo organico.
Per poter affrontare il complesso ed articolato sistema di soccorso è
indispensabile rifarsi ad un modello d'intervento adeguato alle esigenze derivate
dalla definizione degli scenari e dalla conoscenza dei compiti,
ruoli e funzioni
delle componenti del sistema di protezione civile. Il comune dovrà definire
tale modello in relazione alle risorse
umane, finanziarie e strumentali
di cui dispone. In sintesi, sulla base degli schemi che vengono presentati saranno
individuati e istituiti gli organi, definiti compiti e funzioni, scelte le sedi
di comando e censite tutte le risorse disponibili.
Procedure di emergenza: le procedure e
i mansionari sono documenti condivisi, conosciuti e divulgati che nella
loro essenzialità stabiliscono le azioni e le operazioni da effettuare
in caso di emergenza, in ordine logico e in ordine temporale: in pratica,
stabiliscono quali
sono le cose da fare, chi deve farle e come
.
Sono pertanto elementi essenziali che strutturano tutti i documenti
di pianificazione necessari per affrontare un'emergenza: le loro prescrizioni,
articolate in base alle soglie di allarme definite, devono essere formulate
con assoluta chiarezza.
Formazione, informazione, esercitazioni:
la formazione
e l'informazione sono attività basilari per il funzionamento
dell'intero sistema comunale di protezione civile poiché consentono
di ridurre i danni che un evento può provocare: l'informazione
alla popolazione
è infatti necessaria per avviare
comportamenti autoprotettivi e successivamente di concorso e solidarietà
nelle operazioni d'emergenza conseguenti ad un evento. In questa
direzione l'ente comunale, attraverso l'attuazione del piano, deve garantire
e favorire la crescita della comunità locale: le azioni di sensibilizzazione
devono essere inoltre verificate tramite simulazioni, volta a creare
nella popolazione consapevolezza sulle modalità di diffusione
degli allarmi nelle zone a rischio e sui comportamenti da adottare in
modo da estendere la capacità di autodifesa.
Per assicurare tempestività di intervento, efficienza operativa, rispondenza
alle procedure e adeguato impiego delle risorse è necessaria la periodica
verifica della pianificazione di emergenza tramite esercitazioni, dalle quali
scaturiscono ammaestramenti che dovranno poi essere impiegati per l'aggiornamento
del piano.