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Le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB)

Le Ipab sono le istituzioni pubbliche che hanno tradizionalmente perseguito, nei secoli scorsi, l'opera di assistenza ai poveri, agli anziani, agli infermi e alle persone in condizioni di difficoltà. Esse fanno parte integrante della tradizione culturale italiana in campo sociale e costituiscono il tessuto su cui si sono sviluppate le esperienze aggregative e associative dei cittadini nel corso del tempo.   
La nascita della quasi totalità degli enti qualificati come Ipab scaturisce dall’iniziativa di soggetti
privati, di matrice sia religiosa che laica. La beneficenza aveva esclusivamente natura caritativa e filantropica e le diffuse forme di povertà erano terreno fertile per il sorgere di iniziative, per lo più confessionali, che si proponevano come unica risposta alla crescente domanda di aiuto.
Sin dalle origini, le Ipab furono caratterizzate dall'intrecciarsi di una disciplina pubblicistica, determinata dalla supervisione pubblica in sede di vigilanza e tutela, con una permanenza di elementi privatistici, incentrata sul rispetto della volontà dei fondatori e sulle norme statutarie.
Pur con l'assunzione diretta da parte dell'Ente pubblico della titolarità in campo socio-assistenziale, in una generale visione di tutela dei diritti della persona, le Ipab hanno mantenuto un proprio autonomo ruolo, qualificandosi come uno dei principali soggetti erogatori di servizi socio-assistenziali, affiancando e supportando gli enti istituzionalmente preposti.
La Corte costituzionale, alla fine degli anni '80, ha riconosciuto, a più riprese, la caratteristica privatistica delle Ipab, cassando la legge Crispi del 1890, che le assoggettava ad un regime pubblicistico, e riconoscendo la possibilità per quelle organizzazioni espressione di autonomia privata, di acquisire la personalità giuridica di diritto privato.
In seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 396/1988, che ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 1 della legge n. 6972 del 17 luglio 1890, la Regione ha emanato le LL.RR. nn. 10 e 11 del 19/3/1991, che hanno consentito alle IPAB in possesso dei requisiti di assumere la personalità giuridica di diritto privato.
Il contesto sociale ed economico di questi ultimi anni è caratterizzato da una forte e crescente domanda di nuovi servizi sociali efficaci, efficienti e di qualità. Nello stesso tempo, si riconosce a una pluralità di soggetti, anche diversi dalle istituzioni pubbliche tradizionali, la facoltà e, talvolta, il dovere, di erogare servizi di natura collettiva.
La legge 328 del 2000 prevede la costituzione di un sistema integrato di servizi e prestazioni, a più protagonisti, istituzionali e della solidarietà, caratterizzato da livelli essenziali di prestazioni, accessibili a tutti, in particolare a chi vive in condizioni di fragilità sociale. Con questa legge, la gestione e l’offerta dei servizi spetta sia ai soggetti pubblici sia a quelli del privato sociale. L’art. 10 affronta, in particolare, il nodo delle Ipab, per le quali prevede la trasformazione della natura giuridica e, in via residuale, l’estinzione o la depubblicizzazione, delegando il Governo ad emanare, entro centoottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di riforma dell’assistenza, un decreto legislativo, recante una nuova disciplina delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza.
Tale delega venne attuata con il decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207, “Riordino del sistema delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, a norma dell’art. 10 della legge 8 novembre 2000, n. 328”, i cui principi cardine sono

  • la trasformazione della natura giuridica delle Ipab in aziende pubbliche di servizi alla persona, soggetti dotati di personalità giuridica pubblica con forte autonomia gestionale e contabile, ovvero, ricorrendone le condizioni, in associazioni o fondazioni di diritto privato; l’inserimento delle nuove istituzioni nel sistema integrato di interventi e servizi sociali e il coinvolgimento delle stesse nella programmazione locale;
  • la predisposizione per le Ipab inattive in campo sociale o per le quali risultino esaurite e non più conseguibili le finalità previste nelle tavole di fondazione o negli statuti, di un piano di risanamento o di riconversione, anche mediante la fusione con altre istituzioni o prevedendo eventualmente la modifica delle finalità statutarie, per la trasformazione, sulla base dei requisiti in loro possesso, in azienda o in enti di diritto privato.  Qualora per questi enti non abbia avuto attuazione il piano di risanamento o di riconversione, si procederà alla loro estinzione, con la conseguente devoluzione del patrimonio prioritariamente in favore delle aziende pubbliche, delle aziende o dei comuni insistenti nell'ambito territoriale o in subordine, in favore di  enti pubblici o privati che si occupano, a vario titolo, del settore socio-assistenziale e socio-sanitario.



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