Regione Piemonte - Sito Ufficiale

Piemonte dal Vivo - In viaggio negli spettacoli fra cultura e turismo

Sommario:




Racconti

Cullata dall'Arca Russa

di Elena Viglino

La grande sala si va riempiendo, ma qualcuno rimarrà fuori: in ballo l'occasione unica di vedere un film proiettato in alta definizione. L'atmosfera si fa più carica di minuto in minuto, nell'attesa che lo spettacolo inizi. Per quanto mi riguarda, le poltrone sono davvero invitanti, dopo una nottata passata in bianco e la giornata appena trascorsa rimbalzando da una proiezione all'altra. Anche il film in programma non è di troppo aiuto a mantenere viva la mia attenzione: l'Arca Russa di Sokurov. Tanto valeva proiettare la Corazzata Potemkin, penso! Lo spettacolo inizia. L'atmosfera si fa sacrale. La macchina da presa inizia una danza senza posa tra i saloni e i pittoreschi personaggi dell'Hermitage. Il mio scetticismo riguardo al film scompare: ogni singolo movimento della macchina da presa e dei personaggi è calcolato nello spazio e nel tempo con una precisione stupefacente, e trova esaltazione nell'incredibile nitidezza delle immagini. Ma bastano pochi minuti perché queste riflessioni razionali cedano il posto al più completo abbandono: le immagini mi catturano definitivamente, una guida sorridente mi fa cenno di seguirla e mi fa strada tra la folla del palazzo... non saprei distinguere quanto ho realmente visto proiettato e quanto ho sognato...

In equilibrio sulla corda dell'immaginazione

di Marco Patruno

Stare insieme in equilibrio sulla corda dell'immaginazione. Tenerci per mano e smettere di oscillare per qualche ora. Rimanere seduti, comodi e apparentemente fermi, su delle poltrone. Diventare eroi o antieroi a viso aperto senza temere di camminare sul cielo e volare sulla terra in un pugno di libertà. Essere dei cowboy a cavallo tra il tempo e lo spazio inseguendo la luna che scappa oltre la frontiera dei nei nostri cuori. Trasformarci in samurai che con spade affilate trafiggono l'orco dell'incomunicabilità ordinaria liberando i nostri sogni e i nostri segreti più intimi da una gigantesca bolla di sapone. Diventare giocherelloni come burattini e spontanei e vivaci come bambini oppure mascherarci da investigatori pazzoidi attenti al più insignificante dettaglio di un evento. Ritrovarci in un film in bianco e nero o a colori dando un volto e una voce ai nostri desideri e scoprire meravigliati che la finzione esiste, ma solo nella nostra quotidianità.

Bellezza o allergia?

Prima della prima, commosso al cine all'aperto del FatFilmFest

di Mauro Maggi

Non so. Di fronte alla bellezza mi blocco. Mi commuovo. Ci rimango secco. Seduto su di una balla di fieno. Io allergico al fieno. Una birra nella mano destra. Una Raffo, la birra di Taranto. Non tutti la conoscono, è solo un po' amara. Una cicca accesa nell'altra mano, la sinistra. Con tutto quel fieno, penso non sia troppo corretto far cadere la cenere a terra. E penso sia ancor più scorretto farlo al "cinema". Mi giro e lo fanno tutti intorno a me. E lo faccio anch'io. Il tutto mi commuove. Nella destra una birra, nella sinistra una cicca. Tutti, in attesa dell'inizio del Festival delle Fattizze, giù giù in Salento tra Nardò e Manduria. Trovarmi qui per caso ed esser così a casa. Ancora un respiro tabaccaio a riempire l'attesa del primo corto in concorso. Ancora una golata alcolica che sa di amaro, ma non poi troppo. Nessun bisogno di spegner le luci in sala. La notte sta salendo. Una lacrima sta scendendo.

Il film deve ancora cominciare

di Luca Pepino

Chiudo la portiera. Piove. Le luci sfumate di un'auto che mi passa di fianco ti illuminano. Semplice e bella col tuo vestito a righe verdi e rosse. Son due anni che stiamo insieme. Due anni di film, litigi, occhi lucidi e capelli bagnati. Mai un ombrello. Corriamo di balcone in balcone ridendo. Con la brace verso il palmo copro la sigaretta dall'acqua.
"Guarda, da qui sembra fatta di cartone!" mi dici stupita indicando la Mole Antonelliana.
Fermo la mia corsa e sorrido guardandoti negli occhi. Per un istante la pioggia di novembre smette di cadere e ci baciamo. Ma è un'illusione: il film deve ancora cominciare...
Entriamo.
"lì?" propongo.
"No! Quello è il tipico personaggio che racconta le scene in anticipo, - mi dici indicando un uomo sulla cinquantina con un giornale in mano - quell'altro ride a voce troppo alta e non ti fa sentire le battute!".
Ci sediamo vicino a due donne con gli occhiali. Che Dio ce la mandi buona...
E le luci si spengono.

Le nozze di Dio

di Sergio Reyneri

Mattino grigio di una città che si colora di storie. Torino a novembre vive una seconda primavera: dentro il cinema. Fuori, la nebbia umida che si confonde col fumo che arriva dal venditore di caldarroste. Dentro, gli occhi degli spettatori proiettati sui sogni dei registi. All'ingresso ognuno intento a scegliere tra la retrospettiva del grande autore e il cortometraggio del proprio compagno di classe delle medie. Ti sembra di contare qualcosa, ti permetti anche l'arrogante pensiero che un film l'avresti potuto fare pure tu. Quel mattino decisi per il Matrimonio di Dio. Evento importante. E raro. Lui, Joao de Deus, alter ego dell'anziano e anarchico regista portoghese, è un satiro impenitente appassionato di belle fanciulle. Questa volta seduce la giovane compagna di un principe. Tra le lenzuola avvinghia la sua scarna magrezza alle soavi forme di lei e le sussurra: "Sono polvere. Ma polvere innamorata." Poche parole di inarrivabile poesia a dar senso a quell'immagine stridente, a quell'affresco patetico e affascinante che solo un grande pittore e conoscitore della vita poteva comporre. Al pomeriggio avevo appuntamento con una ragazza che mi sfuggiva. Il vecchio mi diede coraggio. Grazie a Dio, quel giorno mi "sposai" io.

The End

di Gigi Mirabelli

Cinema: fotogramma al rallentatore, buio che scompare, patatine e pop corn, un vociare assordante, una testa capelluta, risate, russare in sottofondo, bianco e nero colorato. Corti, ma non troppo. Amici innamorati, una bella ragazza, sogni che vivono su una tela, bianca. Per un attimo resta immobile ad osservare dallo spioncino: il mondo sa regalare, a chi sa amarlo, scorci di vita che sanno sorprenderti ad ogni battito di ciglia. Un grosso sospiro lo rianima dall'incanto; si alza dalla poltroncina, toglie la pellicola dalla macchina, la sistema con cura nella custodia e si avvia verso l'uscita. Smessi i panni di spettatore, ritorna ad essere uno dei tanti personaggi della vita, almeno fino alla prossima proiezione.

Piango, rido, penso al nostro amore

di Manuela Skaramantica

...ecco anche quest'anno il film festival, finalmente, ma perchè solo una volta all'anno? So che posso stare al cinema dal mattino fino a notte fonda, posso dimenticarmi di mangiare, di lavorare, di uscire con gli amici, insomma posso uscire dalla mia routine per immergermi tra il velluto rosso dei divani delle sale e lo schermo. Silenzio, puzza di chiuso, un caffè della macchinetta di palazzo nuovo, la bottiglietta d'acqua. Di nuovo in coda per il biglietto, e poi solo il tempo di una sigaretta. Poi ecco di nuovo silenzio. Il mondo resta fuori, qui vive solo l'emozione, riesco a sentire il battito del mio cuore. Piango, rido, penso al nostro amore. Ci siamo detti le cose che sento dire adesso dagli attori. Oppure no. Sento quello che ho vissuto con te, che ti vorrei dire ma che non ti ho mai detto. Forse qui ci sarà un lieto fine...forse anche tu stai guardando lo stesso film qui, adesso.

Il sudore misto al freddo di novembre

di Cristina Rondolino

Vado al cinema durante tutto l'anno, ma il TorinoFilmFestival per me non è semplicemente l'andare a vedere un film sul grande schermo è... il sudore misto al freddo di novembre nelle corse da un cinema all'altro per le vie di Torino, la fuga dal lavoro per arrivare in tempo alla proiezione desiderata, la delusione nell'arrivare davanti all'agognata sala e trovarla straripante di gente, l'emozione degli applausi a sala ancora buia, il ricordo di un incendio e la tragedia scampata, i tanti film visti in piedi nello splendido lavoro che è la maschera del Festival, i dieci giorni di panini e caffè tra un film e l'altro, il venditore di poster, il peso del catalogo, i passaparola tra le persone, la grande festa dell'edizione 2000, l'odore della moquette negli uffici di Via Monte di Pietà, la nottata a plastificare accrediti, il programma scarabocchiato e sempre presente nelle tasche dei pantaloni, le occhiaie costanti, i poster strappati, i soliti volti appassionati, l'attesa impaziente di anno in anno, la scoperta di capolavori che ai più rimarranno ignoti."

Come maschera al Lux

di Francesca Arzilli

Lavorare come maschera durante il Torino Film Festival al cinema Lux è stata un'emozione unica.
Non mi riferisco allo strappare i biglietti delle persone che entro pochi minuti si sarebbero trasformate in silenziosi ma partecipi spettatori. Ma a quando dopo aver fatto entrare tutti in platea nella sala inferiore ed essermi accertata che tutto funzionasse per il meglio, salivo al piano di sopra, superavo le tende di velluto rosso ed entravo in galleria salendo ancora qualche scalino. Raggiunto il mio posto, quanta scelta!, nessuno intorno a me. un silenzio strano. solo l'audio della pellicola e la reazione di qualche spettatore. una sensazione indescrivibile. la sala del cinema tutta per me, ma con le vibrazioni del pubblico sottostante palpabili nell'aria. che meravigliosa esperienza. Purtroppo questo non si accadrà più. al posto del Lux, un altro di quegli asettici multisala, che nulla hanno a che vedere con l'atmosfera del cinema. Peccato. però è stato bello poter provare tutto questo almeno una volta.

À double tour

di Corrado Gioannini

Scena prima: interno cinema, sullo schermo scorrono i titoli di coda di À double tour. Le luci di sala si riaccendono soffuse. Lui si volta di lato, guarda distrattamente oltre la spalla dell'amico, sul volto un'espressione confusa per alcuni secondi. Poi il respiro si ferma, la riconosce. Si alza e va da lei. La macchina è lontana, i rumori di fondo della gente che si alza e lascia il cinema coprono il dialogo. Vediamo solo lei che sorride, si alza, i due si salutano.
Scena seconda: interno ristorante, ambiente raffinato ma caldo, accogliente. Lei sorride ancora, con le labbra e con gli occhi. "Che coincidenza...". Beve un sorso di vino rosso. "E che idea: raccontarci dieci anni di vita davanti a un bicchiere...". Adesso sorride anche lui: "Sono contento di rivederti...".
Scena terza: interno camera da letto. Lei è distesa prona, nuda, le lenzuola lasciano scoperta la schiena. Il capo appoggiato sul cuscino tra i riccioli biondi. Lui è disteso su un fianco accanto a lei, le sta carezzando i fianchi, massaggiando la schiena. Preme leggermente con le dita sui fianchi di lei, le fa il solletico. Lei si alza di scatto voltandosi verso di lui, ridendo, tre quarti di spalle verso la cinepresa. Lentamente il fuoco si sposta dalla scena dei due che ridono e giocano alla parete di fondo, mentre il campo di ripresa si allunga: alla parete è appeso un poster. À double tour.

Una giornata speciale

di Elio Biginelli

La banalità delle azioni ripetitive viene stravolta e ribaltata: ti metti in coda per acquistare il biglietto o il pass giornaliero e già capisci che stai per immergerti in un mondo diverso. La gente che ti circonda non è la stessa di un qualsiasi giorno ordinario. È quella sensazione di empatia che ti cresce dentro e ti amalgama con tutti, come una grande orchestra che pian piano si accorda per diventare un'unica entità di fronte allo schermo. Poi ti rilassi e vulnerabile ti lasci trasportare dalle emozioni. Così ha inizio la visione di un film culto di John Landis all'Empire: il brivido di sentirlo la prima volta in lingua originale, l'applauso finale liberatorio e approvante, tipico dei festival, lo stupore che ti si dipinge sul volto quando all'uscita sotto i portici sei convinto di essergli passato accanto, ti fermi e ti volti, lo osservi mentre dialoga con una donna di fronte ad una vetrina e ti accorgi che è proprio lui. Non hai il coraggio di avvicinarlo perché lo rispetti profondamente, ma ti allontani con quella pace e soddisfazione di chi ha avvertito la presenza del mito al proprio fianco. E poi non c'è tempo per fermarsi, un altro film ti attende, un'altra sorpresa forse, o anche solo la magia di un mondo effimero, ma così coinvolgente e intenso che ti lascia un ricordo indelebile per tutta la vita.

Il prossimo è tra dieci minuti al Massimo

di Edoardo Bergamin

"Quand'è il prossimo?"
"Tra un quarto d'ora al Lux."
Tra i requisiti essenziali del perfetto cinefilo torinese trova spazio anche l' atletismo, senza il quale gli sarebbe impossibile raggiungere in orario le proiezioni del giorno. Per regolamento, infatti, l'abbonato deve essere in grado di percorrere in meno di dieci minuti il chilometro che divide l'Empire di Piazza Vittorio e la Galleria San Federico, pena l'ingresso a film cominciato. Lungi dall'essere una scocciatura, a ben pensarci, la corsa sotto i portici di via Po è in realtà uno dei momenti più suggestivi del festival, con la città che scorre dietro come gli esterni di un film.
Il ritorno in centro del festival ha restituito poi la giusta cornice ad una manifestazione che è torinese davvero, e che del centro non può proprio fare a meno. È una questione di understatement: il festival non grida, non invade le strade, senza tappeti rossi e passerelle milionarie. Ed è così che vi può capitare di entrare in pizzeria, ordinare una quattro formaggi, per poi accorgervi che l'uomo con la barba seduto al tavolo affianco è in realtà il regista di uno dei vostri film preferiti.
"Allora ti è piaciuto?"
"Guarda che il prossimo è tra dieci minuti al Massimo."

Il rettangolo magico

di Pierluigi Michieletto

Ma dove andiamo?
Ci muoviamo come automi impazziti, ci incrociamo, ci scontriamo, a volte riusciamo ad evitarci, a volte vogliamo incontrarci...
Entriamo!
Ci appostiamo come vedette, il momento si riempie di attesa...forse breve...
"Sentiamo" con gli occhi e "vediamo" con le orecchie, ma siamo qui o altrove?
Il suono, la luce; il rumore, l'abbaglio; la melodia. il bagliore; i profumi.
Viviamoli!
Il mondo che ci avvolge è magia, l'atmosfera è rarefatta, le sensazioni sono intense.
Tutto ciò ci appartiene.
Può essere la Francia di Chabrol, può essere l'America di Hill, può essere il Continente Nero, può essere l'Oriente, possono essere i canguri...
È l'emozione dello spettacolo! È il TORINOFILMFESTIVAL



e-mail: pdv@regione.piemonte.it

Regione Piemonte Home Page