Siano sue madrine la pura invenzione, la denuncia o la necessità di lanciare in mare una bottiglia che sappia raccontar di noi a chi verrà dopo, è da sempre la voce condivisa a ritagliare porte da attraversare, ponti su cui insieme salire. Anche ora che la virtualità sembra volersi candidare a unica divinità, raccontare e raccontarsi attraverso parole stampate o sedimentate sul web non è l'unica cosa da fare: esserci, insieme, raddoppia il valore del viaggio. Solo così il pensiero continuamente cresce e fermenta fino a far rompere bottiglie racchiuse, o rinasce nel sudore dell'incontro e nel respiro della parola detta: e la voce diventa barca su cui insieme salire, confine da attraversare.
E' forse per questa quasi primigenia e rassicurante condivisione di dolori e ninne nanne, che le letture pubbliche - o reading che dir si voglia - fanno accoliti e segnano il tutto esaurito, quasi che ogni occasione possa essere un dono, una tregua concessa a noi tutti in nome dell'incanto. E' il cerchio che si chiude, in questo canto di voci che ammalia: null'altro che un rinnovato cadenzare di gesti e di fiato che l'oralità popolare da sempre ha tenuto vivo e in atto.
Nell'anno di Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma, vogliamo dedicare il primo dei nostri focus a questi non-libri di sempre che dal free style alla poesia a braccio in ottava rima, dal reading più tradizionale al rave di Bookstoock, ancora raccontano di dei ed eroi, di leggi e travagliati destini.
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