Sergio Cammariere e Fabrizio Bosso: in fondo la vita è bella per questo
Stasera si esibiranno dopo il trio European Organ Summit sul palco del Teatro Giacosa di Ivrea in occasione dell’Eurojazz. Loro sono Sergio Cammariere e Fabrizio Bosso, personaggi che non hanno bisogno di presentazioni, vista la popolarità raggiunta a livello internazionale.
Aspettando il loro Jazz’n’ Soul Duet - concerto unico per pianoforte e tromba, dove il jazz promette l’incontro con la canzone d'autore – li raggiungiamo in hotel per curiosare dietro quella tecnica impeccabile, quella tensione creativa costante e quel lirismo con cui da sempre ci incantano. E’ la loro anima jazz a venir fuori durante l’intervista: con uno sguardo definiscono il ritmo, la pulsazione, poi si parte, la porta è aperta all’improvvisazione, ma per pianoforte e tromba dovremo aspettare che si alzi il sipario.
- Il concerto-evento che vi vedrà protagonisti insieme stasera all’Eurojazz è frutto di una collaborazione che risale a Dalla pace del mare lontano (2002) e che è cresciuta nel tempo, o la vostra amicizia ha radici più lontane?
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C: Era il 1999, o il 2000… sono ormai quasi 10 anni.
B: Prima che Sergio Cammariere diventasse famoso. Abbiamo fatto un po’ di club insieme.
C: Ci hanno legato le vicende umane oltre che quelle musicali. Questa coppia funziona perché mettiamo in gioco il sentimento che abbiamo verso la musica, l’emozione stessa che viene fuori.
B: È un po’ un nostro giocattolo questo duo. Ci divertiamo a suonare tutti i brani che diversamente non suoniamo né io nei miei concerti, né lui nei suoi. L’idea è nata anche così, di suonare la musica che ci appartiene, che amiamo, con cui siamo cresciuti, infatti suoniamo gli standard americani, la musica brasiliana, tiriamo un po’ fuori il nostro background.
- A giugno, abbiamo intervistato Stefano Bollani e gli abbiamo chiesto di spiegare ad un bambino la specificità del jazz rispetto ad altri generi musicali. Volete provare a rispondere anche voi? Cos’è il jazz?
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C: Bollani è molto bravo a spiegarlo ai bambini. Io quand’ero piccolo avevo un trenino elettrico molto particolare perché al posto delle traverse dei binari c’era uno xilofono colorato. Quindi, mentre questo treno correva su una pista circolare, i colori formavano una melodia: il blu corrispondeva al La, il Sol era rosso etc. Cambiando i colori, mescolandoli, questo trenino con un omino a carica a molla, creava componimenti musicali differenti. Negli anni ‘60 questo giochino che mi arrivò dall’America proponeva brani come Over the Rainbow. Secondo me questo è un bellissimo gioco da fare con la musica.
- Amate quello che fate. Si vede, si sente. C’è un prezzo da pagare?
E’difficile vivere di sola musica? E a cosa ci si affida? La vendita dei dischi è solo un veicolo promozionale per l'attività live o è un sostegno concreto all'attività artistica?
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B: È difficile perché viene sacrificata molto la vita privata. Fortunatamente ai nostri livelli riusciamo a vivere di sola musica. Io ho sempre fatto solo il musicista, ovviamente adattandomi a suonare musica che non mi faceva impazzire, come penso sia successo anche a Sergio. Sergio ha fatto tanto pianobar, però ha sempre suonato la musica che amava, quindi è stata anche una palestra per lui, come è stata una palestra per me suonare il liscio.
C: All’inizio un po’ di sacrifico c’è sempre. Questa strada, questo sentiero è articolato, ci sono zone tortuose, più buie, dove bisogna essere forti, avere coraggio, essere cocciuti, testardi, perché all’inizio non è semplice.
B: Si attraversano dei momenti di sconforto, perché ti sembra di non fare niente…
C: non hai più la mamma che ti fa la pasta tutti i giorni, devi essere single, devi fare tutto tu…
B: le lavatrici…
C: perché l’uomo italiano è abituato ad avere la mamma e invece chi fa il musicista la mamma non ce l’ha, perché deve girovagare, e non è semplice.
- A te Fabrizio - che hai collaborato e collabori con alcuni dei più grandi personaggi del panorama musicale mondiale, giri il mondo e hai quindi la possibilità di confrontarti con prassi, regole, strutture, organizzazioni differenti - chiediamo: cosa potremmo mutuare dall’estero per migliorare il sistema musica italiano?
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B: Ah tante cose! In Francia sicuramente i musicisti sono più tutelati, ci sono diverse forme di assicurazione. Ovviamente devi lavorare in maniera super regolare, però se capita che un anno hai dei problemi di salute o che lavori meno perché hai meno ingaggi, c’è una assicurazione che arriva a farti tenere lo stesso reddito, va a compensare. I giovani vengono aiutati con le case, ad esempio a chi si iscrive al Conservatorio superiore di Parigi viene pagata la casa. Insomma stanno avanti. In qualsiasi paese, anche fuori da Parigi, al nord della Francia, anche un paese di 20.000 anime ha un teatro che può ospitare 1.500 persone con una stagione teatrale di prosa e di concerti. Ahimè, in Italia mancano un po’ queste cose, mancano anche le strutture. Abbiamo tanti festival devo dire.
C: Meno male.
B: Negli ultimi anni devo dire che ci ha aiutato ed è una gran bella cosa. Mancano forse un po’ di strutture.
- Sempre in questo senso è d’obbligo una domanda a Sergio, che nel 2003 ha partecipato al Festival di Sanremo con Tutto quello che un uomo, ottenendo il terzo posto assoluto e il Premio della Critica: Sanremo è Sanremo?
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C:Il festival di Sanremo è la vetrina più importante che abbiamo nel nostro paese. Consiglio a tutti quegli artisti che hanno un’opera nel cassetto di tenere duro. Io in fondo ho fatto il Festival che avevo già 43 anni, nel 2003. Mi volevo allacciare anch’io alla domanda di prima, perché girovagando abbiamo scoperto che in Europa, soprattutto in Germania, c’è molta più diffusione di musica, di jazz, di musica classica soprattutto. In cittadine piccole di 20.000 abitanti dove abbiamo suonato, ci sono 14 conservatori. Lì suonano davvero.
- Sergio:
Ti sei affacciato alla ribalta che conta, all'età - relativamente tarda per un musicista - di 37 anni vincendo la rassegna del Club Tenco.
Fabrizio:
A poco più di 20 anni sei già stato eletto ‘miglior nuovo talento’ dalla rivista in un referendum di Musica in jazz e a 30 ti è stato assegnato il prestigioso premio europeo Django d’Or.
Avete alle spalle due percorsi di vita e carriera diversi: cosa consigliereste ai giovani musicisti?
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B: Di studiare, di suonare e di divertirsi, ma non pensando al fatto che devi diventare famoso.
C: Vivere alla giornata, e soprattutto suonare e suonare dal vivo, con il pubblico.
B: Cercare di suonare sempre con gente più brava e con più esperienza, quella è la palestra migliore. Il jazz lo puoi studiare a casa, studiare le scale, gli accordi, però poi le ossa te le fai veramente sul palcoscenico, suonando con gente con più esperienza che ti possa comunicare qualcosa. Bisogna rubare a destra e a sinistra per poi trovare un proprio linguaggio, però prima bisogna cercare di assimilare.
C: E poi la ricetta del successo…
B: Non esiste…
C: Non esiste, però più si è umili e più si raggiungono gli scopi
- Progetti per il futuro?
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B: Andare avanti a girare
C: Forse faremo anche un album, un disco Cammariere Bosso. Tutto può accadere e in fondo la vita è bella per questo.
Per saperne di più:
venerdì 20 marzo 2009, Hotel Sirio, Paola Bologna con Anna e Andrea Crovagna