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Il direttore di FLIC intervista Giorgio Barberio Corsetti

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Matteo Lo Prete, direttore Pedagogico della Scuola di Circo Flic della Reale Società Ginnastica di Torino, ha intervistato per noi Giorgio Barberio Corsetti, tra i principali rappresentanti del teatro di ricerca in Italia, in occasione della Notte Bianca romana dell'8 settembre. "Ho conosciuto Giorgio nel 2006 - racconta - mentre si trovava ad allestire a Torino Il colore bianco, in occasione delle Olimpiadi Invernali. Lavorare con lui e la sua squadra, per la promozione dello spettacolo, mi ha fatto scoprire un grande professionista, ma soprattutto un grande appassionato delle arti circensi, innamorato del nuovo circo. Potete immaginare la mia gioia quando, questa primavera, mi ha chiamato chiedendomi di partecipare alla Notte Bianca, insieme ad artisti eccezionali provenienti dai cinque continenti. A Roma ci siamo trovati a lavorare gomito a gomito per cinque lunghi giorni. Giorgio è stato una presenza costante, il primo ad arrivare e l'ultimo ad andare via, sempre disponibile con i ragazzi e sempre pronto a confrontarsi per cambiare o migliorare le cose. E' stata davvero un'impresa incredibile, un melting pot di lingue diverse, artisti con le più disparate formazioni ed esperienze, tutti insieme tesi a costruire qualcosa di unico e magico, che poi finalmente è accaduto.” Dopo l'ubriacatura di una notte così magica e irripetibile, Matteo ha avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con lui sullo stato dell'arte del circo contemporaneo in Italia e nel mondo. E, come di solito accade parlando con lui, ne sono nati mille stimoli, spunti e riflessioni.

Sei una figura fondamentale del teatro di ricerca in Italia, ma - anche se solo da alcune stagioni sono entrati prepotentemente a far parte dei tuoi spettacoli l'elemento coreografico e quello circense - possiamo dire che condividi con il circo una vocazione: quella di inventare, innovare, cercare di anticipare il cambiamento…
Va detto che fin dai primi del ‘900 le avanguardie artistiche hanno dimostrato un grande interesse per le altre arti e il teatro in più occasioni è stato sedotto dalla sua componente fisica e acrobatica dell'arte circense, da sempre stata considerata alla stregua delle altre discipline. Da quando ho cominciato a lavorare in questo settore, non ho mai concepito il teatro unicamente come luogo della parola: il corpo ha avuto fin da subito un ruolo centrale. Non è stato un caso, dunque, il mio interesse per la danza, la musica, e per un teatro che non si svolgesse soltanto in orizzontale, ma fosse capace di esplodere anche nella verticalità. Inevitabilmente sono stati messi in gioco la forza di gravità, il cielo, la terra, quello che c'è in alto e quello che c'è in basso, e di conseguenza le discipline che hanno a che fare con il circo. Tutto questo è stato presente sin dai primi spettacoli di cui ho curato la regia, e ho continuato a dare spazio a questa fortissima componente fisica anche in quelli successivi, anche quando questi avevano una base letteraria o di letteratura teatrale molto forte. E' stato solo in occasione della mia esperienza come direttore artistico della parte teatrale della Biennale di Venezia - girando l'Europa alla ricerca di spettacoli che fossero interessanti, contemporanei e capaci di raccontare il mondo che ci circonda - che ho conosciuto quello che viene chiamato nuovo circo o circo contemporaneo. Quell'ondata nata in Francia a metà degli anni '70, che si è poi sviluppata fino ad oggi…Foto notizia Ebbene, mi sono reso conto che in quelle esperienze c'è una ricchezza incredibile, non solo iconografica e tecnica, quella cioè che il circo tradizionale ha mutuato dalle discipline sportive. Il nuovo circo è infatti capace di raccontare il mondo che ci circonda, lavorando con gli artisti su territori di confine - tra circo e la danza, il circo e la musica - e utilizzando un linguaggio molto forte, innovativo, immediato, che sfida le leggi della gravità e, con la sua energia e audacia, ha un forte impatto sul pubblico. Questo approccio permette il coinvolgimento anche di un pubblico disarmato, che non ha necessariamente un bagaglio, una conoscenza culturale approfondita. E' un linguaggio molto popolare e nello stesso tempo molto raffinato, perché ha a che fare anche con le tecniche e con le sue applicazioni.
Foto notiziaMetamorfosi – il festival romano da te diretto – quest'anno ha proposto al suo pubblico un'ampia panoramica sulle ultime tendenze della tradizione circense. Dalla Francia al Québec, da Tunisi a Torino, qual è lo stato dell'arte del circo contemporaneo nel mondo, in particolare fuori dal territorio europeo?
Guarda, ci sono varie tendenze. Una fra esse è incredibile, commovente, potente; ha qualcosa di miracoloso: sto parlando dei circhi che lavorano nelle zone bisognose, nelle bidonville, coi bambini di strada, recuperando - attraverso questa sfida fisica - bambini altrimenti persi, sbandati. Il circo li sfida in maniera totale, mette in gioco i loro limiti, le loro difficoltà e spesso permette loro di vincere la droga. La grande trapezista Laurence Esteve dei Joka Boyz, ad esempio, col suo compagno si è trasferita a Città del Capo e lì ha fondato questa compagnia circense che sta dando dei grandi risultati. Adesso i loro ragazzi, che provengono dalle bidonvilles, possono confrontarsi con artisti come voi, formatisi alla Flic.
E, direi, senza sfigurare assolutamente…
No, assolutamente, sono due grandi clown e acrobati. In occasione della Notte Bianca a Roma abbiamo lavorato insieme in una babele di lingue, con gente di paesi diversi, con formazioni completamente differenti. Tu lo sai perché eravamo lì insieme. Sempre parlando del circo internazionale, ultimamente sono andato in vacanza a San Salvador de Bahia e là sono entrato in contatto con il Circo Piccolino, un altro circo che lavora con i bambini di strada
Anche noi in questo momento siamo in contatto con un altro circo sempre in Brasile , il Circo de Tudo Mondo e questo grazie al COSPE che un associazione umanitaria Italiana, molto impegnata in sud america. Stiamo cercando di mettere su un progetto per portare alcuni nostri spettacoli là, ma soprattutto stiamo cercando di portare loro in Italia.
Bellissimo! Quando sono stato al Circo Piccolino ho assistito al saggio dei bambini che avevano avuto come insegnanti degli ex-allievi: si era già creata una seconda generazione. In Canada ci sono scuole che hanno a che fare con la tradizione del Cirque du Soleil, ma ci sono anche artisti molto interessanti che non hanno quella tendenza decisamente hollywoodiana. Sai, il Cirque du Soleil è capace di creare spettacoli grandiosi, ma forse dal punto artistico per noi meno coinvolgenti di altri, più piccoli ma più poetici.
Ti stai forse riferendo alle Sette dita di una mano?
Sicuramente loro, ma ci sono varie realtà. Per esempio, quest'anno abbiamo ospitato Acrobat, uno spettacolo molto ironico e sprezzante che viene dall'Australia, paese in cui in questo momento c'è un movimento di circo contemporaneo molto interessante.
Come i Dislocate…
Sì, appunto: lui vestito da scheletro che faceva la corda elastica come se fosse stata un'impresa faticosissima, e lei vestita da sirena che faceva i tessuti. Vedi, questa forte componente teatrale/ironica oggi è molto presente in Australia. Poi ci sono i clown russi che hanno rivisitato con ritmi più contemporanei una tradizione antichissima. E poi abbiamo avuto anche i cinesi. Io sono appena stato in Cina, vicino a Pechino, a visitare un'importante scuola di acrobatica, la scuola che allena la troupe di acrobatica nazionale cinese. Ebbene, ci sono bambini dai 6 anni ai 18 anni che studiano là tutto il giorno con un'incredibile disciplina e con risultati dal punto di vista tecnico impeccabili, con un estetica particolare, forse un po' enfatica, che però dà ottimi risultati. I loro numeri hanno una codificazione molto specifica e loro, in linea di massima, rimangono sempre dentro questi codici.
Nel cartellone di Metamorfosi, accanto ad artisti di provenienza internazionale, non manca l'esempio di una ritrovata vitalità tutta italiana, grazie ai Nasi Rossi e ai nostri acrobati della scuola di circo FLIC che sono già stati protagonisti del tuo Il Colore Bianco per le Olimpiadi della Cultura del 2006 e che tu hai invitato a partecipare anche alla Notte Bianca di Roma. E' un caso che siano entrambi di Torino?
Credo sia un piccolo miracolo il fatto che a Torino ci siano, non una, ma due scuole e che, oltretutto, comincino a dare dei risultati. Nella Notte Bianca voi della Scuola di Circo Flic con il power track, i tessuti e il trampolino siete stati uno dei punti di forza, forse tra i momenti più suggestivi della serata, anche per la collocazione spaziale che vi si è data. Voglio dire che, anche tecnicamente, per fortuna cominciano ad esserci artisti di circo contemporaneo anche in Italia. E la speranza è che, una volta formatisi, possano riunirsi, creare delle compagnie, mettere in piedi degli spettacoli che a loro volta avranno un colore, un gusto diverso da quello francese piuttosto che belga. Cominceranno finalmente ad esserci degli spettacoli di circo contemporaneo italiano. Da quello che posso vedere gli spettacoli nascono da questi collettivi nati all'interno delle scuole o fra artisti che cercano un coreografo che dia loro una mano.
Infatti anche nella nostra scuola, questa è proprio una ricerca che facciamo. Con Roberto Magro in un anno di scuola anziché fare un unico spettacolo finale, abbiamo creato quattro spettacoli per quattro gruppi diversi di ragazzi. E questo con l'idea di creare piccole compagnie anche qui, per poi non fare emigrare all'estero tutto questo patrimonio umano e artistico. Cosa consigli alle nuove generazioni di circensi e di teatranti? La loro formazione può partire da una scuola come la nostra?
Trovo che il livello delle scuole, in questo momento, sia ottimo, a giudicare dall'esibizione dei Nani Rossi e degli artisti provenienti dalla Scuola di Circo Flic. Anche la disponibilità mentale dei ragazzi è ottima, per cui le basi ci sono. Si tratta di capire che tipo di sviluppo può avere poi tutto questo. In Italia ci sono tre o quattro festival di circo, ma non esistono centri di produzione. In Francia ci sono centinaia di piccole realtà, tendoni, possibilità di produzione regionali e comunali. Anche la Spagna offre molte più possibilità. Sai, da una parte il lavoro delle scuole è fondamentale, ma poi bisogna lavorare in mille altre direzioni…
Ovviamente io, come direttore di una scuola di circo, sento molto questo problema. Proprio per questo sto lavorando, insieme all'Agenzia di Spettacolo Zelig, ad un progetto finalizzato alla creazione di un centro di formazione, produzione e diffusione del circo contemporaneo in Italia. Mi auguro che in questo senso ci sia da parte dei politici una risposta affermativa. C'è tanto lavoro da fare.
Da parte mia mi sono preso la responsabilità di creare un festival che prima non esisteva, e di spingere ogni anno affinchè si rifaccia. Bisogna tener conto del fatto che gli spettacoli di circo contemporaneo hanno un impatto molto forte e che si rivolgono, potenzialmente, ad un pubblico molto grande. Si tratta solo di farlo capire agli amministratori e agli organizzatori.Foto notizia

9/09/2007, Matteo Lo Prete

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