Piemonte dal vivo incontra Georgia Taglietti: il Sónar di Barcellona, un festival oltre la contemporaneità.
Il Sónar è uno dei festival europei di riferimento, non solo in campo musicale. Da sempre diviso in due momenti, che si influenzano e sostengono reciprocamente - Sónar de Día con incontri, show case di nuovi talenti, area espositiva dedicato ai professionisti e Sónar de Noche con i grandi concerti dei protagonisti della scena elettronica contemporanea - il festival prosegue il suo percorso da 16 anni, sempre alla ricerca di nuove evoluzioni artistiche, ma anche organizzative.
Subito dopo il panel "I festival europei di musica e cultura elettronica come catalizzatori e moltiplicatori di risorse, pubblico, comunicazione, vitalità del territorio, capacità di fare rete con ricadute su turismo, cultura giovanile, economia" organizzato dal festival Club To Club incontriamo Georgia Taglietti, responsabile della comunicazione internazionale del Sónar.
- Il Sónar è nato nel 1994. Il progetto PdV è nato nel 1996 quando i festival erano solo 20, mentre oggi sono 100: il sistema dei festival è diventato molto più complesso e si è evoluto rapidamente in modo esponenziale. Com’è cambiato in questi anni il Sonar? E com’è cambiata la realtà artistica e organizzativa che lo circonda?
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Dal ‘94 ad oggi il panorama è cambiato soprattutto perché il festival è stato accettato, quasi assimilato, come piattaforma di mercato per la cultura. In questo contesto qualsiasi tipo di cultura viene messa alla prova, testata con il pubblico, dal vivo. Il nostro festival più che evolversi a livello quantitativo si è evoluto a livello musicale e artistico. Questo formato che all’inizio aveva un certo senso per alcuni operatori culturali, adesso ha senso in generale, per promuovere qualsiasi tipo di cultura e qualsiasi contatto fisico con questa cultura - contatto fisico vuol dire contatto sensoriale, visivo, esperienza vitale che non sia virtuale. Con la necessità di esplorare sempre di più questo contatto fisico il numero dei festival è raddoppiato, quintuplicato, perché il pubblico ne ha bisogno, per sentire che quello che vive a livello culturale è un’esperienza reale, una vita reale, una vita fisica, un’assimilazione di conoscenze e di culture che va oltre il virtuale.
- Sónar Kids è una delle più recenti evoluzioni del Sónar. Come mai avete scelto di dedicare una sezione al pubblico dei bambini e delle bambine?
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Sónar Kids è ancora in fase di sperimentazione, anche se si è un po’ più evoluto rispetto al primo anno. È un’idea dei direttori artistici nata per promuovere un festival per l’infanzia dai 0 ai 12 anni che proponesse esperienze creative per bambini che non fossero categorizzabili. Sono esperienze creative diverse da quelle che normalmente sono offerte al pubblico dei bambini, si allontanano da quella che è l’era Disney per affrontare quella che è l’evoluzione della cultura elettronica che contamina anche l’educazione infantile. È una contaminazione positiva evidentemente e non deve essere intesa come una parola negativa. Vogliamo che il bambino possa sperimentare la cultura elettronica, adattarla alle sue necessità, sia a livello di produzione che a livello di contenuti. Visto che la cultura elettronica è ancora sinonimo per molti di noi di evoluzione, di modernità, di tecnologia, cerchiamo di applicare queste tre caratteristiche particolari della cultura elettronica a quelle che sono le attività per l’infanzia. È un’iniziativa che ha moltissimo successo fra i genitori, che sono quelli che alla fine vengono e pagano il biglietto, e siamo molto contenti della partecipazione dei piccoli. Abbiamo scoperto tantissime necessità culturali dei bambini che non conoscevamo: abbiamo per esempio scoperto che hanno delle necessità particolari sulle dimensioni degli spazi dove si muovono, sul tipo di suono che ascoltano, su come ascoltano questi suoni, come reagiscono all’intervento musicale o del ballo, della danza, della creazione di suoni o di disegni. È stata un’esperienza fantastica, sarà un’esperienza fantastica, ma è in piena evoluzione.
- Parlando di quella che hai definito realtà locale e regionale Europea, che tipo di opportunità potrebbe rappresentare per la Regione Piemonte presentare la giovane musica elettronica come un sistema vero e proprio, come una rete che si evolve e cresce?
- Considerando che l’Italia è il terzo paese di acquisto di vendita anticipata dei biglietti del Sónar e al festival sono presenti più di 40 paesi, partecipare con uno show case di talenti creativi della Regione Piemonte è importantissimo perché ti posiziona e ti fa sentire dove sei nei confronti del mondo e allo stesso tempo il mondo scopre te. Questo è quello che tentiamo di fare quando facciamo uno show case. L’obiettivo di una presentazione di una regione, di un evento di un paese o di una label è quello di posizionarsi nei confronti del mondo e di capire come il mondo reagisce nei confronti di quello che produci, di quello che fai, della tua creatività. Evidentemente la qualità del talento, la qualità dei progetti presentati al Sónar deve essere di altissimo livello, perché possano mantenere quella che è l’aspettativa, la richiesta qualitativa del pubblico. Normalmente la scelta artistica viene sempre fatta con noi, perché bisogna avere quella che noi chiamiamo la forza di scena, la presenza scenica: bisogna sapere suonare live e sapere tenere un tipo di pubblico che è sempre molto esigente.
- In Catalogna Catalan Arts rappresenta per Piemonte dal Vivo un esempio al quale guardare con interesse. Per il Sónar e per i festival catalani cosa significa la presenza di un progetto del genere?
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L’ICIC, che è l’Istituto Catalano di Industria Culturale, è un istituto che è molto vicino al festival e ci ha incluso in uno dei progetti a medio-lungo termine per il finanziamento di festival musicali in Catalogna. Catalan Arts e ICIC lavorano molto con noi per far evolvere la presentazione della musica elettronica catalana nel mondo. Abbiamo portato molti artisti catalani nei vari eventi che organizziamo all’estero, tra cui Tokyo o Chicago a settembre 2010, o l’Inghilterra con A Taste of Sonar a Londra. È un do ut des, io ti do e ricevo: il Sónar offre all’ICIC il network internazionale che ha già a disposizione e l’ICIC offre l’appoggio istituzionale necessario per mantenere un certo equilibrio, perché bisogna pensare che il Sónar si svolge a Barcellona, è un festival catalano e questa è la nostra realtà.
- Viviamo il tempo della crisi, dell’emergenza. Cosa ti sentiresti di dire a una/un giovane organizzatrice/organizzatore che comincia adesso a lavorare nel mondo dell’arte performativa e dello spettacolo dal vivo? E a una/un giovane artista?
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Nonostante il mio ottimismo la situazione non è facile. Però quello che senza dubbio è più importante per me, nonostante l’interesse delle istituzioni, è che il progetto nasca da una necessità di crescita personale, una necessità di creatività personale. Le istituzioni sono lì per aiutare però non per alimentare costantemente questa necessità, devono anche loro trovare la loro posizione dentro un progetto culturale, che può decidere di mantenere la sua indipendenza creativa e chiedere che un’istituzione partecipi proporzionalmente a quello che la creatività voglia che sia. Più un’istituzione, più un organismo statale partecipa ad un festival più evidentemente c’è meno libertà di scelta. Questo perché a un certo punto non sei più solo tu e la tua azienda, ma sei tu e una serie di enti che giocano ruoli importanti nella cultura locale, regionale e statale. L’importante è equilibrare queste presenze, per mantenere un pubblico che si senta partecipe dell’iniziativa creativa di qualcuno e allo stesso tempo che sappia che questa iniziativa è appoggiata, è promossa da un ente che è friendly, che è vicino a questa proposta culturale.
Per me è difficile quando il messaggio è miscelato, “sono statale o sono regionale e sono indipendente”. Difficile essere regionale, statale e indipendente e giocare con questi pesi. È un equilibrio importantissimo e questo deve essere chiaro quando si inizia: non appoggiarsi troppo e decidere che lo Stato paghi tutto, la Regione paghi tutto, o l’organizzatore stesso paghi tutto. La formula più adeguata è l’ equilibrio delle forze, un equilibrio in funzione di quello che si vuole fare. Per esempio la danza contemporanea è un ambito creativo che non è così redditizio a livello di biglietti, ha sempre molto più bisogno di appoggio statale. Quello che facciamo noi è più easy nei confronti del pubblico, ha sempre più reddito a livello di biglietti per cui può essere più facilmente indipendente. La scelta dipende dal progetto creativo, dalla volontà di libertà creativa e anche libertà di scelta che a volte si vuole avere e da un equilibrio molto saggio nei confronti del finanziamento dell’evento.
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6/11/2010 Francesca Savini – Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino