Piemonte dal vivo incontra Emmanuel Serafini, il nuovo direttore del Centre de Développement Chorégraphique - Les Hivernales d'Avignon, storico centro di ricerca coreografica.
Nel 1979 Amélie Grand organizzò ad Avignone Les Hivernales, una settimana interamente dedicata alla danza, con spettacoli, stage, incontri e mostre, dedicando un'attenzione speciale alle giovani compagnie francesi. Dopo il successo crescente negli anni '80, nel 2001 Les Hivernales sono diventati Centre de Développement Chorégraphique, luogo permanente di promozione e diffusione della danza contemporanea, punto di riferimento per artisti e operatori. Nel 2009, a trenta anni dalla sua creazione, Amélie Grand lascia il posto a Emmanuel Serafini, chiamato a proseguire questo importante percorso di sostegno e di ricerca.
- Un luogo e un tempo consacrati alla danza: Les Hivernales hanno più di 30 anni di storia. Cosa sono oggi?
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Il festival Les Hivernales, che tradizionalmente si svolgeva d'inverno, si sta evolvendo. Lo Stato e i partner pubblici francesi hanno deciso di creare un Centre de Développement Chorégraphique (CDC - Centro di ricerca coreografica) quindi di sviluppare il linguaggio della danza in un territorio specifico, quello della Provence-Alpes-Côte d'Azur. Hanno quindi affidato a questo grande festival una missione di più ampio respiro. Questo vuol dire lavorare sul pubblico, e su un'idea della danza presente tutto l'anno, durante tutta la stagione. È per questo che abbiamo una programmazione estiva, accanto al festival Les Hivernales.
- Il sistema teatrale italiano è molto diverso rispetto a quello francese. Cos'è un Centre de Développement Chorégraphique?
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Un Centre de Développement Chorégraphique è un luogo al quale hanno affidato la missione di sviluppare e diffondere la danza in questa Regione. Il CDC è infatti una tipologia di struttura riconosciuta a livello nazionale - accanto ai Centre Dramatique, ai Centres Chorégraphiques Nationaux, alle Scènes Nationales - che è stata introdotta di recente. Abbiamo il compito di fare in modo che ci siano più spettatori, più spettacoli, più luoghi per lavorare, per provare, per esibirsi, in maniera tale che ci sia sempre più danza.
- Il progetto Quand les régions s'en mêlent... - l'Eté danse des Hivernales ha per vocazione quella di incoraggiare la cooperazione interregionale sostenendo la diffusione e la promozione delle compagnie di danza. Cosa vuol dire per un artista presentare il proprio lavoro nell'ambito di questo evento?
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La manifestazione si svolge nell'ambito di uno dei più grandi festival di spettacolo dal vivo in europa e forse nel mondo, il Festival d'Avignon, con una programmazione mutidisciplinare che permette a numerosi organizzatori e professionisti e a un grande pubblico di vedere spettacoli. È molto importante presentare qui il proprio lavoro, perché la programmazione di Quand les régions s'en mêlent... è legata a quella del Festival d'Avignon In, ed è inserita nell'Off.
L'idea è quella di incontrare un vasto pubblico, piuttosto popolare, che viene regolarmente a Avignone: ci sono persone che restano per tutto il festival e guardano molti spettacoli a qualsiasi ora del giorno e della notte, che vanno in scena in qualsiasi sala e a qualsiasi condizione. L'esperienza che trovo straordinaria per gli artisti è che possono incontrare questo pubblico, confrontarsi con persone che amano lo spettacolo dal vivo, conoscono un po' la danza, hanno punti di riferimento, possono vedere nella stessa giornata diversi spettacoli e scegliere quindi quello che piace loro maggiormente.
Allo stesso tempo, visto che il progetto mette in rete artisti francesi e italiani, l'esperienza permette un confronto diretto e la creazione di connessioni e legami. Questo consente agli uni e agli altri di conoscere lo stato della danza nei rispettivi paesi.
Noi abbiamo una vocazione a difendere la danza nel sud della Francia, e ci apriamo all'Euroregione con il Piemonte: questo permette agli artisti italiani di incontrare moltissimi responsabili di luoghi culturali, di festival che vengono da tutto il mondo. L'anno scorso c'erano direttori di festival degli Stati Uniti, dell'Argentina, della Corea, del Giappone, che hanno inserito nella loro programmazione le compagnie presenti nel cartellone di Quand les régions s'en mêlent... Questa esperienza permette infine a una compagnia di danzare a lungo: ogni compagnia danza infatti tra le 12 e le 14 volte lo stesso spettacolo, ed è rarissimo per la danza replicare così tante volte. Questa è anche la grande forza di Avignone: far crescere molto lo spettacolo, conferendogli un'altra maturità.
- Il nuovo percorso di Les Hivernales è iniziato con un festival dedicato all'identità e alle radici. È vero che "il cuore della creazione coreografica si è spostato verso il continente africano"?
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Questa è una affermazione che ho cercato di verificare con gli spettacoli che ho programmato. Ma è vero che sempre più gli artisti africani, che erano un po' relegati in una danza per così dire etnica, hanno appreso il linguaggio della danza contemporanea occidentale e se ne sono appropriati. Il risultato è straordinario perché hanno una capacità d'invenzione poetica, non legata ai tabù come in Europa. Non subiscono il peso della religione né della cultura, sono molto più liberi.
Mi interessava mostrare questo "matrimonio", questa possibilità. L'ho fatto quando sono arrivato qui, in una regione dove le comunità sono molto importanti, c'è molta immigrazione, particolarmente dall'Africa del nord e dall'Africa continentale. Era interessante permettere al pubblico di vedere queste creazioni, questi spettacoli, per trovare un legame con le loro radici, incontrare artisti delle loro nazioni d'origine ad Avignone.
Dunque ho cercato di verificare questa affermazione e mi sono reso conto sempre di più che la qualità della danza, l'inventiva degli spettacoli, la creatività, si trovavano dalla parte dell'Africa, dei danzatori africani. In un certo senso è stato sempre così, non si può non ricordare l'influenza dell'Africa sui Surrealisti, ma trovo che nel momento in cui ci si chiede se la danza francese ha qualcosa da dire, sia importante scoprire che gli artisti africani hanno molto da dire.
- Puoi parlarci del nuovo progetto 100% danse - Quand les régions s'en mêlent... ?
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Ho assunto la direzione del CDC a settembre. La stagione estiva 2009 si era appena conclusa. Dopo una serie di incontri con l'equipe sui metodi di selezione, sulla programmazione, sugli spazi - lo studio Amélie Grand non è più a norma di sicurezza per accogliere spettacoli - ho rimescolato un po' le carte e ho chiesto un bando interregionale per le candidature al progetto. Alcuni artisti hanno proposto così i loro spettacoli. Attraverso varie riunioni svoltesi in ogni regione, con il supporto di professionisti della danza, si è arrivati a una rosa di proposte che mi è stata comunicata. All'interno di questa lista ho scelto 6 compagnie: due di Rhône Alpes (Compagnie Stylistik; Compagnie Malka), due della Provence-Alpes-Côte d'Azur (Collectif 2 Temps 3 Mouvements; Kubilai Khan Investigations), una della Languedoc-Roussillon (Compagnie R.A.M.a) e una del Piemonte (Tecnologia Filosofica).
Per la Regione Piemonte avevo una scelta ampia e molto differenziata di artisti, e sentivo maturità molto diverse: lavori consolidati, o appena all'inizio. Sono stato colpito da una compagnia piuttosto giovane (Tecnologia Filosofica), con una coreografa giovane (Francesca Cinalli), perché c'era un'inventiva molto forte, uno stile di danza che mi tocca più della danza sperimentale. Trovo che ci sia un desiderio di scrittura nello spazio molto affermato. Avevo una scelta di solo, di piece personali, intimiste, ma dato che abbiamo una grande sala con un palco piuttosto grande che ha 10 metri di apertura, e 12 m di profondità, uno spazio nel quale il rapporto col pubblico è meno facile rispetto a un piccolo spazio, ho dovuto prendere in considerazione questo parametro. In questo progetto che ho scelto c'era un po' d'Italia, più che negli altri, nei quali c'era una corrispondenza con forme spettacolari che si vedono circolare in Europa, nel mondo. Con questo progetto si aveva una visione molto ironica, sarcastica, poetica della situazione dell'Italia, di ciò che vive attualmente questo paese così vicino, ma che conosciamo poco dal punto di vista delle arti. Finalmente abbiamo degli scambi con l'Italia nel sud della Francia, comunque mai abbastanza. Questo il motivo della mia scelta. Ho trovato questo spettacolo molto forte e mi ha fatto venire voglia di presentarlo al pubblico. E nella programmazione generale creava un giusto equilibro, portava un piccolo tocco supplementare all'idea che ci si fa qui della danza.
8/4/2010 Francesca Savini e Paola Bologna - CDC Les Hivernales d'Avignon
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