Le Residenze Multidisciplinari: territori in rete
Note al convegno del 1 e 2 Dicembre 2006: Le Residenze per il rinnovamento del teatro italiano - Una cultura che nasce dal territorio
Parte da lontano il lavoro condiviso in vista della costituzione di una capillare rete culturale fra i territori del Piemonte: da un convegno voluto dalla Regione Piemonte nel novembre 2005 a Cuneo che, vista la numerosa partecipazione degli operatori culturali, fece già intravedere le potenzialità di un lavoro coordinato e condiviso. Iniziò così un dialogo costante e costruttivo, promosso dagli uffici dell'Assessorato alla Cultura, che da subito rese percepibile il cambiamento in atto: una volontà condivisa di fare sistema che non era frutto di un'esigenza burocratica, ma un vero e proprio atto creativo. Nel 2006 la maggioranza delle Residenze Multidisciplinari, dopo un lungo dialogare, decise di costituire un'associazione: un luogo altro dove poter continuare a relazionarsi, dove condividere progetti, sistematizzare collaborazioni, ideare coproduzioni. Nacque così l'Associazione Piemonte delle Residenze, da subito percepita sul territorio nazionale come un modello alternativo ad una situazione diffusa che vede convivere forme di residenza diverse, talvolta sporadiche; che vede emergere mancanze reali, di relazione con gli enti locali e regionali, di sistema con altri operatori, di non riconoscibilità sul territorio; che soffre soprattutto dell'assenza di leggi in materia. Non a caso infatti, il regolamento piemontese del 2001, pioniere di questo tipo di stabilità leggera, è ormai considerato dagli operatori non piemontesi come una concreta possibilità di sistema da importare sui propri territori.
Questo il clima foriero dell'idea del convegno del 1 e 2 Dicembre 2006: "Le Residenze per il rinnovamento del teatro italiano - Una cultura che nasce dal territorio" promosso dalla Regione Piemonte e dall'Associazione Piemonte delle Residenze, di cui, a quattro mesi dall'evento, incontriamo i tre rappresentanti del collegio di presidenza: Giordano Amato, Gimmi Basilotta e Antonio Damasco
- A due mesi dalla conclusione del convegno quali sono le vostre valutazioni?
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Non possiamo che essere soddisfatti: è stato un momento importante per tutti, in primis per la nostra Associazione Piemonte delle Residenze che al suo primo appuntamento pubblico si è presentata in modo organizzato, coeso e vitale. Crediamo inoltre che il convegno sia stato importante per la Regione Piemonte stessa, che ha confermato oltre ogni dubbio il suo sostegno forte e determinato ad una proposta di qualità che vede nella duplice interazione tra processo artistico e risorse del territorio uno degli strumenti più efficaci per lo sviluppo e il rinnovamento culturale, e uno degli orientamenti adottati a livello nazionale nella politica culturale territoriale. Il convegno è stato inoltre un'occasione significativa per il settore del teatro italiano della stabilità leggera, grazie al confronto che si è aperto tra le diverse esperienze, confronto che ha fissato un punto di partenza per la nascita di una rete nazionale delle residenze teatrali.
- Parlate di residenze teatrali italiane, anche se attualmente soltanto la Regione Piemonte e la Regione Toscana ne riconoscono l'esistenza...
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La questione è duplice. Da un lato viene da dire che l'esperienza di residenza non ha bisogno di essere certificata per esistere. E' una questione che riguarda l'agire artistico, l'abitare i luoghi, il viverli con la gente, il fare teatro con l'idea di creare un segno ed un senso di appartenenza. Grazie al convegno abbiamo capito che in Italia le esperienze orientate secondo queste linee sono tante e significative. D'altra parte c'è bisogno di ottenere una maggiore riconoscibilità e un maggior sostegno sia a livello regionale che da parte del Ministero. In questo senso la Regione Piemonte può costituire un traino nei confronti delle altre regioni italiane, e non solo come modello ideale, ma può assumere un ruolo di promozione attivo, volto a stimolarle affinché si dotino di normative idonee al sostegno delle esperienze di residenza. Obiettivo importante è che lo stesso Ministero giunga a breve a includere all'interno dei suoi regolamenti il modello delle residenze teatrali e anche in questa importante battaglia il contributo della Regione Piemonte, per la sua posizione di leader, potrebbe essere risolutivo.
- Tornando alla realtà piemontese: nel vostro intervento di apertura al convegno avete messo in evidenza alcuni elementi di criticità...
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Infatti. Alla luce di questo quinquennio di attività, possiamo dire che probabilmente è giunto il momento di riverificare alcuni aspetti della normativa regionale, che ora appaiono incongruenti con quella che è diventata nella sua complessità l'esperienza delle Residenze Multidisciplinari piemontesi. Al convegno abbiamo così cercato di focalizzare questi aspetti chiedendo alla Regione di poter attivare un tavolo di lavoro per la revisione dell'articolo del regolamento che sostiene le residenze. In sintesi abbiamo esposto la nostra necessità di trovare all'interno della normativa una maggiore definizione dello specifico campo operativo di una residenza - che considera il territorio come uno degli elementi fondanti per la sua stessa esistenza - e abbiamo sottolineato come sia difficile ipotizzarla come un'esperienza a termine e limitata nel tempo (l'attuale articolo infatti fissa in sei anni il tempo massimo di vita di una residenza). In conclusione abbiamo fatto presente la nostra necessità di comprendere come e con quali criteri la Regione stia promuovendo la diffusione delle residenze in Piemonte, per riuscire a rendere efficace il nostro operare, con una progettualità di sistema ed interazione.
- A questo punto quali sono i vostri programmi per il prossimo futuro?
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Dal convegno siamo usciti con alcune importanti ritorni e già durante il suo intervento l'Assessore Oliva ha espresso la sua disponibilità a ragionare sui temi proposti, così nelle prossime settimane contiamo di poter avviare gli incontri. Per il resto, dopo le valutazioni sull'andamento del convegno, stiamo iniziando a dare corpo un progetto che cercherà di coordinare nei diversi territori le attività delle residenze della nostra associazione. Riteniamo in crescita quello che può essere il ruolo dell'Associazione Piemonte delle Residenze nell'attuale scenario piemontese e nazionale. Questo è probabilmente il momento in cui l'APR può esprimere al massimo il suo ruolo, sia a livello locale, sia nazionale, essendo oggettivamente come abbiamo detto in una condizione di esperienza "pilota" che potrà essere modello per altre situazioni in differenti territori.
- Nel 2007 quindi svilupperete alcune azioni dirette a consolidare e rendere operativo il modello di coordinamento e collaborazione delle R.M., rendendo così maggiormente evidente la rete di collaborazioni già operante?
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È tra i nostri obiettivi formalizzare il circuito, nato un po' spontaneamente, e approfondire il dialogo con i circuiti già attualmente operanti in Piemonte.
Si farà sistema anche intensificando le collaborazioni dirette a realizzare coproduzioni tra due o più residenze, in modo da ottimizzare sforzi e risorse sia nella fase produttiva che in quella distributiva. Infine intendiamo proporre un progetto artistico collettivo che sia la naturale espressione delle singole R.M. ma sia al tempo stesso ulteriore e indipendente dalle singole realtà che lo promuovono. Nel 2007 questo potrà avvenire probabilmente attraverso alcuni appuntamenti in differenti territori della Regione, che nel corso dell'anno metteranno in rapporto a gruppi le diverse Residenze dell'Associazione. Stiamo infine considerando la realizzazione di una pubblicazione che raccolga contributi teorici, non solo piemontesi, sulla modalità operativa delle residenze per dare uno stimolo al dibattito nazionale. Intendiamo presentare questa pubblicazione a fine anno, al convegno 2007 che, in accordo con la Regione Piemonte, potrebbe svolgersi in collaborazione con un'altra regione, quale Toscana o Lombardia.
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