Piemonte dal vivo incontra Antonio Piccininno, grande maestro della tarantella di Carpino
Da bambino Antonio Piccininno, facendo il pastore nell’entroterra garganico, ha imparato i canti popolari di Carpino. Tramandati da generazioni non per fare spettacolo, ma per scandire i riti legati al calendario dei lavori contadini e per raccontare attraverso le parole di tutta una comunità sentimenti, frustrazioni e vicende del territorio, i sunètte e le canzoni di questo piccolo paese sono sopravvissuti - alla guerra prima, e all’avvento del grammofono, della radio e della televisione dopo - solo grazie a chi, come Zi'ntonio, ne ha tenuto vivo il ricordo. Scomparsi Andrea Sacco e Antonio Maccarone, oggi è lui il riconosciuto guardiano di una sapienza orale che, oggi trasmessa ai Cantori di Carpino, è stata anche trascritta prima che fosse troppo tardi. Ad intervistare per noi Piccëninnë, dopo un concerto tenuto a Montecreto, sull’appennino Tosco-emiliano, per il Festival delle Province, è Antonio Damasco, direttore della Rete Italiana di Cultura Popolare.
- Di che anno è lei?
- Del ’16. 18 febbraio 1916
- Questi canti li ha sempre cantati fin da piccolo?
- Questi canti li faccio da ragazzino, perché da noi a quei tempi non c’era niente. Non c’erano i mezzi come oggi. Non avevamo né lampadine, né acqua, non avevamo niente, cantavamo la notte quando ci stava la luna in paese e portavamo le serenate alle ragazze, questi canti che stiamo facendo adesso. Questi canti hanno secoli di storia, non li ho inventati io, ce li hanno tramandati i nostri antenati. Noi li abbiamo portati avanti. Poi è arrivata la televisione, i canti moderni e la popolazione li ha abbandonati con la modernità, ma noi e altri li abbiamo sempre tenuti attivi grazie ai ricercatori: a quei tempi dopo la guerra è venuto Carpitelli da Bologna, è venuto De Simone da Napoli, sono venuti Eugenio Bennato, Teresa De Sio e tante tante altre persone, un certo Nasuto Francesco maestro e ci hanno preso queste antichità. Poi Eugenio Bennato è stato quello che ci ha instradato. Gli è piaciuto e ci ha portato con lui per tanti anni a Roma Napoli Roma Napoli Roma, poi la gente ci ha riconosciuto e ci chiama senza di lui. E’ una trentina d’anni che giriamo. Questi ragazzi che sono con me stasera qui (I Cantori di Carpino), sono 15 anni che stiamo insieme e che giriamo uniti così.
- Sono giovani questi ragazzi?
- Sì, sono 15 anni che stanno con me.
- Stanno recuperando la tradizione?
- Sì, recuperano l’antichità. Abbiamo fatto i libri (Antonio Piccininno Cantatore e raccoglitore dei canti di Carpino di Salvatore Villani, Alla Carpinese: il sonetto garganico nei canti popolari di Carpino e Canti della memoria di Francesco Nasuti), tre o quattro ‘cinema’, uno con Teresa De Sio, uno con Eugenio Bennato, l’altro con Villano Salvatore, l’altro l’abbiamo fatto due mesi fa con un francese che è venuto a Carpino e abbiamo fatto un altro ‘cinema’.
- E la gente come risponde, i giovani come rispondono?
- I giovani rispondono. Ieri sera al paese nostro abbiamo fatto una serata con migliaia di cristiani. Rispondono bene. Si divertono però se si tratta di imparare sono un po’ tosti. Se vanno a sentire ascoltano, ballano, ridono, ma sono poche le persone che vogliono imparare, soprattutto donne.
- La vostra musica ha un ritmo sempre uguale, su cui lei canta delle strofe sempre diverse.
- Noi abbiamo tre modalità di musica. La Rodianella da Rodi Garganico, la Viestasana originaria della zona di Vieste e la Montanara da Monte Sant’Angelo. Le chiamiamo in questa maniera per indicare “quanto la vuò cantà”, la melodia. La Viestesana è un po’ lenta, se vuoi cantare la Montanara è un po’ più allegra, la Rodianella è più la tarantella. Noi li facciamo tutti e tre.
- Lei ha mai scritto canzoni sue?
- Le canzoni che canto le ho raccolte nel paese, le ho date al professore Francesco Nasuti e ci abbiamo fatto i libri. Non li ho fatti io, li ho trovati. Le ho imparate da persone che le hanno imparate da altre persone.
- Come le ha raccolte?
- Ho incontrato persone più anziane di me, uomini o donne, e domandavo:”Conosci qualche canzone nostra?” Se mi dicevano di sì io le scrivevo. Mi dicevano di sì io le scrivevo. Nella regione ne ho trovate 2-300. Sono andato da un professore del sud di Monte S. Angelo (Francesco Nasuto) e abbiamo fatto i primi libri, i primi 2-3000 libri e li abbiamo venduti, poi è arrivato là un certo Salvatore Villani di Rignano Gargano e ha fatto pure quello i libri, e stanno vendendo.
- Lei andava e si scriveva le parole. La musica come se la ricordava?
- La voce? La persona che ci ha preso i libri veniva con noi, abbiamo cantato insieme, le ha ascoltate, registrate.
- Quali sono le canzoni che preferisce fare in concerto?
- Ognuno di noi ha imparato le canzoni che gli piacciono. Io ho una cinquantina di canzoni. Nella raccolta che ho fatto le ho imparate a memoria, e quando voglio le canto. Qualcun altro le ricorda in un altro modo, ma su per giù… Chi ha imparato delle canzoni chi altre…
- La ninna nanna che canta però le piace molto…
- La ninna nanna la cantavano le donne antiche, poi è caduta in disuso. Io l’ho imparata e la canto ovunque vada. A Gerusalemme me l’hanno fatta cantare due volte: a metà concerto e alla fine, gli piaceva.
- Ci fa vedere dove tiene le date dei prossimi concerti?
- (Toglie il cappello e mostra un foglio con un elenco di località, che legge) Abbiamo fatto Oristano in Calabria, il 18 andiamo in Basilicata a Vieste, siamo stati a Lesina, Monte S. Angelo, stasera stiamo qui a Montecreto, domani siamo a Rodi Gargano, il 18 siamo in Basilicata a Pizzuli e chiudiamo le serate.
11/8/2010 Montecreto (Mo), Antonio Damasco, direttore della Rete Italiana di Cultura Popolare