Piemonte dal Vivo intervista Paolo Stratta, direttore della Casa del Teatro di Strada e del Circo Contemporaneo
La stanzialità è ònere o onòre?
Per un progetto nomade come il nostro la stanzialità è certamente un onore. La combinazione tra un circo stabile ed una progettualità costantemente itinerante rappresenta una sfida in contraddizione solo apparente:l'approdo ad un porto sicuro ed il poter ritrovare il proprio centro prima di un'altra tournée e di una nuova creazione rende più familiari le difficoltà.
Avere un luogo deputato, ove si va e da cui si viene, dove continuamente si ritorna, riesce ad affascinare ogni volta? E quanto e come cambia lo stare insieme e il rapporto tra la vita e l'arte?
Gli artisti ed i luoghi subiscono costantemente delle mutazioni vicendevoli, il tornare alla “base” arricchitida un'esperienza nuova e profonda fa si che la Casa non sia solo il laboratorio creativo di nuove idee e la fucinadella loro realizzazione ma anche lo spazio di ascolto, di ispirazione e di condivisione di una intera comunità artistica. Il circo è un'arte totalizzante i cui confini con la vita se non esistono sono davvero labili. E' una passione che corre sul filo del circo.
La spina dorsale gestionale e progettuale cui vi affidate come sopravvive agli alti costi gestionali e organizzativi della struttura?
La nostra è una struttura nuova, creata ad hoc in un settore dello spettacolo dal vivo che si sta definendo ed i cui presupposti artistici e gestionali si inseriscono in un mercato che non include ancora a pieno titolo la creazione circense contemporanea. Dunque è per il momento un'esperienza di viaggio con un biglietto di sola andata, alla ricerca di reti e paracaduti che possano venire utili al momento giusto. L'attenzione a tutti i livelli possibili di sostegno, dalle risorse locali ad i bandi europei, con un occhio importante alla vendita degli spettacoli che la nascitura compagnia stabile di circo produrrà, rappresenta ad oggi la nostra strategia organizzativa.
E' difficile sopravvivere al rischio sempre latente di mettere in secondo piano le esigenze artistiche della creazione, rispetto all'oggettiva necessità di quadratura economica?
E' un'insidia costantemente presente in ogni progetto soprattutto durante il suo start up ed in particolare nei progetti – come il nostro – diretti dalla stessa équipe che ne ha concepito l'esistenza. I fondatori sono abituati ad occuparsi nei primi momenti di tutti gli aspetti artistici ed organizzativi ed alle volte sono gelosi nell'abbandonare qualcosa nelle mani di altri. La maturità e la saggezza fanno si che in un determinato momento il delegare funzioni importanti ed il distinguere le differenti anime della gestione sia l'unica garanzia di far crescere la qualità delle attività e della creazione.
Che tipo di pubblico avete?
Abbiamo un pubblico attento, numeroso, affezionato, critico al punto giusto e dialettico nei nostri confronti. Ci permette di crescere ed accoglie le nostre sfide, non lo assecondiamo ed insieme stiamo maturando un punto di vista sul circo contemporaneo in continua scoperta. Dal ventre materno ai cent'anni non esiste soluzione di continuità. Il circo è un'arte popolare.