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Piemonte dal Vivo - In viaggio negli spettacoli fra cultura e turismo

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Piemonte dal Vivo incontra Juliana Neves, trapezista e acrobata aerea del Cirque du Soleil

Juliana Neves

Leggi il suo curriculum e quasi ti intimidisci: ha solo 36 anni e oltre ad essere una delle acrobate aeree più brave al mondo, e ad aver lavorato con compagnie di prestigio internazionale come le Cirque du Soleil e Les Ballets C. de la B., scopri che ha conseguito una laurea in sociologia, e che tra le lingue di sua conoscenza c'è anche il mandarino. La raggiungo in hotel, dove mi aspetta con César Rossi, coordinatore pedagogico e responsabile tecnico della Scuola di Cirko Vertigo: ha il sorriso accogliente di chi è abituato a girare per il mondo, e una luce negli occhi a stento racchiusa che molto racconta dell'energia e della passione con cui ha saputo perseguire i suoi sogni. Le chiedo di raccontarci dell'esperienza con la compagnia fondata da Guy Laliberté, e di quella con Alain Platel, ma poi scopro che lei e César hanno lavorato insieme molti anni fa nella loro terra natia, così mi è d'obbligo una domanda sulla situazione del circo in Brasile, loro terra natia. Quando è ora di salutarsi, il nostro abbraccio è un arrivederci: stasera si esibiranno entrambi al Kabaret Vertigo. Un peccato non esserci.

Sei entrata a far parte del Cirque du Soleil con il pas-de-deux aérien che ha vista protagonista insieme ad Andre Simard in Dralion. E' vero che avete replicato lo spettacolo 1000 volte in 3 anni?
Facevamo dieci spettacoli la settimana.
Nel 1984 la compagnia del Cirque du Soleil era formata da una ventina di saltimbanchi. Ora è un'eccezionale impresa economica che ha alle dipendenze 3200 dipendenti, artisti da 45 nazioni che parlano 25 lingue diverse. Qual è stato, secondo te, il fattore determinante che ha reso possibile tutto ciò?
Le Cirque du Soleil è nato grazie all'investimento del Canada di un milione di dollari. La compagnia in cui io e Cesare abbiamo lavorato insieme - Acrobatico Fratelli di Sao Paulo do Brasile - era molto simile al loro nucleo iniziale: se qualcuno li avesse sovvenzionati così tanto, probabilmente oggi sarebbero ad un punto diverso. Un milione di dollari in Brasile sono però soltanto un sogno. Le Cirque du Soleil è riuscito a rilanciare il circo in un contesto contemporaneo, ridandogli anche dignità artistica, ma è molto cambiato da cinque anni a questa parte, da quando cioè ho collaborato con loro. Oggi è quasi un marchio, capace di attirare platee vastissime, e sta facendo degli spettacoli diversi, non solo di circo. Delirium che avete visto a Torino, ad esempio, era una sorta di concerto rock con due o tre numeri. Lavorare al Cirque du Soleil per un artista è davvero una delle esperienze più belle e interessanti. Impari tantissime cose, lavori ogni giorno davanti ad una platea di 2500 persone, avendo a fianco registi, tecnici, artisti di altissima professionalità. Consiglio a tutti di tentare un provino, perché è un'esperienza indimenticabile.
Pensi che l'esperienza artistica del Cirque du Soleil riesca a coniugare la grandiosità tecnica, scenografica, acrobatica e illuminotecnica che lo caratterizza con la poesia, l'emozione legata alla riflessione, all'introspezione umana?
Non posso parlare a nome di tutti gli artisti. Io avevo un ruolo da protagonista in Dralion e poi - ci tengo a dirlo - gli spettacoli sotto i tendoni sono i meno tecnologici, e gli artisti ne sono una parte fondamentale. Oggi, ad esempio, gli spettacoli che fanno a Las Vegas sono veramente tecnologici: ho degli amici che lavorano lì che mi raccontano che a volte ad uno spettacolo collaborano 150 tecnici e 70 artisti. Al centro di tutto, in questo caso, c'è la grandiosità tecnica e scenografica, ma gli artisti ricevono uno stipendio che non è paragonabile a quello ipotizzabile in altre compagnie di circo nel mondo: è una scelta che fanno. Indipendentemente dal ruolo che hanno, ci tengono a rimanere lì.
Qualche parola sulla tua esperienza formativa e professionale e sulla recente collaborazione con la Compagnie Les Ballets C. de la B. che abbiamo avuto modo di vedere di recente a Torino in Import-Export con Torinodanza...
Ho avuto la fortuna di lavorare con il coreografo belga Alain Platel, all'introduzione di elementi circensi nella danza. Ero assistente alla regia. Ho imparato tantissime cose perché per la prima volta mi sono trovata dall'altra parte, e non in scena. E' stata una delle esperienze più belle della mia vita.
E' uno stile molto diverso da quello del Cirque du Soleil...
Molto differente. Le Cirque du Soleil lavora per il bello, il fantastico, in nome dell'entertainment, Alain con la profondità, la solitudine, la tristezza, con quello che succede nel mondo. Sono due mondi e modi opposti, due punti di vista di cui il mondo ha ugualmente bisogno, e l'esperienza di entrambi è stata complementare rispetto alla mia formazione.
ImmagineQual è lo stato dell'arte del circo in Brasile? Ci sono leggi, scuole, centri di produzione, finanziamenti pubblici...
La situazione odierna è molto diversa da a quella in cui noi abbiamo cominciato. Eravamo 2 compagnie, a metà tra circo classico e circo contemporaneo. Oggi sono una trentina, lavorano nel contemporaneo, alcune in parte finanziate dal governo, ci sono anche delle scuole. Le cose iniziano a cambiare, ma le cifre stanziate non bastano a fare in modo che il circo in Brasile cresca davvero: tieni conto del fatto che i presupposti ci sarebbero perché i tessutisti più bravi al mondo sono brasiliani, ma non solo; molti artisti sono chiamati a lavorare in compagnie estere. Ecco perché non abbiamo una forte compagnia nazionale. Il circo classico, con gli animali, sta invece proprio morendo.
Dal 3 al 7 dicembre terrai uno stage di danza e tessuti aerei presso la Scuola di Cirko Vertigo...
Sono molto contenta di essere qui in Italia, per tenere questo stage di livello avanzato. Ne faccio in tutto il mondo, dalla Palestina all'Ucraina, ed è incredibile vedere come il tessuto sia diventato davvero popolare tra le ragazze.

06/12/2007, Giulia Bertorello e Paola Bologna
Hotel Urbani, Torino

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