E' lui il primo grande evento del festival Teatri di Confine: Andrea Loreni, professione funambolo.
Il 2 luglio a partire dalle h 15 a San Sebastiano Po attraverserà il Po - sfidando se stesso in un'impresa ad oggi intentata - camminando su un filo di acciaio sospeso tra le due sponde.
A seguire lo spettacolo Il fiume, di Faber Teater.
Ecco come si racconta, prima del grande evento.
Questo progetto nasce lungo l'autostrada Torino-Venezia in una notte di circa cinque anni fa.
E' l'amico e collega Marco Cardona a spingermi ad osare, a farmi riflettere sull'importanza del riuscire a darsi delle possibilità, al di là dei ma e dei però. E' solo qualche anno più tardi, però, che oso avanzare la proposta di una grande traversata: mi sento subito rispondere: "Ok, si può fare". Il dado è tratto. Il progetto di questa impresa si sviluppa poi grazie ad un confronto continuo con Marco e con Aldo Pasquero del Faber Teater: è quest'ultimo a darmi fiducia immediata e a mostrarmi un tratto del Po in cui si potrebbe compiere la traversata. Con il tempo il posto è cambiato e i metri sono diventati 150. Il rischio che l'impresa non riesca c'è, ma decidiamo di giocare e di farlo insieme.
Questo progetto nasce ogni volta che mi chiedo: "E poi?".
Ho iniziato con un filo che non distava da terra nemmeno un metro, poi in uno spettacolo ho usato un filo lungo 6 metri, e alto 2 e mezzo. Insomma, sono passato da filferrista a funambolo: ho fatto carriera.
Mi motiva la conoscenza. Voglio sapere come reagisco a dieci metri di altezza, cosa si prova in quindici minuti di passeggio durante i quali non puoi distrarti. Voglio sapere come ci si può rapportare alla paura.
Il problema principale in un lavoro di questo tipo è bloccare il più possibile il movimento orizzontale del cavo, sia con le controventature, sia con una camminata il più possibile fluida e continua.
Ma sotto c'è l'acqua e dove ci attacchiamo per le controventature? E manca un dinamometro per capire quanta tensione mettere sul cavo. Più o meno cosi va bene, grazie ragazzi, fermatevi pure con le gru. E le barche ci saranno? E come ci arrivo sulla benna della gru? L'acqua che scorre sotto, attento che ti distrae! Ancora non so qual è la catenaria del filo e non mi è molto chiaro come mettere in tensione le controventature. E se ci sarà tanta acqua nel fiume? O se sarà secco? E se pioverà quel giorno?
Penso che domenica non ci sarà posto per i dubbi.
A volte fremo: durante la simulazione in cava avevo le lacrime quando mi hanno calato dalla benna dopo dodici minuti di camminata, ma per lo più cerco di stare tranquillo e ogni tanto mi chiedo: "E poi?".
Ma la parte più bella è la condivisione del progetto e della sfida con chi mi sta aiutando. Non ci conoscevamo fino a poco tempo fa, ed ora mi affido a loro per la sicurezza dell'installazione. Con Antonio collaboravo ogni tanto, ora mi insegna ad arrampicare. Mi ha sostenuto ed è stato il primo a vedermi provare nuove distanze e nuove altezze. E' lui che mi ha detto: "Forza Andrea!". E' lui che ogni tanto mi ricorda che "si può fare".
Questa per ora è la mia via e la percorro gustando ciò che mi circonda, cercando di non sbirciare oltre le curve.
Appunti di Andrea Loreni, trascritti da Alessandro Cappai del Faber Teater