Il teatro di strada di mercato in mercato
Intervista agli In Canto Nati
Licia Castellari e Pietro Corbari, gli In Canto Nati, dedicano al Festival Teatri di Confine un progetto particolare, pensato, ritagliato e raccontato per sei piazze, sei mercati, sei mattine. Casalborgone, Brusasco, Chivasso, Brandizzo, Crescentino e Cavagnolo, dal 7 al 12 agosto sono le tappe di questo viaggio. Segue questo circo minimo il Faber Teater coi suoi attori e una macchina fotografica di legno, col lampo di magnesio che fermerà in uno scatto i frammenti di questa corsa a tappe attraverso il nostro territorio.
- Come l'immagine di un quadro di Bruegel che torna a distanza di secoli, al mercato il banditore annuncia l'arrivo della compagnia di giro, mentre si scambiano merci, opinioni e racconti. Il teatro di strada ritorna in uno dei luoghi più tradizionali: la piazza del mercato...
- Il progetto è composto da più spettacoli che vivono anche di vita propria, ma che alla fine alimentano un'idea di viaggio. In base a dove andiamo - in piazza al mercato, in una fiera, in un teatro, piuttosto che su un vero e proprio palco - scegliamo o proponiamo quello che ci sembra più adatto. Una volta all'anno, da cinque anni ormai, ci prendiamo una settimana, e partiamo la mattina molto presto per andar per mercati. A volte la gente ci dice: "Ma voi siete quelli che venivano 30, 40, 50' anni fa nelle fiere... Io mi ricordo, c'era uno che muoveva il cappello, e quello che aveva il cane... Bentornati!" Se si ripropongono le medesime cose dei vecchi cantastorie, quelle stesse persone però non stanno a sentire, perché adesso si va di fretta, non c'è più tempo per niente. Allora ci inventiamo qualcosa di nuovo, rielaboriamo vecchie storie e canzoni, oppure allestiamo spettacoli che non sono propriamente da cantastorie, ma che comunque raccontano o cantano un fatto, un'emozione, una storia, una musica, una traccia.
- Quali storie porterete in valigia?
- Le sceglieremo tra le migliori del nostro repertorio. Per esempio Il figlio del futuro - primo premio al concorso nazionale di Motteggiana per testi da cantastorie - che parla dei tanti modi di fare un figlio oggi e del futuro che prepariamo per loro; oppure Sparo a papà che analizza il fenomeno dei drammi familiari che vedono padri e madri uccidere i propri figli, e i figli ammazzare i loro genitori.. ma è sempre stato così? E poi L'era del cammello che parla un po' della desertificazione, perché hanno detto che sta avanzando - anche se è vero che quest' ultimo anno, non so da voi, ma da noi è stato molto umido e allora abbiamo in cantiere Il cammello con le squame. Ci piace trattare gli argomenti con leggerezza, giocare un po' con la realtà, anche se poi c'è anche La storia dei fratelli Cervi rielaborata da un testo di Ignazio Butitta che è sicuramente una storia drammatica.
Altre volte prendiamo spunto dai testi classici dei cantastorie e li facciamo nostri: come dimenticare la storia di quelle due sorelle che vivevano su di una piccola isola, una si chiamava Vita e l'altra Morte, o La fine del mondo e, la più bella e più nota fra tutte, La corona del diavolo? Tutto è stampato sul Cammello, che distribuiremo ogni mattina a chi vorrà fermarsi ad ascoltare. In particolare in questi giorni stiamo preparando Gira Vuelta, e per farlo abbiamo seccato tutto il prato di Miglio: è una storia di un cantastorie marchigiano nato nel 1908 di cui non si sa nulla o quasi - anche perché negli anni 20 emigrò in Argentina, sebbene volesse andare a New York - ma che, senza rendersene conto, inventò una cosa fantastica...
- Cosa porta con sé il carro dei 'comici'?
- Abbiamo precisamente tutto quello che serve per fare le cose fatte come si deve, però, come dire, se "il teatro è sintesi" noi non siamo attori: è che teniamo del posto... Per gli spostamenti prima usavamo una Opel Kadet familiare poi è diventata vecchia ma soprattutto piccola e allora abbiamo preso un furgone, lo Scudo della Fiat, ma anche questo è diventato un po' stretto... e allora è arrivato "Marcello, il magico carrello" così abbiamo anche il rimorchio. D'ogni modo possiamo caricare tante cose... il carretto con gli strumenti e l'amplificazione, la mostra, il Pirulèr (la macchina dei sensi ovvero la risposta alla domanda "quale senso ha il cantastorie": è un macchinario vero e proprio e solo lui occupa tutto Marcello); poi c'è il Jukebox del cantastorie che viene dall'Argentina e siccome funziona e la sua storia è così bella, vuoi lasciarlo a casa? Abbiamo anche la pista per fare ballare la gente!!! E poi c'è l'Ornella, è un cammello, sa è femmina... Non è che ogni volta prendiamo su tutto quanto, però molte volte, quando ci sembra di essere vuoti, carichiamo lo stesso. Non si sa mai. Stampiamo Il Cammello (questo è maschio però) il nostro foglio volante di storie in viaggio che distribuiamo durante gli spettacoli e dove ci sono le storie che cantiamo, raccogliamo, incontriamo.
Per noi andare in giro a fare spettacoli è un po' come andare in gita: partiamo, arriviamo, guardiamo, curiosiamo qua e là, tra cortili e nei negozi, parliamo con le persone, raccogliamo quello che c'è... Viaggia con noi anche un piccolo frigorifero per il formaggio, i peperoni, i funghi, e qualche intingolo particolare tipico piemontese; abbiamo tante cassette per registrare e rullini per le foto: non si sa mai.
Intervista di Alessandro Cappai di Faber Teater, 29 luglio 2006