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E.G. Kight e l'umorismo nel Blues al femminile

Dal gospel bianco imparato dai nonni, a quel blues scoperto ascoltando Koko Taylor: storia di un percorso musicale e artistico tutto al femminile. Luciano Federighi intervista per noi la nota blues singer, songwriter e guitar player in Piemonte per la rassegna del Centro Jazz Torino.

L'appuntamento è alle 17 davanti al Cinema Centrale. A EG Kight - cantautrice e musicista con la roots music nel sangue - spetta il compito di creare un filo rosso tra i film proiettati in sala per Blues al Femminile. Nel saluto di rito la voce è potente, da afroamericana, con un forte accento del Sud, e proprio non ti aspetti che non lo sia. Con lei ci sono la sua agente Bonnie Tallman, Mario Coradazzo presidente del Centro Jazz Torino e Luciano Federighi, il nostro Virgilio. A lui e alla sua enciclopedica e appassionata preparazione musicale lasciamo infatti la parola nell'intervista che sta per iniziare. Trovato un angolo accogliente, EG chiede di poter tenere con sé la sua chitarra - quasi che solo così per lei sia possibile sentirsi come a casa - e, così abbracciata, comincia a raccontare e raccontarsi.

EG Kight
Tu vieni dalla Georgia, una regione dalla ricca tradizione musicale...
La piccola città da cui vengo è Dublin, nel cuore della Georgia, a due ore di macchina da Atlanta, a metà strada tra Macon - una delle capitali della musica del Sud, città di Otis Redding in particolare - e Savana, città del grande paroliere compositore e cantante dell'era dello swing Johnny Mercer.
Nella fase iniziale della mia carriera sono stata influenzata in particolare da Elvis Presley e da tutti i grandi cantanti country, come Hank Williams, Johnny Cash e Patsy Kline, regina del country negli anni 50 e 60. Anche i Beatles sono stati una tappa obbligata, prima di incontrare quel blues che è diventato così importante nel mio percorso artistico. Alla fine degli anni '60 una grande influenza hanno avuto su di me anche i cantanti di Memphis che provenivano dalla mia area culturale, quella di Otis Redding. La mia crescita artistica si è nutrita così di diverse esperienze e ispirazioni musicali.
Mi piace molto anche il jazz. Ho cantato in orchestre di dixieland e molti pezzi tradizionali sono diventati parte del mio repertorio. Ho ascoltato molto anche Lina Horn - ho cantato Stormy Weather, uno dei suoi classici - e Ella Fitzgerald è una delle voci a cui ha sempre fatto riferimento.
Prima di diventare un'importante blues artist eri una cantante country-western...
Prima di essere illuminata dall'ascolto di Koko Taylor, regina blues di Chicago, circa dieci anni fa, ero nota nel sud-est come cantante prevalentemente country ed ero una protagonista della scena locale di città turistiche della costa della Georgia, ma non solo. Ho viaggiato anche in Tennessee, Florida e verso l'ovest, fino all'Oklahoma, dove mi sono esibita con delle band di country western, ma anche in solitudine con la mia chitarra. Sono stata l'artista di apertura di importanti artisti come George Jones detto Opossum - il Frank Sinatra del country-western - o Brenda Lee, una cantante molto famosa.
Ho una forte passione anche per gli standard della canzone americana da George Gershwin a John Stafford piuttosto che a Frank Sinatra Ho cercato di approfondire questo filone, oltre a quello popolare del country e del blues.. Tutti questi aspetti si fondono poi nella mia cifra artistica personale.
E' stata Koko Taylor ad ispirarti maggiormente verso la nuova strada del blues?
Qualcuno una decina di anni fa mi suggerì di comprare un album di Koko Taylor e di ascoltarla: fui colpita dalla profonda emotività, dalla straordinaria soulfulness di questa cantante. La mia carriera imboccò così questa strada inaspettata, illuminata dal nuovo ascolto. Nella mia voce si può tuttavia ascoltare maggiormente l'eco della voce di Etta James, la grande cantante soul blues californiana che io amo e seguo. Spero che un giorno nel suo repertorio ci sia una delle canzoni composte da me.
Da quanto tempo scrivi canzoni?
Ho cominciato quando avevo 16 anni, ma in maniera determinata e seria solo quando la mia carriera ha abbracciato il blues in modo predominante. Solo allora mi sono calata nel ruolo di songwriters.
Che ruolo ha l'umorismo nelle tue canzoni?
C'è una forte componente umoristica sia nella mia scrittura che nell'interpretazione canora. Amo scrivere così perché anche un soggetto serio, se trattato con una vena di comicità, è recepito meglio, coinvolge una platea più ampia. C'è un forte elemento di umorismo anche nel country-western, ma è più sottile, più sommesso. Si può dire la stessa cosa nel country e nel blues, ma lo si fa in maniera diversa. Se il concetto è: mio marito mi è stato infedele, nel blues si va direttamente al nocciolo della questione, è molto più grafico, non c'è bisogno di girarci attorno: si può dire, ad esempio, che mio marito è un gattaccio che va in cerca di altre gatte.
Hai una forte tradizione musicale alle spalle in ambito familiare...
Sono vissuta nel segno della musica. Mio nonno era un predicatore. Il gospel bianco è sempre stato presente nella mia vita quotidiana. Fin da piccolissima ho cantato in duetti e quartetti gospel. Mia nonna era una pianista e una celebre chitarrista, a lei devo gran parte della mia formazione musicale. Non solo, anche mia madre era una cantante gospel e mio zio il leader di una band che negli anni 50 suonò rock'n'roll nel profondo sud della Georgia.
Essere una donna è stato un vantaggio o un problema?
Il fatto di essere una donna, artista, ha rappresentato prima di tutto un problema, perché spesso nell'ambito della musica professionale si richiede la prestazione di un uomo. Questa parzialità fino a qualche anno fa era presente anche nel country western, così nel blues, anche se le cose sembra stiano cambiando. A voi italiani, invece, sembra piacere una predominanza femminile, nell'organizzazione di festival di genere. Blues al femminile ne è un importante esempio.

25/10/2006, intervista di Luciano Federighi, esperto di musica, cinema e letteratura angloamericana, che da anni collabora con Blues al Femminile e con il Centro Jazz Torino.
Foto di Roberto Polizzi, blogger di DAMS dal Vivo.

Per saperne di più:

EG Kight



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